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Intervista a Maico Morellini

Nicola ParisiLa seguente intervista è stata realizzata da Nicola Parisi creatore e amministratore del blog Nocturnia ed è pubblicata qui su Andromeda in occasione della collaborazione tra blog per il progetto Pax Fantascientifica.

Maico MorelliniCome promesso oggi vi propongo l’intervista con lo scrittore Maico Morellini, l’autore di opere come il romanzo Il Re Nero e il lungo ciclo de I Necronauti. Ringrazio Maico per la sua gentilezza e disponibilità ed anche per essersi sobbarcato questa lunga intervista ( Mi sa che, almeno finora, questa sia stata l’intervista più complessa a cui tu ti sia dedicato, vero Maico?). Questa chiacchierata in origine era nata per essere pubblicata solo su Nocturnia, ma in occasione del progetto Pax Fantascientifica apparirà in contemporanea  (grazie anche all’entusiastica collaborazione di Alessandro Iascy) anche sulla rivista digitale Andromeda. Un’ ottima occasione per i lettori di entrambi i siti di conoscere meglio ambedue le pubblicazioni. Il link dell’intervista su Andromeda è questo.

Mentre per approfondire meglio la conoscenza di Morellini: qui trovate il blog dell’autore, mentre questa è la scheda da me dedicata allo scrittore di Reggio Emilia.

Buona lettura!!!

Attendo i vostri commenti!

Pax SF per blog a fondo chiaroNick:  Ciao Maico ! Benvenuto. Come prima domanda ti chiedo di presentarti ai nostri lettori e di parlarci del primo momento in cui hai deciso di diventare uno scrittore.

Ciao, e grazie dell’invito!

Cercherò di presentarmi in due parole, senza ammazzare di noia i lettori. Sono nato nel 1977, mi sono fatto le ossa leggendo fumetti e ho militato a lungo tra le fila del vasto esercito dei giocatori di ruolo. Ho iniziato a battere i primi tasti di una bella Olivetti intorno alle seconda media, fine anni ottanta per intenderci, ma ho deciso di dedicarmi con determinazione alla scrittura qualche anno più tardi. Alcuni esperimenti, complici insegnanti che accettavano temi fuori dagli schemi, e poi ho iniziato a scrivere con regolarità. Del mio primo racconto ricordo che moriva un sacco di gente e che ho dovuto scrivere l’incipit quattro volte perché, visto che lo lasciavo ovunque, i miei genitori buttavano via il foglio di continuo.

In particolare cosa ti ha avvicinato alla fantascienza e al fantastico e quali sono stati gli scrittori ed i romanzi che ti hanno formato maggiormente come lettore prima ancora che come scrittore? Naturalmente puoi citare anche film, serie televisive, musica e tutto quello che ti viene in mente.

Il mio amore per il fantastico si è svolto in tre tempi. Sono stato letteralmente folgorato da ‘Il Ritorno dello Jedi’, visto al cinema nel 1983 quando avevo sei anni e di sicuro questo ha inchiodato il timone della mia creatività nella direzione della fantascienza. Poi mi sono avvicinato al mondo dei fumetti intorno ai dodici leggendo Dylan Dog, e questo ha dato sfogo alla mia vena horror. Poi, più o meno sempre in quel periodo, ho scoperto i romanzi. Asimov per primo, grazie ad amici e a un fratello più grande di me. Poi Bradbury, Heinlein, E alla fine è arrivato anche anche il fantasy che ha monopolizzato le mie letture per un bel pezzo. Poi cinema horror, di fantascienza e ‘Star Trek’ visto che di nuovi Guerre Stellari, all’epoca, non c’era nemmeno l’ombra

Tu fai pare di quel largo gruppo di scrittore provieni dalle fila del fandom, quanto le tue esperienze da fan ( o comunque da appassionato) influenzano la tua attività di scrittore? 

Io ben prima di essere uno scrittore sono un grande appassionato di horror e fantascienza. E da appassionato, da persona che ritiene il cinema e la letteratura di genere nobili tanto quanto il manistream, mi è venuto naturale cercare di trasmettere e di condividere queste mie passioni. Il fandom è stato, ed è, un passaggio obbligato di questa volontà. Aiuta a crescere, aiuta a confrontarsi e qualche volta è anche fondamentale per adottare punti di vista differenti. Non so se l’essere fan mi aiuta nella carriera letteraria, ma di sicuro mi arricchisce come appassionato.

Mi sembra di aver letto alcune tue dichiarazioni in cui equiparavi l’atto dello scrivere un romanzo ad una partita di Tennis. Ce la spieghi questa affermazione? 

Chi gioca a tennis da agonista sa bene che si tratta di uno sport estremamente solitario. Una lotta non solo contro l’avversario, ma anche contro sé stessi. Un incontro può durare alcune ore nelle quali viene voglia di mollare, di lasciare che le difficoltà della partita abbiano la meglio. Ore nelle quali nessuno può venirti in soccorso perché in campo ci sei solo tu, la tua racchetta e la volontà di vincere. E soprattutto è molto importante il finale della partita: vincere o perdere fanno tutta la differenza.

Scrivere un romanzo non è poi così diverso: nessuno può aiutarti e spesso sei solo con la tua creatività. E’ una battaglia tutta mentale, che dura settimane, mesi, persino anni. Nessuno a parte te può giocare quella partita e il finale, come nel tennis, è molto, molto importante. Serve talento, ma il talento non basta.

Vi ho convinto?

Una costante che mi sembra di avvertire molto nella tua opera è la cura particolare delle ambientazioni, per lo scenario dove ambienti le tue storie. E’ una ricostruzione sbagliata la mia?

Assolutamente no, è una ricostruzione più che corretta. Io dedico molta energie alle ambientazioni perché mi sono reso conto che un mondo ben costruito apre scenari ai quali non avevi pensato. Se i personaggi si muovono in un contesto ricco e definito, vengono aiutati dall’ambiente a prendere certe decisioni e questo può togliere parecchie castagne dal fuoco soprattutto negli inevitabili momenti di incertezza che accompagnano la scrittura di un romanzo.

C’è solo un piccolo sacrificio a cui bisogna essere disposti: l’ambientazione è sempre molto più ricca e articolata di quanto sia possibile mettere all’interno della storia ma questo non deve spingerti a ficcarci dentro tutto per forza. Molto di quello che hai pensato resterà fuori dai giochi, ed è giusto così. 

Una seconda costante che riscontro nei tuoi scritti (in particolare, ne “Il Re Nero” e ne “I Necronauti”), è-a parte la grossa fusione che applichi tra elementi SF ed elementi horror o thriller  il forte uso anche simbolico che tu fai delle dicotomie classiche della narrativa di genere, quali ad esempio il conflitto tra Vita e Morte o quello, ancora più classico, tra Ordine e Caos. Da cosa deriva l’interesse per questi temi?

Sono temi classici ma non per questo privi di fascino e potere. Di sicuro la grande passione per il fantasy ha tenuto vivo l’interesse per questi concetti. Mi ha aiutato a esplorarne le potenzialità e ad adattarli al mio modo di scrivere.

Sotto molti aspetti credo sia però un’attrazione inconscia. Non mi metto mai a tavolino intorno a questi temi ma escono da soli, si prendono spazio e di certo catalizzano anche parte delle mie produzioni. 

Sono affascinato dal caos e, nel senso buono, dalla morte e quindi trovo naturale poi contrapporre l’ordine e la vita ai miei antagonisti.

Veniamo adesso proprio nello specifico delle tue opere. Se non ricordo male, la tua prima cosa pubblicata è la raccolta “Cronache dal Domani” uscita nel 2000 per un piccolo editore di Firenze.Adesso vorrei che tu tornassi indietro con la memoria a quei giorni e ci descrivessi le sensazioni provate in occasione della tua prima pubblicazione.

E’ piuttosto difficile a posteriori perché l’entusiasmo per la proposta editoriale è stato smorzato, nel tempo, dal fatto che si trattava di una delle famose ‘pubblicazioni con contributo da parte dell’autore’. La casa editrice mi fu consigliata da un libraio di Reggio Emilia e io ero molto, molto inesperto. Non ero informato sull’editoria a pagamento e all’epoca internet muoveva i suoi primi passi nella vita di tutti noi. Perciò è stata di sicuro un’esperienza formativa ma non in senso positivo: ben preso mi sono convinto che se nessuno è disposto a investire in un tuo scritto, è meglio lasciar perdere.

E averlo provato sulla mia pelle è stato decisamente più efficace. 

Un anno fondamentale per te è stato il 2010 grazie alla vittoria del Premio Urania con il  romanzo “Il Re Nero”, ambientato nell’Italia del futuro. Mi sembra “Il Re Nero” in un certo senso si riallacci al discorso che si faceva prima sulle passioni, in quanto ne raccoglie molte tue:  come quella per gli scacchi o quella per la tua terra, trascritte però in chiave fantastica. Guarnite insomma, con una bella dose di critica sociale e politica (penso alle pagine in cui descrivi l’isolazionismo politico o la critica sulla gestione delle strutture sanitarie) Per la seconda volta ti chiedo se si tratta di una mia ricostruzione sbagliata ?

E’ esattamente così. Ne Il Re Nero, romanzo arrivato dopo diversi anni di palestra letteraria nei concorsi di horror e fantascienza, ho cercato di riunire tutte le cose di cui hai parlato. Seguendo una delle regole d’oro della scrittura ho voluto scrivere di ciò che conoscevo e di ciò che amavo. Perciò scacchi, la mia terra, e le inevitabili riflessioni socio-politiche che sono effetto collaterale di un’ambientazione comunque reale e realistica. 

Tornando al discorso sulle ambientazioni,  molti lettori de “Il Re Nero” sono rimasti affascinati dalla creazione di “Polis Aemilia” , la megalopoli frutto della fusione di Modena; Bologna e Reggio- Emilia. Come ti è venuta l’idea ?

Ho lavorato davvero tanto su Polis Aemilia e posso dire che il vero motore dell’intero romanzo è proprio la città stato che fa da scenario a Il Re Nero. L’idea è arrivata come un fulmine, anche se in una forma molto grezza: “E se in futuro cercassero di risolvere i problemi ricostruendo le antiche polis greche?”. Più o meno questo è stata la prima scintilla per la nascita di Polis Aemilia. Poi ho esteso questo concetto e mi sono divertito a strutturare necropoli, polis e acropoli modificando le tre città secondo le mie esigenze di ambientazione.

Proseguendo su questa linea: quali sono state le maggiori fonti d’ispirazione per la figura di Riccardo Mieli, il protagonista del romanzo?

Mieli arriva direttamente dall’hard boiled alla Raymond Chandler (con le debite proporzioni: Chandler è Michelangelo, io sono uno scalpellino). Mieli è, a modo suo e senza nessuna pretesa di essere ugualmente efficace, un omaggio a quel tipo di investigatore acido e problematico che Chandler rendeva protagonista delle sue storie. E’ estremo in alcune sue posizioni ma solo perché Polis Aemilia è una città estrema. E’ responsabile della nascita della Polis e della sua evoluzione e questo lo mette in una posizione di amore e odio per la città in cui vive. 

Il tuo successivo lavoro è la serie dei 15 racconti, poi riuniti in volumi, de “I Necronauti. “I Necronauti”  si discosta molto dai tuoi lavori precedenti poiché si tratta di una corposa saga  hard science fiction di largo respiro.  La serie, rappresenta un modo da parte tua per andare oltre i generi della distopia e del Techno-Thriller, che in questi anni hanno goduto di larga fortuna nel nostro paese? E se si come mai questa scelta ?

I Necronauti nascono da una bella opportunità che Delos e Franco Forte mi hanno offerto quando mi è stato chiesto di concepire una serie di racconti di fantascienza legati tra loro, ambientati in un universo narrativo originale che potevo strutturare a mio piacimento. Forse inconsciamente, ma nemmeno tanto, ho preso la palla al balzo per cercare di dimostrare che la fantascienza italiana può andare anche oltre la tanto bistrattata distopia. Non per rigetto o fastidio nei confronti del techno-thriller distopico, è una struttura narrativa che mi piace molto sia da leggere che da scrivere, ma proprio perché volevo andare oltre cercando di offrire ai lettori, e anche a me stesso, qualcosa che riportasse l’uomo oltre i confini del nostro pianeta. I tempi mi sembravano maturi e così sono nati ‘ I Necronauti’. Anche perché negli ultimi anni si è creato un bell’interesse intorno alla spazio e alla sua esplorazione: Philae e Rosetta, le missioni su Marte, videogiochi a tema e film incentrati sul nostro adorato Sistema Solare. Ovviamente non ne sono immune e ho dato il mio contributo. 

Descrivi la serie “I Necronauti” a quei lettori di Nocturnia che ancora non la conoscono

I Necronauti, come tu stesso hai ottimamente sintetizzato, sono una space opera di hard science fiction ambientata nel nostro sistema solare in un futuro remoto. Il punto di partenza è questo: dopo la colonizzazione dell’intero sistema solare una misteriosa stazione spaziale aliena fa la sua comparsa tra Plutone e Caronte. Dal momento del suo arrivo una misteriosa energia assale l’intero sistema solare e distrugge ogni cosa si trovi nello spazio aperto. A tutti gli effetti le colonie si trovano isolate le une dalle altre senza la possibilità di comunicare. Questa situazione, chiamata Silenzio, dura molti secoli fino a quando dalle lune di Saturno non fa la sa apparizione la Corporazione dei Necronauti. I Necronauti sono uomini in punto di morte, tenuti in vita da sofisticate armature biomeccaniche, alla guida delle astronavi della Corporazione. Hanno sviluppato una tecnologia molto particolare, la necropropulsione, che permette loro di muoversi nello spazio ingannando l’energia aliena. Solo che invece del comune carburante le navi della Corporazione usano l’energia sprigionata in punto di morte da uomini e donne gravemente malati che vengono caricati sulle navi come propellente.

Questo è l’incipit, l’ambientazione di base, e la storia inizia proprio da qui. Il primo racconto, “La Luce di Titano”, racconta di come la Terra e i suoi agenti segreti cerchino di infiltrarsi a bordo delle navi della Corporazione per scoprirne i segreti. E da qui inizia una storia divisa in due stagioni: la prima composta da 10 racconti, raccolti in cartaceo da Ambrosia, la seconda composta da 5 racconti pubblicati solo in digitale sempre da Delos.

Ti propongo un giochino: fai i nomi di tre illustratori, non importa se italiani o stranieri, se contemporanei o del passato, che ti piacerebbe illustrassero le astronavi gotiche della corporazione dei Necronauti e motiva questa scelta.

Quelli che le hanno già illustrate non valgono vero? Simone Messeri ha dato la sua bella interpretazione della Luce di Titano!

Dicevamo, illustratori. 

Il compianto Hans Ruedi Giger, in quanto a stile gotico credo avesse talento da vendere e mi sarebbe piaciuto davvero tanto vedere una sua interpretazione delle mie navi.

L’altrettanto compianto Ralph McQuarrie perché era (e in parte è ancora) l’eminenza dietro i concept di Star Wars e visto che posso sognare, alloro sogno in grande. 

E infine Franco Brambilla perché sono sue le bellissime copertine dei miei due romanzi pubblicati su Urania. Copertine nelle quali è stato in grado di interpretare i miei gusti alla perfezione. Sarei quindi molto curioso di vedere una delle mie navi nascere dalla sua penna.

A partire dal 2012 hai cominciato a collaborare con la storica e prestigiosa rivista Nocturno  per la quale scrivi articoli, saggi e recensioni: com’è nata questa collaborazione?

La collaborazione è nata quando Giuseppe Lippi mi mise in contatto con la redazione di Nocturno per partecipare a un dossier su Guerre Stellari. Sono grande appassionato di fantascienza, di cinema e di Star Wars. Per più di dieci anni poi ho frequentato in modo molto attivo il fandom che orbitava intorno a Guerre Stellari e quindi quella fu una bella opportunità per scrivere anche di quella passione. Da allora, e devo dire che la cosa mi fa molto, molto piacere la collaborazione non si è più interrotta: scrivo regolarmente su Nocturno soprattutto per quanto riguarda la fantascienza e l’horror.

Vorrei soffermarmi adesso su alcuni dei saggi e dei dossier che hai scritto per Nocturno e che tu dedicassi qualche riga per un paio di loro : mi riferisco a “Mezzo Secolo di Enterprise” e a”La Nuova Carne” (che è anche stato candidato al Premio Italia)  uscito su Nocturno #143 dedicato al Cinema di David Cronemberg.  

Ho scritto “Mezzo Secolo di Enterprise” poco prima che Abrams riportasse al cinema il suo Star Trek: Into Darkness (2013) e l’ambizioso intento era quello di riassumere 50 anni di uno dei franchise più longevi della storia raccontando da dove si era partiti per capire dove si sarebbe andati con il nuovo corso di Abrams.

La Nuova Carne” è stato il mio contributo a un bellissimo speciale su David Cronenberg e mi sono occupato nel dettaglio di tre suoi film:”Videodrome” (1983),”Il Pasto Nudo” (1991) ed “eXistenz” (1999). Ho cercato un filo conduttore comune e credo anche di averlo trovato. Per gli amanti di Cronenberg, sul mio sito è pubblicato l’articolo in versione integrale.

Fantascienza in Italia e Fantascienza italiana, due rapporti non sempre idilliaci: secondo te perché? E cosa si può fare per migliorare la situazione?

Onestamente non saprei. Mi spiego: dal punto di vista della produzione fantascientifica il panorama italiano è molto, molto vario. Ci sono autori diversi tra loro che battono strade molto differenti una dall’altra e questa è una bella garanzia perché offre opportunità interessanti anche a chi legge. Quindi secondo me vengono scritte ottime storie diverse da loro sia per tema che per struttura. Detto questo forse esiste un preconcetto non maligno e forse nemmeno volontario nei confronti della parola fantascienza. Mi pare ci sia nel pubblico generalista (nel senso buono, mi riferisco al pubblico che normalmente non legge fantascienza) un fraintendimento di base su cosa è la fantascienza che lo spinge a diffidare di tutto quello racchiuso sotto questa etichetta. Forse si potrebbe provare a spiegare, anche se non ho idea di come farlo, che molto di quello che viene letto, senza saperlo, è già fantascienza. Superare qualche barriera e abbattere preconcetti potrebbe essere un buon inizio. Ma il modo  … be’, è un altro paio di maniche.

Più in generale come vedi lo stato di salute della narrativa di genere fantastico nel nostro paese?

Il discorso è molto simile a quello che ho fatto per la fantascienza anche se forse qui ci sono eredità concettuali meno pesanti da superare. Se dovessi decidere le condizioni del malato tastando il polso delle librerie, mi pare che la sezione più sacrificata in assoluto sia quella della fantascienza mentre il fantasy, l’ horror, e lo young adult hanno decisamente una volumetria più salutare.  

Oltre alla saga dei I Necronauti Nel corso degli ultimi anni hai partecipato con tuoi racconti a diverse antologie interessanti. In particolare ho apprezzato il racconto “La Confraternita dei Rabdomanti ” uscito  su “Ma gli Androidi mangiano Spaghetti Elettrici” uscito nel 2015 per Della Vigna, Parlaci del racconto e dell’antologia.

L’antologia, orchestrata e organizzata da Massimo Mongai, Francesco Grasso e Marco Minicangeli, è nata come costola fantascientifica dell’ Expo. L’idea dei tre curatori era quella di creare un’antologia i cui temi potessero integrarsi con quello dell’Expo. Nutrire il pianeta e quindi nutrire il futuro. Il progetto mi è subito sembrato molto interessante e anche adatto a uno dei tanti scopi che secondo me la fantascienza deve avere perciò ho accettato di buon grado la proposta di parteciparvi.

Nel dettaglio io mi sono concentrato su uno scenario futuro nel quale l’acqua diventa un bene rarissimo affidato alla Confraternita dei Rabdomanti: è compito dei Rabdomanti indire un’asta nella quale ogni nazione offre risorse in cambio di pura e semplice acqua. A pensarci bene non è così fantascientifico come sembra.

Hai pubblicato le tue opere sia in formato cartaceo che in digitale: pregi e difetti di entrambi i formati. 

Non so se sia corretto parlare di pregi o difetti. Credo sia più giusto ragionare sulle opportunità che l’ebook offre perché per quanto riguarda il cartaceo non ci sono grandi sorprese.

Mi sembra che l’avvento dell’ebook abbia donato linfa a un genere narrativo che in Italia non ha mai goduto di particolare fortuna: i racconti. Grazie all’ebook hanno trovato posto sugli scaffali digitali degli store storie brevi, di genere e non, che hanno dimostrato grande qualità. Si tratta di pubblicazioni che altrimenti non avrebbero mai visto la luce e questo è senza dubbio un grande pregio. 

Ho l’impressione che tra i due formati di divulgazione non ci sia una vera e propria concorrenza quando una collaborazione: dove non arriva l’uno può arrivare l’altro. E viceversa.

Tra i tuoi colleghi scrittori quali sono quelli che segui con maggiore attenzione ed interesse?

Io leggo la fantascienza italiana molto volentieri, e non lo dico per piaggeria o per sistemarmi in una confortevole posizione di comodo. Mi interessa molto tutto quello che scrivono i mie colleghi e ripeto quello che ho detto qualche domanda fa: la produzione italiana è molto varia e interessante. Non faccio nomi perché finirei con il dimenticare qualcuno e anzi, cerco di leggere quanti più italiani posso.

Tra l’altro nel 2003 ho ideato il concorso letterario ‘Space Prophecies’ e l’ho curato per otto anni, fino al 2011: è stato un ulteriore modo per leggere fantascienza nostrana e per avere conferme della varietà di cui disponiamo.

Progetti futuri. di cosa ti stai occupando adesso e cosa dobbiamo aspettarci da Maico Morellini nel prossimo futuro?( Più nello specifico, ci vuoi parlare del  tuo nuovo romanzo in uscita per Mondadori ?) 

Maggio 2016 sarà un mese molto importante per me perché verrà pubblicato da Urania il mio nuovo romanzo ‘La Terza Memoria’. Posso dire che non ha niente a che vedere con ‘Il Re Nero’ e con ‘I Necronauti’. E’ ambientato in Italia, in un futuro imprecisato, dopo un misterioso evento catastrofico noto come il Disordine

Poi sempre nel 2016 uscirà un racconto lungo di fantascienza pubblicato dagli amici di Edizioni Imperium.

E sto lavorando a diversi progetti piuttosto diversi tra loro che comprendono anche un nuovo romanzo. Ma sono prudente e preferisco non sbilanciarmi troppo con eventuali date. 

Bene, è tutto, nel ringraziarti per la tua disponibilità e per la tua gentilezza ti chiedo se esiste una domanda alla quale avresti risposto volentieri e che io invece non ti ho rivolto?

Grazie a te e direi che mi hai chiesto tutto quello che speravo! Ancora grazie dello spazio e un grosso abbraccio a tutti i lettori di Nocturnia!

Nicola Parisi

L’AUTORE

Maico Morellini (Reggio nell’Emilia, 14 novembre 1977) è uno scrittore di fantascienza italiano, vincitore nel 2010 del Premio Urania. Dal 2003 al 2009 ha ricoperto il ruolo presidente di Yavin 4, associazione culturale dedicata al mondo del fantastico e della fantascienza e dal 2003 al 2011 ha curato le prime otto edizioni del concorso letterario a tema fantascientifico Space Prophecies, da lui ideato. Ha ricevuto diverse segnalazioni al Premio Lovecraft e pubblicato vari racconti su alcune raccolte e riviste tra cui Writers Magazine Italia. Ha vinto il Premio Urania 2010 con il suo romanzo d’esordio Il re nero pubblicato nel novembre del 2011 sul numero 1576 della collana Urania. Da gennaio 2012 collabora con la rivista di cinema Nocturno. Nel 2014 è stato finalista al Premio Italia in due diverse categorie (articolo e racconto su pubblicazione professionale. Nel 2015 è stato finalista al Premio Italia nella categoria “articolo su pubblicazione professionale” con il saggio sul regista David Cronenberg La Nuova Carne. Vive a Bagnolo in Piano (RE) e svolge l’attività di consulente informatico.