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ÜBERMENSCH (2019) di Davide Del Popolo Riolo

La Germania nazista ha vinto la Seconda guerra mondiale. Un’ipotesi che si può ormai definire “classica” per il genere della Storia alternativa, a partire dal capolavoro di Philip K. Dick The Man in the High Castle. Ma nel mondo descritto da Davide Del Popolo Riolo gli eventi hanno preso una strada diversa per una ragione molto particolare; l’inserimento nell’equazione della storia di una variabile inattesa, l’Eroe Ariano, che ha spazzato via i nemici di Hitler.

Titolo: Übermensch | Autore: Davide Del Popolo Riolo | Editore: Delos | Anno di pubblicazione: 2019 | Romanzo vincitore del Premio Italia 2020 

Nei romanzi “De bello alieno” e “Non ci sono dei oltre il tempo”, Davide Del Popolo Riolo aveva già esplorato con acume l’interrogativo all’origine di tutte le ucronie: “Cosa sarebbe accaduto se…?”
Con “Übermensch”, finalista al Premio Urania 2017, alza la mira e fa suo il monito di P.K. Dick: “Se vi pare che questo mondo sia brutto, dovreste vedere gli altri.”

Un simbolo aguzzo e cupo giganteggia su un sipario nero calato (sulla Storia); l’immagine di copertina di “Übermensch” anticipa il succo del romanzo.

La storia inizia nel 1919. Qualcosa dal cielo precipita in una fattoria tedesca, distruggendo un capanno e scatenando i latrati dei cani.
Trent’anni dopo, la realtà è irriconoscibile.
I nazisti hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale. Merito di Übermensch, che grazie ai super-poteri ha consegnato il mondo a Hitler, dimostrando la superiorità della razza ariana.

L’idea di un Superman schierato con i nemici dell’America non è nuova, basti pensare alle storie a fumetti “Red Son” e “Mastermen”. Quanto alle distopie naziste, pietra miliare è il romanzo “La svastica sul sole”, alias “L’Uomo nell’Alto Castello”, di P.K. Dick.
Tuttavia, in “Übermensch”, Davide Del Popolo Riolo dà nuovi colori al tema e rilancia la possibilità della coesistenza di tutte le realtà, mettendo in bocca a uno dei personaggi una strana teoria, non funzionale al romanzo ma che avvia riflessioni “dickiane”.

Causa ed effetto sono elementi reali o concetti astratti senza significato? Esistono connessioni tra gli eventi oltre a quelle che gli stessi osservatori attribuiscono loro?
Non si sa. Fatto sta che il romanzo non procede secondo la fabula, in maniera lineare e fluida, ma attraverso un intreccio in apparenza sconnesso, in cui più linee narrative s’intersecano e si mescolano a flashback privi di un ordine temporale.
È come se il libro fosse stato strappato e ricomposto da un estraneo all’oscuro di tutto.
Si comprende che l’immagine del capanno sfondato dall’impatto del 1919 era metafora e presagio del futuro. Nei successivi trent’anni la Storia è crollata sotto il peso dell’intruso, frammentandosi in un caos ucronico e riassemblandosi in una distopia.

Protagonisti principali sono Clara e Giuseppe, impegnati in una disperata missione segreta.
Al diario di Hanna Shuster, adolescente ebrea e omologa americana di Anna Frank, spetta il compito di narrare gli sconvolgimenti prodotti dal nuovo assetto mondiale.
Voce del nemico è il generale Wache, devoto a Hitler e vero artefice del trionfo nazista.

Davide Del Popolo Riolo caratterizza i personaggi con tic e registri ad hoc: toni enfatici ed esaltati per i fascisti; balbettii per Giuseppe; pensieri piatti per Wache; reazioni decise e arroganti per Clara, l’unico punto debole del romanzo.
Fanno inoltre capolino versioni alternative e credibili di figure storiche – come Kennedy e Churchill – e di scrittori di fantascienza – quali Heinlein e Asimov – ma si notano anche easter eggs e rimandi a “1984” di Orwell oltre al già citato “La svastica sul sole”.
L’Eroe Ariano, figura enigmatica, è il nostro “Uomo nell’Alto Castello”.
Non assistiamo alle sue imprese, se non nei resoconti tedeschi, nei notiziari fascisti e nei fumetti letti dai personaggi.

L’Autore privilegia l’introspezione e contrappone eroi a supereroi, coraggio a vigliaccheria, propaganda a libero arbitrio. Adoperando una tecnica di “pittura” mediata dalle parole, centellina le rivelazioni e svela il quadro intero soltanto negli ultimi capitoli.
Così la data del 4 maggio 1949, che nella nostra realtà è il giorno in cui i calciatori del Torino sono periti in un incidente aereo, in “Übermensch” diviene meta di un viaggio pieno di pericoli.
E se la premessa del Superman nazista può sembrare “roba da fumetto”, l’opera di Davide Del Popolo Riolo mostra con efficace realismo il mondo in cui vivremmo se i nazisti avessero vinto la guerra, al di là del modo in cui avrebbero potuto farlo.

Forse Leibniz aveva ragione e davvero “Viviamo nel migliore dei mondi possibili”.
Nonostante tutto.

Valeria Barbera