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La fantascienza delle donne – Pat Cadigan, regina del cyberpunk

La fantascienza delle donneTra i nomi femminili che hanno fatto la storia della fantascienza c’è sicuramente lei: Pat Cadigan, statunitense d’origine, britannica d’adozione. Nata nel 1953 a Schenectady, nello stato di New York, e cresciuta in Massachussets, si interessò professionalmente al genere fantascientifico fin dai tempi dell’università, quando lo studiò con un insegnante d’eccezione: James E. Gunn.

PAT CADIGANIl suo amore per la fantascienza sembra però essere nato molto prima, quando l’autrice era una bambina. In un’intervista del 2010 a National Public Radio raccontò che, ai tempi delle scuole elementari, era stata particolarmente colpita dal film “Ultimatum alla Terra” di Robert Wise, visto in tv assieme a una compagna di classe. E con lei creò un mondo immaginario in cui le due ragazze erano gemelle mutaforma del pianeta Venere, in grado di trasformarsi nei Beatles. In quegli anni anche la fantascienza mutava forma sotto la spinta innovatrice della New Wave: un oceano di nuove istanze e tematiche che ne avrebbero cambiato il corso.

E vent’anni dopo prese forma la corrente letteraria fantascientifica che ha caratterizzato il genere nell’arco degli anni Ottanta: il movimento cyberpunk, di cui Cadigan è uno dei nomi più rappresentativi; ed è anche l’unica donna presente nell’antologia “Mirrorshades”, curata da Bruce Sterling e tutt’ora considerata il manifesto per eccellenza del movimento (sebbene quest’ultimo sia nato da una sensibilità comune agli autori dell’epoca e non da un programma letterario predefinito).

MirrorshadesEra la fine degli anni Settanta quando Pat Cadigan iniziò a lavorare con la casa editrice Hallmark Cards di Kansas City; negli stessi anni curò le riviste fantascientifiche “Chacal” e “Shayol”. Su quest’ultima pubblicò uno dei suoi primi racconti, “Death by exposure”, finché, dal 1980 in poi, non iniziò a farsi conoscere in realtà più grandi come “Fantasy&Science Fiction”, “Omni” e “Asimov’s Science Fiction”. Molti dei racconti dell’epoca sarebbero stati raccolti, nel 1989, nell’antologia “Patterns”, pubblicata negli Usa da Ursus con introduzione di Bruce Sterling. Il successo che ottenne con i suoi racconti la spinse, nel 1987, a dedicarsi full-time alla scrittura.

Proprio nell’agosto del 1987 uscì il suo primo romanzo, “Mindplayers”, con la casa editrice Bantam Spectra; un’edizione ampliata sarebbe arrivata l’anno successivo per la Gollancz. In Italia il romanzo uscì soltanto nel 1996 grazie alla Shake, casa editrice dall’anima underground e controculturale. Sempre Shake avrebbe portato al pubblico italiano due romanzi successivi, “Sintetizzatori umani” (“Synners”) e “Folli” (“Fools”), entrambi vincitori del prestigioso premio Arthur C. Clarke. Sono invece rimasti inediti nel nostro paese “Tea from an empty cup” (1998) e “Dervish is Digital” (2001).

I temi caratterizzanti della fantascienza di Pat Cadigan sono ascrivibili alla sensibilità tipica degli anni Ottanta: l’ibridazione tra corpo e macchina, il rapporto tra identità e memoria, il confine tra realtà e percezione, il cyberspazio, la mente umana come abisso da esplorare. Ma, nella sua produzione letteraria, l’ibridazione avviene anche tra generi: fantascienza, horror, dark fantasy, un mix di contaminazioni, tematiche, sottotesti che l’hanno resa un’autrice poliedrica e ricca di sfumature. Sebbene non abbia mai voluto legare la sua produzione a un’etichetta letteraria ben precisa, si è guadagnata il titolo di Regina del Cyberpunk.

Pat Cadigan_1991_SynnersSe nel continuum della fantascienza delle donne Cadigan è uno dei nomi più influenti di sempre (BBC Radio la inserisce fra le dieci donne che hanno cambiato il genere), nella sf tout-court ha purtroppo incontrato lo stesso destino delle numerose colleghe: una generale marginalizzazione rispetto agli autori uomini, a fronte di un equivalente impegno nei confronti del genere letterario. Alla scorsa convention Stranimondi, che si è tenuta a Milano nel 2016, Tricia Sullivan ha raccontato di aver trovato in lei una guida, ma ha osservato con amarezza che, malgrado sia un’icona, Cadigan non si è vista riconoscere lo stesso prestigio dei colleghi.

“Sullivan cita due esempi significativi. Pat Cadigan è un’autrice che l’ha aiutata e che le è stata vicina; ma è stata marginalizzata lei stessa, e nonostante la produzione di tutto rispetto non è mai arrivata a essere considerata pari di suoi contemporanei uomini come Bruce Sterling.”

(Da “La fantascienza è delle donne – Panel Stranimondi 2017” di Giulia Abbate)

Per fortuna, in questi anni Cadigan non è certo stata con le mani in mano: appassionata curatrice, panelist a convention e congressi, ha portato a casa il Premio Hugo e il Locus nel 2013 nella categoria best novelette con “The girl who went out for sushi”. In Italia abbiamo potuto rileggerla anche grazie a Future Fiction, che ha pubblicato l’antologia “Il club degli idoli” (2016), e alla rivista “Robot” di Delos Books che ha da poco ospitato il suo racconto “La casa sul mare” e un’intervista.

Mentre aspettiamo che i suoi romanzi vengano riproposti al pubblico e che gli inediti siano finalmente tradotti, c’è un’ottima notizia per gli appassionati: proprio alla convention Stranimondi 2017 Pat Cadigan sarà una degli ospiti d’onore e parlerà al pubblico italiano. Non vediamo l’ora!

Elena Di Fazio