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Speciale P.K.Dick – “Divina invasione” (The Divine Invasion, 1981)

SpecialePhilipDick[11]Divina InvasioneUscito in America nel 1981, e da noi cinque anni dopo, il romanzo The Divine Invasion (che durante la sua stesura veniva chiamato da Dick Valis Regained, echeggiando il poema seicentesco di John Milton) è, per un certo verso, il meno problematico della trilogia. Si tratta di fantascienza senza se e senza ma, e per questo ebbe l’onore di essere pubblicato su Urania (a differenza di VALIS e della Trasmigrazione di Timothy Archer, che tra l’altro vennero tradotti solo cinque anni dopo Divina invasione).

Se nella Trilogia VALIS è il romanzo indecidibile, che potrebbe essere realistico o fantastico a seconda del punto di vista che vogliamo adottare (quello di Fat o quello di Phil, i due protagonisti), Divina Invasione è quello spudoratamente fantascientifico, nel quale Dick dà fondo a tutto il suo repertorio, una specie di fuoco d’artificio finale in cui al lettore non viene risparmiato niente: è il romanzo che avrebbe potuto scrivere Horselover Fat, lo sbroccato.

Nel primo romanzo della trilogia la ricerca di Dio è vana, o comunque non approda a un risultato definitivo. Fors’anche perché, come c’insegna la Gnosi, questo mondo non è opera di Dio ma del Demiurgo, un dio di serie B, se non il Male stesso. Ma in questo romanzo arrivano i nostri: quello che Dick mette in scena, non senza una sana dose di ironia, è il Secondo avvento, il ritorno di Dio sulla terra, che viene messo in scena come una classica invasione dallo spazio. È praticamente la coniugazione delle sacre scritture con il tema più caro alla fantascienza di serie B.

The Divine InvasionLa vicenda s’apre sulla terra, col primo giorno di scuola di un orfano, Manny Asher, accompagnato dallo zio Elias Tate. Il bambino è stato concepito da Rybys Romney, una colona terrestre sul lontano pianeta CY30-CY30B, e non ha conosciuto né lei né il patrigno Herb Asher, perché i due sono stati coinvolti in un incidente che ha portato alla morte della prima e al coma profondo del secondo. Il bambino è stato quindi partorito da una madre clinicamente morta, e non ha mai potuto incontrare il suo patrigno; quest’ultimo rivive la vicenda del suo incontro con Rybys su CY30-CY30B, illudendosi di essere ancora vivo, anche se tutta una serie di particolari lo fanno sospettare che nella sua realtà qualcosa non funzioni (situazione assai prossima a quella di Ubik).

Quando Manny incontra nella scuola Zina, una bambina che sa anche troppe cose su di lui, si comincia a scoprire come stanno veramente le cose: Manny è l’incarnazione di Dio, tornato sulla Terra dallo spazio per la battaglia finale con Belial, signore di questo mondo, una delle varie incarnazioni di Lucifero. Gli Asher sono una versione fantascientifica della Sacra Famiglia, con Herb nella parte di Giuseppe e Rybys come Madonna malata terminale di cancro e dal carattere impossibile. Elias è in realtà il profeta Elia reincarnato, mandato da Dio a proteggere il nuovo Messia; e ce n’è bisogno, perché l’incidente che ha ucciso la madre è stato in realtà organizzato dai potenti della Terra che operano per conto di Belial. Quanto a Zina, ha un ruolo importantissimo ma non mi pare il caso di rovinarvi il gusto della lettura…

UraniaLa trama si snoda tra colpi di scena, disquisizioni teologiche, scene grottesche (come quella in cui Herb convince un poliziotto di essere solo un’allucinazione), fino al gran finale, quando si arriva alla resa dei conti (e a diverse sorprese).

Il romanzo attinge non tanto e non solo alla tradizione cristiana, come il precedente VALIS e la successiva Trasmigrazione di Timothy Archer, ma a quella della kabbala ebraica, e ruota attorno al rapporto del testo letterario (il romanzo di Dick) con la sacra scrittura (la Torah ebraica). Dalla Kabbala è presa l’idea della scissione originaria di Dio (che per il cabalista Isaac Luria era lo zimzum, o contrazione originaria), come quella dell’Avvocato (yetzer ha-tov) incaricato di difendere Herb (incarnato nella cantante Linda Fox, idolatrata dall’uomo, che lo libera da Belial); dalla Torah provengono alcuni personaggi (Elia, Manny/Yah, Belial, ecc.). Divina invasione è un testo altamente metaletterario, ma il ricorso di Dick al patrimonio mistico-religioso ebraico, e alle innumerevoli storie che ne fanno parte (citate frequentemente nel romanzo) non è fatto a scopo di erudito citazionismo, quanto nel tentativo di giungere a cogliere il senso del male nel mondo, tema (e ossessione) ricorrente nell’opera di Dick. Però lo si può leggere anche come la storia della più strana invasione della Terra che sia mai stata scritta.

(Un piccolo suggerimento per chi voglia imbarcarsi nella lettura: questo è anche un romanzo di universi paralleli; tenetelo presente e non vi perderete nella trama, che tanto per cambiare è discretamente ingarbugliata…)

Umberto Rossi

Philip K. DickL’AUTORE

Philip Kindred Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982) è stato uno scrittore statunitense. La fama di Dick, noto in vita esclusivamente nell’ambito della fantascienza, crebbe notevolmente nel grande pubblico e nella critica dopo la sua morte, in patria come in Europa (in Francia e in Italia negli anni ottanta divenne un vero e proprio scrittore di culto), anche in seguito al successo del film Blade Runner del 1982 liberamente ispirato a un suo romanzo. In vita pubblicò quasi solamente opere di narrativa fantascientifica – un genere all’epoca considerato “di consumo” – ed è stato successivamente rivalutato come un autore postmoderno precursore del cyberpunk e, per certi versi, antesignano dell’avantpop. Gli sono stati dedicati molteplici studi critici che lo collocano ormai tra i classici della letteratura contemporanea. Temi centrali dei suoi visionari romanzi sono la manipolazione sociale, la simulazione e dissimulazione della realtà, la comune concezione del “falso”, l’assuefazione alle sostanze stupefacenti e la ricerca del divino.

Nato a Chicago, con la sorella gemella Jane, in una famiglia dai legami burrascosi (la madre, da lui descritta come nevrotica, divorziò dal padre pochi anni dopo la nascita dei gemelli), Philip Dick trascorse un’infanzia e un’adolescenza solitarie e tormentate: la sorellina morì a poche settimane dalla nascita (Dick le rimase sempre legato, e decise di essere seppellito accanto a lei); dopo il trasferimento in California, frequentò l’Università di Berkeley, ma non concluse gli studi a causa della sua militanza nel movimento contro la guerra di Corea e del suo pacifismo(per continuare gli studi universitari avrebbe dovuto sostenere un corso di addestramento – ROTC – come ufficiale della riserva, all’epoca obbligatorio), che lo portarono ad avere problemi col maccartismo di quegli anni. Iniziò a lavorare in un negozio di dischi dove conobbe la prima moglie, Jeanette Marlin (il matrimonio durò da maggio a novembre ’48). Le sue affermazioni secondo cui in quel periodo avrebbe lavorato in una radio locale non sono mai state provate, anche se è possibile che abbia scritto testi pubblicitari per qualche emittente di Berkeley. Sicuramente la nascita della sua conoscenza e del suo amore per la musica classica precedette gli anni in cui lavorò come commesso nel negozio di dischi.

L’incontro con la fantascienza avvenne, forse per caso, e forse nel 1949 (ma il suo primo racconto, “Stability” Stabilità, pubblicato postumo, fu scritto nel 1947), quando invece di una rivista di divulgazione scientifica ne acquistò per sbaglio una di fantascienza (la circostanza non è certa). Esordì nel 1952 sulla rivista Planet Stories. Lasciata la prima moglie, si risposò con Kleo Apostolides (dal 14 giugno 1950 al 1959), militante comunista di origini greche. In questo periodo pubblicò i primi romanzi e una notevole quantità di racconti. Il matrimonio con Kleo andò in crisi quando Dick si trasferì nella zona rurale di Point Reyes, a nord di San Francisco, in quella Marin County che fu l’ambientazione di diverse opere (tra tutte Cronache del dopobomba). Lì conobbe Anne Williams Rubinstein, che diventò la sua terza moglie (rimasero sposati dal 1º aprile 1959 all’ottobre 1965). Era una donna colta e di forte personalità, vedova e madre di tre figlie, che gli diede una figlia: Laura Archer (25 febbraio 1960). Dick si trasferì a casa di Anne, e per mantenere la famiglia e il tenore di vita della moglie abbandonò la fantascienza, poco remunerativa e per niente prestigiosa, per tentare di occuparsi di narrativamainstream. Ma Dick visse ciò come una sconfitta, di cui considerò responsabile la moglie. Il fallimento come “nuovo” autore fu la goccia; il matrimonio andò a pezzi, Dick si convinse che la moglie avesse assassinato il precedente marito e che avrebbe fatto lo stesso con lui. Divorziarono nel 1965, e Dick si trasferì a San Francisco.

Dick assumeva anfetamina fin dai primi anni Cinquanta, sostanza che gli era stata prescritta dallo psichiatra che gli aveva diagnosticato una lieve forma di schizofrenia; l’anfetamina era usata per combattere gli stati depressivi di cui lo scrittore soffriva occasionalmente. Man mano Dick sviluppò una vera e propria tossicodipendenza dalla sostanza, che lo agevolava nella stesura delle sue opere. L’abuso di stimolanti raggiunse livelli allarmanti durante la seconda metà degli anni Sessanta, proprio mentre l’autore scriveva due dei suoi romanzi più importanti (Il cacciatore di androidi e Ubik). La rottura con la quarta moglie, Nancy Hackett (sposata dal 6 luglio 1966 al 1972), che lo abbandonò assieme alla figlia Isolde Freya (ora Isa Dick Hackett ) (15 marzo 1967), e la morte del suo carissimo amico Jim Pike, mandarono Dick alla deriva; lo scrittore si trovò a vivere in una casa di sbandati, e la situazione arrivò al punto critico quando, in sua assenza, la sua abitazione subì un’effrazione durante la quale sconosciuti forzarono il suo schedario blindato (Dick fece innumerevoli ipotesi sulla loro identità, arrivando a sospettare che fossero agenti dell’FBI; a tutt’oggi la questione non è stata chiarita). In seguito Dick partecipò a una conferenza sulla fantascienza a Vancouver, in Canada, e decise di stabilirvisi. Anche l’esperienza canadese fu però un fallimento, dovuto al consumo eccessivo di psicofarmaci e alla mancanza di denaro. Dick si fece ricoverare in una comunità di recupero pertossicodipendenti, la X-Kalay, un’esperienza breve che però lo aiutò chiudere con le anfetamine. Molti eventi e situazioni risalenti al suo percorso esistenziale di questo periodo ebbero un ruolo importante nel suo romanzo Un oscuro scrutare. Tornato in California, Dick si stabilì alla periferia di Los Angeles e nel 1972 riprese a scrivere, anche in seguito all’incontro con Leslie (Tess) Busby (18 aprile 1973-1977), la quinta moglie, dalla quale ebbe il terzo figlio, Christopher Kenneth (25 luglio 1973). Tra il febbraio e il marzo del 1974 Dick iniziò a sentire voci e avere visioni in sogno e da sveglio. Convinto di vivere un’esperienza mistica, Dick prese a scrivere l’Esegesi, una vasta raccolta di appunti a carattere teologico-filosofico a partire dai quali scrisse la celebre Trilogia di Valis, punto d’arrivo della sua esperienza letteraria.

Morì a Santa Ana, in California, per collasso cardiaco, nel 1982, proprio quando i diritti delle sue opere cominciavano a dargli per la prima volta una certa sicurezza economica, e mentre era in lavorazione il primo film basato su una delle sue storie: Blade Runner, di Ridley Scott, che Dick non poté vedere completato, anche se riuscì a visitarne il set. (Biografia tratta da Wikipedia)