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Recensione: “I riti dell’infinito” (The Rituals of Infinity, 1971) di Michael Moorcock

Antonio Ippolitoum68(The Rituals of Infinity, 1971) Nel subspazio, la Terra non è un pianeta unico. Esistono quindici mondi esattamente identici, anche se tutti hanno subito una mutazione. Quando appaiono le misteriose squadre D, quando si verifica una Situazione di Materia Instabile, nessuno può prevedere quello che accadrà tranne il professor Faustaff. Col suo gruppo di uomini, Faustaff viaggia tra una Terra e l’altra, cercando di impedire la distruzione che minaccia i pianeti paralleli. Dalla Los Angeles di Terra 3 alla San Francisco di Terra 1, la sua lotta non conosce confini.

Fuori dello spazio e del tempo, ognuno chiuso in un suo limbo, esistevano i pianeti chiamati Terra.(..) Uno era composto quasi esclusivamente di oceani, con poche foreste di alberi giganteschi, distorti, che crescevano nell’emisfero nord; un altro sembrava immerso in un crepuscolo perenne: un pianeta d’ossidiana scura; un altro ancora era un nido di cristalli multicolori, e un altro possedeva un unico continente che formava un anello di terra attorno a una grande laguna. I relitti del tempo, abbandonati, moribondi.(..)

Indossava una camicia hawaiana, calzoncini da spiaggia color oro, un paio di scarpe da ginnastica logore, e un berretto da giocatore di baseball. Pesava almeno centoventi chili ed era alto più di un metro e novanta. Un uomo grosso.(..)

Titolo: I riti dell’infinito | Titolo originale: The Rituals of Infinity, 1971 | Autore: Michael Moorcock | Per tutte le edizioni del romanzo clicca QUI

Alternando abilmente descrizioni evocative a dialoghi brillanti, un Moorcock non ancora arrivato alla maturità del ciclo di Jerry Cornelius (ma già direttore di New Worlds: siamo nel 1965) ci propone un eroe anticonformista. Il dott. Faustaff, forse sapiente come Faust, di sicuro grasso, gaudente e seduttore come Falstaff, è eroicamente intento a continuare la missione che già costò la vita a suo padre: salvare le multi-Terre dalle misteriose “squadre D”, che possono scatenare la distruzione incontrollata di uno di questi pianeti, e dei suoi abitanti.

THRTFNTY8B1978Le multi-Terre sono state scoperte per caso, e solo alla conclusione capiremo quante sono e qual è la loro vera natura. Sono diverse tra loro non solo per l’aspetto geologico, ma anche perché la mentalità degli abitanti di ognuna appare ferma a una certa data: ogni battaglia contro le squadre D, anche quando viene vinta, comporta ulteriore entropia e arretramento nel tempo; ne consegue un adattamento della mentalità degli abitanti, che mettono rapidamente a tacere chi ancora ricorda i tempi precedenti; è uno degli aspetti più curiosi del romanzo, forse una critica del conformismo sociale.

Si tratta in sostanza di un breve romanzo di avventura: il soggetto ha un debito evidente con “I fabbricanti di universi” (e al tempo stesso, l’incontro con i “superiori” anticipa quello nel “Fiume della vita”): Moorcock accenna però molti temi che sarebbe valsa la pena sviluppare.

Per esempio, se davvero anche la “nostra” Terra faceva parte degli esperimenti, e la “attivazione” di ogni Terra comprende i complessi “riti dell’infinito”, in cui la nuova popolazione vive ruoli inconsci e archetipali che la “formano” in profondità in una sorta di imprinting, qual è stato il ruolo di questi riti nella storia di noi terrestri, nella nostra psicologia, nelle nostre religioni? Da materiale così, Farmer avrebbe tratto centinaia di pagine!

Vale la pena notare anche l’approccio verso la religione: se Farmer è concreto come un antico pagano (esseri più forti di noi sono dèi, punto), e Asimov uno schietto razionalista (religione = superstizione: non perdiamo tempo a parlarne), Faustaff propone un’evoluzione dell’uomo attraverso fasi successive: dalla superstizione che umilia la ragione, alla religione che la accetta, fino alla scienza, che la esalta e si accompagna a un “sano edonismo”.

Da buon inglese, Moorcock non fa mancare spunti anticattolici, nella figura dell’(ex) cardinale Orelli, l’unico vero “villain”: un uomo la cui falsità naturale era stata portata a piena maturazione dall’educazione religiosa ricevuta su T4 (eppure, almeno la genuinità della sua vocazione iniziale si manifesterà, in una scena sorprendente): un aspetto che difficilmente troveremmo in altri scrittori dell’epoca (Disch scrisse su questo tema, ma negli anni ’80).

Ma l’aspetto più originale del romanzo è il protagonista.

Caddero altri suoi uomini. Faustaff riuscì a stento a impedirsi di piangere. Provava una rabbia disperata, ma nemmeno per un secondo lo sfiorò la tentazione di rispondere al fuoco degli esseri che stavano provocando quella carneficina.

THRTLSFNFN1979È già un po’ dandy, come altri personaggi moorcockiani, ma soprattutto un vero epicureo: edonista, ma così profondamente rispettoso della vita altrui da essere incapace di ricorrere alla violenza, anche solo per difendere i suoi uomini da un attacco mortale. L’unico senso nella vita, per Faustaff, può essere un saggio divertimento: con queste argomentazioni, riuscirà anche a portare dalla sua parte i “burattinai” di questo universo.

Siamo negli anni ’60 e anche un grassone vestito in maniera assurda può essere cool, se ha “attitude”: tant’è che nelle prime pagine una autostoppista, scaricata in mezzo al deserto da un camionista perché non gli si concedeva, si concede prontamente a lui; che per questo la sospetta (ingiustamente) di essere una spia delle Squadre D.. ma non se ne fa un problema.

Fino alla giusta conclusione del romanzo:

Non dobbiamo più temere una cosa del genere, Nancy”, disse lui. “Adesso possiamo arrivare da qualche parte. Basta che ricordiamo di non prenderci troppo sul serio, di rilassarci. Quei ponti significano comprensione, comunicazione..”.

Nancy annuì, seria. Poi alzò gli occhi su Faustaff, e su suo viso nacque un sorriso enorme. Gli strizzò l’occhio. Lui sorrise, le fece l’occhiolino.

Entrarono in casa e, assieme, si lanciarono sul letto.

Nota: la trama presenta, a volte, qualche passaggio brusco: sospetto che questo sia dovuto a tagli nell’edizione che sto leggendo (collana Omicron della SIAD), lunga 128 pagine non particolarmente fitte, mentre le edizioni originali variano tra le 150 e le 190 pagine; non ho potuto confrontare con l’edizione Urania.

Antonio Ippolito

moorcock_web_crop L’AUTORE

Michael John Moorcock (Londra, 18 dicembre 1939) è uno scrittore britannico di fantascienza e di fantasy. Divenne redattore per Tarzan Adventures nel 1956, a soli sedici anni, collaborando successivamente con Sexton Blake Library. Come curatore della controversa rivista di fantascienza inglese New Worlds, dal maggio 1964 fino al marzo 1971 e quindi nuovamente dal 1976 al 1996, Moorcock incoraggiò lo sviluppo della New Wave nel Regno Unito e indirettamente negliStati Uniti. La sua edizione a puntate di Jack Barron e l’Eternità (Bug Jack Barron) di Norman Spinrad fu tristemente famosa perché portò un membro del parlamento appartenente al partito conservatore a condannare in aula il finanziamento della rivista da parte dell’Arts Council. In questo periodo scrisse occasionalmente sotto lo pseudonimo di “James Colvin”, uno “pseudonimo di casa” usato da altri critici su New Worlds. In seguito apparve un falso necrologio di Colvin su New Worlds. In seguito Breakfast in the Ruins, un romanzo letterario, incluse un’introduzione che menzionava la precedente morte di Moorcock. Alcuni lettori vi credettero. Moorcock, infatti, usa molto le iniziali ‘JC’, e non è interamente una coincidenza che siano anche le iniziali di Gesù Cristo (Jesus Christ in inglese), il soggetto del suo romanzo del 1967 I.N.R.I. (Behold the Man). Quest’opera, pubblicata per la prima volta su New Worlds come una novella, racconta la storia di Karl Glogauer, un ebreo agnostico, insicuro e dall’incerta sessualità che, ossessionato dalla figura di Gesù Cristo, diventa viaggiatore del tempo per cercare di incontrarlo, ma scopre, con suo orrore, che “Gesù di Nazareth” non è altri che un ritardato storpio, figlio di una donna di facili costumi che racconta di averlo concepito con un angelo: a quel punto Glogauer, per “riparare” a quello che gli sembra un insopportabile ‘torto cosmico’, inizia a viaggiare per la Palestina predicando il messaggio cristiano come lo ricorda dalle sue numerose letture dei Vangeli e, infine, arriva a “inverare” la leggenda biblica della crocefissione attraverso un paradosso di predestinazione. Questo lavoro vinse il Premio Nebula per il miglior romanzo breve del 1967. Michael Moorcock a Lucca Comics and Games 2009. Nel 1997 Moorcock è stato uno degli ospiti d’onore alla Worldcon di San Antonio e Ospite d’Onore alla World Fantasy Convention di Corpus Christi, Texas (2000), dove ricevette un “Howie” World Fantasy Award alla carriera. Nel 2002 entrò a far parte della Science Fiction Hall of Fame. Negli anni novanta Moorcock si trasferì in Texas, negli Stati Uniti, in modo da poter meglio comprendere la società americana giacché il suo romanzo The Skrayling Tree doveva basarsi sull’incontro/scontro di Elric con questa. Nel 2004, annunciò di essere intenzionato a tornare in Europa, probabilmente stabilendosi in Francia e Spagna. (Biografia da Wikipedia)