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Speciale P.K.Dick – “Illusione di potere” (Now Wait for Last Year, 1966)

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sPECIALE PkdCopertina di Antonello SilveriniUn altro romanzo che non si fece attendere troppo: uscito in America nel 1967 come Now Wait For Last Year (“adesso aspetta l’anno scorso” titolo assolutamente giusto, come si vedrà), divenne Illusione di potere da noi, titolo alquanto scialbo e anche fuorviante; e uscì solo quattro anni dopo la pubblicazione negli Stati Uniti, per i tipi della grande editrice Nord (che ormai ben poco ha a che fare con l’attuale editore che va sotto quel nome…).

Stando a Claudio Asciuti, che di fantascienza sicuramente ne sa qualcosa, “Illusione di potere (scritto nel 1963, rivisto due anni dopo e uscito solo nel 1967) è forse la miglior esemplificazione di come il Dick scrittore, impegnato a scrivere in modo forsennato per la propria sopravvivenza, riuscisse ad alternare nello stesso romanzo idee intelligenti, trucchetti di serie B desunti dall’apprendistato degli anni Cinquanta e veri e propri colpi di genio”. In realtà il romanzo è un po’ più organico di come lo presenta Asciuti.

Siamo in un lontano futuro: la Terra combatte per la propria indipendenza, alleata con gli Stariani, alieni per modo di dire, in quanto ci viene spiegato che sono nostri antichi progenitori. Il nemico invece è quanto di più alieno si possa immaginare, perché i Reeg sono formiconi alti due metri. L’alleanza con gli Stariani è stata in realtà un tragico errore: gli Stariani vogliono asservire la Terra, mentre i Reeg vorrebbero solo essere lasciati in pace. Inoltre, i Reeg stanno avendo la meglio sugli Stariani e i loro alleati terrestri. Lo ha capito benissimo Gino Molinari, capo del governo mondiale e delle forze terrestri, che cerca in tutti i modi tenere a bada gli Stariani.

Now Wait for Last YearE qui va fatta la prima osservazone: Molinari è un italo-americano che assomiglia non poco a Mussolini, a cui viene paragonato; non basta, Gino usa le stesse tecniche dilatatorie utilizzate dal Duce per evitare di essere coinvolto dagli alleati tedeschi nella seconda guerra mondiale. Questo secondo Asciuti “illumina in un certo modo alcune derive politiche un po’ oscure dello scrittore”, cioè di Dick. A mio modesto avviso, la verità è che Dick aveva capito molto del nazismo, ma la sua visione del fascismo era meno nitida. La sua idea di Mussolini è molto più positiva di quel che la storia ci ha insegnato.

Comunque, Molinari è perennemente malato; dotato di misteriosi poteri esp, “cattura” le altrui malattie dal suo staff, e poi le usa per prendere tempo e non venire incontro alle richieste Stariane. Il dottor Eric Sweetscent, specialista nell’impianto di organi artificiali, riesce a liberarsi dalla terribile moglie Katherine (un’evidente e ulteriore trasposizione della terza moglie di Dick, Anne Rubensten), arruolandosi nell’equipe di Molinari. Dopo un esordio fulminante, corroborato anche dalla bellissima invenzione dei carrettini (mezzi guidati dai Cani Pigri, cioè amebe marziane e imitatrici, “fissate” chimicamente ancora vive, nella forma di una monade di controllo, usati da un sensibile terrestre per far “vivere” ancora l’ameba di seconda scelta), e dal desiderio regressivo e infantile un riccone terrestre di costruirsi (con pezzi originali) le città della propria infanzia, e cioè la Washington del 1935 (la città dove veramente Dick visse nella sua infanzia), il romanzo va verso il caos: la presenza della droga JJ-180, dagli effetti tossici (nata come strumento di guerra nei laboratori terrestri contro i Reeg, ma usata dagli Stariani per drogare Katherine), che poteva essere la mossa vincente, affonda subito nei giochi di spostamento avanti-e-indietro nel tempo, negli universi paralleli, con un paio di Eric che si rincontrano, e almeno tre Molinari, fra morti, simulacri e vivi.

Cover by Michael MarianoSi rischia di perdersi, ma se uno rilegge il romanzo scopre che in realtà i conti alla fine tornano (e questo accade spesso nei romanzi di Dick, checché se ne dica…). E gli spostamenti nel tempo in qualche modo preparano la morale, o meglio una delle morali del romanzo: non si può vivere nel rimpianto dei bei tempi andati, che forse neanche erano così belli. Non si può stare lì ad aspettare che torni l’anno passato.

Nel finale Eric, deciso a suicidarsi, incontra due unità dei Cani Pigri che continuano a scorrazzare nella città, e capisce, ancora una volta attraverso Schopenhauer, che il wille, la voluntas, il desiderio di vivere è alla base di ogni cosa; e in un dialogo surreale con un taxi automatico che parafrasa le idee del filosofo di Danzica sul suicidio, accetta di tornare dalla moglie, lesionata dall’abuso di droghe e oramai irrecuperabile, pur avendo visto nel futuro quale sarà il suo destino.

Nonostante non sia uno dei romanzi più celebrati, non è affatto un Dick minore, questo. Solo, va meditato.

Umberto Rossi

Philip K. DickL’AUTORE

Philip Kindred Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982) è stato uno scrittore statunitense. La fama di Dick, noto in vita esclusivamente nell’ambito della fantascienza, crebbe notevolmente nel grande pubblico e nella critica dopo la sua morte, in patria come in Europa (in Francia e in Italia negli anni ottanta divenne un vero e proprio scrittore di culto), anche in seguito al successo del film Blade Runner del 1982 liberamente ispirato a un suo romanzo. In vita pubblicò quasi solamente opere di narrativa fantascientifica – un genere all’epoca considerato “di consumo” – ed è stato successivamente rivalutato come un autore postmoderno precursore del cyberpunk e, per certi versi, antesignano dell’avantpop. Gli sono stati dedicati molteplici studi critici che lo collocano ormai tra i classici della letteratura contemporanea. Temi centrali dei suoi visionari romanzi sono la manipolazione sociale, la simulazione e dissimulazione della realtà, la comune concezione del “falso”, l’assuefazione alle sostanze stupefacenti e la ricerca del divino.

Nato a Chicago, con la sorella gemella Jane, in una famiglia dai legami burrascosi (la madre, da lui descritta come nevrotica, divorziò dal padre pochi anni dopo la nascita dei gemelli), Philip Dick trascorse un’infanzia e un’adolescenza solitarie e tormentate: la sorellina morì a poche settimane dalla nascita (Dick le rimase sempre legato, e decise di essere seppellito accanto a lei); dopo il trasferimento in California, frequentò l’Università di Berkeley, ma non concluse gli studi a causa della sua militanza nel movimento contro la guerra di Corea e del suo pacifismo(per continuare gli studi universitari avrebbe dovuto sostenere un corso di addestramento – ROTC – come ufficiale della riserva, all’epoca obbligatorio), che lo portarono ad avere problemi col maccartismo di quegli anni. Iniziò a lavorare in un negozio di dischi dove conobbe la prima moglie, Jeanette Marlin (il matrimonio durò da maggio a novembre ’48). Le sue affermazioni secondo cui in quel periodo avrebbe lavorato in una radio locale non sono mai state provate, anche se è possibile che abbia scritto testi pubblicitari per qualche emittente di Berkeley. Sicuramente la nascita della sua conoscenza e del suo amore per la musica classica precedette gli anni in cui lavorò come commesso nel negozio di dischi.

L’incontro con la fantascienza avvenne, forse per caso, e forse nel 1949 (ma il suo primo racconto, “Stability” Stabilità, pubblicato postumo, fu scritto nel 1947), quando invece di una rivista di divulgazione scientifica ne acquistò per sbaglio una di fantascienza (la circostanza non è certa). Esordì nel 1952 sulla rivista Planet Stories. Lasciata la prima moglie, si risposò con Kleo Apostolides (dal 14 giugno 1950 al 1959), militante comunista di origini greche. In questo periodo pubblicò i primi romanzi e una notevole quantità di racconti. Il matrimonio con Kleo andò in crisi quando Dick si trasferì nella zona rurale di Point Reyes, a nord di San Francisco, in quella Marin County che fu l’ambientazione di diverse opere (tra tutte Cronache del dopobomba). Lì conobbe Anne Williams Rubinstein, che diventò la sua terza moglie (rimasero sposati dal 1º aprile 1959 all’ottobre 1965). Era una donna colta e di forte personalità, vedova e madre di tre figlie, che gli diede una figlia: Laura Archer (25 febbraio 1960). Dick si trasferì a casa di Anne, e per mantenere la famiglia e il tenore di vita della moglie abbandonò la fantascienza, poco remunerativa e per niente prestigiosa, per tentare di occuparsi di narrativamainstream. Ma Dick visse ciò come una sconfitta, di cui considerò responsabile la moglie. Il fallimento come “nuovo” autore fu la goccia; il matrimonio andò a pezzi, Dick si convinse che la moglie avesse assassinato il precedente marito e che avrebbe fatto lo stesso con lui. Divorziarono nel 1965, e Dick si trasferì a San Francisco.

Dick assumeva anfetamina fin dai primi anni Cinquanta, sostanza che gli era stata prescritta dallo psichiatra che gli aveva diagnosticato una lieve forma di schizofrenia; l’anfetamina era usata per combattere gli stati depressivi di cui lo scrittore soffriva occasionalmente. Man mano Dick sviluppò una vera e propria tossicodipendenza dalla sostanza, che lo agevolava nella stesura delle sue opere. L’abuso di stimolanti raggiunse livelli allarmanti durante la seconda metà degli anni Sessanta, proprio mentre l’autore scriveva due dei suoi romanzi più importanti (Il cacciatore di androidi e Ubik). La rottura con la quarta moglie, Nancy Hackett (sposata dal 6 luglio 1966 al 1972), che lo abbandonò assieme alla figlia Isolde Freya (ora Isa Dick Hackett ) (15 marzo 1967), e la morte del suo carissimo amico Jim Pike, mandarono Dick alla deriva; lo scrittore si trovò a vivere in una casa di sbandati, e la situazione arrivò al punto critico quando, in sua assenza, la sua abitazione subì un’effrazione durante la quale sconosciuti forzarono il suo schedario blindato (Dick fece innumerevoli ipotesi sulla loro identità, arrivando a sospettare che fossero agenti dell’FBI; a tutt’oggi la questione non è stata chiarita). In seguito Dick partecipò a una conferenza sulla fantascienza a Vancouver, in Canada, e decise di stabilirvisi. Anche l’esperienza canadese fu però un fallimento, dovuto al consumo eccessivo di psicofarmaci e alla mancanza di denaro. Dick si fece ricoverare in una comunità di recupero pertossicodipendenti, la X-Kalay, un’esperienza breve che però lo aiutò chiudere con le anfetamine. Molti eventi e situazioni risalenti al suo percorso esistenziale di questo periodo ebbero un ruolo importante nel suo romanzo Un oscuro scrutare. Tornato in California, Dick si stabilì alla periferia di Los Angeles e nel 1972 riprese a scrivere, anche in seguito all’incontro con Leslie (Tess) Busby (18 aprile 1973-1977), la quinta moglie, dalla quale ebbe il terzo figlio, Christopher Kenneth (25 luglio 1973). Tra il febbraio e il marzo del 1974 Dick iniziò a sentire voci e avere visioni in sogno e da sveglio. Convinto di vivere un’esperienza mistica, Dick prese a scrivere l’Esegesi, una vasta raccolta di appunti a carattere teologico-filosofico a partire dai quali scrisse la celebre Trilogia di Valis, punto d’arrivo della sua esperienza letteraria.

Morì a Santa Ana, in California, per collasso cardiaco, nel 1982, proprio quando i diritti delle sue opere cominciavano a dargli per la prima volta una certa sicurezza economica, e mentre era in lavorazione il primo film basato su una delle sue storie: Blade Runner, di Ridley Scott, che Dick non poté vedere completato, anche se riuscì a visitarne il set. (Biografia tratta da Wikipedia)