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Recensione: “L’ultimo cosmonauta” (Troika, 2011) di Alastair Reynolds

Nicola ParisiL'ultimo cosmonautaUn uomo è in fuga nel gelo della notte siberiana, l’uomo sa di essere inseguito, così come teme anche di non avere nessuna possibilità. Però l’uomo ha una missione: vuole cercare di raggiungere una vecchia scienziata per lasciarle un messaggio. Molti anni prima: tre cosmonauti russi volano nello spazio in direzione della “Matrjoska”, l’oggetto comparso in orbita attorno al Sole dalla chiara origine artificiale. Forse i cosmonauti potrebbero trovare risposte dentro l’oggetto, forse la follia. Probabilmente entrambe le cose.

Titolo: L’ultimo cosmonauta | Titolo originale: Troika (2011) | Autore: Alastair Reynolds  | Collana Odissea Fantascienza # 57 | Edizioni Delos Books | ISBN: 9788865302781 | Pagine: 120 | Prezzo: Edizione cartacea 10,80€  Edizione Kindle 4,99€

Uno degli argomenti che in questi ultimi anni pare affascinare molto gli scrittori britannici è la Russia dei Soviet, in particolare lo scozzese Ken MacLeod ha dedicato molti romanzi allo sfondo di un Europa dominata da un redivivo Partito Comunista, allo stesso modo il galleseAlastair Reynolds con questo romanzo breve del 2010 dice la sua sull’argomento. La visione di Reynolds appare però molto meno positiva di tanti altri suoi colleghi riguardo all’argomento.

L’ULTIMO COSMONAUTA ( ma mi piace molto anche il titolo originale Troika ) è così al tempo stesso, sia un romanzo di hard science fiction sia una opera in cui la distopia domina su tutto, donando alle pagine del testo un atmosfera di cupezza. Il Secondo Soviet che ha preso il potere in Russia, ripete praticamente tutti gli errori del passato e anche il resto dell’ umanità pare aver imboccato una curva discendente, una crisi che copre tutti i campi, non solo quello della conquista spaziale. Sarà la comparsa della Matrjoska, la gigantesca astronave dai molti gusci di cui nessuno conosce l’origine, a dare l’impulso per un ultima missione spaziale, esattamente come ai tempi della guerra fredda.

Però L’ULTIMO COSMONAUTA non è assolutamente un romanzo “politico”, o perlomeno non è solo un romanzo politico, lo stato totalitario appare come sfondo, come pezza giustificativa per rendere ancora più piacevole tutto il contesto di una storia rigorosamente  hard science fiction. Per quanto riguarda il lato sospensione dell’incredulità,  possiamo dire che la gigantesca astronave rappresenta indubbiamente una creazione affascinante, la sua entrata in scena all’inizio del romanzo, per certi versi mi ha ricordato- sciocco dettaglio personale- l’inizio della saga anime di Macross, anche se ovviamente la trama de L’ULTIMO COSMONAUTA si sviluppa poi secondo direttive completamente diverse.

La Matrjoska, porta con sè un messaggio, un avvertimento magari anche uno stimolo alla razza umana per uscire dallo stato di ottundimento, dal sonno della ragione in cui si è rifugiata. Il problema- e lo sappiamo bene- è che per uscire da uno stato di crisi bisognerebbe non solo essere in grado di farlo ma anche il volerlo fare. Ma cosa succede se non si vuole uscire dallo stato di crisi? Se si vuole rimanere legati allo stato di “sonno”? Se i governi non ammettono la diffusione delle notizie?

TroikaLa storia si sviluppa  entro due archi temporali ben definiti che durante la narrazione s’intersecano tra di loro, una prima parte che ci presenta la missione spaziale dei tre cosmonauti in cui si respira maggiormente l’eredità delle grandi  Space Operas del tempo che fu, con tutti gli enigmi classici del genere. I tre personaggi- su tutti il protagonista Dimitri Ivanov – vengono resi in maniera ottimale e funzionale alla storia con poche pennellate.  La bravura di Reynolds consiste infatti nel riuscire ad attualizzare e ad aggiornare alla sensibilità dei nostri giorni tutti i concept tipici della SF e anche nel saper rispondere in poche pagine a tutte le domande che egli stesso si pone, perfino nel disseminare indizi intriganti praticamente in ogni riga del testo.

Ancora più piacevole la seconda parte della storia ambientata cronologicamente qualche anno dopo la missione spaziale, in cui l’autore affronta tutte le conseguenze della missione stessa, con la risposta a tutti gli enigmi disseminati nella prima parte, con un twist finale, non troppo elaborato ma che aggiunge valore aggiunto a tutta la trama.

La scrittura di Alastair Reynolds ( Barry, 1966) si dimostra semplice e scorrevole, risultando così in grado di affrontare sia i lati avventurosi e\o immaginifici della storia sia i dati tecnici senza ricorrere ad eccessivi appesantimenti e senza rovinare le sue storie con esagerati infodump (uno dei mali della fantascienza moderna secondo l’umile parere del sottoscritto) , in questo l’autore gallese è sicuramente aiutato dal suo passato di astrofisico presso l’ ESA, attività svolta per anni prima di diventare Mr Un Milione di Euro ( tale è la cifra  ottenuta dall’autore solo come anticipo nell’ultimo contratto da lui stipulato- lo confesso provo un poco di sana invidia nei suoi confronti, invidia completamente smorzata dalla simpatia che mi provocano certe sue dichiarazioni di amore incondizionato per  DOCTOR WHO, in particolare per la terza incarnazione, quella di Jon Pertwee negli anni 70s, tra parentesi anche una delle mie preferite. )

Come altre opere dell’autore anche L’ULTIMO COSMONAUTA è entrato in finale per il Premio Locus e per lo Hugo. Nei paesi di lingua inglese il romanzo si può reperire in una bellissima edizione della sempre benemerita Subterranean Press, mentre da noi se n’è occupata laDelos Press, una delle ultime case editrici che riesce a portare – sia pure con prezzi un po altini in paragone al numero delle pagine – la fantascienza in libreria.

Nicola Parisi

 

Alastair ReynoldsL’AUTORE

Alastair Reynolds (Barry, 1º aprile 1966) è un astrofisico e scrittore britannico, ricercatore astronomo con la European Space Agency, poi autore a tempo pieno di fantascienza hard e space opera.  Reynolds ha passato l’infanzia in Cornovaglia, poi si è trasferito nel Galles e in seguito ha frequentato l’università a Newcastle, laureandosi in fisica e astronomia. Ha successivamente conseguito un PhD alla St Andrews, Scotland. Nel 1991 si è spostato a Noordwijk nei Paesi Bassi dove ha conosciuto la moglie (francese). Là ha lavorato per la European Space Research and Technology Centre, parte della European Space Agency (ESA), fino al 2004 quando ha lasciato l’impiego per dedicarsi esclusivamente a scrivere. È ritornato nel Galles nel 2008 e vive vicino Cardiff. Reynolds ha scritto i primi suoi quattro racconti di fantascienza mentre stava ancora svolgendo studi postlaurea negli anni 1989-1991, poi pubblicati nel 1990-1992. Dopo gli studi universitari, si è trasferito dalla Scozia ai Paesi Bassi come astronomo presso la ESA e ha cominciato a dedicarsi al suo primo romanzo, che diventò poi Rivelazione (Revelation Space). Da allora Reynolds ha pubblicato quasi 40 opere, quasi tutte nel genere di fantascienza hard velata di space opera e noir, che riflettono tutti la sua formazione scientifica in fisica e astronomia, con estrapolazioni su future tecnologie in termini consistenti e ben fondati sulla scienza contemporanea. L’autore afferma di preferire valori scientifici che personalmente crede realizzabili, escludendo il viaggio a velocità superiore a quella della luce, ma descrivendo – quando utile alla storia – un tipo di scienza “impossibile”. La maggior parte delle storie di Reynolds contiene trame multiple che all’inizio sembrano non connesse, ma che gradualmente si riallacciano e combinano. Cinque dei suoi romanzi e diversi racconti si ambientano in un universo futuro consistente, descritto come “universo della Rivelazione” dopo il primo romanzo omonimo. Sebbene molti personaggi appaiano in più di un’opera, le storie che si svolgono lungo questo periodo temporale futuro raramente hanno lo stesso protagonista principale. Spesso i protagonisti di un romanzo appartengono a un gruppo che viene guardato con sospetto o inimicizia dai protagonisti di un altro romanzo. Mentre una gran parte della fantascienza contemporanea riflette visioni future dell’umanità a volte ottimistiche e a volte distopiche, i mondi futuri di Reynolds si fanno notare per una società che non ha raggiunto estremi positivi o negativi, ma rimangono invece molto simili alle condizioni correnti di ambiguità morale in un miscuglio di crudeltà e decenza, corruzione politica e opportunismo, nonostante i drammatici sviluppi della tecnologia. La serie de La Rivelazione comprende cinque romanzi, due brevi novelle e otto racconti, ambientati durante un periodo di diversi secoli, circa tra il 2200 e il 40000, sebbene i romanzi siano tutti fissati lungo un periodo di 300 anni, dal 2427 al 2727. In questo universo esiste una presenza extraterrestre intelligente ma è elusiva, mentre il viaggio interstellare avviene principalmente tramite veicoli chiamati lighthugger (“abbraccialuce”) che si avvicinano alla velocità della luce (viaggiare a velocità superluminale è possibile ma nessuno lo fa perché troppo pericoloso). Il Paradosso di Fermi viene spiegato come risultato dell’attività di una razza aliena inorganica che le loro vittime chiamano Inibitori, dato che stermina razze intelligenti quando superano un certo livello di tecnologia. La trilogia che comprende Rivelazione, Redemption Ark e Absolution Gap tratta dell’umanità che si confronta con gli Inibitori in una guerra di sopravvivenza. Una delle sue ultime novelle, Terminal World, pubblicata nei paesi anglosassoni in marzo 2010 viene descritta dall’autore come “un tipo di storia romantica planetaria con tonalità steampunk, ambientata in un distante futuro”. Nel giugno 2009 Reynolds ha firmato un contratto milionario col suo editore britannico, per il quale dovrà pubblicare 10 romanzi nei prossimi 10 anni.

Recensione di Nicola Parisi creatore e amministratore del blog Nocturnia – La fonte dell’articolo originale potete trovarla al link: http://wwwwelcometonocturnia.blogspot.it/2013/04/l-ultimo-cosmonauta.html#more

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