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Recensione: LA FIAMMA NERA (The Black Flame, 1948) di Stanley Grauman Weinbaum

«Una fiamma nera che divampa gelida nel mondo»: la principessa Margot, immortale sorella del Maestro, il signore dell’Impero e riedificatore della civiltà umana dopo l’olocausto nucleare. Simbolo di tutto ciò che di male e di bene è racchiuso nella figura femminile, la Fiamma Nera considera il mondo rinnovato come un giocattolo nelle sue mani, un passatempo nato per distoglierla dalla noia grigia dell’immortalità. Nel mondo da qui a mille anni, infatti, la vita eterna è un fatto acquisito: ma soltanto per pochi, per quanti se ne sono dimostrati degni a insindacabile giudizio del Maestro, e dividono con lui il dominio della Terra, unificata sotto un immenso Impero. Un Impero che assicura ai suoi sudditi il benessere, la pace sociale, la sicurezza: ma pretende in cambio fedeltà assoluta, obbedienza indiscussa e docilità piena sotto il controllo degli Immortali. In un equilibrio del genere, basta poco per creare situazioni instabili, per canalizzare lo scontento e far esplodere moti di ribellione. Un caso fortuito è sufficiente a provocare una scintilla pericolosa: come quella rappresentata da Tom Connor, l’uomo che un singolare destino ha tolto al mondo del passato, e che sembra dotato di un’acutezza d’ingegno sconosciuta all’umanità nuova. Soprattutto, l’uomo che, unico al mondo, non ha alcun timore della Fiamma Nera.

Titolo: La fiamma nera | Titolo originale: The Black Flame, 1948 | Autore: Stanley Grauman Weinbaum | Edizione Italiana: Fanucci | Collana: Piccola biblioteca di fantascienza | Copertina di Antonello Silverini | Pagine: 320, Rilegato | EAN: 9788834737545

Quando uno scrittore è celebre per aver scritto uno dei tre racconti fondamentali della fantascienza, ovvero quella “Odissea Marziana” che aprì la strada a qualunque successivo alieno veramente alieno, e si legge con piacere anche oggi nonostante gli anacronismi, si tende a dimenticare che uno scrittore spesso ha più volti. E Weinbaum, nella sua brevissima carriera durata meno di due anni (almeno se si giudica dalle pubblicazioni), di volti ne ha avuti almeno tre.

Un altro è quello dell’avventura brillante dei racconti della serie del professor Van Manderpootz, come “I mondi del se”.

E un altro è questo della miniserie della “Fiamma Nera”. Un uomo è sulla sedia elettrica: colpevole, ma di una colpa ai tempi “tollerabile”: accecato dall’ira, ha ucciso a pugni un amico scoperto in intimità con la sua fidanzata. Quando viene data corrente, è finalmente l’oblio… eppure no: dopo un lungo intervallo di vaga coscienza nell’oscurità assoluta, l’uomo torna a provare sensazioni. Lentamente torna a muoversi, vede una luce; esce da una tomba.

Questo inizio quasi horror ci proietta in un lontano futuro dove l’umanità ha ricostruito la civiltà dopo una catastrofe. Inizialmente vedremo una comunità bucolica dove il protagonista viene riportato alla vita e introdotto nella nuova società dalla dolce Evanie: un po’ strega, un po’ rivoluzionaria, e un po’ mutante. Rivoluzionaria perché è in corso una rivolta delle persone “normali” contro gli “Immortali” che governano il mondo dall’immensa città di Urbs; mutante perché gli Immortali, prima di riuscire a creare con sicurezza gli individui della propria casta, hanno creato due popolazioni di mutanti, i metamorfi o “panati” (abitanti dei boschi come Pan) e gli amfimorfi, più vicini ad animali acquatici. Peccato che durante una passeggiata solitaria nei boschi Thomas Connor, il protagonista, incontri una fanciulla dall’aspetto statuario e la malinconica bellezza di una dea dell’Olimpo.

Come si vede c’è parecchia carne al fuoco… e questo è solo l’inizio.

La trama principale è lo scontro fra le due caste, che ricorda “La macchina del tempo” di Wells: le “Erbacce” ovvero i campagnoli, curiosamente più delicati degli uomini di oggi, e i più dinamici cittadini tra cui spiccano pochi milioni di Immortali, che dominano il mondo attraverso la “dittatura illuminata” del Padrone. C’è forse un riflesso della società USA di quegli anni, del New Deal di Roosevelt contro la Depressione: e al tempo stesso l’anarchismo libertario delle piccole comunità, così tipicamente USA (vedi Tea Parties, Ayn Rand).

Ma presto l’autore arricchisce questa trama con un fuoco d’artificio di idee tipiche della letteratura pulp dall’intramontabile fascino, e va anche oltre (già l’amore per una mutante è un concetto ardito, per un’epoca in cui i linciaggi di afroamericani erano ancora frequenti): verremo portati in grandiose città che sembrano progettate da Antonio di Sant’Elia o altri architetti futuristi; incontreremo donne invariabilmente fatali e misteriose, pronte a contendersi l’eroe anche nel momento in cui pianificano una rivoluzione mondiale; viaggeremo in orbita su un disco volante, useremo la “visione” (ops: è la nostra televisione), rifletteremo su bizzarre idee di fantafinanza, come quella dei Dormienti che si fanno ibernare per secoli in modo da incassare al risveglio il loro capitale moltiplicato un numero fantastico di volte (anche se la maggior parte non riesce a risvegliarsi: le banche lucrano sui capitali di questi ultimi); vedremo morti riportati in vita come macchinari che vengono riavviati, assisteremo a lunghi dibattiti pro e contro l’immortalità, antico sogno dell’uomo, mito prometeico molto presente nella fantascienza delle origini (da molti decenni invece ci accontenteremmo della sopravvivenza), con i suoi pro e i suoi contro.

Ma soprattutto conosceremo lei: la Fiamma Nera, Immortale sorella dell’Immortale Padrone, ovvero Joaquin; perfetta incarnazione delle donne delle copertine di Weird Tales o delle dive del cinema muto, dèa che non può non far pensare ad Atena o almeno a Wonder Woman, dai cangianti occhi verde mare, chioma corvina e un’inclinazione dominatrice (pretende che gli uomini si inginocchino a baciarle il sandalo); donna crudele ma intimamente ferita dalla sterilità causata dalla procedura che l’ha resa immortale, esasperata dall’impossibilità di avere un compagno duraturo perché tutti le invecchiano e muoiono di fianco. solo il nostro Thomas Connor, roccioso esemplare di un’epoca più forte, sembra meritare l’Immortalità al suo fianco: concessione che lei potrebbe strappare al fratello Joaquin. Ma la dolce e ribelle Evanie Sair è arrivata per prima nel cuore dell’eroe..

Abbiamo così un grande melodramma a lieto fine, dove i protagonisti finiranno con il tuffarsi persino in mezzo a devastanti esplosioni atomiche (un po’ diverse da quelle esplose davvero una decina d’anni dopo) solo per dimostrarsi il loro amore.

Da notare come il Padrone risulti affascinante anche ai suoi avversari (e anche la dittatura del Mondo Nuovo di Huxley era più che morbida): forse perché siamo negli anni ’30, prima che l’autoritarismo mostrasse il suo volto più feroce, e sembrava invece utile un governo che tirasse gli Stati fuori dalla crisi del ’29.

Da notare anche uno strano errore di chimica (proprio da Weinbaum, che aveva almeno iniziato gli studi di chimica!?): la nuova società vive di generatori di energia ad acqua, dove quattro atomi di idrogeno vengono fusi a crearne uno di elio..

NB: non so se si possano davvero individuare tre soli racconti fondamentali nella fs, ma nella mia personalissima classifica gli altri due sono “Notturno” di Asimov e “Impostore” di Dick.

Antonio Ippolito