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Recensione: “Primo sulla Luna” (First Man, 1958) di Clyde Brown

Recensione di Mario Luca Moretti$_57 (1)Titolo: Primo sulla Luna | Titolo originale: First Man, 1958 | Autore: Clyde Brown | Prima edizione italiana: 1961 | Prima pubblicazione originale: Galaxy Magazine, aprile 1958 | Tutte le edizioni italiane QUI | Tutte le edizioni QUI

“Per rigor di cronaca: Orville Close fu il primo uomo sulla Luna. Harold Ferguson fu il secondo. Non ne parlano mai.”

Questo è il fulminante attacco di uno dei più misteriosi classici delle short-stories fantascientifiche. Misterioso perché non si sa in effetti chi sia il suo autore. Nonostante First man sia ancor oggi ricordato con grande affetto, almeno in America, nessun altro lavoro è mai stato pubblicato con quel nome. É opinione diffusa (ma non comprovata) che Clyde Brown sia lo pseudonimo di uno scrittore affermato, solitamente estraneo alla fantascienza, che volle tenere nascosta questa sua incursione nel genere.

First man appartiene a quello che si può considerare un sottogenere della fantascienza, quello del primo viaggio sulla Luna, un filone che giocoforza si estinse alla fine degli anni ’60, ma di cui mi piace ricordare almeno due esempi: L’uomo che vendette la Luna di Robert A. Heinlein e The Pilgrim Project di Hank Searls.

FantalunaPrimo sulla Luna racconta di due astronauti quasi per caso: Harold Ferguson e Orville Close; il primo è un inventore fra i più strampalati che si ricordi: non è né un astronomo né un ingegnere, è un meccanico talmente incapace da pompare una gomma bucata e le sue cognizioni di astronomia sono quelle ricavate da un manuale di cui ha goffamente ricopiato una mappa, sua unica guida astrale. Eppure ha costruito nel giardino di casa un’astronave per raggiungere la Luna, motivato solo dal fatto che “è lassù”.

Orville è suo amico e vicino di casa. É un venditore, un esempio del tipico affarista yankee, pronto a monetizzare qualunque circostanza. Durante una visita di cortesia Harold lo introduce alla nave e Orville spinge per sbaglio la leva d’accensione… e così comincia la loro avventura.

A differenza di esempi come quelli citati, Brown non si preoccupa dell’attendibilità scientifica, non si dilunga in dettagli tecnici sul funzionamento dell’astronave di Harold, né degli effetti del viaggio spaziale sugli esseri umani. E in fondo questa scelta ben si sposa con l’incompetenza dei due protagonisti. Brown si concentra infatti sulla relazione fra i due. Se da una parte crea una gustosissima coppia comica, dall’altra costruisce anche un’analisi psicologica profonda e intensa.

L’aspetto più affascinante del racconto finisce con l’essere proprio il contrasto fra due personaggi. Harold sogna la Luna, da lui idealizzata e romanticizzata, e non ha altra ambizione che la soddisfazione della propria curiosità. Orville invece, superato lo sconcerto iniziale, sogna i soldi, la fama e gli onori che deriveranno dalla sua impresa. Sono entrambi due sognatori, e l’intreccio che nasce dall’incontro/scontro fra i loro sogni e le loro personalità dà a tutto il racconto una vitalità brillantissima.

Mario Luca Moretti