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Recensione: “Vita con gli automi” (Second Ending, 1961) di James White

Marco CasnaRecensione pubblicata integralmente su BIBLIOTECA GALATTICA

uc101L’automa è un personaggio molto discusso, e non solo da ieri, nella letteratura sia utopistica che fantastica: ci è stato presentato ora come un prezioso servitore dell’uomo, ora come un rivale insidioso, ora come uno strumento di progresso, ora come un implacabile, incontrollabile distruttore. A questa vasta gamma di prospettive, James White viene ad aggiungere ora una sua originale, estremistica visione, fondendo al tema dei robot quello dell’immortalità e quello, inconsueto, di Robinson Crusoe.

Titolo: Vita con gli automi | Titolo originale: Second Ending (1961) | Autore: James White | Pagine: 144 | Edizione: Urania Collezione n. 101 giugno 2011 – Mondadori (Urania n.309, Arnoldo Mondadori Editore, 1963; rist. Urania n.651, 1974; Millemondi Estate 2001) | Candidato il premio Hugo come miglior romanzo

Una terribile guerra nucleare distrugge quasi ogni forma di vita sulla Terra. Nel 2308, il protagonista, uno studente di medicina di nome Ross, si risveglia dal Grande sonno, uno stato di animazione sospesa in cui venivano immersi i malati non ancora curabili con le tecnologie dell’epoca. Ross si risveglia in un ospedale, privo di vita al di fuori di sè stesso, senza nessun’altra compagnia a parte quella dei robot. Dai documenti conservati, Ross apprende la triste storia toccata al pianeta e, dopo una lunga e vana ricerca, capisce di essere l’ultimo uomo ancora in vita. In bilico tra pazzia e tentazioni suicide, Ross decide dunque di dare vita ad un progetto destinato a durare secoli, anzi migliaia, millenni di anni: riportare la vita sul pianeta.

Second EndingDopo millenni, saranno però i robot, evolutisi ormai in forme e modi che Ross non potrebbe neanche comprendere, a regalare una nuova felicità all’ultimo esponente della razza umana. Bel romanzo che si distingue soprattutto per lo stile calmo, riflessivo, introspettivo. L’autore riesce nell’intento di trasmettere i pensieri, le emozioni dell’ultimo uomo sopravvissuto, abbinandoli ad un chiaro e forte messaggio pacifista. I robot sono i fautori di un’utopia, i buoni demiurghi di una nuova umanità, cresciuta senza guerre, conflitti o violenza. L’Infermiera 5B, il modello più avanzato che accoglie Ross al primo risveglio, e il rapporto che viene a formarsi tra uomo e robot hanno tratti fortemente Asimoviani nella misura in cui il robot acquisisce, poco alla volta, sempre maggior umanità, arrivando a rendere insignificante o quasi la distinzione uomo/macchina che separa le anime dei due esseri senzienti. Nonostante la cadenza lenta e il ritmo rilassante della narrazione, il romanzo possiede una trama avvincente, mai pesante o noiosa, dimostrazione di come non siano necessari complicatissimi intrecci o decine di personaggi per rendere appassionante una lettura. In conclusione, una lettura rilassante e consigliata.

Marco Casna

James WhiteL’AUTORE

James White (Belfast, 7 aprile 1928 – Portstewart, 23 agosto 1999) è stato un autore di fantascienza irlandese. Le sue opere sono considerate un’anticipazione di temi pacifisti nel campo della space opera e della fantascienza hard.  Nato a Belfast (Ulster – Irlanda del Nord) nel 1928, fu uno scrittore di fantascienza assai noto negli anni sessanta del Novecento. Fu anche pubblicitario e docente. Sognava di studiare medicina, ma le modeste risorse della famiglia glielo impedirono. La sua opera echeggia quest’aspirazione scientifica e le sue storie, assai accurate, lo fanno considerare uno dei maestri della fantascienza hard (hard science fiction). Non riuscì a diventare scrittore professionista a tempo pieno, ma ebbe riconoscimenti dall’establishment (nel 1980, presso la Workers Educational Association di Belfast, tenne un corso di letteratura e per molti anni fu membro del Consiglio della British Science Fiction Association e della Irish Science Fiction Association). Tuttavia la sua biografia anglosassone[senza fonte]sostiene che continuasse a scrivere solo nel tempo libero e di sera. Continuò a scrivere anche dopo il suo pensionamento nel 1984 per forti problemi di vista causati dal diabete. In Irlanda la memoria di James White è mantenuta viva dal James White Award Science Fiction Short Story Competition[1], un concorso letterario per racconti di scrittori di fantascienza non professionisti di lingua inglese. Le sue opere più conosciute sono comprese nella serie intitolata Sector General (Stazione Ospedale), dodici racconti pubblicati tra il 1962 ed il 1999; altri racconti sullo stesso tema furono pubblicati fuori raccolta. James White in questa serie riprende la sua aspirazione giovanile per la medicina: Sector General è una stazione spaziale che ospita un gigantesco ospedale multi-specie, neutrale rispetto alle guerre spaziali in corso, e accoglie senza alcuna preclusione pazienti e staff di numerosissime specie extraterrestri senzienti, coi relativi complessi problemi di ambiente, alloggio, alimentazione, cure. Sector General è fortemente pacifista, e il critico statunitense Mike Resnick la considerò la “prima space opera pacifista”, in un periodo in cui la fantascienza statunitense era pesantemente afflitta da temi bellici e militaristi. Per il suo stile ironico White è anche citato come uno degli autori di fantascienza umoristica. Al di fuori di Sector General White scrisse numerose altre opere; fu infatti uno scrittore molto prolifico.

Recensione originariamente pubblicata su BIBLIOTECA GALATTICA

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