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Recensione: LEVIATHAN – Il risveglio (Leviathan Wakes, 2011) di James S.A. Corey

Di Stefano Spataro

LEVIATHAN – Il risveglioJulie Mao si risveglia all’interno di una stanza della astronave Scopuli. È confusa, stordita, non riesce a ricordare bene cosa le è successo. Cerca di interpretare i suoni e le voci intorno a lei, se sono minacciose o se può chiedere loro aiuto per cavarla da quel buco in cui è restata intrappolata per giorni. Alla fine dell’ottavo giorno il silenzio è ormai costante, dalle paratie la ragazza non riesce a udire nessun suono, nessun indizio che segnali la vita fuori da quelle quattro lastre d’acciaio in cui è richiusa. Così, nonostante la mancanza di gravità non sia affatto d’aiuto, decide di caricare il portellone con tutte le sue forze, sfondarlo e uscire. Nella nave non c’è anima viva. O meglio, non c’è anima viva umana, perché qualcosa di vivo c’è, ma il suo aspetto non è per nulla rassicurante.

Titolo: Leviathan – Il risveglio | Titolo originale: Leviathan Wakes |  Autore: James S.A. Corey | Editore: Fanucci | Serie: The Expanse #1 | Anno: 2015 (ed. or. 2011) | Pagine: 603 | ISBN: 13-9788834728840 | Prezzo di copertina: 19,00€ | Per tutte le edizioni del romanzo clicca QUI

Questo è quanto accade nel prologo del primo tassello di quella che George R.R. Martin ha definito una delle più belle saghe di space opera degli ultimi anni. Quanto descritto nel resto del romanzo è invece narrato da due punti di vista diversi, quello del vicecomandante James Holden, in viaggio sulla nave ghiacciaia Canterbury diretta verso Ceres per rifornire l’asteroide e l’intera fascia di acqua, e quello del detective cinturiano Joseph Miller che viene incaricato dalla sua agenzia di indagare sulla scomparsa di Julie Mao, figlia di un importante magnate, di eventualmente rapirla e riportarla su Luna. E sarà proprio Julie Mao il collegamento tra le vicende dei due personaggi che diventeranno, loro malgrado, eroi atipici di una vera e propria guerra spaziale. La Canterbury infatti riceverà una richiesta d’aiuto dalla Scopuli e per una serie di sfortunati quanto complottistici eventi quasi tutto il suo equipaggio perirà durante un attacco mirato alla nave ghiacciaia. Della Cant si salveranno soltanto Holden, e altri quattro personaggi, tre uomini e una donna, proprio per essere andati in avanscoperta sulla Scopuli. Dopo aver comunicato l’accaduto alle autorità il vicecomandante, ormai salito di grado, avrà il merito di far scoppiare una guerra tra Marte e la Terra. I due autori nascosti dietro lo pseudonimo di James S.A. Corey alterneranno le storie di Miller e Holden dedicando alternativamente un capitolo a uno e un capitolo all’altro, li faranno incontrare e agire insieme a circa un terzo del romanzo, e li separeranno, anche se solo fisicamente verso il finale.

51UCt6xwLHLIl romanzo ha diversi punti di forza. Gli autori hanno fatto un ottimo lavoro nel descrivere la differenza tra uomini nati su pianeti diversi, a gravità diverse. In un futuro in cui l’essere umano ha colonizzato lo spazio, è interessante infatti ipotizzare usi e costumi totalmente altri rispetto a quelli terrestri, condizionati da una società e da risorse naturali diverse rispetto a quelle terrestri. Non meno particolare è l’accenno alle possibili evoluzioni anatomiche conseguenti a una minore forza di gravità. Piuttosto che inventare razze aliene, i due hanno ben pensato di declinare diverse tipologie di essere umano, ognuno coerente con la peculiarità del suo particolare corpo celeste d’origine. Così i terrestri sono malvisti dai centuriani, gli abitanti degli asteroidi sulla prima fascia, i marziani sono odiati dai terrestri e così via, rendendo anche ovvie e inevitabili le cause dei macro-conflitti planetari che verranno a svilupparsi lungo il romanzo. Gli effetti e le sensazioni della variazione di gravità sul corpo umano sono puntuali anche per quanto riguarda gli effetti del viaggio su una astronave e davvero intrigante è la situazione caotica dovuta alla fuga dell’arma biologica su Eros, stazione orbitante divenuta teatro di un esperimento batteriologico. Infine non meno affascinante è la questione dell’acqua. La nave di Holden trasporta ghiaccio, e cosa c’è infatti di più importante dell’acqua per dei pianeti che non ne posseggono come risorsa naturale?

“È sempre tutto rose e fiori finché qualcuno non ti spara addosso”, afferma Miller durante il primo incontro con i reduci della Cant. E anche il romanzo era tutto rosa e fiori prima di affermazioni di questo tipo. Il libro, sebbene inquadrato nel filone della space opera moderna e quindi ben lontano da facili risvolti epici alla Hamilton di Sovrani delle stelle, talvolta soffre nei dialoghi, a mio parere un po’ troppo da telefilm americano. Ecco un altro esempio, questa volta è Holden a riferirsi al bruto Miller: “non posso fidarmi di averti vicino alle persone a cui voglio bene”. E ancora, forse il migliore: “quando sei uno sbirro non puoi permetterti il lusso di provare emozioni. Devi fare il tuo dovere”. Ed è anche in questo senso che ho forse apprezzato di più i pochi episodi della serie televisiva che mi è capitato di vedere piuttosto che il romanzo nella sua totalità. Non manca l’azione, gli intrighi della trama sono regolati ad opera d’arte, le psicologie dei personaggi non sono piatte e lo stile narrativo mantiene sempre viva l’attenzione del lettore. Eppure non mi sento di inserire quest’opera nelle migliori dieci letture dell’anno passato. Spero andrà meglio con il secondo capitolo della saga.

Stefano Spataro