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Introduzioni Cosmo Oro: “Aarn Munro il gioviano” (The Mightiest Machine – 1947, The Incredible Planet – 1949, The Infinite Atom – 1949) di John Wood Campbell

Riccardo-VallaAARN MUNRO IL GIOVIANOIntroduzione di Riccardo Valla al volume AARN MUNRO IL GIOVIANO di John Wood Campbell jr COSMO – CLASSICI DELLA FANTASCIENZA – Volume n. 2 (Dicembre 1971)

Con la morte di John Wood Campbell jr., avvenuta nel luglio 1971 per attacco cardiaco, scompare dalla fantascienza americana una delle sue figure più importanti: una personalità che è stata per quarant’anni in una posizione di primo piano, dapprima come scrittore, successivamente come direttore della più diffusa rivista specializzata: “Astounding Science Fiction”. Gli inizi di Campbell risalgono infatti agli anni intorno al 1930, quando la fantascienza aveva incominciato a trovare una sua fisionomia sulle riviste specializzate inaugurate da Hugo Gernsback. Gernsback, uno dei pionieri della radio commerciale, appassionato in ugual misura di elettronica e di romanzi scientifici alla Verne, aveva messo sul mercato statunitense, nell’aprile del 1926, la prima rivista interamente dedicata alla fantascienza: “Amazing Stories”.

Inserendosi in un filone romanzesco non nettamente definito, che andava dall’avvertenza in paesi esotici, alla Conan Doyle alla cappa e spada interplanetaria alla Burroughs, la rivista intendeva porre l’accento soprattutto sull’aspetto scientifico dell’avventura, e presentava storie di superscienza, ingenue ed entusiastiche pretese di anticipare futuri sviluppi tecnici.

John W. CampbellSorgono con “Amazing” i primi cliché: la space opera, gli extraterrestri sempre ostili, i mostri spaziali, gli inventori a ripetizione, i raggi della morte ecc. Gernsback trova autori nuovi come E. E. Smith, si assicura la collaborazione di England, Hall, Merritt, Burroughs, Leinster, Cummings, Lovecraft, Kline: autori che fino allora avevano scritto fantascienza collaborando a riviste di narrativa avventurosa indifferenziata come “Argosy” o di narrativa fantastica come “Weird Tales” (e mentre “Argosy” continuerà a pubblicare storie avventurose senza fare distinzioni, “Weird Tales” si specializzerà in storie fantastiche non a sfondo scientifico). Il giovane Campbell, nato nel 1910, subisce profondamente l’influsso di questi scrittori: sia il loro tipo di narrativa, sia il programma di Gernsback (“Visioni profetiche che uniscono il dato scientifico al fascino del romanzesco”) hanno in lui un sostenitore entusiastico: Campbell scrive i suoi primi racconti e li invia ad “Amazing”. La rivista, nonostante le grandi professioni di scientificità, in fondo ha assai poco di scientifico; la scienza che presenta non ha alcun rigore, è una vernice stesa sulle avventure e le ipotesi più strampalate. Campbell ha invece una preparazione in chimica e in fisica a livello universitario, e in un paio d’anni diventa uno degli autori più acclamati di storie di superscienza.

E’ un periodo in cui basta un’idea per fare un racconto; di questo periodo, When the Atom Failed (1930) parla di supercalcolatori e di trasformazione della materia in energia; The Metal Horde (1930) presenta macchine pensanti; La voce dal vuoto (1930) creature d’energia, e nella serie che ha per protagonisti Arcot, Wade e Morey (1930-32) troviamo invisibilità, gas paralizzanti, creature che respirano idrogeno, viaggi interstellari, superastronavi, battaglie spaziali…

Dean EllisCon il 1932-33 si assiste a un progressivo affinarsi di Campbell. Scompaiono le componenti semplicemente avventurose, le prolisse spiegazioni scientifiche, e la narrazione tende a creare un’atmosfera; tecnica e scienza si ritirano dietro le concorrente “Astounding” e qui, per non nuocere alla sua fama di autore superscientifico, i suoi racconti “d’atmosfera” appaiono sotto pseudonimo. Tema di molti di questi racconti è il lontano futuro, quando l’uomo si estingue lasciando alle macchine la sua eredità, o quando l’universo ha esaurito la sua energia, i soli si stanno spegnendo e restano solo robot a osservare: Sette milioni di anni (1934). Alla fine del tempo (1935). A questo punto, il tempo che Campbell può dedicare all’attività di scrittore incomincia a ridursi e in pochi anni egli cesserà di scrivere. Terminati gli studi universitari, si sposa e si cerca un’occupazione; passa per diverso tempo da un lavoro  all’altro, e alla fine nel 1937 entra nella redazione di “Astounding” e nel 1938 ne diventa direttore: l’ultima sua opera è La cosa da un altro mondo (1938); in seguito svolgerà solo più attività editoriale. Con la nomina a direttore, Campbell trova la dimensione più congeniale alla sua personalità fondamentalmente polemica. La struttura della rivista gli permette di intervenire ad ogni livello, scegliendo gli articoli di divulgazione, le lettere da pubblicare, scrivendo editoriali in difesa o in polemica, imponendo agli scrittori le sue preferenze e le sue impostazioni. La rivista che ha ricevuto in consegna dal suo predecessore Tremaine è una pubblicazione affermata, può pagare le tariffe più alte, e automaticamente confluiscono ad essa i nuovi scrittori sorti alla fine degli anni trenta. Questi scrittori sono nati in prevalenza intorno al 1920, hanno vissuto i primi dieci anni della fantascienza come lettori e ne hanno meditato l’esperienza; spesso hanno una buona preparazione scientifica.

Campbell, che si è formato come loro, è la personalità più adatta ad indirizzarli e ad apprezzare il loro tipo di fantascienza. Questi scrittori sono Asimov, Heinlein, van Vogt, del Rey, de Camp, Hubbard, Simak. Campbell insiste sulla plausibilità della narrazione, suggerisce sviluppi e rifacimenti, spinge gli autori ad approfondire la loro visione oltre la descrizione, a chiedersi come agirà l’uomo del futuro. Di suo fornisce spunti e concetti che lascerà svolgere agli altri, ma soprattutto fornisce l’impostazione generale della rivista, una politica editoriale che segue con chiarezza alcuni semplici principi informatori.

Jerome PodwilCampbell ha studiato fisica e chimica, ma in ogni altro campo è un dilettante, non si è mai curato di approfondire le sue conoscenze di storia, di filosofia, di sociologia, di psicologia. Gli pare che trasferire direttamente ad ogni altra forma di conoscenza i metodi e la semplicità della fisica sia la cosa più ovvia, e digiuno com’è di filosofia della scienza non si preoccupa della liceità di questa operazione. Da “Astounding” continueranno per trent’anni a uscire il ritratto di un mondo impostato al riduzionismo e al semplice meccanismo  causa-effetto della fisica, e la convinzione che scienza e buon senso possano risolvere tutto. Da questa impostazione filosofica di Campbell, vecchia di cent’anni, ottocentesca, derivano sia le utopie saldamente rette da scienziati, sia le scienze fasulle come la psicostoriografia di Asimov (tentativo di trattare la storia come se fosse meccanica dei gas), la dianetica di Hubbard (derivata da quel centone neopositivista che è Science and Sanity di Korzybski, tentativo riduzionistico di trattare l’educazione e la psicologia come la fisica), la parapsicologia che vorrebbe applicare ai fenomeni occulti la metodologia delle scienze empiriche.

E Campbell le sostiene tutte. Nel suo tentativo di razionalizzare il reale, Campbell giunge a dar vita a un nuovo genere letterario: la Science Fantasy, sulla rivista “Unknown” che ha la caratteristica di presentare il fantastico sotto veste razionale. Il tipico testo di “Unknown” è il romanzo alla de Camp di Apprendisti stregoni: in altre dimensioni la magia è una scienza, che obbedisce a leggi relativamente semplici, la si può costruire a tavolino come la geometria, attraverso assiomi e teoremi.

frank kelly freas - armadaCon questa forma mentis, che non manca di avere richiamo su varie generazioni di fisici e di ingegneri, la rivista di Campbell raggiunge costantemente un vasto pubblico, ma nell’ambito della fantascienza come fenomeno letterario, dopo avere costituito il fenomeno più significativo degli anni quaranta, cessa con gli anni cinquanta di svolgere una funzione significativa. Su “Astounding” continueranno ad apparire ottimi romanzi, ma i nuovi autori si rivolgeranno alle nuove riviste “Galaxy” e “Fantasy & Science Fiction”: autori come Sheckley, Farmer, Pohl, Dick, che rappresentano l’ironia, la critica sociale, il dubbio.

Il romanzo che qui presentiamo costituisce la più compiuta opera di Campbell scrittore di superscienza. Esso è stato scritto quando Campbell stava passando dal suo primo tipo di racconto al suo nuovo tipo di racconto “d’atmosfera”, e sulla struttura fissa della superscience story (lo scienziato cui una nuova scoperta spalanca una successione di invenzioni sempre più importanti) inserisce spunti di poesia cosmica che sono caratteristici del suo nuovo periodo: si vedano ad esempio la storia del pianeta Myrya che ha assistito alla formazione dell’universo, la tragedia dei centauri nella parte iniziale della terza avventura. Insieme, a differenza di molte altre opere del periodo, troviamo la costante ricerca di una base scientifica per ogni invenzione: Campbell non inventa scienza come van Vogt, ma rispetta le conoscenze del suo periodo e su di questa costruisce ipotesi e dispositivi che potrebbero anche funzionare (e si mantiene abbastanza nel vago da rendere difficile la confutazione). In fondo è questo il processo che svolge nella sua mente ogni ricercatore: il ricercatore troverà conferma o confutazione delle sue ipotesi nell’esperimento, ma a un narratore qual è Campbell non si deve chiedere altro che di formare un quadro di dimensioni cosmiche, e Campbell ne ha creato uno sempre capace di avvincere.

Riccardo Valla

CampbellL’AUTORE

John Wood Campbell Jr (Newark, 8 giugno 1910 – Mountainside, 11 giugno 1971) è stato un autore di fantascienza e curatore editoriale statunitense. La sua fama è legata soprattutto alla rivista Astounding Science Fiction, che diresse dalla fine del 1937 alla propria morte, inaugurando la cosiddetta “epoca d’oro” della fantascienza che caratterizzò gli anni quaranta ecinquanta del Novecento.  Nonostante i suoi studi scientifici (nel 1932 conseguì la laurea in fisica), Campbell fu sempre affascinato dalla letteratura. Si appassionò ben presto alla fantascienza che in quegli anni stava iniziando i primi passi. Oggi è considerato uno dei padri fondatori della fantascienza detta space opera, in cui rientra il genere delle «saghe spaziali», ampiamente ripreso in seguito da molti autori. Campbell concepiva la space opera come una sorta di fiaba, allargata agli spazi interplanetari, nei quali gli eroi sono rappresentati dal genere umano, che con altre civiltà aliene convivono all’interno di regni e nazioni e confederazioni di pianeti e imperi galattici. I cavalieri tecnologici delle epopee di Campbell cavalcano navicelle spaziali che si muovono nell’iperspazio, superando senza problemi la velocità della luce; invece di una nobile lama, utilizzano pistole laser e raggi della morte. Invece di orchi e draghi trovano posto i BEM (Bug-Eyed Monsters, imostri dagli occhi d’insetto). Agli inizi degli anni trenta alcuni racconti firmati da Campbell apparvero su Amazing Stories; si trattava di racconti giovanili in cui è ancora percepibile l’influenza di E.E. “Doc” Smith (uno degli scrittori che hanno tracciato la strada per il futuro della fantascienza eroica). Già in tali racconti apparve il caratteristico interesse campbelliano per il funzionamento di macchine complesse, una caratteristica tipica della sua produzione letteraria, concentrata principalmente su due imponenti cicli galattici: quello dedicato ad Aarn Munro il gioviano: I figli di Mu (The Mightiest Machine, 1935), Avventura nell’iperspazio (The Incredible Planet, 1949) eL’atomo infinito (The Infinite Atom, 1949) e quello degli scienziati Arcot, Wade e Morey, coi romanzi Passa la stella nera (The Black Star Passes, 1953), Isole dello spazio (Islands of Space,1956) e Invasori dall’infinito (Invaders from the Infinite, 1961). I due cicli erano simili nell’ambientazione e nei personaggi: Campbell aveva trovato la sua formula, e non l’abbandonò più. Dopo queste due saghe, Campbell smise con le “grandi” narrazioni. Scrisse altri romanzi e racconti, tra i quali il notissimo La cosa da un altro mondo (Who Goes There?, 1938) dal quale furono poi tratti tre film; il primo, La cosa da un altro mondo, nel (1951). Le storie di Campbell furono il tessuto sul quale molti degli scrittori successivi – da A. E. Van Vogt e Edmond Hamilton al pupillo di Campbell Isaac Asimov. Campbell fu, a partire dal 1937 e per i 30 anni successivi, il direttore della rivista Astounding Stories (nata nel 1930 come Astounding Stories of Super-Science e divenuta nel 1960 Analog Science Fact & Fiction). Con tale titolo Campbell compì passi importanti nella direzione dell’accuratezza scientifica e della consapevolezza stilistica della letteratura fantascientifica americana, indirizzandola verso una dimensione più legata all’ambito dell’immaginario e dell’avventura, nonché verso una decisiva maturazione letteraria.