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Recensione: “La casa di Bernardo” (Bernardo’s House, 2003) di James Patrick Kelly

Recensione di Stefano Sacchini1 La casa di Bernardo JPKellyPreparatevi a un insolito soggiorno ne “La casa di Bernardo”, dove il tema della domotica s’intreccia in maniera indissolubile a quello dell’Intelligenza Artificiale: cosa accadrebbe se una casa del genere perdesse il suo “amato inquilino? E se, al posto suo, con una visita del tutto inaspettata arrivasse una figura sconosciuta? Un’incognita per la casa che metterà in dubbio ogni sua certezza esistenziale. Un’opera domotica, una casa senziente che parla e manifesta, attraverso gli oggetti di cui è popolata, il suo bisogno di essere abitata, di essere eternamente posseduta da un inquilino.

Autore: James Patrick Kelly | La casa di Bernardo | Titolo originale: Bernardo’s House (2003) | Racconto | Traduzione di Francesco Verso | Mincione Editore | collana Future Fiction | Pagine: 25 | Anno di pubblicazione: 2014 | prezzo ebook 0,99 €.

Il mondo esterno è in frantumi a causa di una catastrofe non meglio specificata. Sottoterra, una casa intelligente, incarnata da un avatar dalle fattezze femminili, aspetta con ansia (e un pizzico di noia) il ritorno del proprietario.

L’intelligenza artificiale trascorre così il suo tempo, priva di uno scopo finché, un giorno, una ragazzina, sfinita e denutrita, non fa la sua comparsa alla soglia dell’abitazione.

Con LA CASA DI BERNARDO (Bernardo’s House, 2003) il pluripremiato scrittore statunitense James Patrick Kelly (classe 1951) si dimostra ancora una volta un maestro nella stesura di racconti di fantascienza. Una trama semplice, ottimamente scritta (e altrettanto bene tradotta), che in poche pagine riesce a scavare nella “psiche” del protagonista, una casa senziente che prova il fervente desiderio di essere abitata e utilizzata. La convivenza con una nuova e inaspettata inquilina da un lato soddisferà le esigenze della casa, appagandone i desideri, dall’altro susciterà una serie di conflitti interiori ed esistenziali mai provati in precedenza.

Al di là di etichette bizzarre se non inutili (in primis “domotica”) e dei movimenti letterari all’interno dei quali collocare l’autore nativo di Mineola (NY), Kelly è abile, attraverso un’allegoria, nell’affrontare grandi questioni che interessano l’essere umano: il rapporto col “genitore”, l’elaborazione del lutto, l’alienazione, il valore dell’esistenza umana individuale. Il tutto senza utilizzare una parola più del necessario.

Si consiglia di prestare la massima attenzione alle uscite della collana Future Fiction.

Stefano Sacchini

James Patrick KellyL’AUTORE

James Patrick Kelly è un autore eclettico: ha scritto romanzi, racconti, saggi, recensioni, poesie e sceneggiature. Tradotto in sedici lingue, nel 2007 ha vinto il premio Nebula, assegnato dalla SF Writers of America, per la novella “Burn” (L’Utopia di Walden, Delos Books) e il premio Hugo della World SF Society per due volte: nel 1996, con il racconto “Think like a Dinosaur” (Pensare da Dinosauri in “I Premi Hugo 1995-1998”, Editrice Nord”) e nel 2000 per “Ten to the Sixteenth to One” (1 x 10 alla 16 in “Il meglio della SF / II, Arnoldo Mondadori Editore). Inoltre tiene una rubrica sulla versione elettronica della rivista Asimov’s Science Fiction ed è membro della facoltà Stonecoast Creative Writing Program presso l’Universita del Southern Maine.