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Speciale P.K.Dick – “L’androide Abramo Lincoln” (We Can Build You, 1972)

SpecialePhilipDick[11]sPECIALE PkdAndrAbramoLincolnLa storia di questo romanzo è piuttosto complicata. Dopo aver visitato Disneyland e assistito a una ricostruzione della Guerra Civile (quella che da noi chiamiamo Guerra di secessione, combattuta tra gli stati del Sud che volevano lasciare l’Unione e quelli del nord che non accettavano questa decisione), Dick pensò di scrivere un romanzo che pur essendo fantascientifico, lo fosse in misura limitata, restando prevalentemente nel territorio del mainstream. Questo perché, dopo aver pubblicato Tempo fuori di sesto e L’uomo nell’alto castello con editori non specializzati nella fantascienza, era convinto di essere ormai uscito dal ghetto dei pulp e dei paperback, con le loro retribuzioni piuttosto micragnose. Ed era anche convinto che il mercato fosse maturo per romanzi che inserivano i dispositivi della fantascienza (in questo caso gli androidi) in un contesto peraltro realistico.

Fra il 1961 e il 1962 scrive un romanzo, A. Lincoln Simulacrum, che il suo agente letterario tenta inutilmente di vendere a qualche editore mainstream. Fallimento totale, tanto che alla fine l’agente rimanda a Dick i dattiloscritti, e il buon Phil torna a scrivere fantascienza, lasciando questo romanzo a dormire nel cassetto. Finché non lo divide in due parti e lo piazza, con pubblicazione a puntate, su Amazing Stories, una delle straclassiche riviste di fantascienza. Però il curatore, Ted White, decide che il romanzo non ha un vero e proprio finale, e scrive quello che a suo giudizio è un vero capitolo conclusivo; lo manda a Dick, e lui dà l’ok (tenete conto che siamo nel 1968-69, e Dick era al culmine del suo abuso di anfetamina e la sua vita privata era un disastro…). E nel 1969 abbiamo la prima pubblicazione. Poi, nel 1972, Dick riesce a vendere il romanzo a una piccola casa editrice, anche perché era nel bel mezzo di una spaventosa crisi creativa che era seguita alla sua precipitosa fuga da San Rafael in Canada e poi nella California meridionale. In ogni caso, nell’edizione in volume il capitolo scritto da White viene eliminato.

Cover by Bob PepperIl romanzo ha avuto quindi una gestazione assai travagliata, che spiega alcune pecche, per quanto l’idea di partenza non sia affatto male. Siamo nel 1982 (per noi passato, per Dick allora, futuro) e Maury Rock, assieme a Louis Rosen produttore di organi elettrici e spinette, costruisce un androide che è nientemeno che Edwin M. Stanton, il segretario alla difesa del celebre presidente Abe Lincoln. L’ipotesi è che i festeggiamenti per la Guerra Civile del 1861 siano stati un fallimento perché i protagonisti erano morti, e quindi diventa necessario riprodurli; così, dopo Stanton, tocca ad Abraham Lincoln, e la faccenda si fa abbastanza grossa da attirare Sam Barrows, il miliardario e speculatore di cui è innamorata Pris, la figlia schizofrenica di Rock (la classica ragazza mora e psichicamente scombussolata che attirava tanto Dick). Il romanzo è la storia dello scontro fra le due fazioni, dei cambi di posizione, ma soprattutto della insana passione e dell’amore disperato che lega Louis a Pris, un amore che finisce con una diagnosi di schizofrenia e una serie di “fughe” terapeutiche suscitate da una terapia a base di allucinogeni.

Ma Dick, che pure con la massima economia di materiali fantascientifici (come sarà il caso di Scrutare nel buio) avrebbe potuto costruire un romanzo sconvolgente, a metà strada lascia da parte gli androidi e la loro condizione, e si concentra unicamente sulla storia d’amore disperata e morbosa tra Louis e Pris (amore assolutamente non corrisposto; o forse no?). Questo ha fatto parlare di romanzo costruito a metà, come sostiene Claudio Asciuti. Eppure ce ne sono di idee geniali qui dentro: basti pensare ad esempio al padre di Louis, che di fronte al simulacro di Stanton apre una lunga citazione dei Pensieri Blaise Pascal (ma senza svelarne l’autore), o a quando è Lincoln a discutere con Barrow su ciò che è umano e ciò che non lo è, con marcate citazione, questa volta, di Baruch Spinoza. Come diceva T.S. Eliot, grande critico nonché poeta americano, i poeti immaturi imitano, quelli maturi rubano; i “furti” dickiani s’inseriscono perfettamente nel romanzo, e ne fanno una delle sue opere più originali, e l’antefatto di Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Cover by Eddie JonesSicuramente è un romanzo con pagine geniali e altre che lasciano un po’ a desiderare; la prosa ogni tanto vola e ogni tanto arranca. Però il duello verbale tra Barrows, che considera gli androidi niente più che elettrodomestici, e l’androide Lincoln, che ne difende i diritti e la dignità, resta uno dei momenti più sbalorditivi della scrittura dickiana, e a rileggerlo oggi, con l’intelligenza artificiale che bussa alle porte, dà parecchio da pensare. Quando la nostra automobile sarà capace di guidarsi da sé e interagirà con noi parlando, cosa faremo il giorno che rivendicherà i suoi diritti? Cercheremo di convincerla che è poco più di un tostapane? Oppure dovremo scendere a patti con lei?

Probabilmente ci tornerà in mente questo romanzo, e capiremo che – tanto per cambiare – qualcuno aveva capito molto tempo fa dove saremmo andati a finire.

Umberto Rossi

Philip K. DickL’AUTORE

Philip Kindred Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982) è stato uno scrittore statunitense. La fama di Dick, noto in vita esclusivamente nell’ambito della fantascienza, crebbe notevolmente nel grande pubblico e nella critica dopo la sua morte, in patria come in Europa (in Francia e in Italia negli anni ottanta divenne un vero e proprio scrittore di culto), anche in seguito al successo del film Blade Runner del 1982 liberamente ispirato a un suo romanzo. In vita pubblicò quasi solamente opere di narrativa fantascientifica – un genere all’epoca considerato “di consumo” – ed è stato successivamente rivalutato come un autore postmoderno precursore del cyberpunk e, per certi versi, antesignano dell’avantpop. Gli sono stati dedicati molteplici studi critici che lo collocano ormai tra i classici della letteratura contemporanea. Temi centrali dei suoi visionari romanzi sono la manipolazione sociale, la simulazione e dissimulazione della realtà, la comune concezione del “falso”, l’assuefazione alle sostanze stupefacenti e la ricerca del divino.

Nato a Chicago, con la sorella gemella Jane, in una famiglia dai legami burrascosi (la madre, da lui descritta come nevrotica, divorziò dal padre pochi anni dopo la nascita dei gemelli), Philip Dick trascorse un’infanzia e un’adolescenza solitarie e tormentate: la sorellina morì a poche settimane dalla nascita (Dick le rimase sempre legato, e decise di essere seppellito accanto a lei); dopo il trasferimento in California, frequentò l’Università di Berkeley, ma non concluse gli studi a causa della sua militanza nel movimento contro la guerra di Corea e del suo pacifismo(per continuare gli studi universitari avrebbe dovuto sostenere un corso di addestramento – ROTC – come ufficiale della riserva, all’epoca obbligatorio), che lo portarono ad avere problemi col maccartismo di quegli anni. Iniziò a lavorare in un negozio di dischi dove conobbe la prima moglie, Jeanette Marlin (il matrimonio durò da maggio a novembre ’48). Le sue affermazioni secondo cui in quel periodo avrebbe lavorato in una radio locale non sono mai state provate, anche se è possibile che abbia scritto testi pubblicitari per qualche emittente di Berkeley. Sicuramente la nascita della sua conoscenza e del suo amore per la musica classica precedette gli anni in cui lavorò come commesso nel negozio di dischi.

L’incontro con la fantascienza avvenne, forse per caso, e forse nel 1949 (ma il suo primo racconto, “Stability” Stabilità, pubblicato postumo, fu scritto nel 1947), quando invece di una rivista di divulgazione scientifica ne acquistò per sbaglio una di fantascienza (la circostanza non è certa). Esordì nel 1952 sulla rivista Planet Stories. Lasciata la prima moglie, si risposò con Kleo Apostolides (dal 14 giugno 1950 al 1959), militante comunista di origini greche. In questo periodo pubblicò i primi romanzi e una notevole quantità di racconti. Il matrimonio con Kleo andò in crisi quando Dick si trasferì nella zona rurale di Point Reyes, a nord di San Francisco, in quella Marin County che fu l’ambientazione di diverse opere (tra tutte Cronache del dopobomba). Lì conobbe Anne Williams Rubinstein, che diventò la sua terza moglie (rimasero sposati dal 1º aprile 1959 all’ottobre 1965). Era una donna colta e di forte personalità, vedova e madre di tre figlie, che gli diede una figlia: Laura Archer (25 febbraio 1960). Dick si trasferì a casa di Anne, e per mantenere la famiglia e il tenore di vita della moglie abbandonò la fantascienza, poco remunerativa e per niente prestigiosa, per tentare di occuparsi di narrativamainstream. Ma Dick visse ciò come una sconfitta, di cui considerò responsabile la moglie. Il fallimento come “nuovo” autore fu la goccia; il matrimonio andò a pezzi, Dick si convinse che la moglie avesse assassinato il precedente marito e che avrebbe fatto lo stesso con lui. Divorziarono nel 1965, e Dick si trasferì a San Francisco.

Dick assumeva anfetamina fin dai primi anni Cinquanta, sostanza che gli era stata prescritta dallo psichiatra che gli aveva diagnosticato una lieve forma di schizofrenia; l’anfetamina era usata per combattere gli stati depressivi di cui lo scrittore soffriva occasionalmente. Man mano Dick sviluppò una vera e propria tossicodipendenza dalla sostanza, che lo agevolava nella stesura delle sue opere. L’abuso di stimolanti raggiunse livelli allarmanti durante la seconda metà degli anni Sessanta, proprio mentre l’autore scriveva due dei suoi romanzi più importanti (Il cacciatore di androidi e Ubik). La rottura con la quarta moglie, Nancy Hackett (sposata dal 6 luglio 1966 al 1972), che lo abbandonò assieme alla figlia Isolde Freya (ora Isa Dick Hackett ) (15 marzo 1967), e la morte del suo carissimo amico Jim Pike, mandarono Dick alla deriva; lo scrittore si trovò a vivere in una casa di sbandati, e la situazione arrivò al punto critico quando, in sua assenza, la sua abitazione subì un’effrazione durante la quale sconosciuti forzarono il suo schedario blindato (Dick fece innumerevoli ipotesi sulla loro identità, arrivando a sospettare che fossero agenti dell’FBI; a tutt’oggi la questione non è stata chiarita). In seguito Dick partecipò a una conferenza sulla fantascienza a Vancouver, in Canada, e decise di stabilirvisi. Anche l’esperienza canadese fu però un fallimento, dovuto al consumo eccessivo di psicofarmaci e alla mancanza di denaro. Dick si fece ricoverare in una comunità di recupero pertossicodipendenti, la X-Kalay, un’esperienza breve che però lo aiutò chiudere con le anfetamine. Molti eventi e situazioni risalenti al suo percorso esistenziale di questo periodo ebbero un ruolo importante nel suo romanzo Un oscuro scrutare. Tornato in California, Dick si stabilì alla periferia di Los Angeles e nel 1972 riprese a scrivere, anche in seguito all’incontro con Leslie (Tess) Busby (18 aprile 1973-1977), la quinta moglie, dalla quale ebbe il terzo figlio, Christopher Kenneth (25 luglio 1973). Tra il febbraio e il marzo del 1974 Dick iniziò a sentire voci e avere visioni in sogno e da sveglio. Convinto di vivere un’esperienza mistica, Dick prese a scrivere l’Esegesi, una vasta raccolta di appunti a carattere teologico-filosofico a partire dai quali scrisse la celebre Trilogia di Valis, punto d’arrivo della sua esperienza letteraria.

Morì a Santa Ana, in California, per collasso cardiaco, nel 1982, proprio quando i diritti delle sue opere cominciavano a dargli per la prima volta una certa sicurezza economica, e mentre era in lavorazione il primo film basato su una delle sue storie: Blade Runner, di Ridley Scott, che Dick non poté vedere completato, anche se riuscì a visitarne il set. (Biografia tratta da Wikipedia)