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Recensione: DIES IRAE (2017) di Ezio Amadini

Di Raffaele Izzocopertina-diesirae-sitoAnno 2050. Sullo sfondo della corsa allo spazio, rinvigorita dalla realizzazione di un ascensore spaziale internazionale, si sviluppa un’intricata vicenda di terrorismo globale. Una inquietante e potente triade incarica uno scaltro mercenario americano di portare a compimento un incredibile quanto diabolico progetto, il Dies Irae, destinato a colpire e fermare la grande corsa allo spazio e lo stesso progresso scientifico e tecnologico dell’Umanità, considerati opera del Diavolo. Salvatore Esposito, detective alle dipendenze del più grande gruppo industriale del mondo, dovrà fronteggiare e prevenire una gravissima minaccia, in grado di riportare l’intera umanità indietro di oltre 50 anni, con l’aiuto di una strana intelligenza artificiale e di una ex pilota di aerei da caccia. Gli eventi si susseguono nell’arco di 15 anni, coinvolgendo la stessa ONU, illustri scienziati, imprenditori e militari, in vari Paesi della Terra, sulla Luna e nello spazio, fino al loro eclatante epilogo sul pianeta Marte.

Titolo: Dies Irae | Autore: Ezio Amadini | Editore: Watson | Collana: Andromeda (a cura di Alessandro Iascy) – Volume 1 | Editing a cura di Annarita Guarnieri |  Data di Pubblicazione: 2017 | EAN: 9788898036912 | ISBN: 8898036914 | Pagine: 684 | Formato: brossura | Prezzo di copertina cartaceo: 18€ ebook: 3,99€

Sulla trama non mi dilungo.

Un complotto internazionale per fermare la corsa allo spazio nell’anno 2050.

L’intento è quello di creare un’opera pop commerciale, intreccio di più generi narrativi.

La presenza di un detective, Salvo, garantisce al lettore l’impianto del giallo. E chiaramente una rivisitazione in chiave contemporanea dei grandi classici della spy story, da Fleming a Intrigo internazionale.

Lo sfondo è leggermente fantascientifico, anche questo più da classico anni cinquanta che da Blade Runner.

Anche l’aspetto avventuroso è dosato alla perfezione, ne troppo ne poco. Il ritmo è avvolgente e, man mano che si procede nella lettura, sempre più incalzante.

Amadini vuol riproporre al lettore uno spirito della letteratura commerciale ben fatta che spesso si perde di vista. Molte volte si confonde la complessità e la confusione con la bellezza. Nel nostro paese manca sovente proprio questo tipo di narrativa di genere, intrattenimento allo stato puro di ottimo livello. Punta a confezionare un’opera che diverta, ben fatta e coglie appieno nel segno.

Le tecniche che l’autore padroneggia stupiscono se pensiamo che esse sono un retroterra tipicamente americano, viste sempre con sospetto da noi.

Amadini compone un romanzo corale e polifonico. Sotto certi aspetti mi ricorda l’effetto che mi fece la prima apparizione di Faletti, con Io uccido. Il numero dei personaggi gestiti da Amadini è però ancora superiore. Sorprende vedere con quale naturalezza anche comparse minori restino subito impresse nella mente dei lettori.

Anche per quanto riguarda l’indagine questo uso delle prospettive funziona benissimo. La storia segue assieme le indagini dei buoni e i progetti fatti dall’altra parte, dai cattivi di turno. E persino tra questi riusciamo senza sforzo a distinguere bene i tre capi del complotto, il mercenario alle loro dipendenze e la sicaria sua alleata. Sul fronte opposto abbiamo un’indagine poliziesca mai monolitica, ma che si compone come un puzzle fatto da vari eroi. Qui i detective sono tanti, anche se uno solo è ufficiale. Indagano per conto loro il capo della compagnia, Mario Rossi. Ma anche alcuni dei manager collaborano con Salvo. Una detective della polizia entra spesso in scena. Un dirigente di una società alleata di Rossi indaga prima da sola, poi nel gruppo.

La seconda parte da una svolta più fantascientifica al romanzo.

In una corsa contro il tempo contro gli avversari che vogliono far esplodere il tunnel che porta a Marte, l’avventura si sposta quasi tutta su un’astronave. Anche qui l’uso delle prospettive è sapiente. In un’alternarsi continuo tra il punto di vista dei buoni e quello dei cattivi veniamo trascinati verso il finale che non delude.

Sulla spia di turno non rivelerò ovviante nulla …

Se posso permettermi, una piccola critica: amo i dati tecnici, ma forse un po’ di alleggerimento di numeri e cifre non sarebbe stato male.

Raffaele Izzo