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Recensione: NUBILA (2019) di Alberto Grandi

Nero è un killer mutante che travestito da umano viene ingaggiato per recuperare una scheda duranto uno scambio tra un emissario dell’imperatore e un governatore di un pianeta del sistema solare di Nubila. Ed è proprio lui il protagonista di questo bel romanzo appena uscito: un alieno appartenente a una specie considerata inferiore, seppure antropomorfa, una creatura senza scrupoli la cui missione si rivelerà essere decisamente più importante delle sue premesse. La scheda che Nero dovrà recuperare contiene poi qualcosa di misterioso: i progetti per la costruzione di un’arma? Una profezia? Oppure entrambe le cose?

Titolo: Nubila | Autore: Alberto Grandi | Editore: Prospero | Collana: Fantascienza | Anno: 2019 | Pagine: 208 | EAN: 9788885491755 | Prezzo di copertina: 14,00€

Nubila è l’ultimo romanzo di Alberto Grandi, milanese, classe 1973, giornalista nella redazione di Wired Italia e fondatore della community di social writing Penne Matte (www.pennematte.it), sito di riferimento per chi si interessa di letteratura in rete. Grandi ha già diverse pubblicazioni alle spalle. Lo scorso anno è uscito per Delos Digital è uscito il suo fantasy mitologico L’odissea di Timoteo, e come self publisher ha pubblicato una raccolta di racconti fantastici, Tutte le bestie del mio giardino. Suo è anche un racconto lungo pubblicato proprio con il marchio Penne Matte, La dittatura dei droni, una storia distopica ma dalle sfumature terribilmente attuali.

Con questo planetary romance avventuroso, l’autore intraprende una via all’interno del genere puramente fantascientifico, pur restando forti alcune influenze di matrice maggiormente fantasy. All’interno del sistema planetario di Nubila, infatti, la società degli indigeni è profondamente diversa da quella umana, per natura propensa alla dimissione e legati a una visione spirituale e fideistica dell’esistenza. In un contesto del genere gli esseri umani, da sempre stigmatizzati come la specie predatrice per eccellenza, si inserisce in maniera preponderante nella civiltà dei mutanti, distruggendone quasi totalmente le tradizioni più autentiche.

Ma gli esseri, pur appartenenti alla stessa specie, non sono tutti uguali. Per questo il protagonista, il mutante Nero, nonostante la sua natura, o forse proprio rigirando le sue tensioni innate a suo vantaggio, si mostra essere un nemico degli umani, un serial killer spietato che si insinua nei piccoli soprusi che gli uomini inevitabilmente avanzano tra di loro.

Le influenze del romanzo sono chiare. A partire dalle ambientazioni space della prima Fondazione di Isaac Asimov (con la quale, a mio parere, Nubila ha in comune anche un certo tipo di scrittura semplice, rapida ed efficace), passando per la visione esistenziale e le filosofie mistiche che si possono ricondurre a un certo Philip K. Dick, fino ad arrivare a un certo tipo di miscuglio tra sci-fi e fantasy, nella descrizione degli esseri e nelle loro tradizioni politiche e religiose, in cui si possono leggere riferimenti alla saga di Star Wars (anche in Nubila c’è un impero galattico e un certo intrigo per così dire “familiare”) e a Dune di Frank Herbert (nella potenza della religione e nella descrizione di un deserto vivente).

“Io… io non voglio essere risucchiata dal deserto…”

“Può darsi che ciò non accada e che il percorso fino a quella roccia sia sicuro. Ma può anche darsi che la sabbia voglia assaggiarci…”

“Per gli dei!”

“Nel caso ciò avvenisse tu stringimi la mano, per il resto lasciati digerire. Al deserto non piacciono i mutanti, tanto meno gli umani, e ti espellerà in superficie”

Nonostante i chiari debiti dell’autore verso i classici del genere, Nubila mantiene una certa originalità, e soprattutto è capace di mantenere il lettore attaccato alla pagina fino alla serie di colpi di scena che arrivano nel finale. È questo è possibile grazie alle diverse sfaccettature con cui l’autore è riuscito a differenziare i suoi personaggi, in particolare quello principale, un duro che in fondo in fondo si ammorbidirà, soprattutto nei confronti di una donna geneticamente modificata, una schiava transgenica, Lora, sua compagna d’avventura fino all’esplosivo epilogo del romanzo.

Grandi è stato in gamba a costruire un vero e proprio mondo alternativo al nostro, con tanto di immaginifici mezzi di trasporto, armi, rimedi medici, ambientazioni, sociologie per non parlare di tutta la filosofia esistenziale dietro la creazione di una vera e propria specie vivente con tanto di conoscenze botaniche, riti magici e sociali. L’idea forte del romanzo è infine senza dubbio la cosiddetta matematica delle stelle: un linguaggio algebrico in parte contenuto nella scheda che Nero deve recuperare e che contiene al suo interno qualcosa di davvero miracoloso…

Stefano Spataro