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Speciale P.K.Dick – “La Città Sostituita” (A Glass of Darkness | The Cosmic Puppets, 1956/57)

SpecialePhilipDick[11]La Città SostituitaCi sono libri sfortunati, e questa volta voglio occuparmi di uno di essi. Non uno dei romanzi più noti di Dick, ma un’opera minore. Che poi secondo me tanto minore non è; il vero problema è che questa Città sostituita non è assolutamente fantascientifica, ma appartiene al genere fantasy – beninteso, non quello eroico di Tolkien, non Trono di spade, niente cavalcate e incantesimi in un’ambientazione più o meno medievale, ma un fantasy di provincia, un fantasy stile Ai confini con la realtà, assai vicino a quello di Bradbury o anche – non fosse per l’ambientazione, di Stephen King (non siamo nel Maine).

Ma prima di spiegare cosa succede in questo romanzo, qualche notiziola. Diciamo innanzitutto che fu il primo romanzo (forse) scritto dal nostro, anche se ci mise un po’ a trovare un editore: uscì su Satellite Science Fiction nel dicembre del 1956, un anno dopo il primo romanzo pubblicato dal nostro (Lotteria solare). Il titolo originale è nettamente superiore a quello italiano: A Glass of Darkness, che allude allo specchio oscuro di San Paolo, quell’immagine che sta nella prima epistola ai Corinzi (“Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia”) e che Dick citerà ripetutamente (sta anche dietro il titolo inglese di Un oscuro scrutare, A Scanner Darkly). Continuano a pubblicarlo con un titolo un po’ scialbo e banale; ma si sa, l’editoria italiana è per l’appunto italiana.

Trama, evitando gli spoiler: Ted Barton e sua moglie Peg (con la quale, si capisce, non è che vada tanto d’accordo) stanno andando a Millgate, la cittadina natale sugli Appalachi che Ted ha lasciato diciotto anni prima. Ma quando la raggiungono lo attende una sorpresa: Millgate non è più la sua bella cittadina. Sembra esser stata sostituita da un’altra, non solo più vecchia e sciatta, ma del tutto diversa. Inoltre nessuno si ricorda più di lui o della sua famiglia; peggio che peggio, l’unico Ted Barton di cui si ha memoria è morto di scarlattina nell’ottobre del 1935, cioè l’anno in cui emigrarono i suoi genitori. Insomma, Ted Barton è morto e non lo sa. Oppure non è Ted Barton. Oppure… cosa?

The Cosmic PuppetsTed indaga, cercando tracce del proprio passato e della città che ricorda. Intanto è in corso una strana guerra che vede opporsi Peter (il figlio della pensionante dove Ted ha trovato una camera) e Mary, la figlia del dottor Meade, il direttore della clinica locale. I due bambini, paiono controllare alcune forze della natura; l’uno infonde vita a minuscoli golem d’argilla e guida ragni, serpenti e topi, l’altra api, falene, mosche e gatti.

Ted Barton, quando ormai è sul punto di gettare la spugna e ammettere che non esiste, o che se esiste non è chi ha sempre pensato di essere, s’imbatte in strane entità, figure simili a spettri luminescenti, che attraversano le mura delle case e sembrano non destare nessuno stupore negli abitanti di Millgate. Insomma, c’è del marcio sugli Appalachi.

Le diafane creature paiono vivere in una dimensione loro; tutti li chiamano i “Vaganti”. Ma non c’è solo questo di strano, in città. Ted scopre anche che da Millgate non si può andare via, perché è racchiusa da qualcosa che Peter chiama “la Barriera” e che nessun essere umano può attraversare. Infine, come se non bastasse, due esseri giganteschi, i cui corpi si perdono nel mondo naturale, paiono incombere sulla valle. Si vedono a malapena, ma ci sono. Chi sono, però?

Proprio quando Ted comincia a pensare di essere impazzito, s’imbatte in un vecchio ubriacone di nome William Christopher. Solo lui ricorda la Millgate di una volta, quella dell’infanzia di Ted. Gli rivela che un tempo era un elettrotecnico con un florido negozio di elettrodomestici, poi però il cambiamento l’ha trasformato in un barbone. Perché la vecchia Millgate è diventata com’è ora di colpo, tutto in una notte…

The Cosmic PuppetsNon si può rivelare ovviamente come va a finire questo romanzo, che come dicevo è stato sempre considerato minore. Io, personalmente, non sono affatto d’accordo. Non è fantascienza, certo, ma è fantasy di classe, con una trama ben costruita e una fitta rete di simboli che intrecciano realtà psichica e l’antica religione zoroastriana. Un classico di quel filone letterario fantastico tipicamente americano dove tante cose strane se non folli accadono in una cittadina di provincia assolutamente normale dove tutti si conoscono e dove non succede mai niente di particolarmente importante. Bradbury su queste basi ha costruito un impero; ma a pensarci bene è la stessa idea che sta dietro un’epocale serie televisiva, la sbalorditiva Twin Peaks di David Lynch.

Va anche detto che, se avesse potuto, Dick avrebbe continuato su questa linea. Quando, a trent’anni non ancora compiuti, iniziò la sua carriera di scrittore, il suo sogno era di essere il Kafka americano. In una lettera disse addirittura che la K di PKD stava per Kafka (in realtà era l’iniziale del cognome della madre, Kindred, NON “Kendred” come recitano alcuni siti web disinformati). Dick voleva scrivere una forma sofisticata e letteraria di fantasy, nutrita di religione, psicanalisi, filosofia. Ma non trovò spazio per questo; e allora ripiegò sulla fantascienza. Un certo tocco horror però gli restò. Ne riparleremo quando tratteremo L’occhio nel cielo, Ubik e La trasmigrazione di Timothy Archer. Nel frattempo vi raccomando di leggervi questo piccolo gioiello dimenticato, che meriterebbe molta più attenzione da parte di lettori e critici.

Umberto Rossi

Philip K. Dick

L’AUTORE

Philip Kindred Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982) è stato uno scrittore statunitense. La fama di Dick, noto in vita esclusivamente nell’ambito della fantascienza, crebbe notevolmente nel grande pubblico e nella critica dopo la sua morte, in patria come in Europa (in Francia e in Italia negli anni ottanta divenne un vero e proprio scrittore di culto), anche in seguito al successo del film Blade Runner del 1982 liberamente ispirato a un suo romanzo. In vita pubblicò quasi solamente opere di narrativa fantascientifica – un genere all’epoca considerato “di consumo” – ed è stato successivamente rivalutato come un autore postmoderno precursore del cyberpunk e, per certi versi, antesignano dell’avantpop. Gli sono stati dedicati molteplici studi critici che lo collocano ormai tra i classici della letteratura contemporanea. Temi centrali dei suoi visionari romanzi sono la manipolazione sociale, la simulazione e dissimulazione della realtà, la comune concezione del “falso”, l’assuefazione alle sostanze stupefacenti e la ricerca del divino.

Nato a Chicago, con la sorella gemella Jane, in una famiglia dai legami burrascosi (la madre, da lui descritta come nevrotica, divorziò dal padre pochi anni dopo la nascita dei gemelli), Philip Dick trascorse un’infanzia e un’adolescenza solitarie e tormentate: la sorellina morì a poche settimane dalla nascita (Dick le rimase sempre legato, e decise di essere seppellito accanto a lei); dopo il trasferimento in California, frequentò l’Università di Berkeley, ma non concluse gli studi a causa della sua militanza nel movimento contro la guerra di Corea e del suo pacifismo(per continuare gli studi universitari avrebbe dovuto sostenere un corso di addestramento – ROTC – come ufficiale della riserva, all’epoca obbligatorio), che lo portarono ad avere problemi col maccartismo di quegli anni. Iniziò a lavorare in un negozio di dischi dove conobbe la prima moglie, Jeanette Marlin (il matrimonio durò da maggio a novembre ’48). Le sue affermazioni secondo cui in quel periodo avrebbe lavorato in una radio locale non sono mai state provate, anche se è possibile che abbia scritto testi pubblicitari per qualche emittente di Berkeley. Sicuramente la nascita della sua conoscenza e del suo amore per la musica classica precedette gli anni in cui lavorò come commesso nel negozio di dischi.

L’incontro con la fantascienza avvenne, forse per caso, e forse nel 1949 (ma il suo primo racconto, “Stability” Stabilità, pubblicato postumo, fu scritto nel 1947), quando invece di una rivista di divulgazione scientifica ne acquistò per sbaglio una di fantascienza (la circostanza non è certa). Esordì nel 1952 sulla rivista Planet Stories. Lasciata la prima moglie, si risposò con Kleo Apostolides (dal 14 giugno 1950 al 1959), militante comunista di origini greche. In questo periodo pubblicò i primi romanzi e una notevole quantità di racconti. Il matrimonio con Kleo andò in crisi quando Dick si trasferì nella zona rurale di Point Reyes, a nord di San Francisco, in quella Marin County che fu l’ambientazione di diverse opere (tra tutte Cronache del dopobomba). Lì conobbe Anne Williams Rubinstein, che diventò la sua terza moglie (rimasero sposati dal 1º aprile 1959 all’ottobre 1965). Era una donna colta e di forte personalità, vedova e madre di tre figlie, che gli diede una figlia: Laura Archer (25 febbraio 1960). Dick si trasferì a casa di Anne, e per mantenere la famiglia e il tenore di vita della moglie abbandonò la fantascienza, poco remunerativa e per niente prestigiosa, per tentare di occuparsi di narrativamainstream. Ma Dick visse ciò come una sconfitta, di cui considerò responsabile la moglie. Il fallimento come “nuovo” autore fu la goccia; il matrimonio andò a pezzi, Dick si convinse che la moglie avesse assassinato il precedente marito e che avrebbe fatto lo stesso con lui. Divorziarono nel 1965, e Dick si trasferì a San Francisco.

Dick assumeva anfetamina fin dai primi anni Cinquanta, sostanza che gli era stata prescritta dallo psichiatra che gli aveva diagnosticato una lieve forma di schizofrenia; l’anfetamina era usata per combattere gli stati depressivi di cui lo scrittore soffriva occasionalmente. Man mano Dick sviluppò una vera e propria tossicodipendenza dalla sostanza, che lo agevolava nella stesura delle sue opere. L’abuso di stimolanti raggiunse livelli allarmanti durante la seconda metà degli anni Sessanta, proprio mentre l’autore scriveva due dei suoi romanzi più importanti (Il cacciatore di androidi e Ubik). La rottura con la quarta moglie, Nancy Hackett (sposata dal 6 luglio 1966 al 1972), che lo abbandonò assieme alla figlia Isolde Freya (ora Isa Dick Hackett ) (15 marzo 1967), e la morte del suo carissimo amico Jim Pike, mandarono Dick alla deriva; lo scrittore si trovò a vivere in una casa di sbandati, e la situazione arrivò al punto critico quando, in sua assenza, la sua abitazione subì un’effrazione durante la quale sconosciuti forzarono il suo schedario blindato (Dick fece innumerevoli ipotesi sulla loro identità, arrivando a sospettare che fossero agenti dell’FBI; a tutt’oggi la questione non è stata chiarita). In seguito Dick partecipò a una conferenza sulla fantascienza a Vancouver, in Canada, e decise di stabilirvisi. Anche l’esperienza canadese fu però un fallimento, dovuto al consumo eccessivo di psicofarmaci e alla mancanza di denaro. Dick si fece ricoverare in una comunità di recupero pertossicodipendenti, la X-Kalay, un’esperienza breve che però lo aiutò chiudere con le anfetamine. Molti eventi e situazioni risalenti al suo percorso esistenziale di questo periodo ebbero un ruolo importante nel suo romanzo Un oscuro scrutare. Tornato in California, Dick si stabilì alla periferia di Los Angeles e nel 1972 riprese a scrivere, anche in seguito all’incontro con Leslie (Tess) Busby (18 aprile 1973-1977), la quinta moglie, dalla quale ebbe il terzo figlio, Christopher Kenneth (25 luglio 1973). Tra il febbraio e il marzo del 1974 Dick iniziò a sentire voci e avere visioni in sogno e da sveglio. Convinto di vivere un’esperienza mistica, Dick prese a scrivere l’Esegesi, una vasta raccolta di appunti a carattere teologico-filosofico a partire dai quali scrisse la celebre Trilogia di Valis, punto d’arrivo della sua esperienza letteraria.

Morì a Santa Ana, in California, per collasso cardiaco, nel 1982, proprio quando i diritti delle sue opere cominciavano a dargli per la prima volta una certa sicurezza economica, e mentre era in lavorazione il primo film basato su una delle sue storie: Blade Runner, di Ridley Scott, che Dick non poté vedere completato, anche se riuscì a visitarne il set. (Biografia tratta da Wikipedia)