Speciale P.K.Dick – “L’ora dei grandi vermi” (The Ganymede Takeover, 1967)

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L'ora dei grandi vermiNon sono molte le collaborazioni di Dick con altri scrittori: una è questa, scritta con l’amico Ray Nelson; dato che si tratta di un’opera decisamente minore, anche se non proprio da buttare via, se ne conclude che Phil non era un tipo da sonata a quattro mani, bensì un solista assoluto.

Ma veniamo a noi: la Terra è stata invasa da alieni provenienti da Ganimede, appunto dei grossi vermi. Infatti il titolo originale è The Ganymede Takeover (pubblicato nel 1967 e uscito da noi già nel 1968 – non si sa com’è, questo a Fruttero & Lucentini andava bene… mah!). Qualcuno resiste: gruppi di partigiani afroamericani che s’annidano nel Tennessee. Proprio per questo un nuovo governatore, Mekkis, viene spedito in quella zona a ristabilire l’ordine pubblico, possibilmente catturando il capo dei guerriglieri, Percy X (indovina a chi pensava Dick?). Nella zona arriva anche la giornalista Joan Hiashi, che vuole intervistare Percy ma soprattutto registrare la musica suonata dai suoi uomini (curiosa idea, ma ha comunque qualcosa a che fare con la storia dei neri americani); le cose però non vanno per il verso giusto e Percy viene catturato dallo psichiatra Rudolph Balkani, che collabora coi ganimediani. Percy e Joan vengono salvati e sostituiti da androidi. I guerriglieri di Percy X riescono a mettere le mani sulle fantascientifiche armi dei ganimediani, mettendo in crisi i le milizie terrestri al loro servizio. Però tra queste armi c’è un ordigno psicanalitico, che è in grado di svuotare completamente le menti degli esseri pensanti. Il problema è che si tratta di un arma altrettanto letale per i terrestri che per i ganimediani…

DNVSRNVMGN1976Il romanzo è un po’ una macedonia di tanti elementi diversi. La storia di Balkani, che – convinto di aver raggiunto una verità scientifica definitiva – si suicida consapevole di essere ormai entrato nella storia. La figura di Joan Hiashi, la classica ragazza dai capelli neri dickiana, del tutto priva di sentimenti. L’atteggiamento dei bianchi verso i guerriglieri neri, che suona come una satira dei pregiudizi razziali ancora fortissimi nell’America degli anni Sessanta (come se adesso fossero spariti…). La presa in giro di Gus Swenesgard, un tipico southerner grezzo, reazionario e razzista, che da squallido servitore dei ganimediani si ritrova alla fine a proclamarsi leader del pianeta Terra liberato. La descrizione degli effetti della bomba che svuota il cervello, uno dei momenti migliori del romanzo. La storia d’amore (abbozzata) tra Paul Rivers (originariamente inviato a eliminare Percy X) e Joan Hiashi. L’attacco di formichieri giganti. Insomma, c’è di tutto di più, però forse un po’ troppo, e a differenza di altri romanzi di Dick non si arriva a quel momento quasi mistico (certe volte decisamente mistico) in cui tutto improvvisamente si chiarisce in qualche scena memorabile e abbagliante – per poi, di solito, complicarsi di nuovo vertiginosamente.

Si sospetta che le idee sparse in questo romanzo siano anche state suggerite da altri scrittori di fantascienza, forse Poul Anderson; si è detto che il romanzo è la riscrittura di un seguito abortito de L’uomo nell’alto castello (a parte il fatto che è un grosso verme, Mekkis ha molto in comune col personaggio del signor Tagomi). Sicuramente non è tra le cose migliori scritte da Phil; però non è che non si faccia leggere. E, come al solito, ha anche i suoi momenti felici…

Umberto Rossi

Philip K. DickL’AUTORE

Philip Kindred Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982) è stato uno scrittore statunitense. La fama di Dick, noto in vita esclusivamente nell’ambito della fantascienza, crebbe notevolmente nel grande pubblico e nella critica dopo la sua morte, in patria come in Europa (in Francia e in Italia negli anni ottanta divenne un vero e proprio scrittore di culto), anche in seguito al successo del film Blade Runner del 1982 liberamente ispirato a un suo romanzo. In vita pubblicò quasi solamente opere di narrativa fantascientifica – un genere all’epoca considerato “di consumo” – ed è stato successivamente rivalutato come un autore postmoderno precursore del cyberpunk e, per certi versi, antesignano dell’avantpop. Gli sono stati dedicati molteplici studi critici che lo collocano ormai tra i classici della letteratura contemporanea. Temi centrali dei suoi visionari romanzi sono la manipolazione sociale, la simulazione e dissimulazione della realtà, la comune concezione del “falso”, l’assuefazione alle sostanze stupefacenti e la ricerca del divino.

Nato a Chicago, con la sorella gemella Jane, in una famiglia dai legami burrascosi (la madre, da lui descritta come nevrotica, divorziò dal padre pochi anni dopo la nascita dei gemelli), Philip Dick trascorse un’infanzia e un’adolescenza solitarie e tormentate: la sorellina morì a poche settimane dalla nascita (Dick le rimase sempre legato, e decise di essere seppellito accanto a lei); dopo il trasferimento in California, frequentò l’Università di Berkeley, ma non concluse gli studi a causa della sua militanza nel movimento contro la guerra di Corea e del suo pacifismo(per continuare gli studi universitari avrebbe dovuto sostenere un corso di addestramento – ROTC – come ufficiale della riserva, all’epoca obbligatorio), che lo portarono ad avere problemi col maccartismo di quegli anni. Iniziò a lavorare in un negozio di dischi dove conobbe la prima moglie, Jeanette Marlin (il matrimonio durò da maggio a novembre ’48). Le sue affermazioni secondo cui in quel periodo avrebbe lavorato in una radio locale non sono mai state provate, anche se è possibile che abbia scritto testi pubblicitari per qualche emittente di Berkeley. Sicuramente la nascita della sua conoscenza e del suo amore per la musica classica precedette gli anni in cui lavorò come commesso nel negozio di dischi.

L’incontro con la fantascienza avvenne, forse per caso, e forse nel 1949 (ma il suo primo racconto, “Stability” Stabilità, pubblicato postumo, fu scritto nel 1947), quando invece di una rivista di divulgazione scientifica ne acquistò per sbaglio una di fantascienza (la circostanza non è certa). Esordì nel 1952 sulla rivista Planet Stories. Lasciata la prima moglie, si risposò con Kleo Apostolides (dal 14 giugno 1950 al 1959), militante comunista di origini greche. In questo periodo pubblicò i primi romanzi e una notevole quantità di racconti. Il matrimonio con Kleo andò in crisi quando Dick si trasferì nella zona rurale di Point Reyes, a nord di San Francisco, in quella Marin County che fu l’ambientazione di diverse opere (tra tutte Cronache del dopobomba). Lì conobbe Anne Williams Rubinstein, che diventò la sua terza moglie (rimasero sposati dal 1º aprile 1959 all’ottobre 1965). Era una donna colta e di forte personalità, vedova e madre di tre figlie, che gli diede una figlia: Laura Archer (25 febbraio 1960). Dick si trasferì a casa di Anne, e per mantenere la famiglia e il tenore di vita della moglie abbandonò la fantascienza, poco remunerativa e per niente prestigiosa, per tentare di occuparsi di narrativamainstream. Ma Dick visse ciò come una sconfitta, di cui considerò responsabile la moglie. Il fallimento come “nuovo” autore fu la goccia; il matrimonio andò a pezzi, Dick si convinse che la moglie avesse assassinato il precedente marito e che avrebbe fatto lo stesso con lui. Divorziarono nel 1965, e Dick si trasferì a San Francisco.

Dick assumeva anfetamina fin dai primi anni Cinquanta, sostanza che gli era stata prescritta dallo psichiatra che gli aveva diagnosticato una lieve forma di schizofrenia; l’anfetamina era usata per combattere gli stati depressivi di cui lo scrittore soffriva occasionalmente. Man mano Dick sviluppò una vera e propria tossicodipendenza dalla sostanza, che lo agevolava nella stesura delle sue opere. L’abuso di stimolanti raggiunse livelli allarmanti durante la seconda metà degli anni Sessanta, proprio mentre l’autore scriveva due dei suoi romanzi più importanti (Il cacciatore di androidi e Ubik). La rottura con la quarta moglie, Nancy Hackett (sposata dal 6 luglio 1966 al 1972), che lo abbandonò assieme alla figlia Isolde Freya (ora Isa Dick Hackett ) (15 marzo 1967), e la morte del suo carissimo amico Jim Pike, mandarono Dick alla deriva; lo scrittore si trovò a vivere in una casa di sbandati, e la situazione arrivò al punto critico quando, in sua assenza, la sua abitazione subì un’effrazione durante la quale sconosciuti forzarono il suo schedario blindato (Dick fece innumerevoli ipotesi sulla loro identità, arrivando a sospettare che fossero agenti dell’FBI; a tutt’oggi la questione non è stata chiarita). In seguito Dick partecipò a una conferenza sulla fantascienza a Vancouver, in Canada, e decise di stabilirvisi. Anche l’esperienza canadese fu però un fallimento, dovuto al consumo eccessivo di psicofarmaci e alla mancanza di denaro. Dick si fece ricoverare in una comunità di recupero pertossicodipendenti, la X-Kalay, un’esperienza breve che però lo aiutò chiudere con le anfetamine. Molti eventi e situazioni risalenti al suo percorso esistenziale di questo periodo ebbero un ruolo importante nel suo romanzo Un oscuro scrutare. Tornato in California, Dick si stabilì alla periferia di Los Angeles e nel 1972 riprese a scrivere, anche in seguito all’incontro con Leslie (Tess) Busby (18 aprile 1973-1977), la quinta moglie, dalla quale ebbe il terzo figlio, Christopher Kenneth (25 luglio 1973). Tra il febbraio e il marzo del 1974 Dick iniziò a sentire voci e avere visioni in sogno e da sveglio. Convinto di vivere un’esperienza mistica, Dick prese a scrivere l’Esegesi, una vasta raccolta di appunti a carattere teologico-filosofico a partire dai quali scrisse la celebre Trilogia di Valis, punto d’arrivo della sua esperienza letteraria.

Morì a Santa Ana, in California, per collasso cardiaco, nel 1982, proprio quando i diritti delle sue opere cominciavano a dargli per la prima volta una certa sicurezza economica, e mentre era in lavorazione il primo film basato su una delle sue storie: Blade Runner, di Ridley Scott, che Dick non poté vedere completato, anche se riuscì a visitarne il set. (Biografia tratta da Wikipedia)

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