E Jones creò il mondo | Il mondo che Jones creò (The World Jones Made, 1956)

SpecialePhilipDick[11]sPECIALE PkdcoverQuesta volta torniamo agli anni Cinquanta, quando Dick era un giovane autore di belle speranze e non aveva ancora vinto l’Hugo. Fu nel 1956 che pubblicò The World Jones Made in uno degli Ace Double, quei volumetti assolutamente pulp che più pulp non si può, che usciva con due romanzi alla volta stampati rispettivamente al contrario (e se il manoscritto era troppo lungo per entrare nel formato, Wollheim lo invitava cortesemente a sforbiciarlo per farcelo entrare…). Come recitava la copertina, due romanzi completi a 35 centesimi. (Aggiungo che ad accompagnare Il mondo che Jones creò c’era Agent of the Unknown di Margaret St. Clair, una scrittrice quasi dimenticata, e ingiustamente…).

In Italia il romanzo esce solo nel 1965, non su Urania (ormai Fruttero e Lucentini s’erano disinteressati a Phil…) ma per i tipi dell’editrice La Tribuna di Piacenza (insomma, era passato a Curtoni & Montanari, per capirci); la sua prima edizione italiana s’intitolava però Il mondo che Jones creò. Il titolo attuale è quello della corrente edizione Fanucci.

Tipica opera di apprendistato di Dick, come le altre del periodo strettamente legata da un lato alle tematiche della fantascienza sociologica imperante negli anni Cinquanta, dall’altro ai temi d’attualità degli Stati Uniti sotto la presidenza Eisenhower.

Dopo una guerra nucleare che non è stata vinta né dall’Unione Sovietica né dagli Stati Uniti, il mondo si ritrova unito dal Gofed, un governo mondiale che predica il Relativismo: tolleranza di tutte le idee e le fedi, e persecuzione di intolleranti e fanatici come quelli che hanno portato l’umanità alla rovina.

The World Jones MadeQuesto mondo apparentemente ideale viene scombussolato nel momento in cui emerge la figura di Floyd Jones, all’inizio un fenomeno da baraccone che predice il futuro in un luna park di mutanti; ma ben presto il personaggio comincia a godere di un’allarmante notorietà. Questo perché da un lato la gente è colpita dalla preveggenza di Jones, che riesce a vedere effettivamente cosa accadrà entro un anno, e prevede l’arrivo di misteriosi alieni amorfi che iniziano ad atterrare in varie località della Terra; dall’altro, il fanatismo di Jones è un antidoto al Relativismo al potere, che negando qualsiasi ideale non fondato su prove empiriche ha un effetto mortificante sulla cultura terrestre. In un momento in cui nessuno ha più una fede, Jones ne predica una molto semplice: i protoplasmi che stanno planando sulla terra sono invasori alieni, e tutti gli uomini devono unirsi per sterminarli. Niente di meglio per tenere insieme la gente che inventarsi un nemico comune…

Ciò porta a un sovvertimento dell’ordine politico di cui fa le spese, tra gli altri, il protagonista del romanzo, Doug Cussick, giovane agente segreto del Gofed che vede spazzati via i suoi principi relativisti, mentre Jones conquista il potere assoluto.

Nonostante i suoi poteri di preveggenza, Jones lascia che Cussick lo uccida. Questo perché il veggente ha scoperto (con l’avanzare della sua visione del futuro) che in effetti i protoplasmi alieni sono tutt’altro che pericolosi, per cui prima o poi egli verrà smascherato come ciarlatano; non bastante ciò, ha anche visto che il sistema solare verrà isolato per rappresaglia dagli alieni, per cui l’umanità non avrà nessuna possibilità di espandersi su altri mondi. Jones a questo punto preferisce la morte all’umiliazione e alla rovina, e lasciandosi uccidere diviene un martire, il cui prestigio verrà sfruttato da uno spietato governo totalitario. A Cussick non resta che fuggire su Venere, dove sopravviverà con moglie e figlio sotto una cupola di vetro, in attesa di tempi migliori, in compagnia di esseri umani geneticamente modificati per adattarsi all’ambiente venusiano.

pkd_world_jones_made-first-editionIl finale è più ottimistico di quel che sembri, perché le ultime parole di Cussick lasciano capire che un ritorno sulla Terra dei tre, a causa del collasso della dittatura dei seguaci di Jones, non è lontano. Dal punto di vista simbolico, va detto che molti anni dopo Dick avrebbe veramente raccontato il ritorno di una famiglia del tutto speciale dopo un lungo esilio su un pianeta alieno: l’avrebbe fatto in Divina invasione, dove il rientro della famiglia di Herb Asher e Rybys Romney coincide col secondo avvento del Redentore.

Il tema della tolleranza e dell’intolleranza s’intreccia in modo complesso con la questione dell’omologazione sociale. Sono tutti problemi scottanti nell’America Felix degli anni ’50, dove la prosperità economica si raggiunge solo cedendo a potenti pressioni uniformanti. La società statunitense della Guerra fredda, spaventata dalle minacce esterne, vuole l’omologazione degli americani al di là di fedi religiose, etnia e anche colore della pelle; non va dimenticato infatti che i primi colpi alla segregazione razziale è proprio il repubblicano e conservatore Eisenhower a darli, e lo fa mandando l’esercito nei riottosi stati del Sud.

Si possono imporre i valori democratici con la forza? E si può avere una soluzione definitiva al problema di come strutturare una società giusta? Il monopolio di qualsiasi idea, anche la migliore, non è comunque una forma di coercizione? Sono domande tutt’altro che irrilevanti anche nella nostra epoca di guerra al terrorismo, di ondate immigratorie e di strombazzato scontro di civiltà, che vengono poste e drammatizzate in questo romanzo del ’56, tutt’altro che superato e datato.

Umberto Rossi

Philip K. DickL’AUTORE

Philip Kindred Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982) è stato uno scrittore statunitense. La fama di Dick, noto in vita esclusivamente nell’ambito della fantascienza, crebbe notevolmente nel grande pubblico e nella critica dopo la sua morte, in patria come in Europa (in Francia e in Italia negli anni ottanta divenne un vero e proprio scrittore di culto), anche in seguito al successo del film Blade Runner del 1982 liberamente ispirato a un suo romanzo. In vita pubblicò quasi solamente opere di narrativa fantascientifica – un genere all’epoca considerato “di consumo” – ed è stato successivamente rivalutato come un autore postmoderno precursore del cyberpunk e, per certi versi, antesignano dell’avantpop. Gli sono stati dedicati molteplici studi critici che lo collocano ormai tra i classici della letteratura contemporanea. Temi centrali dei suoi visionari romanzi sono la manipolazione sociale, la simulazione e dissimulazione della realtà, la comune concezione del “falso”, l’assuefazione alle sostanze stupefacenti e la ricerca del divino.

Nato a Chicago, con la sorella gemella Jane, in una famiglia dai legami burrascosi (la madre, da lui descritta come nevrotica, divorziò dal padre pochi anni dopo la nascita dei gemelli), Philip Dick trascorse un’infanzia e un’adolescenza solitarie e tormentate: la sorellina morì a poche settimane dalla nascita (Dick le rimase sempre legato, e decise di essere seppellito accanto a lei); dopo il trasferimento in California, frequentò l’Università di Berkeley, ma non concluse gli studi a causa della sua militanza nel movimento contro la guerra di Corea e del suo pacifismo(per continuare gli studi universitari avrebbe dovuto sostenere un corso di addestramento – ROTC – come ufficiale della riserva, all’epoca obbligatorio), che lo portarono ad avere problemi col maccartismo di quegli anni. Iniziò a lavorare in un negozio di dischi dove conobbe la prima moglie, Jeanette Marlin (il matrimonio durò da maggio a novembre ’48). Le sue affermazioni secondo cui in quel periodo avrebbe lavorato in una radio locale non sono mai state provate, anche se è possibile che abbia scritto testi pubblicitari per qualche emittente di Berkeley. Sicuramente la nascita della sua conoscenza e del suo amore per la musica classica precedette gli anni in cui lavorò come commesso nel negozio di dischi.

L’incontro con la fantascienza avvenne, forse per caso, e forse nel 1949 (ma il suo primo racconto, “Stability” Stabilità, pubblicato postumo, fu scritto nel 1947), quando invece di una rivista di divulgazione scientifica ne acquistò per sbaglio una di fantascienza (la circostanza non è certa). Esordì nel 1952 sulla rivista Planet Stories. Lasciata la prima moglie, si risposò con Kleo Apostolides (dal 14 giugno 1950 al 1959), militante comunista di origini greche. In questo periodo pubblicò i primi romanzi e una notevole quantità di racconti. Il matrimonio con Kleo andò in crisi quando Dick si trasferì nella zona rurale di Point Reyes, a nord di San Francisco, in quella Marin County che fu l’ambientazione di diverse opere (tra tutte Cronache del dopobomba). Lì conobbe Anne Williams Rubinstein, che diventò la sua terza moglie (rimasero sposati dal 1º aprile 1959 all’ottobre 1965). Era una donna colta e di forte personalità, vedova e madre di tre figlie, che gli diede una figlia: Laura Archer (25 febbraio 1960). Dick si trasferì a casa di Anne, e per mantenere la famiglia e il tenore di vita della moglie abbandonò la fantascienza, poco remunerativa e per niente prestigiosa, per tentare di occuparsi di narrativamainstream. Ma Dick visse ciò come una sconfitta, di cui considerò responsabile la moglie. Il fallimento come “nuovo” autore fu la goccia; il matrimonio andò a pezzi, Dick si convinse che la moglie avesse assassinato il precedente marito e che avrebbe fatto lo stesso con lui. Divorziarono nel 1965, e Dick si trasferì a San Francisco.

Dick assumeva anfetamina fin dai primi anni Cinquanta, sostanza che gli era stata prescritta dallo psichiatra che gli aveva diagnosticato una lieve forma di schizofrenia; l’anfetamina era usata per combattere gli stati depressivi di cui lo scrittore soffriva occasionalmente. Man mano Dick sviluppò una vera e propria tossicodipendenza dalla sostanza, che lo agevolava nella stesura delle sue opere. L’abuso di stimolanti raggiunse livelli allarmanti durante la seconda metà degli anni Sessanta, proprio mentre l’autore scriveva due dei suoi romanzi più importanti (Il cacciatore di androidi e Ubik). La rottura con la quarta moglie, Nancy Hackett (sposata dal 6 luglio 1966 al 1972), che lo abbandonò assieme alla figlia Isolde Freya (ora Isa Dick Hackett ) (15 marzo 1967), e la morte del suo carissimo amico Jim Pike, mandarono Dick alla deriva; lo scrittore si trovò a vivere in una casa di sbandati, e la situazione arrivò al punto critico quando, in sua assenza, la sua abitazione subì un’effrazione durante la quale sconosciuti forzarono il suo schedario blindato (Dick fece innumerevoli ipotesi sulla loro identità, arrivando a sospettare che fossero agenti dell’FBI; a tutt’oggi la questione non è stata chiarita). In seguito Dick partecipò a una conferenza sulla fantascienza a Vancouver, in Canada, e decise di stabilirvisi. Anche l’esperienza canadese fu però un fallimento, dovuto al consumo eccessivo di psicofarmaci e alla mancanza di denaro. Dick si fece ricoverare in una comunità di recupero pertossicodipendenti, la X-Kalay, un’esperienza breve che però lo aiutò chiudere con le anfetamine. Molti eventi e situazioni risalenti al suo percorso esistenziale di questo periodo ebbero un ruolo importante nel suo romanzo Un oscuro scrutare. Tornato in California, Dick si stabilì alla periferia di Los Angeles e nel 1972 riprese a scrivere, anche in seguito all’incontro con Leslie (Tess) Busby (18 aprile 1973-1977), la quinta moglie, dalla quale ebbe il terzo figlio, Christopher Kenneth (25 luglio 1973). Tra il febbraio e il marzo del 1974 Dick iniziò a sentire voci e avere visioni in sogno e da sveglio. Convinto di vivere un’esperienza mistica, Dick prese a scrivere l’Esegesi, una vasta raccolta di appunti a carattere teologico-filosofico a partire dai quali scrisse la celebre Trilogia di Valis, punto d’arrivo della sua esperienza letteraria.

Morì a Santa Ana, in California, per collasso cardiaco, nel 1982, proprio quando i diritti delle sue opere cominciavano a dargli per la prima volta una certa sicurezza economica, e mentre era in lavorazione il primo film basato su una delle sue storie: Blade Runner, di Ridley Scott, che Dick non poté vedere completato, anche se riuscì a visitarne il set. (Biografia tratta da Wikipedia)

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