Recensione: “Megalomachia” (2016) di Emanuela Valentini e Fabio Carta

Recensione di Mario Luca MorettimegalomachiaDa dove fossero venuti e per quale motivo era solo oggetto di ipotesi. Ma erano arrivati, e il mondo si era fermato. I due esseri erano in lotta tra di loro, una lotta lenta, titanica, spaventosa. Nessuno sapeva cosa sarebbe accaduto quando uno dei due sarebbe stato costretto a soccombere. Quello che potevano fare, gli esseri umani, era solo cercare di sopravvivere, cercare di non restare coinvolti nella battaglia che stava cambiando il mondo, ma nella quale gli esseri umani erano solo spettatori.

Titolo: Megalomachia | Novella | Autori: Emanuela Valentini e Fabio Carta | Editore: Delos Books | Anno di pubblicazione: 2016 | Prezzo: 1,99 € | ISBN: 9788865307663 | ebook

Se “ucronia” indica un racconto che riscrive la Storia, ambientato in un passato dove gli eventi hanno preso una piega immaginaria, diversa da quella reale, come definire un racconto come Megalomachia, ambientato in un passato in cui sono i miti stessi ad avere assunto una loro incarnazione particolare, cambiando in questo modo il corso della storia? “Umitologia”?

Megalomachia è una novella ambientata in un 19° secolo dove due esseri di immani dimensioni, probabilmente extraterrestri, sono scesi sulla Terra, anzi nel Mare del Nord, per combattere un loro personalissimo duello, con movenze lentissime alla percezione umana, ma dalle conseguenze devastanti, che sconvolgono il clima e l’ecologia dell’Europa Settentrionale, causa di alluvioni che hanno già devastato l’Inghilterra e la Francia, provocando un’ondata migratoria colossale, chiamata Nazione Errante. Siamo nel 1841, nei pressi di Dunkerque, dova la Nazione Errante si è momentaneamente stanziata, creando una comunità che assiste, non tanto da lontano, allo scontro tra Baal e Dagon (così sono stati ribattezzati i due titani). Nella comunità di profughi vediamo un pugno di personaggi pittoreschi e umanissimi, a cui è impossibile non affezionarsi; fra loro spicca Becky, un’orfana inglese giovanissima, all’inseguimento di una chiave misteriosa che le è stata rubata e posseduta – o almeno di questo è convinta – da un d’jinn, un demone della mitologia araba sia islamica che preislamica.

In una cinquantina di pagine Emanuela Valentini e Fabio Carta disseminano una poderosa quantità di riferimenti mitologici e religiosi, ma anche storici (siamo in era post-napoleonica, la cosa ha il suo peso nel rapporto tra francesi e inglesi, forzatamente riuniti): solo questo è già fonte di piacere per il lettore. Ma allo stesso tempo concentrano una notevole capacità evocativa e descrittiva (quella che in fantascienza viene chiamata “sense of wonder”), mentre i personaggi risaltano intagliati più che caratterizzati, vere e proprie figure tridimensionali, ognuna con una sua tipicità, intrecciate fra loro e immerse nello sfondo.

In un’opera a quattro mani forse è scorretto cercare di individuare l’apporto dell’uno e dell’altro autore, ma è un gioco a cui non sono riuscito a sottrarmi.

Becky è un personaggio “alla Valentini”: un’adolescente affascinata dal volo, segnata da vicende familiari dolorose, costretta a un’esistenza precaria e violenta, ma preda di sogni romantici e fantastici. E i primi tre capitoli, con la loro cronologia à rebours, rimandano a Re(d)wind; e le religioni antiche sono uno degli interessi della scrittrice.

Tipico di Carta è invece il ricorso a codici cavallereschi che segnano le azioni di alcuni personaggi maschili, come pure l’abilità nell’intessere le storie dei singoli personaggi con lo sfondo sociale e storico (anzi fantastorico).

Ma aldilà di queste suddivisioni – che restano comunque solo un gioco – resta il fascino di una narrazione che affascina per la sua forza visionaria e la sua profondità psicologica, oltre che per l’inventiva narrativa. Da questo punto di vista il mio episodio preferito è quello dei trapezi volanti all’attacco dei giganti: il sense of wonder raggiunge momenti poetici davvero toccanti e intensi.

I nomi dati ai giganti in battaglia (“megalomachia”, appunto) sono quelle di due divinità semitiche, poi entrate nel pantheon fenicio. Esaminare tutte le implicazioni legate alle loro figure porterebbe lontano. Mi limito a ricordare che Baal era il dio della tempesta, poi trasfigurato nel Cronos greco e nel Saturno romano, mentre Dagon era una divinità marina antesignana di Poseidone e Nettuno, probabile origine del mito della sirena.

La Storia, quella reale, rientra a volte nella vicenda. Godibile in questo senso l’episodio del duello fra il diacono inglese Gladstone e l’occultista francese Fiquier. Forse spezza un po’ l’equilibrio stilistico e narrativo dell’insieme, ma resta comunque un intermezzo spassoso e a suo modo un brillante confronto fra concezioni sociali, politiche e religiose diverse.

Mario Luca Moretti

GLI AUTORI

Emanuela ValentiniEmanuela Valentini vive e lavora a Roma, ma è Londra la città dove il suo cuore si sente a casa. Le cose che preferisce fare sono leggere, scrivere, preparare dolci per regalarli, fare fotografie. Nel 2013 è uscito con il marchio GeMS il romanzo Ophelia e le Officine del Tempo, giunto in finale al Torneo Letterario IoScrittore 2012. Un altro romanzo, La bambina senza cuore, è stato pubblicato pubblicato da Speechless. Nel 2016 ha vinto il premio Robot col racconto Diesel Arcadia. Col romanzo Mei è finalista al premio Urania 2016.

Fabio CartaFabio Carta è nato a Roma nel 1975 ed è laureato in Scienze Politiche con indirizzo storico. Dalle suggestioni nate dalla passione per la fantascienza e il fantasy, da Dune a Hyperion, dalle Fondazioni di Asimov alla saga del Trono di Spade, ha cominciato a scrivere, creando il mondo di Arma Infero, una serie che a oggi conta due romanzi (Arma Infero Il mastro di forgia e Arma Infero I cieli di Muareb).