Recensione: “Sotto la pelle” (Under the Skin, 2000) di Michel Faber

Articolo di Alessandra CristalliniSotto la pelleUna macchina percorre più volte al giorno una statale deserta nelle Highlands scozzesi. Alla guida c’è una donna, Isserley. Sembra che stia cercando qualcosa. All’improvviso nota sul ciglio della strada un giovane robusto seduto sul suo zaino, gli fa cenno di salire a bordo. Il ragazzo la ringrazia del passaggio, non ha motivo di diffidare di una bella ragazza dall’apparenza inoffensiva. La fattoria in cui Isserley lo conduce è una base sotterranea, un labirinto di cucine, camere frigorifere e gabbie in cui altre prede attendono di essere macellate. Isserley appartiene a un’altra specie, che si definisce umana per distinguersi da quella dei “vodsel”, la razza inferiore che riempie le strade e le città e che il suo popolo usa come cibo. I Vodsel siamo noi.

Titolo: Sotto la pelle | Autore: Michel Faber | Titolo originale: Under the Skin, 2000 | Prima edizione italiana: 2000 | Editore: Einaudi | distopia

Isserley è una bella donna che prende su in macchina solo autostoppisti uomini. Guida per le strade della Scozia e fa delle domande ad ogni autostoppista che sale nella sua auto per scoprire il più possibile sul suo conto. Se è senzatetto, non ha una famiglia o qualcuno che lo attenda o possa notare la sua scomparsa allora lo droga e lo rapisce. Perché, e chi è Isserley? C’è qualcosa di strano in lei, come notano anche gli autostoppisti. Vedono che è bella, ma indossa vestiti abbinati in modo strano, e faticano a credere di essere stati aiutati da una bella donna con una scollatura notevole. Se loro fossero una donna non lo farebbero. Ma per Isserley quel corpo è solo una maschera: è un’aliena il cui corpo è stato modificato per farla sembrare una donna attraente per consentirle di svolgere quel lavoro. Non è la sola della sua specie sulla Terra, ma solo lei e il suo capo hanno fatto modificare i loro corpi. Nessuno sospetta che siano alieni né immagina cosa succeda davvero nella fattoria, men che meno cosa facciano agli umani rapiti. Isserley soffre di vari dolori cronici visto che proviene da una razza quadrupede, vagamente canina, e non è il suo solo problema. Non tutti gli autostoppisti hanno buone intenzioni, e il figlio del direttore della grande azienda per cui lavora viene in visita sul pianeta e spezza il delicato equilibrio della sua routine.

41KPCAVWZVLNon dirò di più, cerco sempre di evitare tutti gli spoiler possibili ma qualcosa andava detto. E anche solo da questo paragrafo potete intuire alcuni temi: identità e autonomia corporea, ad esempio, perché Isserley è vista come qualcosa che davvero non è: per quanto le manchi la sua vera forma, è fiera della sua bravura a svolgere il suo lavoro (e nonostante tutto possiamo evitare di simpatizzare per lei). Le prime impressioni che abbiamo di lei ci vengono fornite dagli autostoppisti, cosa che non solo dimostra le abilità di Faber come scrittore, ma ci permette di vedere come e quanto cambiano le opinioni delle persone, ognuno la vede diversamente e non tutti la vedono come oggetto sessuale. Il che ci porta ad un altro tema, sessismo e genere: tutti la percepiscono come una donna, ergo “essere una donna” è qualcosa che si può imparare, come molte altre abilità.

Simpatizziamo con Isserley perché è un ingranaggio di un meccanismo di una grande azienda sulla quale non ha nessun controllo, può solo fare il suo lavoro e sperare di non venire sostituita: un’azienda non troppo diversa dalle multinazionali a cui siamo abituati, cosa che ci spinge a farci ulteriori domande. Certo gli alieni non hanno diritto di “invadere” la terra con una piccola operazione, ma la loro presenza non viene mai notata, e non prendono mai così tanti umani da attirare l’attenzione su di loro: un comportamento che potremmo quasi definire etico. Disturbano l’ecosistema del pianeta? Non si comportano forse in maniera peggiore gli umani stessi? Il libro fa molte domande, ma non fornisce risposte, perché ogni lettore dovrebbe trovare la propria. Nonostante l’importanza e l’attualità dei temi, Faber non fa una predica, cosa che giova molto al romanzo, data la sua natura. Non è difficile per via del linguaggio, anzi, ma gli eventi descritti non lo rendono ciò che io definisco una lettura di svago.

Alessandra Cristallini

Michel FaberL’AUTORE

Michel Faber è cresciuto in Australia e dal 1993 vive in una vecchia stazione ferroviaria nel nord della Scozia. È autore, tra l’altro, della raccolta di racconti La pioggia deve cadere (Einaudi Stile libero, 2008) e dei romanzi, pubblicati da Einaudi: Sotto la pelle (Stile libero, 2004 e Super ET, 2006), A voce nuda (Stile libero, 2005), Il petalo cremisi e il bianco (Stile libero, 2003 e Super ET, 2005), I gemelli Fahrenheit (Stile libero, 2006) e I centonovantanove gradini (L’Arcipelago, 2006). Nel 2005 ha partecipato a Il mio nome è nessuno. Global Novel e ha pubblicato in anteprima mondiale in Italia la raccolta di racconti Natale in Silver Street (Stile libero, 2005). I suoi libri sono tradotti in 22 paesi.

Articolo pubblicato originariamente sul blog di Alessandra Cristallini Fragments of a hologram dystopia

https://fragmentsofahologramdystopia.wordpress.com/

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