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Recensione: RIVIERA NAPALM (2018) di Jack Sensolini e Luca Mazza

Dopo il Crollo, l’estate dura sei mesi e in Emilia Romagna vigono i decreti anti-mutagene. Gli inquisitori di Bonificato I, papa morto tre volte e risorto due, premono sulla Linea Gotica, difesa da falangi di culturisti ultrà. Albanesi bionici pirateggiano l’Adriatico, brodo di scorie e orrori radioattivi che gli intrepidi Vigili del Fuoco irrorano di Napalm. I cellulari non prendono quasi mai, le cedrate costano un rene e il luppolo è uno dei monopoli a marchio Koop. Dalle Due Torri al Cocoricò, dall’autodromo di Santa Monica alle Valli di Comacchio, tra Bagnini-sceriffi, robo-cassiere e predoni della VR46, l’ultimo dei Bolognesi e il mutante più sborone di Riccione battono gli asfalti e le sabbie della Riviera al ritmo snuff-glamour dell’unico network, Radio Attiva. Il Cinno e il Gasato picchiano duro e non accettano compromessi: nemmeno di fronte all’Apocalisse. RIVIERA NAPALM, dove di liscio c’è solo il tuo teschio.

Titolo: Riviera Napalm | Autori: Jack Sensolini e Luca Mazza | Editore: Lethal Books | Genere: fantascienza post-apocalittica | Pagine: 238 | Prezzo: 12,99€ (cartaceo), 3,99€ (digitale)

Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare il mutagene

Che cosa deve avere un buon romanzo di genere? Sicuramente deve rispondere ad alcuni canoni, incorporare alcuni topoi e inserire alcuni personaggi tipici del genere a cui intende appartenere.

Ma cosa succede quanto un’opera è chiaramente di genere, ma non è così semplice incasellarla in un genere specifico?

Si possono ottenere due cose: un ottimo (non soltanto buono) romanzo oppure l’inizio di un nuovo genere. A mio modesto avviso, in questo caso, si sono verificate entrambe.

L’impossibilità di classificare l’opera del duo di scrittori Jack Sensolini e Luca Mazza, Riviera Napalm targata Lethal Books, è quello che più mi ha attirato alla lettura. Le aspettative non sono state minimamente tradite. Ma andiamo con ordine.

La prima cosa che mi ha colpito è la meravigliosa cover acidissima a metà tra Korgoth di Barbaria e Apocalypse Now. Un sole arancione che scompare all’orizzonte di miasmi verde acido e viola. Un pedalò corazzato con tanto di mitragliatrice a nastro, in secca su una spiaggia disseminata di scarti tossici, cadaveri ed una busta della KOOP. Una fila di elicotteri neri in lontananza taglia la linea del cielo. Non si giudica un libro dalla copertina, certo. Ma in questo caso è veramente azzeccata.

In quarta di copertina solamente una frase, un motto: “Dove di liscio c’ solo il tuo teschio” e una citazione dell’autore della copertina “Mad Max incontra Baywatch e Fantozzi in una Emilia Romagna radioattiva”. Nessun rimando alla possibile trama, ai personaggi o all’ambientazione, se non una dichiarazione d’intenti o un avvertimento al lettore.

Ma di cosa parla quindi l’opera?

Rivera Napalm è il “folle volo” di due improbabili personaggi, due sopravvissuti carichi di testosterone, anabolizzanti e abbronzante: il Cinno e il Gasato. Da sfondo alle storie si trova questa Emilia-Romagna deflagrata e violenta. Ogni capitolo, non solo porta avanti la storia dei nostri protagonisti, ma tinteggia con un pennello, intriso di sangue e napalm, questa riviera post atomica.

In questo mondo senza futuro, tutti si muovono in questo eterno presente cristallizzato in una versione cyberpunk post-apocalittica degli anni 90 italiani.

Il mondo non è composto dalle classiche, ma un po blande, “badlands” tipiche del post disastro.

Tutta la vicenda si muove tra città decadenti, spiagge più pericolose di un campo di battaglia, colline e paludi che pullulano di Vietcong nostrani.

Questi gli scenari della Emilia-Romagna, demolita, trasfigurata e distorta dagli eventi che hanno portato la distruzione sulla terra e nell’animo dei sopravvissuti.

Personaggi secondari e comparse tra i più variopinti calcano le assolate e pericolose spiagge della Riviera. Personaggi senza morale, solo il proprio codice di comportamento. Chiunque potrebbe venderti per un po di benzina o per una cedrata.

Mutanti, ed altre creature che-non-dovrebbero-esistere, che paiono usciti da un incubo di John Carpenter, abitano i recessi più oscuri e melmosi degli acquitrini e dei pozzi neri.

Pirati lanciano razzie da isole di spazzatura. Versioni cibernetiche di famose e formose bagnine di Andersoniana memoria e di attori austriaci con fisici da Mister Olimpia sostituiscono i più classici e abusati “lavori in pelle”.

Mistress protagoniste di snuff movies perverse come la fantasia di Clive Barker.

Come in ogni buon cyberpunk, sopra ogni cosa aleggia l’ombra della mega corporazione del male: la Koop.

I personaggi principali e secondari sono tutti mostruosamente sopra le righe, estremi eppure coerenti. Sono sopravvissuti ad una selezione innaturale. Sono Robinson Crusoe, se avesse brutalmente ucciso Venerdì per confezionarsi un abito e poi avesse dato fuoco all’isola, stuprando i superstiti.

Sono gli anti-eroi della seconda Repubblica post atomica.

Le avventure dei protagonisti, il Cinno e il Gasato, spaziano dalla corsa senza esclusione di colpi (bassi) a bordo di cinquantini modificati all’estremo in piste-santuari agli Dei del moto GP, puntate in palestra sfocianti in mutazioni e gore con spruzzate di body horror à la Chronenberg, fino ad un epico e devastante finale.

Tuttavia, in questo mondo di sangue, mutazioni estreme, proiettili e vuoto morale il filo conduttore dell’intera vicenda si rivelerà invece l’amore. Non la versione romantica e idealizzata, si intenda, ma la versione da Riviera Napaln, fatta di tradimenti, volta faccia, sesso estremo, silicone e droga. Gli oggetti del desiderio dei nostri protagonisti sembrano ora femme fatale irraggiungibili, ora damsel in distress e l’amore degli autori verso i personaggi saranno il motore immobile degli eventi, che si districano agilmente come un conto alla rovescia verso l’annichilimento.

In tutta la storia aleggia la presenza dei due autori che, in un esilarante divertissement meta-letterario, si inseriscono personalmente nella narrazione ora come comprimari, ora come veri deus ex machina delle vicende narrate.

Ovunque si respira uno squisito provincialismo pop, perfettamente amalgamate nel contesto grottesco, oppure barbaramente distorte. Il macho palestrato da spiaggia, il tifo sfegatato sfociante nella guerriglia urbana, la riverenza religiosa per il Blasco sono solo alcuni aspetti inseriti con grande ironia e auto-ironia dagli autori.

Quello che traspare già dal primo capitolo è che gli autori non verranno incontro al lettore, coccolandolo ed accompagnandolo.

No.

Questo è uno dei libri più liberi che mi sia capitato di leggere ultimamente, specialmente nel contesto autoriale italiano. Per “libero” intendo scevro di ogni possibile limite imposto o auto-imposto agli autori, per conformarsi a regole di genere, convenzioni commerciali o semplice creanza letteraria. E tutto ciò è stupendo, poiché infinitamente divertente, irriverente e talvolta liberatorio.

Per quanto concerne la scrittura, Sensolini e Mazza adottano scientemente uno stile molto asciutto, pulito, minimalista. Nientre fronzoli, niente descrizioni barocche, niente sconti per nessuno. L’azione è tratteggiata con veloci pennellate, che aiutano a restare sempre più coinvolti, senza distrazioni. Il linguaggio non risparmia espressioni colorite (a dir poco) ed espressioni scurrili, senza tuttavia risultare mai fuori contesto o volgari. Le scene più sanguinolente e granguignolesche vengono spiattellate senza pietà in faccia al lettore, il quale viene messo a disagio senza mai perdere il piacere della lettura. Per certi versi lo stile mi ha ricordato il compiato Alan. D. Altieri, autore milanese di svariate opere di svariati generi, nonché vate dell’action thriller.

Tale scelta stilistica ben si sposa con i toni duri come il ferro delle vicende narrate.

Spesso ai personaggi vengono messi in bocca espressioni dialettali che, meglio di mille parole forbite, riescono a catturare l’essenza dei tipici personaggi della provincia italiana e della saggezza popolare (spesso pretestuosa) come solo il dialetto sa fare.

Le possibili ispirazioni letterarie dei due autori sono da ricercarsi nei migliori autori di genere anni ottanata e novanta. Ho riconosciuto la estrema libertà creativa ed espressiva del Maestro del pulp Joe R. Lansdale nelle sue opere più “libere” e folli come la trilogia del Drive In e Bubba Ho Tep, dove si cerca di portare fuori dalla propria comfort zone il lettore, intrattenendolo e disgustandolo in pari misura.

Alcuni picchi del profondo orrore che si annida nell’animo degli antagonisti mi ha ricordato alcune suggestioni di Clive Barker, per la totale mancanza di riguardo per la sofferenza altrui e per la violazione dei corpi, ridotti a meri agglomerati di carne e sangue senziente e non.

Queste ispirazioni sono ben citate o rielaborate, ma mai copiate pedestremente.

In questo romanzo troverete di tutto. Un meraviglioso mesh up di trash italiano, gore, violenza, horror fantascientifico, cyberpuk, post apocalittico, birra di contabbando e tessere a punti Koop.

La coppia Sensolini Mazza si propone come la versione letteraria della Troma, impersonando i vendicatori tossici della letteratura indipendente, gli agiografi della transgenico e del transgender.

In conclusione, il mio tentativo di circoscrivere Riviera Napalm in un “cassetto” letterario è totalmente fallita. Si tratta di un’opera sincera e senza freni ne briglie, che non si fa problemi a maltrattare i suoi personaggi e, di riflesso, i lettori. Quando si confeziona un’opera così sincera, ci si espone parecchio, poiché si gettano eventuali maschere di cliché al vento.

Come tutte le opere sincere potrà anche non incontrare il gusto di tutti, per temi o toni.

Quello che posso garantire è che non vi lascerà indifferenti e vi spingerà a riconsiderare qual è la definizione di un genere.

Come già detto in precedenza, vi divertirà e vi disgusterà in pari misura.

Perché in Riviera i conti tornano sempre pari.

Riccardo Brunelli