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Speciale P.K.Dick – LABIRINTO DI MORTE (A Maze of Death, 1970)

SpecialePhilipDick[11]sPECIALE Pkd9788834722053_0_0_917_75Secondo alcuni, A Maze of Death (che nelle intenzioni di Dick si sarebbe dovuto chiamare The Name of the Game is Death), uscito in America nel 1970 e da noi nel 1974 (su Galassia), è un’opera minore. Non ne sono tanto sicuro.

La vicenda deriva da L’occhio nel cielo e Ubik, altri romanzi di Dick nei quali i personaggi muoiono uno ad uno. Ma forse l’ispirazione originaria proviene addirittura da uno straclassico del giallo come Dieci piccoli indiani di Agatha Christie (anche noto come …e poi non ne rimase nessuno).

Opprimente e cupo, Labirinto di morte viene scritto da Dick in uno dei periodi più disastrati della propria vita, e forse anche per questo si avverte più che mai l’atmosfera di un mondo che se ne va a pezzi.

A metà tra fantascienza e thriller, la storia racconta di un eterogeneo gruppo di persone raccolte sul pianeta Delmak-O per svolgere una misteriosa missione. Purtroppo il nastro registrato che dovrebbe spiegare loro in che cosa la missione consista viene accidentalmente smagnetizzato prima che lo possano ascoltare. Inoltre non c’è possibilità di lasciare il pianeta, che come i terrestri si rendono ben conto in breve tempo, è una specie di trappola. I membri del gruppo cominciano a morire uno alla volta, per cause diverse: incidenti, suicidi, assassini per mano di altri membri oppure di misteriosi uomini vestiti di nero. Complotto, oppure esplodere delle psicosi che i terrestri si portano dentro, e che il paesaggio desolato del pianeta sembra innescare? O intervento del Distruttore delle Forme, la personificazione del male nella strana religione sincretistica in cui credono tutti i personaggi?

MZFDTHCRLN1977L’esplorazione di Delmak-O diventa a questo punto una chiave per la sopravvivenza, anche se ciò che i terrestri trovano, per esempio il surreale edificio mobile, è enigmatico: esso infatti risulta diverso a seconda di chi lo guarda, in una delle scene più vorticose che ci abbia regalato la scrittura dickiana.

Alcuni indizi portano infine il protagonista, Seth Morley, a sospettare di trovarsi sulla Terra, nonostante Delmak-O sembri assolutamente diverso. E lo spingono a interrogare la Tinca, misterioso blob alieno che sembra essere l’unico a conoscere la verità.

Delmak-O si sgretolerà in una psichedelica scena di apocalisse conclusiva, proprio a causa dell’interrogazione della Tinca. E i personaggi si sveglieranno a bordo di un’astronave condannata, la Persus-9, in orbita attorno a una stella nana, impossibilitata a lasciare l’orbita a causa di un avaria. Delmak-O altro non era che un’illusione creata dalla fusione poliencefalica gestita dal computer di bordo T.E.N.C.H. 889B (la macchina reale che stava dietro la Tinca); un’illusione condivisa che ha lo scopo di evitare che l’equipaggio della Persus-9 impazzisca. Si tratta insomma di un tetro esempio di realtà virtuale che precede di parecchio non tanto la serie di Matrix, quanto il cyberpunk, ritenuto dai profani l’inventore dell’idea.

MZFDTH421983Il romanzo si chiude con un estremo colpo di scena, quando l’Intercessore, una figura cristologica, interviene a salvare Seth Morley dall’astronave condannata, promettendogli di rispettare il suo desiderio di diventare un cactus. Finale tra l’ironico e il mistico, che conclude in modo elusivo una cupa e potente metafora della condizione umana: non è forse vero che siamo tutti parte dell’equipaggio dell’astronave chiamata Terra, che ruota ossessivamente attorno a una stella viva, un’astronave affollata di giocatori che si distraggono dalla morte entrando in mondi simulati solo in apparenza meno desolanti di Delmak-O?

Ingiustamente sottovalutato, questo romanzo dalla soffocante atmosfera d’incubo fa degnamente da contraltare del più elaborato Ubik, esplorandone in pratica le stesse possibilità narrative, e inserendosi a pieno titolo nella corrente della letteratura postmodernista. E se si vole fare una lettura storica, l’assassinio di Bob Kennedy e Martin Luther King, l’elezione di Nixon, la morte precoce di una serie di icone della controcultura, da Janis Joplin a Jimi Hendrix, il protrarsi insensato della guerra in Vietnam, la repressione strisciante, erano tutti validi motivi, oltre al disgregarsi della vita affettiva dell’autore, piantato anche dalla quarta moglie e sprofondato nel baratro della tossicodipendenza, per giungere a un’atmosfera così mortifera e disperata.

Umberto Rossi