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Introduzioni Cosmo Oro: “L’alba delle tenebre” (Gather Darkness!, 1950) di Fritz Leiber

Sandro PergamenoL'alba delle tenebreIntroduzione di Sandro Pergameno al volume L’ALBA DELLE TENEBRE di Fritz Leiber COSMO – CLASSICI DELLA FANTASCIENZA – Volume n. 34 (Settembre 1978)

Come osserva giustamente Harlan Ellison nell’introduzione a «Gonna roll the bones», il racconto di Fritz Leiber incluso nell’ormai celeberrima antologia «Dangerous visions», il campo della fantascienza, abbastanza stranamente, tende a fare dei suoi scrittori degli specialisti in generi ben definiti e caratterizzati: così abbiamo un ecologo dei mondi alieni come Hal Clement, un poeta fantasioso e barocco come Ray Bradbury, un paesaggista vagamente decadente come Jack Vance, un sociologo come Mack Reynolds, uno specialista in battaglie stellari come Van Vogt. Ci sono ben pochi scrittori «rinascimentali» che spaziano nei vari campi della letteratura fantascientifica (uno dei primi che ci vengono alla mente è Philip José Farmer; ma anche nella sua opera si possono trovare delle costanti, dei punti fissi di riferimento), e ancor meno sono quelli che sanno passare con disinvoltura dalla fantascienza classica, «hard», alla fantasy gotica, all’horror, all’heroic fantasy.

Uno dei più eclettici e dei più sicuri nell’espressione delle proprie qualità letterarie e delle proprie idee, è senz’altro Fritz Leiber, autore tra i più «grandi» della letteratura fantascientifica. I suoi diversi interessi lo hanno portato, nel corso della sua evoluzione letteraria, a esplorare campi apparentemente opposti e incompatibili ed a operare un lavoro di fusione tra differenti generi mai compiuto in precedenza.

Notissime sono le sue storie di Fafhrd e dell’Acchiappatopi Grigio, il gigante nordico e l’abile spadaccino di Lankhmar, che hanno contribuito notevolmente a nobilitare il genere dell’heroic fantasy (il ciclo è apparso in due volumi nella Fantacollana Nord, «Le spade di Lankhmar» e «Il mondo di Newhon»). Lo stile splendido e raffinato con cui sono narrati questi racconti, la cura e la fantasia profusi nei dettagli, con cui Leiber dipinge questo mondo fantastico, la sensibilità umana e l’attenzione per l’aspetto psicologico dei personaggi, rendono il ciclo delle «Spade» qualcosa di molto superiore ai tradizionali e convenzionali cicli di «sword and sorcery» che circolano oggi in America. Visitare la città di Lankhmar e vederla attraverso gli occhi di Fafhrd e dell’Acchiappatopi Grigio significa imparare cos’è in realtà la decadenza di una città; viaggiare con i due simpatici eroi di Leiber equivale a sperimentare la pietà e il terrore, a provare un’ilarità travolgente, brividi di paura e un senso di profondo calore umano. A modo suo, come fece anche lo stesso Tolkien, possiamo dire che Leiber ha compiuto, e sta tuttora compiendo, un’opera di rivitalizzazione di un genere calcificato e arrugginito.

Nel campo della fantascienza pura, Leiber si è cimentato con il filone catastrofico, di cui «The wanderer» («Novilunio») è un po’ una summa; l’avvicinarsi del corpo astrale (denominato appunto «Vagabondo») con tutte le sue terrificanti conseguenze, maree e risvegli di vulcani, cataclismi naturali e terremoti, è solo un pretesto per poter narrare una serie di avventure personali di esseri umani, alcuni dei quali finiranno poi per incontrarsi.

GTHRDRKNSS1950Ha invece affrontato il tema dei viaggi nel tempo in «Il grande tempo» (Cosmo Oro 19), un vero e proprio «tour de force», in cui l’azione ha luogo in un unico ambiente, una stazione al di là del cosmo, dove soldati reclutati in tutte le epoche dell’umanità vanno a prendersi un po’ di riposo; l’opera, che descrive la guerra tra le due fazioni, dei «Ragni» e dei «Serpenti», è tutta basata sulla concezione tipicamente teatrale dell’unità di tempo e luogo. Si può senz’altro affermare che si tratta di un tentativo pienamente riuscito, e che il premio Hugo che il romanzo vinse nel 1958 fu ampiamente meritato.

Con «The Silver eggheads» (1959) e più tardi, con «A spectre is haunting Texas» (Circumluna chiama Texas; Cosmo Argento 26) Leiber tentò la via della satira sociale, con risultati non esaltanti, ma pur sempre abbastanza felici; «The Silver eggheads» (Le argentee teste d’uovo) era un chiaro attacco contro gli agenti letterari, gli scrittori di «spot» pubblicitari e anche di fantascienza, mentre in «Circumluna chiama Texas», Leiber, utilizzando un tono satirico reminiscente di Huxley o Heine, con un tocco di ironia alla Buster Keaton, prendeva di mira l’amministrazione Johnson.

Ma Leiber non si è accontentato di cimentarsi con la fantascienza pura e l’«heroic fantasy»; l’«horror», il «weird», l’occulto l’hanno sempre affascinato e attirato, anche se più di una volta egli si è dichiarato scettico sulla reale esistenza di fenomeni soprannaturali. In realtà Leiber non era soddisfatto del tipo tradizionale di storia «weird»; la sua razionalità lo indusse a ricercare un nuovo tipo di storia fantastica, che si distaccasse dai canoni tradizionali del romanzo gotico (orrori senza nome, minacce e terrori sovrannaturali, ecc.) e che mostrasse un uso aggiornato e «scientifico» delle antiche tradizioni della magia.

«Conjure wife» (Ombre del male; Fantacollana Nord), il suo primo romanzo, scritto nel 1942, (apparve nell’aprile del 1943 su «Unknown») riprende il tema classico della magia, delle streghe con le bambole e gli spilloni, ma l’atteggiamento estremamente logico con cui l’autore tratta la vicenda e l’ambiente stesso in cui essa si sviluppa (un moderno, tranquillo e asettico campus universitario americano) servono a rinnovare profondamente gli stilemi della storia orrori fica e rendono «Ombre del male» il più convincente romanzo moderno di «horror».

GTHRDRKNSS1969Ancor più esemplificativi del nuovo tipo di «horror» particolare delle opere di Leiber sono due racconti, «Smoke ghost» e «Gonna roll the bones».

«Smoke ghost» (Fantasma di fumo), apparso su «Unknown» nell’ottobre del 1941, è la storia, narrata con una prosa estremamente evocativa e suggestiva, di un fantasma generato dall’aria corrotta e inquinata di una grande città industriale moderna; si tratta dunque di una storia saldamente impiantata nel contesto della civiltà moderna. La novità dell’«horror» creato da Leiber sta nel fatto che esso è legato all’ambiente urbano. Esemplari, al proposito, ci sembrano le parole di Riccardo Valla: «Ecco come nasce l’orrore sovrannaturale in Leiber; nessuna delle mucillagini e delle maledizioni di Lovecraft, nessuna delle larve della tradizione. Ed è questa la genesi dell’orrore per Leiber: la civiltà di oggi si crea i suoi mostri con le proprie tensioni; nella realtà esplodono come crisi inspiegabili di singoli o di gruppi, nella finzione di Leiber acquistano vita reale e personale, ma realtà e finzione si spiegano vicendevolmente». E ancora: «Rileggendo oggi il racconto (stiamo sempre parlando di «Smoke ghost»), vediamo come Leiber ha saputo ritrarre l’essenziale paesaggio della periferia di una metropoli industriale: il fantasma di fumo non ci pare tanto un protagonista, quanto un sintomo di un’angoscia più profonda… L’orrore nasce sempre nelle metropoli, cioè nei luoghi dove è massima la concentrazione delle tensioni psicologiche, delle ansie, delle speranze disattese, dei timori. Questo accumulo di tensioni psicologiche crea letteralmente dal nulla, o dalla materia inanimata, i propri dèi e i propri demoni».

È significativo che, oltre trent’anni dopo, la stessa idea di «Smoke ghost» sia stata poi ripresa, con altrettanta efficacia espressiva, da quell’autore irrequieto e geniale che è Harlan Ellison, nel suo «The whimper of the whipped dogs» (Il guaito dei cani frustati), magnifico racconto in cui viene narrata la nascita di un nuovo dio, il dio delle città industriali, che assume appunto la forma di una voluta di smog grigio-nerastro e che pretende sacrifici umani come le antiche divinità delle religioni pagane.

Altrettanto esemplificativo della visione che Leiber ha della vita, cioè della sua filosofia, è «Gonna roll the bones», in cui egli ci presenta un universo unificato dalla magia, dalla scienza e dalla superstizione; si tratta di un’opera praticamente inclassificabile, anche se è impregnata di «horror» puro, e se contiene tracce di «science fiction», e di «fantasy». Anch’essa, come «Smoke ghost» è tutta pervasa dalla teoria junghiana sulla follia personale dei nostri tempi. Leiber, autore sensibile e maturo, comprende le angosce dei propri simili, il malessere collettivo e i mali della società moderna, e ne ricerca le cause vere, senza fermarsi alle apparenze.

GTHRDRKNSB1975Un altro importante racconto di Leiber che dimostra come sia impossibile tracciare linee nette di demarcazione tra fantascienza e «fantasy» nelle opere di quest’autore, è l’ottimo «Ship of shadows» (La nave delle ombre), in cui Leiber inserisce elementi tipicamente fantastici nel contesto di un tema classico della fantascienza tradizionale quale quello dell’astronave in viaggio verso nuovi mondi e su cui si succedono le generazioni finché la parola «Terra» non viene a perdere qualsiasi significato.

Abbiamo voluto dilungarci sui vari aspetti della narrativa di Fritz Leiber perché ci è parso assolutamente necessario spiegare pienamente il suo eclettismo e la sua bravura nel fondere elementi immaginativi e realistici. Inquadrandolo in questo contesto, riuscirà più facile comprendere perché Leiber viene considerato colui che ha collegato tra loro fantascienza e soprannaturale, anche se in realtà non fu il primo a farlo; già aveva tentato qualcosa del genere Lovecraft, inventando tutta una mitologia, o, in tempi più vicini a Leiber, Jack Williamson, con il suo «Il figlio della notte».

Questo «L’alba delle tenebre» («Gather darkness», apparso nei numeri di maggio, giugno e luglio del 1943 di «Astounding»), presentato qui per la prima volta in Italia in una edizione fedele ed integrale, fu appunto l’opera che dimostrò come fosse possibile introdurre, con una certa immaginazione, elementi tipicamente fantastici e orrorifici (come i familiari, i demoni, le streghe e i fantasmi) in un romanzo di fantascienza pura, presentandoli attraverso il filtro di una coerente razionalizzazione e saltando così quel «gap», quel burrone che esisteva tra sf ortodossa e «fantasy-magia-sovrannaturale».

«Gather darkness» riscosse un immediato successo tra i lettori di «Astounding» e viene considerato uno dei classici più importanti di tutta la fantascienza. Leiber ricavò probabilmente l’idea base su cui poggia l’intelaiatura della trama del romanzo (la rivolta contro una dittatura teocratica) da due romanzi di Robert Heinlein pubblicati in precedenza sulla stessa rivista, «La sesta colonna» («The sixth column», apparso sui numeri di gennaio, febbraio e marzo del 1941) e «Rivolta 2100» («If this goes on», sui numeri di febbraio e marzo del 1940).

LBDSTNBRSB1976Ne «La sesta colonna» (Cosmo Oro 11) Heinlein descriveva la ribellione di un gruppo di scienziati-militari americani contro quattrocento milioni di invasori asiatici. La storia dei sei americani che riescono, praticamente da soli, a rovesciare il tirannico oppressore giallo, è piuttosto improbabile, anche se Heinlein la narra con la consueta abilità e scioltezza. Non è credibile che sei persone sole e nascoste in una fortezza-laboratorio sotto le Montagne Rocciose, pur aiutate dalla scoperta di un’arma radicalmente nuova (un tipo di energia atomica che può esser controllata dall’uomo) possano battere un intero popolo di quattrocento milioni di anime. L’idea più interessante dell’opera è però la creazione di un fronte, di una nuova religione che serviva solo allo scopo di rincuorare gli americani soggiogati dagli invasori e di rinfocolare nei loro cuori un vibrante patriottismo che li spingesse alla ribellione. Leiber colse questo spunto e, variandolo un po’ , lo utilizzò ne «L’alba delle tenebre». Qui, dopo una guerra atomica, con catastrofiche conseguenze per la Terra, un gruppo di scienziati, un po’ per brama di potere e un po’ per mantenere un certo grado di civiltà ed evitare un ritorno completo alla barbarie, decide di creare una religione cinica e falsa, che domini con potere assoluto e prevaricatore, e con il controllo di una scienza grandemente avanzata, le masse ignoranti e superstiziose. Nel momento in cui ha luogo l’azione, molti secoli dopo che questo è avvenuto, il mondo è cristallizzato in una sorta di medioevo futuro in cui la Gerarchia religiosa, che si trasmette ereditariamente l’appartenenza alla casta sacerdotale, usa non solo la scienza, ma anche le armi ben più efficaci della paura, della psicologia e della superstizione per tenere le masse oppresse in una squallida servitù della gleba. Di nascosto dalla Gerarchia va però crescendo il malcontento del popolo, stanco di essere così apertamente sfruttato; tale malcontento viene poi incanalato nella direzione giusta, e cioè in quella della rivolta, da un gruppo sovversivo che ha scelto di rivestire i panni esteriori di un culto satanico, con tanto di streghe e stregoni, e di familiari tratti di peso dalla tradizione medioevale (questa dei familiari ci sembra una vera trovata di genio; i curiosi e simpatici animaletti dai volti bizzarramente simili a quelli dei loro «fratelli» umani, esseri «clonati» creati in laboratorio da tessuti dei loro padroni, sono una delle carte vincenti del romanzo). La Nuova Stregoneria, i cui capi hanno coerentemente scelto i nomi di «Uomo Nero» e di «Satanasso», ha inoltre imparato tutti i segreti scientifici così gelosamente custoditi dalla Gerarchia ed altri a lei sconosciuti ripescati nelle rovine della perduta civiltà del lontano passato, come ad esempio i proiettori solidografici che creano immagini tridimensionali di mostri e fantasmi, di lupi giganti e diavoli fiammeggianti, ed altre apparizioni fantastiche e sovrannaturali che incuteranno panico e terrore nell’animo dei preti più eccitabili della stessa Gerarchia. E non è un caso che la battaglia decisiva si svolga a colpi di falsa magia e di falsi miracoli.

ucl173«Rivolta 2100» («If this goes on») è forse il romanzo che ha più punti in comune con «L’alba delle tenebre». Heinlein fu il primo a sviluppare un discorso su una futura dittatura rivestente i panni di un culto religioso. La sua realistica descrizione del culto repressivo del Profeta Incarnato, la notevole autorità dimostrata sulla psicologia di massa, sulla propaganda e sui dettagli di una rivoluzione segreta (tema che riprenderà poi spesso e volentieri: ricordiamo, ad esempio, «La luna è una severa maestra», 1966) fanno di «If this goes on» un’opera importante nella storia della sf americana. E innegabile inoltre l’influenza di «If this goes on» su «Gather darkness»: entrambe ipotizzano un movimento sovversivo con un nome ripreso dalla letteratura del soprannaturale (la Cabala in Heinlein e la Nuova Stregoneria in Leiber); entrambe hanno come protagonista principale la tipica figura del giovane ingenuo e idealista che viene poco per volta a ricredersi sulle sue iniziali convinzioni religiose e passa poi dalla parte dei rivoluzionari (Fratel Jarles è il chiaro contrappunto di John Lyle in «Rivolta 2100»); ambedue le opere sono basate su una critica spietata dell’autoritarismo e della dittatura e sono pervase dallo stesso anelito di libertà (una costante nell’opera di questi due scrittori; Heinlein ha pubblicato almeno sette opere che riguardano la conquista della libertà da parte di colonie sottomesse, e Leiber si è sempre professato sincero radicale). Nonostante sia dunque ben chiaro il debito d’ispirazione che Leiber deve ad Heinlein, «L’alba delle tenebre» resta tuttavia di molto superiore a «If this goes on»; il classico di Leiber è molto più coerente, va più dritto allo scopo (che è quello di mettere in burletta una chiesa troppo cinica e legata ai suoi interessi temporali, e troppo distante dai bisogni del popolo), con la sua satira sferzante e graffiante, mentre «Rivolta 2100» si perde in un intreccio romantico e melodrammatico (la storia d’amore di John Lyle con Sorella Judith, una delle Vergini del Profeta Incarnato) che abbassa di molto il tono e la qualità globale del romanzo.

L’opera di Leiber è inoltre più fantasiosa e briosa, con tutti quegli elementi fantastici da «sword and sorcery» cui accennavamo in precedenza.

Alcuni critici hanno intravisto altre «copiature» o «ispirazioni» da parte di Leiber; per onestà bisogna riconoscere che forse la scena dell’inseguimento in cui Jarles, dopo aver rinnegato la Gerarchia, viene salvato dalla vecchia megera, Madre Jujy, deve qualcosa a quella di «Slan» di Alfred Elton Vari Vogt in cui Jommy Cross, il bambino telepatico, sfugge all’ira della folla inseguitrice per l’intervento di Granny.

La casa «maledetta» flessibile, che si contrae ed espande risucchiando all’interno il povero prete malcapitato che le si avvicina, ci ricorda la torre acrobatica del racconto «Two sought adventure» appartenente al ciclo delle «Spade» dello stesso Leiber.

79dc828fd7a09fd93cb20110.LMa questi ci sembrano in definitiva dei puri e semplici ingredienti che l’autore inserisce nel suo condimento; e il sapore finale è tipicamente e innegabilmente suo. Sua è la satira, feroce e impietosa nell’attacco contro la religione, contro la stupidità umana, contro i falsi miti, contro l’opportunismo e la dittatura; suo è il cinismo sulla supposta capacità degli scienziati a far meglio degli dèi politicanti; su o è l’humour, maturo, sostanzioso; suo è il dono per la caratterizzazione, effettivamente evidenziato nelle figure di Fratel Chulian, il piccolo prete insicuro e grassoccio, di Madre Jujy, di Dickon, il Familiare dell’Uomo Nero che rischia la vita per tentare di soccorrere il suo «fratello gemello», di Goniface, figura enigmatica che riavvicina molto a quella machiavellica del «Principe» per il suo realismo privo di scrupoli, e per la sua totale assenza di affetti e sentimenti; sua soprattutto è la vivace fantasia che si esprime pienamente in alcune scene magnifiche e piene di un umorismo travolgente (come dimenticare la scena del Grande Risveglio nella Piazza di Megatheopolis, oppure la battaglia tra gli aerei della Gerarchia, a forma di angeli, e quelli della Stregoneria, diavoli neri e cornuti con ali da pipistrello?).

Abbiamo detto che «Gather darkness» è uno degli attacchi più spietati contro lo sfruttamento temporale della religione; e non è un caso che tutti i parafernali della Gerarchia assomiglino ai costumi della Chiesa Cattolica. E evidente la critica implicita di Leiber alla Chiesa, rea, dopo aver saputo trattenere la luce del sapere durante le epoche buie del Medioevo, di aver appunto voluto, nel corso del successivo periodo storico, (basti ricordare i papi del Rinascimento) prendere in mano le redini di un potere temporale che non le spettava né le si addiceva.

La tematica religiosa è una delle più singolari della fantascienza americana. Molti autori hanno ipotizzato, dopo la solita apocalisse atomica e il conseguente crollo di tutte le strutture del nostro mondo, la sopravvivenza dell’organizzazione religiosa, unico baluardo contro le tenebre della barbarie e unica possibilità di rinascita della civiltà.

Ne «L’undicesimo comandamento» Lester Del Rey descrive una religione scismatica ed eretica che, assunto il controllo del mondo, incoraggia, anzi ordina (è appunto questo l’undicesimo comandamento del titolo) al popolo di procreare in continuazione. L’unico peccato di questo mondo è quello di non aver figli. L’opera, che sembra, fino quasi alla fine, un violento attacco alla Chiesa Cattolica e alla sua opposizione al controllo delle nascite, termina invece con una nota stonata e incongruente: l’undicesimo comandamento si rivela essere, in definitiva, l’unica speranza che ha l’umanità di salvarsi dalla sterilità e dalla confusione dell’ibrida mescolanza delle razze mutanti create dalla bomba atomica. Il romanzo di Del Rey, che pure mostra la solita potenza espressiva di quest’autore (come non ricordare il notevole e polemico «Poiché sono un popolo geloso», sempre sul tema religioso?), accusa però questa notevole incoerenza ideologica che gli fa perdere molto terreno in un ideale confronto con il classico di Leiber.

GTHRDRKNSS1966L’unica opera di questo filone che forse può reggere il paragone con «L’alba delle tenebre» è il premio Hugo 1961 di Walter Miller jr., «Un cantico per Leibowitz», romanzo vibrante di poesia e di sincera fede religiosa. Ma il medioevo post-atomico di Miller è molto diverso dal mondo futuro di «Gather darkness», e la posizione dei due autori nei confronti della Chiesa è totalmente opposta; cinica e ostile quella di Leiber, fiduciosa e credente quella di Miller.

Un altro romanzo piuttosto importante appartenente a questo genere e di chiara derivazione leiberiana (e heinleiniana) è «This fortress world» (Questo mondo inespugnabile) di James Gunn. Come le altre opere di quest’autore (Un ponte tra le stelle, Il rosso fiume dell’eternità, Si garantisce la felicità), è pieno di buone idee ed è scritto in uno stile magnifico, pari a quello di Leiber in «Gather darkness». Lo sviluppo della trama è però piuttosto goffo e improbabile. La situazione basilare è la solita: l’accolito che si ribella contro la tirannia dei preti basata su «miracoli» elettronici, e che incontra una ragazza e, alla fine, la sposa. In questo tipo di romanzi, una volta che l’autore abbia fatto uscire il suo ingenuo eroe dalla sua confortevole cella nel monastero, la traccia della trama è obbligata: l’azione non può svilupparsi finché egli non abbia incontrato qualcuno che gli insegni un po’ di buonsenso e lo iscriva nei ruoli del movimento sovversivo. Ne «L’alba delle tenebre», questa persona è la vecchia strega Madre Jujy, la cui adozione di Jarles è per lo meno credibile; in «If this goes on» è Zebadiah, un collega di John Lyle del corpo delle Guardie del Profeta (è da notare come ricorra spesso nelle opere di Heinlein la figura del saggio mentore che insegna con ironia e un po’ di cinismo le cose della vita al giovane eroe: basti citare Jubal in «Straniero in terra straniera» e il colonnello Baslim in «Cittadino della galassia», due classiche incarnazioni dell’uomo ideale di Heinlein): è la soluzione più plausibile. In «This fortress world» invece, William Dane, il protagonista dell’avventura, incontra un killer di professione che lo educa nelle arti e nei trucchi del mestiere e viene in seguito ucciso dallo stesso Dane. È una sequenza piuttosto contorta. Inoltre l’azione continua confusa e poco convincente, e l’introduzione di molte scene di violenza fine a se stessa, reminiscenze dei romanzi gialli di Mickey Spillane, fa calare di molto il valore dell’opera.

Un altro autore che si è forse ispirato a Leiber è Philip José Farmer, in «The lovers» (Un amore a Siddo) e nel suo seguito, «A woman a day» (Gli anni del Precursore). L’insofferenza tipicamente farmeriana contro qualsiasi tipo di imposizione mentale e di tabù si esplica qui nella descrizione di una dittatura religiosa terrificante nella sua oppressione e chiusura mentale. È evidente il carattere spregevole di questo culto fondato da un ebreo in un mondo futuro in cui Israele è diventato una delle massime potenze. Il tema centrale di «The lovers» è tuttavia l’amore tra il terrestre e la lalitha, tema che suscitò molto scalpore all’apparire dell’opera su «Startling stories» nel 1953. La tematica religiosa è invece fondamentale nel seguito «A woman a day» (uscito come «Moth and rust» sempre su «Startling» nel giugno dello stesso anno), in cui Farmer analizza lo sviluppo del culto del «Precursore» con la stessa obbiettività scientifica adoperata nell’esaminare sesso e costumi alieni in altri suoi racconti. «A woman a day» è tuttavia molto più vicino a «1984» di Orwell che non a «Gather darkness».

In conclusione, «L’alba delle tenebre», oltre ad essere un classico rinomato e indimenticato, una pietra miliare della sf, più volte imitato dagli epigoni minori e da grandi scrittori successivi, rimane tuttora il miglior romanzo prodotto dalla fantascienza sul tema della dittatura religiosa e della rivolta contro di essa.

Fritz Leiber jr. è nato a Chicago il 24 dicembre 1910, e, come molti altri famosi scrittori di fantascienza, ha avuto una vita piuttosto originale e disordinata. Il padre, Fritz Leiber senior, era un attore di teatro in una compagnia shakespeariana che girava per l’America, per cui il giovane Leiber trascorse gli anni dell’infanzia viaggiando con i genitori (anche la madre, Virginia Bronson, recitava) e vivendo in alberghi e pensioni.

41W-JvTqk1LL’amore per il teatro e per l’arte in generale venne subito trasmesso al giovane Fritz dal padre, un uomo eccezionale che, oltre a lavorare in teatro, si interessò anche di cinema e recitò parti anche importanti in numerosi film fino alla sua morte, nel 1949. Fritz Leiber senior, tra l’altro, amava leggere ad alta voce i suoi autori prediletti: Shakespeare, ovviamente, Dickens e Conrad.

Nacque così anche nel giovane Fritz la passione per la letteratura; oltre ai classici di Giulio Verne, Herbert George Wells, e soprattutto Edgar Rice Burroughs (non fu per caso che, quando gli eredi di Burroughs concessero l’autorizzazione per la scrittura di un seguito di Tarzan, il compito venne affidato proprio a lui), Leiber era un lettore fedele e appassionato di «Amazing stories»; disdegnò sempre invece la lettura di «Weird tales» perché, nonostante il suo grande interesse per la fantasy e il sovrannaturale, prediligeva anche in questo campo le storie in cui prevalesse una certa razionalità piuttosto che i trucchi ad effetto tipici della narrativa tradizionale onorifica.

L’interesse per gli scacchi fu in lui risvegliato invece da Alexander André, un attore della compagnia di suo padre; in seguito divenne tanto bravo da vincere anche dei campionati. Anche la passione per gli scacchi, come quella per il teatro, gli è rimasta per tutta la vita, tanto che spesso e volentieri ha inserito elementi scacchistici e teatrali in molte delle sue storie fantastiche e fantascientifiche (ricordiamo ad esempio «Incubo a 64 caselle» e «Quattro spettri in Amleto»).

In quegli anni, Leiber si iscrisse all’Università di Chicago e si laureò nel 1932 in filosofia, con lode. Non volle però intraprendere la carriera di insegnante perché aveva intenzione di seguire le orme del padre, avendo già recitato in alcune commedie durante gli anni del liceo.

Fu durante gli anni dell’Università che conobbe Harry Otto Fischer, personaggio esuberante e pieno di interessi (a parte gli scacchi e la fantascienza, amava la danza classica e voleva diventare scrittore). Fu lui a suggerire a Leiber l’idea di scrivere e, soprattutto, fu lui, nel corso di una lunga corrispondenza epistolare, a creare due figure immaginarie che sarebbero poi diventate uno dei cardini su cui poggia la fama di Leiber, e cioè l’Acchiappatopi Grigio e il gigante barbaro Fafhrd, stabilendo anche l’ambiente, il «milieu» in cui far svolgere le storie aventi a protagonisti questi due personaggi, un mondo fantastico e medievaleggiante in cui la magia sostituisce la scienza.

GTHRDRKNSS1979Laureatosi durante la Depressione, Leiber si lasciò convincere a intraprendere la carriera religiosa. Dopo aver seguito il Seminario di Teologia Generale a New York, venne inviato come predicatore a tenere sermoni in varie località del New Jersey.

Leiber non era un religioso convinto, ma riteneva di poter svolgere «un servizio sociale» con la sua attività; dopo cinque mesi, scoprì però che la cosa non si adattava al suo temperamento e alle sue convinzioni personali, e decise di abbandonare la Chiesa Episcopale. Questa esperienza gli servì poi come spunto per «Alba delle tenebre» («Gather Darkness») e soprattutto gli lasciò una patina di cinismo e di sfiducia nei confronti della religione e della Chiesa.

Dopo esser tornato all’Università di Chicago per seguire un corso di specializzazione, nel 1934 entrò a far parte della compagnia teatrale del padre e, aiutato sempre dal padre, tentò anche la via del cinema. Nel frattempo aveva iniziato a scrivere, ma senza seria convinzione. Prima del suo debutto a Hollywood (dove appunto lavorava il padre in qualche parte secondaria), aveva provato a buttar giù un paio di racconti che tuttavia erano stati rifiutati.

Terminata con poca fortuna anche l’esperienza teatrale e cinematografica (m a sarebbe servita poi a dare quella qualità altamente visuale e drammatica alle sue opere), Leiber entrò come redattore alla Consolidated Book Publishers, dove revisionava articoli per enciclopedie e testi scientifici.

Nel frattempo, Leiber si era sposato (nel gennaio del 1936); quando si trovava all’università aveva conosciuto una ragazza inglese, Jonquil Stephens, che amava anch’essa le storie soprannaturali e la letteratura. Jonquil era alta meno di un metro e cinquanta, mentre il giovane Fritz, di discendenza germanica (il nonno aveva lasciato la Germania dopo le rivoluzioni del 1848) e dall’aspetto tipicamente tedesco, era alto un metro e novanta! (Oggi, con l’età e i capelli argentei, Leiber ha un aspetto ancor più teatrale e impressionante di allora). Il loro matrimonio, allietato dalla nascita di un figlio, Justin, nel 1938, riuscì tuttavia alla perfezione e durò fino alla morte di Jonquil negli anni sessanta.

La carriera letteraria eli Leiber ebbe inizio con «Two sought adventure», una storia del ciclo di Fafhrd e dell’Acchiappatopi, che fu il primo racconto pubblicato da Leiber (su «Unknown», nell’agosto del 1939).

Il primo romanzo da lui scritto fu invece «Ombre del male» («Conjure wife»), che apparve nell’aprile 1943 su «Unknown». La pubblicazione di «Alba delle tenebre» nello stesso anno, su «Astounding», lo rese istantaneamente famoso presso il pubblico dei lettori di fantascienza.

Al momento dell’entrata in guerra degli Stati Uniti, Leiber, che era un pacifista convinto, non volle indossare la divisa; soltanto dopo un lungo periodo di incertezza e crisi interiore, si convinse che la lotta contro il fascismo era più importante delle sue idee sul pacifismo.

Alla fine della guerra tornò a Chicago, dove trovò lavoro presso la rivista di divulgazione scientifica «Science Digest», lavoro che mantenne fino al 1956, anno in cui decise di dedicarsi all’attività di scrittore professionista.

fritz-leiber-1-sizedPer tutti gli anni quaranta e cinquanta, Leiber continuò ad alternare periodi di feconda produzione ad altri di totale silenzio; sembra però che questi periodi improduttivi siano serviti a dargli il respiro necessario per raccogliere le proprie idee e per prepararsi, consciamente o inconsciamente, ad avviarsi su nuove strade. I risultati sono sempre stati consequenziali e sorprendenti; Leiber ha sempre tentato nuove vie di rinnovamento letterario della fantascienza, tenendo nel contempo l’occhio attento a cogliere tutti i cambiamenti del mondo che ci circonda.

Nel 1958 veniva il primo grosso riconoscimento della sua lunga attività letteraria: il premio Hugo per il suo romanzo «Il grande tempo» («The big time»). Poi, dopo un periodo di crisi produttiva ed economica verso l’inizio degli anni sessanta, l’uscita di «The wanderer» («Novilunio») gli portò il secondo Hugo per il miglior romanzo dell’anno. Da allora la fama e la popolarità di Leiber è aumentata in continuazione; oggi viene considerato il miglior scrittore di heroic fantasy vivente (la Nord ha pubblicato tutto il ciclo delle «Spade») ed ha superato, come numero di premi vinti, qualsiasi altro scrittore di sf (anche Heinlein ed Ellison): la sua collezione è arrivata a ben sette premi Hugo (nel 1958 per «The big time», nel 1965 per «The wanderer», nel 1968 per la «novelette» «Gonna roll the bones», nel 1970 per «Ship of shadows», novelette, nel 1971 per «Triste incontro a Lankhmar», novelette, nel 1976 per il racconto «Catch that zeppelin» e nel 1975 per la sua attività nel campo della fantasy) e tre premi Nebula (nel 1968 per «Gonna roll the bones», nel 1971 per «Triste incontro a Lankhmar», e nel 1976 per «Catch that zeppelin»),

Leiber, che, all’inizio della sua carriera letteraria, è stato un pioniere nel modernizzare il racconto gotico ed ha dimostrato (con «L’alba delle tenebre» appunto) come si potesse introdurre nella fantascienza il fascino degli elementi tradizionali fantastici, rimane tuttora uno scrittore valido e creativo; quando tutti i suoi contemporanei hanno smesso di scrivere o continuano a ripetersi stancamente, Leiber è uno dei pochissimi a sapere ancora esprimere idee e tematiche nuove. Le sue opere di questi ultimi anni hanno infatti dimostrato che, assieme alla maturità letteraria e stilistica raggiunta con il passare del tempo, egli possiede ancora una mente viva e fertile e, soprattutto, la volontà di dire ancora qualcosa di nuovo.

Sandro Pergameno

leiberL’AUTORE

Fritz Reuter Leiber Jr. (Chicago, 24 dicembre 1910 – San Francisco, 5 settembre 1992) è stato uno scrittore statunitense di fantasy, fantascienza e horror. La sua popolarità sia tra i fan sia fra i colleghi scrittori è stata notevole; molti suoi romanzi e racconti hanno vinto il premio Hugo e il premio Nebula.  Figlio di due attori shakespeareani, Fritz Reuter Leiber Sr., famoso a teatro e a Hollywood dal 1916 fino alla sua morte, e Virginia Bronson, Leiber – che apparve anche in qualche piccolo ruolo al cinema – è sempre stato affascinato dal teatro e ha descritto compagnie shakespeareane itineranti in storie quali Non è grande magia (No Great Magic, 1963) e Quattro spettri in Amleto (Four Ghosts in Hamlet, 1964), e ha ideato un personaggio di attore/produttore come protagonista del romanzo Il fantasma del Texas (A Specter is Haunting Texas, 1968). Un’interessante caratteristica de Il Grande Tempo (Premio Hugo 1958) è che, nonostante la storia riguardi una guerra temporale fra due fazioni che cambiano continuamente la storia, tutta l’azione si svolge in una piccola bolla di spazio-tempo isolato, circa delle dimensioni di un palcoscenico teatrale con una manciata di personaggi. Molte delle opere migliori di Leiber sono racconti, specialmente horror. Per storie come il racconto La ragazza dagli occhi famelici(The Girl With the Hungry Eyes) e il romanzo Scacco al tempo (You’re All Alone, noto anche comeThe Sinful Ones), è considerato uno dei precursori del moderno genere dell’horror urbano. Nel suo primo romanzo, Ombre del male o La congiura delle mogli (Conjure Wife, 1943), un professore di college scopre che sua moglie (e tutte le altre donne) usano regolarmente lamagia l’una contro l’altra e sui loro mariti. Il romanzo ha avuto tre trasposizioni cinematografiche. Fra le opere più famose di Leiber ci sono le storie di Fafhrd e il Gray Mouser, scritte in un arco di cinquant’anni. La prima di queste, Two Sought Adventure, apparve sulla rivista Unknownnel 1939. I protagonisti di queste storie sono un’improbabile coppia di eroi, Fafhrd e il Gray Mouser, le cui avventure si svolgono principalmente dentro nella suggestiva città di Lankhmar e dintorni (Fafhrd è ispirato allo stesso Leiber e il Mouser al suo amico Harry Fischer). Queste storie furono le progenitrici di molti degli elementi tipici del genere sword and sorcery, espressione coniata dallo stesso Leiber.[1] Esse sono anche uniche fra le opere del genere in quanto nel corso delle storie i due eroi maturano, si assumono delle responsabilità e infine abbandonano la vita di avventurieri per sposarsi e mettere la testa a posto. È stato notato che la città di Ankh-Morpork del ciclo del Mondo Disco di Terry Pratchett possiede più di una vaga somiglianza con Lankhmar (dichiaratamente ammesso dallo stesso Pratchett con l’evidente citazione nella scena di apertura del primo romanzo della serie che raffigura il Bruno Furetto e il suo gigantesco compagno barbaro). Leiber sposò Jonquil Stephens il 16 gennaio 1936, e il loro figlio Justin Fritz Leiber nacque nel 1938. La morte di Jonquil nel 1969 spinse lo scrittore all’alcolismo per tre anni, ma poi ritornò alla sua vecchia forma con un romanzo fantasy ambientato nella San Francisco dei giorni nostri, Nostra signora delle tenebre (Our Lady of Darkness, 1977, pubblicata a puntate in forma breve nella rivista The Magazine of Fantasy and Science Fiction come The Pale Brown Thing, 1971), nella quale le città sono il terreno di coltura di un nuovo tipo di elementali evocabili con l’oscura arte del megapolicromansia. Il racconto sui mondi paralleli L’ingegner Dolf (Catch That Zeppelin!, 1975) aggiunse un altro Nebula e Hugo alla sua collezione. Leiber è stato pesantemente ispirato da Howard Phillips Lovecraft e Robert Graves nelle prime due decadi della sua carriera. A partire dalla fine degli anni cinquanta fu sempre più influenzato dai lavori di Carl Gustav Jung, in particolare dai concetti di anima e ombra e spesso questi concetti sono menzionati apertamente nelle sue opere. Negli ultimi anni della sua vita, Leiber sposò la sua seconda moglie, Margo Skinner, una giornalista e poetessa sua amica da molti anni. I fan gli hanno tributato il premio Gandalf allaWorldcon del 1975, e nel 1981 l’associazione Science Fiction and Fantasy Writers of America gli ha assegnato il Premio Grand Master. Leiber scrisse una breve autobiografia che può essere trovata nell’antologia Luce fantasma (The Ghost Light, 1984). Un biografia critica, Witches of the Mind, è stata pubblicata dalla casa editrice Necronomicon Press. Egli recitò inoltre in alcuni film, una volta con il padre ne Il gobbo di Notre Dame (1939). Era anche un giocatore professionista di scacchi e un campione di scherma. (Bio da Wikipedia)