Recensione: “L’uomo di Marte” (The Martian, 2011) di Andy Weir

Ezio AmadiniL'uomo di MarteMark Watney è stato uno dei primi astronauti a mettere piede su Marte. Ma il suo momento di gloria è durato troppo poco. Un’improvvisa tempesta lo ha quasi ucciso e i suoi compagni di spedizione, credendolo morto, sono fuggiti e hanno fatto ritorno sulla Terra. Ora Mark si ritrova completamente solo su un pianeta inospitale e non ha nessuna possibilità di mandare un segnale alla base. E in ogni caso i viveri non basterebbero fino all’arrivo dei soccorsi. Nonostante tutto, con grande ostinazione Mark decide di tentare il possibile per sopravvivere. Ricorrendo alle sue conoscenze ingegneristiche e a una gran dose di ottimismo e caparbietà, affronterà un problema dopo l’altro e non si perderà d’animo. Fino a quando gli ostacoli si faranno insormontabili…

Titolo: L’uomo di Marte | Titolo originale: The Martian (2011) | Autore: Andy Weir | Edizione italiana: Newton Compton (23 ottobre 2014) | Pagine: 380 | Traduzione di Tullio Dobner | Prezzo: 9,90€ | Clicca QUI per tutte le edizioni del romanzo

La prima cosa che mi viene in mente dopo aver letto “L’uomo di Marte” è che questo romanzo non è mai noioso.

Può sembrare un’affermazione superficiale, ma se si considera che il libro racconta la storia di un uomo che trascorre quasi 2 anni solo su un pianeta disabitato, il rischio noia appare subito in tutta la sua pericolosità.

Teniamo presente che nemmeno Robinson Crusoe era stato così solo.

Il secondo elemento a rischio di noia è che la storia abbonda di spiegazioni tecniche, tutte molto plausibili o addirittura realistiche, ma nemmeno nel corso di queste dettagliate descrizioni la noia riesce a fare capolino.

Weir è stato molto abile nell’alternare due stili narrativi diversi. Gli eventi su Marte sono raccontati in prima persona, al presente, sotto forma di diario di bordo, consentendo così al lettore di immedesimarsi il più possibile con Mark Watney, il protagonista e di condividere le sue emozioni, mentre quanto accade sulla Terra o nello spazio è narrato in terza persona al passato.

Questa tecnica costringe il lettore a continui cambi di visuale, rendendo la narrazione, nel suo complesso, molto vivace.

L’altro elemento che caratterizza il romanzo è l’elevato livello di tensione che accompagna l’intera narrazione, senza mai abbassarsi.

Allora ecco che ci troviamo improvvisamente appassionati alla crescita delle patate in una improvvisata serra marziana, che seguiamo con trepidazione la banale reazione con cui l’idrogeno, bruciando in un ambiente saturo di ossigeno, produce acqua o, ancora, come studiamo a fondo il funzionamento degli smaltitori di CO2 dai quali dipende la nostra stessa vita.

L’Uomo di Marte è un romanzo che non dà tregua, dal quale è difficile staccarsi, capace di farci sentire lassù, con scarse o quasi inesistenti probabilità di sopravvivenza aiutati solo dalla tecnica e dalla granitica volontà di non soccombere.

Watney è un botanico oltre che un ingegnere e queste due competenze, unite in una mente brillante e razionale, gli permetteranno di riportare a casa la pelle.

The martian

Mark Watney è un uomo molto disciplinato, forte, immune agli agguati della depressione, caparbio, intelligente e creativo; un uomo che non perde mai il controllo dei suoi nervi e della situazione, nonostante si trovi a 200 milioni di chilometri da casa, in un ambiente totalmente ostile alla vita e più solo di quanto qualsiasi altro uomo sia mai stato.

Per dirla in altri termini, Mark Watney è uno tosto, dotato di ironia, mai arrogante, fiducioso verso se stesso e gli altri che lo aiutano da terra: decisamente uno dei più eroici anti-eroi della letteratura di fantascienza.

Ogni volta che la narrazione si sposta da Marte, il lettore si trova, suo malgrado, ad accelerare la lettura degli altri importanti eventi per tornare, prima possibile, sul pianeta Rosso dove si consuma la vera lotta per la vita, a colpi di drammatici imprevisti superati da geniali improvvisazioni.

Tuttavia non si deve credere che Mark sia uno che aspetta passivamente lo svolgersi degli eventi, per trovare di volta in volta il modo di superarli: al contrario, lo straordinario personaggio definisce da subito una strategia per sopravvivere e tornare a casa e la persegue ostinatamente, fino alla fine.

Weir descrive l’ambiente marziano con estrema cura e precisione, sia per quanto riguarda la geografia, sia per le condizioni ambientali.

Il lungo viaggio che Mark compie per raggiungere la salvezza è descritto così bene che al lettore sembra di essere costantemente presente, di accompagnare Watney nella sua odissea, condividendo la sua determinazione, la sua frustrazione nei momenti più difficili, la sua paura e la sua grande gioia finale.

Molto validi e realistici sono anche gli altri personaggi della storia, i dirigenti della NASA, gli scienziati e gli astronauti che, credendolo morto, lo hanno abbandonato su Marte per sfuggire ad una furiosa tempesta di sabbia.

Si potrebbe obiettare che sul pianeta rosso l’atmosfera è talmente tenue e rarefatta che nessun vento, per quanto impetuoso, potrebbe mai rappresentare un pericolo, tuttavia questa ed altre piccole licenze nulla tolgono alla storia e, anzi, la rendono più avvincente.

Chiunque sia appassionato di scienza, di fantascienza o anche solo di avventura troverà in questo best seller un notevole appagamento.

Ezio Amadini

andy-weir-560pxL’AUTORE

Andy Weir (Davis, 16 giugno 1972) è uno scrittore statunitense, conosciuto principalmente per il suo romanzo d’esordio L’uomo di Marte(The Martian), bestseller mondiale. Weir è nato e cresciuto in California. Poiché suo padre è un fisico, Weir è cresciuto leggendo i classici della letteratura fantascientifica, come i lavori di Arthur C. Clarke e Isaac Asimov. All’età di 15 anni cominciò a lavorare come programmatore di computer per la Sandia National Laboratories. Studiò Informatica alla UC di San Diego, sebbene non si diplomò mai. Ha lavorato come programmatore per molte aziende di software, inclusa laAOL e la Blizzard, dove lavorò al videogioco fantasy Warcraft 2. (Bio da Wikipedia)

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