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Speciale P.K.Dick – “Un Oscuro Scrutare” (A Scanner Darkly, 1977)

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Considerate che duro lavoro è quello del traduttore. Ma come si fa a rendere A Scanner Darkly, titolo originale di questo romanzo uscito nel 1977 in America e appena due anni dopo in Italia (per i tipi della Nord quand’era la Nord!)? Allora resero il titolo con Scrutare nel buio, fu poi Gabriele Frasca, quando lo ripubblicò (e ritradusse) per Cronopio a inventare il titolo italiano che più s’approssima a quello originale, senza però rendere la strana miscela di Paolo di Tarso (o San Paolo, com’è più noto qui da noi) e fantascienza che è presente nel titolo inglese.

Un Oscuro ScrutareMa parliamo un attimo della storia. Va detto che questo romanzo, uno dei più potenti che Dick ci abbia lasciato, è tra i meno fantascientifici: tutto ciò che vi avviene è possibile, per non dire che già lo viviamo, tranne l’invenzione della “tuta disindividuante” (nella prima traduzione “alter-abito”, nell’originale scramble suit, cioè abito che rimescola; tenete conto che “scrambled eggs” in inglese sono le uova strapazzate). Questo vestito rende impossibile riconoscere gli agenti (infiltrati) della Narcotici a chiunque, inclusi i colleghi, proiettando su una membrana che copre il corpo mille abiti e mille volti, e fra i tanti quello dell’inventore. Con la tuta disindividuante addosso, l’agente Bob Arctor tiene una conferenza pubblica dove, anziché recitare il solito discorso imparato a memoria sui pericoli della droga, perde il controllo e prima invita cercare di capire i tossici, e poi a sparare ai trafficanti. Perché Bob Arctor (agente speciale Fred per i colleghi) è un undercover nark, un infiltrato; è un poliziotto, ma vive in mezzo ai tossici e agli sbandati nell’anno 1994, in un panorama squallido e devastato dalla droga perfetta, la Sostanza M, il cui uso e abuso porta alla separazione dei due emisferi cerebrali e alla fine al totale deterioramento della mente. I suoi consumatori diventano alla fine del percorso veri e propri zombie privi di volontà propria.

A Scanner DarklyLa separazione degli emisferi cerebrali porta anche a una scissione dell’identità. Bob, il tossico, è convinto di essere spiato da qualcuno, senza rendersi conto di essere lui stesso a spiare sé e gli altri; Fred, il poliziotto, non sa di essere anche Bob. Le due identità del personaggio diventano due personaggi diversi, e in certi momenti ci crediamo anche noi lettori. Bob ha fatto installare nella casa dove abita con i suoi amici tossici e sballati degli scanner olografici, specie di telecamere 3D, che registrano tutto 24 ore su 24; Fred rivede continuamente i filmati, cercando di capire cosa combina Bob, segnalato come trafficante, e se qualcuno vuole farlo fuori. Altri personaggi condividono questa vita perennemente sorvegliata, come Jim Barris, il genialoide e immorale amico/nemico di Bob e Donna Hawthorne, la ragazza di strada dura e cinica della quale Bob è innamorato. In un clima genuinamente paranoico di sospetti, tradimenti, e incidenti forse casuali forse no, Dick descrive una tipica comunità di freak degli anni Sessanta, fotografando con impressionante aderenza le manie e le ossessioni di quella generazione. Un oscuro scrutare ci proietta in un futuro oscuro e distopico, ma ci riporta indietro al 1970, quando la casa di Dick a San Rafael era veramente un porto di mare frequentato da tossici (Dick abusava di pasticche di anfetamine ingollate a manciate, per cui quando parla di dipendenza da droghe sa di cosa si tratta), sbandati, gente di ogni risma, anche di quelle peggiori. Tutti i personaggi del romanzo, a cominciare da Donna (una ragazza di cui non è stata rivelata l’identità, che ebbe una relazione con lui) sono amici, conoscenti, o parassiti che per la disponibilità di Dick a regalare pasticche s’aggregavano al suo gruppo.

A Scanner DarklyLa comunità di Bob Arctor rispecchia lo stato della controcultura californiana negli anni in cui Dick scrisse e riscrisse il romanzo (che ebbe una gestazione insolitamente lunga per il nostro): la California Felix del 1967, dell’Estate dell’Amore, si è trasformata nell’incubo reaganiano. Ronnie Reagan non era ancora presidente degli Stati Uniti, ma governatore della California, e in America i governatori fanno veramente una differenza, non come i nostri presidenti di regione che si sono appiccicati questo appellativo senza averne minimamente i poteri. La repressione poliziesca passava per la lotta alle droghe, e l’eroina dilagava, con tutto il suo strascico di morti e vite sfasciate (se vi interessa l’argomento raccomando anche la lettura di Vizio di forma di Thomas Pynchon); vittima di questo stato di cose anche Dick, che dopo un furto nella sua casa viene avvertito dalla polizia locale che la sua vita non vale più niente, e fugge in Canada. La storia della mitica effrazione nella casa dello scrittore a San Rafael è un romanzo di per sé; probabilmente aveva molto a che fare col fatto che quell’abitazione era diventata un ritrovo di tossici e che Dick stesso, fornito di anfetamine in abbondanza perché gli venivano prescritte per motivi psichiatrici (all’epoca la depressione veniva curata con questi stimolanti), aveva dato o venduto pasticche ai suoi amici. Di fatto, l’abbandono della casa su Hacienda Way significò la fine della dipendenza da anfetamine (in Canada lo scrittore soggiornò brevemente in una comunità di recupero per tossicodipendenti, X-Kalay) e anche della sua frequentazione di dropout e sballati. Ma tutta la vita da doper  (o come si diceva da noi una volta, drogato) di Dick resta in Un oscuro scrutare; che, per quanto autobiografico, è pur sempre un romanzo dickiano, con un finale del tutto imprevedibile, dove i colpi di scena non mancano affatto.

Finale tragico, e soprattutto commovente. In un poscritto lo scrittore dichiara il suo debito (e il suo abbandono) del mondo controculturale di quegli anni, dedicando il libro ai compagni di allora: morti, ammalati, in preda a disturbi mentali; dedicandolo infine anche a sé stesso: “Phil, disturbi permanenti al pancreas”. Sfido chiunque a leggere quelle due pagine finali senza un colpo al cuore.

Umberto Rossi

Philip K. Dick

L’AUTORE

Philip Kindred Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982) è stato uno scrittore statunitense. La fama di Dick, noto in vita esclusivamente nell’ambito della fantascienza, crebbe notevolmente nel grande pubblico e nella critica dopo la sua morte, in patria come in Europa (in Francia e in Italia negli anni ottanta divenne un vero e proprio scrittore di culto), anche in seguito al successo del film Blade Runner del 1982 liberamente ispirato a un suo romanzo. In vita pubblicò quasi solamente opere di narrativa fantascientifica – un genere all’epoca considerato “di consumo” – ed è stato successivamente rivalutato come un autore postmoderno precursore del cyberpunk e, per certi versi, antesignano dell’avantpop. Gli sono stati dedicati molteplici studi critici che lo collocano ormai tra i classici della letteratura contemporanea. Temi centrali dei suoi visionari romanzi sono la manipolazione sociale, la simulazione e dissimulazione della realtà, la comune concezione del “falso”, l’assuefazione alle sostanze stupefacenti e la ricerca del divino.

Nato a Chicago, con la sorella gemella Jane, in una famiglia dai legami burrascosi (la madre, da lui descritta come nevrotica, divorziò dal padre pochi anni dopo la nascita dei gemelli), Philip Dick trascorse un’infanzia e un’adolescenza solitarie e tormentate: la sorellina morì a poche settimane dalla nascita (Dick le rimase sempre legato, e decise di essere seppellito accanto a lei); dopo il trasferimento in California, frequentò l’Università di Berkeley, ma non concluse gli studi a causa della sua militanza nel movimento contro la guerra di Corea e del suo pacifismo(per continuare gli studi universitari avrebbe dovuto sostenere un corso di addestramento – ROTC – come ufficiale della riserva, all’epoca obbligatorio), che lo portarono ad avere problemi col maccartismo di quegli anni. Iniziò a lavorare in un negozio di dischi dove conobbe la prima moglie, Jeanette Marlin (il matrimonio durò da maggio a novembre ’48). Le sue affermazioni secondo cui in quel periodo avrebbe lavorato in una radio locale non sono mai state provate, anche se è possibile che abbia scritto testi pubblicitari per qualche emittente di Berkeley. Sicuramente la nascita della sua conoscenza e del suo amore per la musica classica precedette gli anni in cui lavorò come commesso nel negozio di dischi.

L’incontro con la fantascienza avvenne, forse per caso, e forse nel 1949 (ma il suo primo racconto, “Stability” Stabilità, pubblicato postumo, fu scritto nel 1947), quando invece di una rivista di divulgazione scientifica ne acquistò per sbaglio una di fantascienza (la circostanza non è certa). Esordì nel 1952 sulla rivista Planet Stories. Lasciata la prima moglie, si risposò con Kleo Apostolides (dal 14 giugno 1950 al 1959), militante comunista di origini greche. In questo periodo pubblicò i primi romanzi e una notevole quantità di racconti. Il matrimonio con Kleo andò in crisi quando Dick si trasferì nella zona rurale di Point Reyes, a nord di San Francisco, in quella Marin County che fu l’ambientazione di diverse opere (tra tutte Cronache del dopobomba). Lì conobbe Anne Williams Rubinstein, che diventò la sua terza moglie (rimasero sposati dal 1º aprile 1959 all’ottobre 1965). Era una donna colta e di forte personalità, vedova e madre di tre figlie, che gli diede una figlia: Laura Archer (25 febbraio 1960). Dick si trasferì a casa di Anne, e per mantenere la famiglia e il tenore di vita della moglie abbandonò la fantascienza, poco remunerativa e per niente prestigiosa, per tentare di occuparsi di narrativamainstream. Ma Dick visse ciò come una sconfitta, di cui considerò responsabile la moglie. Il fallimento come “nuovo” autore fu la goccia; il matrimonio andò a pezzi, Dick si convinse che la moglie avesse assassinato il precedente marito e che avrebbe fatto lo stesso con lui. Divorziarono nel 1965, e Dick si trasferì a San Francisco.

Dick assumeva anfetamina fin dai primi anni Cinquanta, sostanza che gli era stata prescritta dallo psichiatra che gli aveva diagnosticato una lieve forma di schizofrenia; l’anfetamina era usata per combattere gli stati depressivi di cui lo scrittore soffriva occasionalmente. Man mano Dick sviluppò una vera e propria tossicodipendenza dalla sostanza, che lo agevolava nella stesura delle sue opere. L’abuso di stimolanti raggiunse livelli allarmanti durante la seconda metà degli anni Sessanta, proprio mentre l’autore scriveva due dei suoi romanzi più importanti (Il cacciatore di androidi e Ubik). La rottura con la quarta moglie, Nancy Hackett (sposata dal 6 luglio 1966 al 1972), che lo abbandonò assieme alla figlia Isolde Freya (ora Isa Dick Hackett ) (15 marzo 1967), e la morte del suo carissimo amico Jim Pike, mandarono Dick alla deriva; lo scrittore si trovò a vivere in una casa di sbandati, e la situazione arrivò al punto critico quando, in sua assenza, la sua abitazione subì un’effrazione durante la quale sconosciuti forzarono il suo schedario blindato (Dick fece innumerevoli ipotesi sulla loro identità, arrivando a sospettare che fossero agenti dell’FBI; a tutt’oggi la questione non è stata chiarita). In seguito Dick partecipò a una conferenza sulla fantascienza a Vancouver, in Canada, e decise di stabilirvisi. Anche l’esperienza canadese fu però un fallimento, dovuto al consumo eccessivo di psicofarmaci e alla mancanza di denaro. Dick si fece ricoverare in una comunità di recupero pertossicodipendenti, la X-Kalay, un’esperienza breve che però lo aiutò chiudere con le anfetamine. Molti eventi e situazioni risalenti al suo percorso esistenziale di questo periodo ebbero un ruolo importante nel suo romanzo Un oscuro scrutare. Tornato in California, Dick si stabilì alla periferia di Los Angeles e nel 1972 riprese a scrivere, anche in seguito all’incontro con Leslie (Tess) Busby (18 aprile 1973-1977), la quinta moglie, dalla quale ebbe il terzo figlio, Christopher Kenneth (25 luglio 1973). Tra il febbraio e il marzo del 1974 Dick iniziò a sentire voci e avere visioni in sogno e da sveglio. Convinto di vivere un’esperienza mistica, Dick prese a scrivere l’Esegesi, una vasta raccolta di appunti a carattere teologico-filosofico a partire dai quali scrisse la celebre Trilogia di Valis, punto d’arrivo della sua esperienza letteraria.

Morì a Santa Ana, in California, per collasso cardiaco, nel 1982, proprio quando i diritti delle sue opere cominciavano a dargli per la prima volta una certa sicurezza economica, e mentre era in lavorazione il primo film basato su una delle sue storie: Blade Runner, di Ridley Scott, che Dick non poté vedere completato, anche se riuscì a visitarne il set. (Biografia tratta da Wikipedia)