Recensione: “Cronomacchina molto lenta” (The Very slow time machine, 1979) di Ian Watson

Antonio Ippolitoclip_image001Urania ha anche fatto conoscere in Italia Ian Watson: prima nel ’79 con “La doppia faccia degli UFO”, Urania 781 (“Miracle visitors”, 1978; in realtà il suo quinto romanzo), l’anno dopo con questa Cronomacchina molto lenta, Urania 838 (“The Very slow time machine”, 1979); poi per un decennio non sarebbero stati tradotti altri suoi libri.

Cronomacchina molto lenta è a mio parere una raccolta da mettere al livello delle migliori di Ballard, forse una delle più significative degli anni ’70. Come Ballard, anche Watson ha vaste conoscenze che spaziano dall’ambito umanistico a quello scientifico, e sa realizzare una vera fusione tra le “due culture”. Se JGB era appassionato di arte e Disch di architettura e poesia, Watson ama la speculazione filosofica e mitologica: come si era visto già appunto nella “Doppia faccia degli UFO”, che manifestava i grandi pregi e difetti dell’autore, passando da un inizio di genuina angoscia a uno sviluppo interessante ma cervellotico, fino a un buon scioglimento finale.

Nei suoi migliori racconti sa mescolare più temi, che siano ecologie aliene, possibili catastrofi o ipotesi psichiatriche, con uno stile sempre brillantemente adeguato, realizzando un’esplosione di idee e di stili, senza tabù e senza paura di essere sgradevole.

CML dà il titolo alla raccolta anche nella lingua originale, e non è un caso: usa il viaggio nel tempo in maniera assolutamente originale. Siamo abituati a pensare al viaggio nel tempo come a uno “spostamento” istantaneo (nel tempo soggettivo del viaggiatore) da A a B, dal 2017 al 43 a.C. per esempio, o magari al 20’000 d.C.; Watson immagina invece che il viaggio richieda di attraversare materialmente i tempi necessari ad arrivare alla destinazione, e impiegando tutto il “tempo” necessario. Un viaggiatore temporale a ritroso, che viaggia non per raccogliere conoscenza o influire sul passato ma per sconvolgere l’umanità con la sua sola presenza, fino a suscitare misticismo.. Già Ballard e Leiber avevano scritto racconti sul tempo che va a rovescio; Dick ci ha pure scritto un bel romanzo (Counter-Clock World, 1967; da noi Redivivi SpA o In senso inverso); Watson aggiunge un suo importante tassello al tema dei viaggi nel tempo.

clip_image003Anche L’occhio della rana tratta in maniera originalissima il difficile tema del tempo: un’astronave che ripercorre i pianeti colonizzati quarant’anni prima per verificarne lo sviluppo trova che proprio quello più promettente sembra regredito a un’agricoltura di sussistenza, e i coloni stranamente abulici; gli alieni semiumani presenti sembravano innocui.. invece, hanno sviluppato un senso del tempo quasi inconcepibilmente diverso dal nostro, davvero alieno.

Peccato che nell’edizione italiana non compaia “The event horizon”, un racconto sul tema di buchi neri, tempo e sesso tantrico.. e sia stato tradotto invece l’insulso L’anima in una boccia di vetro!

Ma proseguiamo: Il dio sole fonde tematiche di catastrofe ambientale e conflitto etnico-sociale negli USA del prossimo futuro con una truce storia d’amore e l’ancor più truce mitologia azteca..

Nello Sgabello di legno di stella troviamo un’originale forma di vita aliena, ma anche, come nei 3 racconti che seguono e in parte nel quarto, una forte fascinazione per la cultura giapponese: anticipa quello che sarebbe stato uno dei temi più interessante degli anni ’80 in generale e anche nella fantascienza, nel filone cyberpunk e nei racconti di Zelazny.

Agorafobia, anno 2000. Non è chiarissimo il perché dell’harakiri del protagonista; affascinante prospettiva comunque quella dell’agorafobia di chi è nato e cresciuto in una metropoli, resa con le grandi doti stilistiche caratteristiche di tutti questi racconti.

L’artistica ragazza. Una brillante incursione in una forma d’arte del futuro: a livello di uno dei migliori racconti da Vermilion Sands, da questo punto di vista. La ragazza addestrata a inscenare e mimare le immagini di un grande fotografo: per esempio “La gratitudine di Eschilo”, in cui posa con una maschera subacquea e un respiratore che attinge aria da un’altra maschera posta sopra il suo inguine, per significare completa autosufficienza..

clip_image002Love story programmata: una bella fiaba nel Giappone superpotenza industriale.

Le barriere catastrofiche sono invece il bizzarro e lucido resoconto di cosa succederebbe se il mondo venisse diviso in un certo numero di spicchi impenetrabili (nel senso dei meridiani).

Con Sogni di immunità cambiamo genere: pura psichiatria sperimentale che sfugge di mano al ricercatore; paragonabile a racconti di Ballard come “The impossible man” o “Manhole69”.

Una sola parola chiude genialmente la raccolta: antropologia di una razza aliena e i suoi riti crudeli, il suo linguaggio e i suoi riti plasmati dalla insolita situazione astronomica del loro pianeta; impossibilità di comunicare anche una volta che si pensa di aver capito la mentalità aliena..

Watson introduce una crudeltà indifferente, o un sadismo pianificato, che sono segno dei tempi e resteranno: le aragoste mangiate vive pezzettino dopo pezzettino, l’alieno messo a bollire vivo ma a fuoco lento a ogni sorgere del sole, i “cacciatori di sole” lentamente dissanguati con sostanze che enfatizzano le sofferenze, il ladro dello sgabello di legno di stella condannato a soffrire di un eterno cancro.. come aveva fatto Disch in “Linda, Daniel e Spike”, usa il cancro come metafora di desideri smodati.

Concludendo, Watson non ha la disperazione esistenziale di Disch, né i suoi protagonisti si dissolvono nelle loro paranoie come quelli di Ballard: sono piuttosto osservatori incuriositi dall’imprevedibilità dell’universo, che affrontano forti della loro razionalità e cultura. Spesso trionfano nel capire i problemi del mondo circostante, anche se non possono rimediare all’assurdità che li circonda: questa illusione è finita con la fantascienza degli anni ’50, o prima!

Merita una nota l’edizione: bella la copertina, di un Thole magrittiano; buona la traduzione di Michelangelo Spada (ho anche apprezzato le frequenti “N.d.T.” a piè di pagina a spiegare i termini più astrusi, una consuetudine ormai poco usata..).

Contiene:

  • Cronomacchina molto lenta (The very slow time machine, 1978)
  • Il dio sole (The blood like milk, 1973)
  • Lo sgabello di legno di stella (Sitting on a starwood stool, 1974)
  • Agorafobia, anno 2000 (Agorafobia, A.D.2000))
  • Love Story programmata (Programmed love story, 1974)
  • L’artistica ragazza (The girl who was art, 1976)
  • Le barriere catastrofiche (Our love so truly meridional, 1974)
  • Sogni d’immunità (Immune dreams, 1978)
  • L’anima nella boccia di vetro (My souls swims in a goldfish bowl, 1978)
  • L’occhio della rana (A time-span to conjure with, 1978)
  • Una sola parola (On cooking the first hero in spring, 1975).

 

Della raccolta originale The very slow time machine (1979), non sono compresi:

  • The Roentgen Refugees (1977)
  • The Event Horizon (1976)

 

Antonio Ippolito

Ian LisbonL’AUTORE

Ian Watson attualmente vive a Northamptonshire, Inghilterra. Il suo primo romanzo, The Embedding (Riflusso, Editrice Nord), vincitore del Prix Apollo nel 1975, è basato sul concetto di grammatica generativa; il titolo originale si riferisce al processo di annidamento sintattico. Autore molto prolifico e particolarmente brillante nei racconti; va ricordata in particolare la raccolta (edita in Italia da Urania) Cronomacchina molto lenta. Watson ha scritto la sceneggiatura – basata su un racconto di Brian Aldiss rielaborato da Stanley Kubrick – del film A.I.: Intelligenza Artificiale. Ha scritto anche alcuni romanzi basati sul gioco di ruolo Warhammer 40.000. Recentemente ha scritto una serie di racconti in collaborazione con lo scrittore italiano Roberto Quaglia, The Beloved of My Beloved, presentata nel marzo 2009 alla Eurocon. Il primo di questi racconti, Una tomba per la mia amata, è stato pubblicato in Italia dalla rivista Robot. (Bio da Wikipedia)

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