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I Classici della SF: “Solo il mimo canta al limitare del bosco | Futuro in Trance” (Mockingbird, 1980) di Walter Tevis

Massimo Luciani

futuroTranceUn mondo futuro dove gli esseri umani vagano, drogati e cullati da stimoli di beatitudine elettronica; dove il sesso rapido e disimpegnato è la cosa più in voga; dove la gente preferisce “bruciarsi viva” a un’esistenza normale. Un mondo morente senza bambini, senza arte, senza libri. E’ questo il mondo di Robert Spofforth, la macchina più perfetta mai creata dall’ingegno umano, l’androide il cui unico desiderio è la morte, e di Paul Bentley e Mary Lou Borne, la cui passione reciproca è l’unica speranza del futuro umano.Un romanzo antiutopistico nella migliore tradizione di Farhenheit 451 e de Il mondo nuovo, un idillio riverberante d’angoscia che batte con l’ansito della vita e celebra la gioia e l’amore, la forza della speranza e la magia della parola scritta

Titolo: “Solo il mimo canta al limitare del bosco” tradotto anche col titolo “Futuro in Trance” | Titolo originale: Mockingbird (1980) | Autore: Walter Tevis | Pagine: 222 | Edizioni italiane: 1983 SF Narrativa d’Anticipazione 36, Editrice Nord – 1983 Oscar 1661, Arnoldo Mondadori Editore – 1997 Classici Urania 240, Arnoldo Mondadori Editore – 2009 Urania Collezione 081, Arnoldo Mondadori Editore | Traduzioni disponibili di Silvia Stefani o Roberta Rambelli

Il romanzo “Solo il mimo canta al limitare del bosco”, conosciuto anche come “Futuro in trance”, (“Mockingbird”) di Walter Tevis, è stato pubblicato per la prima volta nel 1980. In Italia è stato pubblicato come “Solo il mimo canta al limitare del bosco” dall’Editrice Nord nel n. 36 di “SF Narrativa d’Anticipazione” nella traduzione di Roberta Rambelli, come “Futuro in trance” da Mondadori nel n. 1661 degli “Oscar”, nel n. 240 dei “Classici Urania” e nel n. 81 di “Urania Collezione” nella traduzione di Silvia Stefani e di nuovo come  “Solo il mimo canta al limitare del bosco” da Minimum Fax nel n. 56 di “Minimum classics” nella traduzione di Roberta Rambelli.

Nel XXV secolo l’androide Robert Spofforth è il decano dell’università di New York ma di fatto gestisce l’intera città, in forte decadenza, dato che gli esseri umani sono imbottiti di droghe e le macchine si guastano senza che nessuno le ripari. Vorrebbe morire ma ciò è contro la sua programmazione e solo l’incontro con un umano fuori dal normale gli dà una speranza.

Paul Bentley è un professore universitario, per quello che può valere un lavoro sostanzialmente inutile. Per caso, scopre il modo di imparare a leggere e ciò gli apre un nuovo mondo e il passato dell’umanità. L’incontro con Mary Lou Borne, una donna che non vuole usare droghe, porta un ulteriore cambiamento nella sua vita ma i due vanno contro le regole e devono fare i conti con Spofforth.

futuroTranceWalter Tevis è stato un professore universitario di letteratura inglese e in “Solo il mimo canta al limitare del bosco” descrive un futuro distopico in cui l’università non è più un centro culturale. Nel XXV descritto in questo romanzo, gli esseri umani non sanno più neppure leggere ma tanto ci sono robot e altre macchine che si occupano di tutto, almeno quelli che ancora funzionano.

Il romanzo è ambientato in parte a New York ma la decadenza raccontata da Walter Tevis attraverso i diari dei protagonisti si estende al resto del mondo. In questo futuro gli esseri umani usano regolarmente droghe e l’immolazione è un modo normale per passare il tempo. Nel XXV secolo a tutto ciò si aggiunge un forte calo delle nascite che minaccia ancor di più il futuro dell’umanità.

Quando Paul Bentley riscopre per caso i segreti della lettura la sua visione del mondo comincia a cambiare radicalmente. Leggere gli permette di accedere sia alla letteratura che a fonti storiche e quindi di cominciare a capire le origini della situazione della sua epoca.

La storia di Paul Bentley diventa anche quella di Mary Lou Borne dopo il loro incontro. La donna costituisce un’altra anomalia in quella società perché non vuole usare droghe. Quando anche Paul smette di usarle, la sua consapevolezza di ciò che sta succedendo nel mondo aumenta. La vita di Paul e Mary Lou diventa molto diversa da quella degli altri esseri umani ma è contro le leggi della loro società.

La distopia di “Solo il mimo canta al limitare del bosco” è stata paragonata ad altri classici di questo genere per alcuni temi in comune. Il tema dell’uso di droghe per controllare la popolazione ricorda “Il mondo nuovo” (“Brave New World”) di Aldous Huxley. La centralità della lettura ricorda “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury.

In effetti il romanzo di Walter Tevis sembra almeno in parte derivato da opere precedenti ma anche se non è particolarmente originale secondo me è molto ben costruito per mostrare la decadenza di una società in cui gli esseri umani vengono usati dalla tecnologia invece di usarla.

mockingbirdL’androide Robert Spofforth rappresenta perfettamente la strada sbagliata intrapresa. È in effetti un cyborg, prodotto dall’unione di tecnologie biologiche ed elettroniche. Il fatto che sia asessuato e che la matrice mentale derivata da un essere umano lo porti in qualche modo alla depressione mostra come l’unione tra biologia ed elettronica sia stata compiuta in maniera errata.

Il risultato è per molti versi inferiore alla somma delle parti e finisce per affliggere l’intera società portandola alla decadenza. Spofforth, nella sua depressione, vorrebbe uccidersi ma non può farlo perché ciò va contro la sua programmazione. Una forma di protezione diventa un elemento negativo, ancora una volta a scapito della società.

Spofforth non è l’unico prodotto sbagliato perché le leggi che regolano la società del XXV secolo possono essere distorsioni di principi giusti. Ad esempio, il diritto alla privacy viene applicato fino all’assurdo spezzando i legami tra gli esseri umani. Il risultato è una società in cui l’alienazione è la norma.

I racconti in prima persona di Paul e Mary Lou sono tristi perché i due sono come piccole fiammelle nelle tenebre. Le emozioni sono fondamentali in questo romanzo, in cui il lettore scopre assieme ai protagonisti la desolazione del mondo del XXV secolo. Il lettore partecipa alle emozioni dei protagonisti e spesso quella di Paul è tristezza, anche se non sempre ne capisce esattamente il motivo. Solo il mimo canta al limitare del bosco.

Nonostante i toni generalmente cupi, in “Solo il mimo canta al limitare del bosco” c’è anche una speranza per un futuro migliore. È una fantascienza umanistica nel senso più puro perché l’umanità è al centro della storia. Anche in questo caso il messaggio non è esattamente originale ma Walter Tevis lo sviluppa bene e il romanzo è diventato un classico, secondo me giustamente e per questo motivo ne consiglio la lettura.

Massimo Luciani

W.TevisL’AUTORE

Walter Stone Tevis (San Francisco, 28 febbraio 1928 – New York, 9 agosto 1984) è stato uno scrittore statunitense. Tre dei suoi sei romanzi sono stati trasposti in film e i suoi libri sono stati tradotti in 18 lingue. Walter Stone Tevis nacque a San Francisco in California il 28 febbraio 1928 e visse i primi dieci anni nel Sunset District, vicino al Golden Gate Park e al mare, finché una malattia reumatica al cuore lo costrinse a rimanere un anno intero internato all’ospedale Stanford Children’s Convalescent Home. La famiglia si trasferì in Kentucky nella Contea di Madison, di cui il padre era originario, lasciando Walter solo a San Francisco. Rimase per una decina di mesi nell’ospedale, senza genitori; non solo gli erano somministrate dosi quotidiane di fenobarbital (o anche Luminal, un barbiturico usato per le sue proprietà ipnotiche, sedative e anticonvulsivanti che negli anni trenta e quaranta veniva prescritto per l’insonnia), ma era sottoposto anche a dolorosi trattamenti medici, immobilizzato a una struttura di ferro simile a una bara per curare alcuni disturbi del cuore e la gracile costituzione. Quando infine a undici anni Walter raggiunse la famiglia con un lungo e solitario viaggio in treno, il disagio e lo smarrimento che provò di fronte alla nuova vita rurale che lo attendeva furono descritti anni dopo dal suo alieno T.J. Newton ne L’uomo che cadde sulla Terra (The Man Who Fell to Earth). La degenza, le terapie e gli esami spesso dolorosi, il senso di abbandono sperimentato nell’ospedale, la provenienza da una grande città non lo aiutarono affatto ad integrarsi nella tranquilla provincia del Kentucky. Timido, gracile, impacciato, buffo (doveva portare un apparecchio per i denti), Tevis trovò un precoce rifugio nei libri; divenne il bersaglio naturale dei bulli della Ashland School, a Lexington, che non gli risparmiarono beffe e pestaggi.

Recensione di Massimo Luciani pubblicata originariamente sull’ottimo blog NetMassimo.com:

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