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I Classici della SF: “Marziani, andate a casa” (Martians, Go Home, 1955) di Fredric Brown

Mariateresa BottaMarziani andate a casaChe cosa accadrebbe se i Marziani ci invadessero all’improvviso, senza armi né astronavi, materializzandosi, semplicemente, nelle nostre case, nei bunker militari super segreti, nei bagni, nelle camere da letto degli sposini, nel forno, in auto, al telefono…?  E se il loro scopo non fosse tanto annientarci con le armi di distruzione di massa, quanto, piuttosto, esasperarci fino alla resa incondizionata? Sì, perché il loro intento è spiarci in ogni aspetto della nostra vita quotidiana, imponendoci la loro insopportabile presenza. Perché? Per deriderci!

Titolo: Marziani Andate a Casa! | Titolo originale: Martians, Go Home | Autore: Fredric Brown | Editore:  Fanucci | Collana: Futuro. Biblioteca di Fantascienza n°49 | Genere: fantascienza Umoristica | Traduttore: Roberta Rambelli | Data di pubblicazione: 1955 | Prima edizione italiana: 1961 |  Pagine: 206 | Prezzo: 5.000 Lire

Fredric Brown è noto soprattutto per la sua capacità di scrivere racconti brevi con una vena umoristica molto evocativa, dallo stile affascinante, caratterizzato da una rara capacità di sintesi. Spesso il tono leggero, molto apprezzato dai suoi lettori, era un pretesto per mettere in ridicolo i pregiudizi su temi drammatici come la guerra e la corsa agli armamenti.

Nonostante la delicatezza delle tematiche affrontate, i suoi romanzi scorrono che è un piacere e questo di cui vi sto parlando, in particolare, si sorbisce tutto in un pomeriggio, come un bel drink ghiacciato sotto l’ombrellone.

Sebbene i personaggi siano caratterizzati da poche ed efficienti pennellate, vera protagonista è la storia del Primo Contatto, con tutte le vicende connesse. Il romanzo, in questo senso, appare, né più né meno, come una cronistoria, una sorta di documento tragicomico delle variegate reazioni umane all’incontro con gli extraterrestri.

Luke Deveraux è uno scrittore di fantascienza in crisi. Ritiratosi in solitudine in una baracca nel deserto del Montana, nel disperato tentativo di scrivere il romanzo che lo riporterà alla ribalta, Luke formula un pensiero:

«E se i marziani fossero omettini verdi, visibili, udibili ma non tangibili e se, tra un secondo, uno di loro bussasse a quella porta e dicesse: “Ciao, Mack. È questa la Terra?” (cit.)

Detto, fatto. La Terra è invasa. La più insopportabile, improbabile aggressione del nostro pianeta ha inizio, e le conseguenze saranno imprevedibili… Sì, perché questi marziani non sono i soliti alieni, quelli a cui il cinema e la letteratura ci hanno abituati. Questi marziani sono esserini della taglia di un bambino, antipatici, invadenti, chiassosi, irriverenti, spocchiosi, saccenti, pettegoli, scortesi, insolenti, riottosi, completamente privi di qualsivoglia empatia… e trasparenti. Impalpabili. Praticamente invulnerabili. Si kwimmano, anche. Il che vuol dire che possono sparire e riapparire ovunque, all’istante, con il minimo sforzo mentale. È facile, a questo punto, immaginare le conseguenze della loro comparsa nell’America dabbene dei primi anni ’60, nonché gli effetti su scala globale.

Nel giro di poche settimane l’economia va al collasso, la politica si trasforma in uno zimbello – Ehi, un momento. Questo mi ricorda qualcuno… No, lui non è verde, né marziano. Soltanto basso e rifatto -, nessun Governo riesce più a tenersi stretti i propri segreti di Stato. I marziani, infatti, possono vedere al buio, attraverso i muri e gli oggetti: le casseforti, le lettere sigillate, i documenti top secret… Nulla sfugge alla loro perniciosa curiosità.

Martians Go HomeLa popolazione impazzisce: i casi di tracolli nervosi sono migliaia e migliaia. Le carceri scoppiano di gente arrestata per aver cercato di eliminare i marziani, col risultato di aver ammazzato, per sbaglio, le altre persone. I manicomi traboccano di pazienti che si sono ricoverati di loro spontanea volontà, convinti di soffrire di allucinazioni per via degli ometti verdi che compaiono ovunque interferendo con il lavoro, la vita privata, la sanità mentale…

Anche Luke Deveraux ha un problema. Dopo l’ennesimo shock provocatogli dagli irriverenti invasori, si convince che essi non esistano. Questa ritrovata consapevolezza di che cosa sia reale e che cosa no lo fa sentire subito molto meglio, peccato che tutti gli dicano che è impazzito. Ma Luke sa qual è la verità. Marziani sul comò? Andiamo! È evidente che sono tutti ammattiti, tranne lui.

Eppure… E se quella notte, nella baracca, fosse accaduto qualcosa nel suo cervello, e avesse inventato lui i marziani, mentre immaginava una storia per il suo prossimo romanzo? E se il suo cervello non fosse più in grado di separare l’immaginazione dalla realtà? Se così fosse, perché anche le altre persone riescono a vedere i marziani?

Che Luke abbia inventato anche le altre persone, oltre ai marziani? E se l’universo intero fosse soltanto finzione della sua immaginazione? È un solipsismo, certo. Ma Luke non è affatto paranoico. È semplicemente schizofrenico.

La sua mente conscia non crede nei marziani, tuttavia il suo subconscio, creatore di illusioni, non deve avere recepito il messaggio. È sufficiente farglielo sapere. A quel punto, anche tutto il resto del mondo smetterà di vedere i marziani… Luke crede di aver trovato il modo di rimettere tutto a posto. In due diversi punti del pianeta, un inventore un po’ tocco e lo stregone di una tribù africana concepiscono, anch’essi, degli stratagemmi per mandare via i marziani. Il cento quarantaseiesimo giorno esatto dall’inizio dell’invasione i tre “eroi” mettono in pratica i loro piani e… i marziani tornano a casa!

Il finale è geniale, esilarante, aperto alle interpretazioni del lettore. Sarà stato il loro intervento combinato a provocare l’istantanea ritirata dei molesti visitatori, o è stato soltanto un caso? La verità è che nessuno scoprirà mai perché i marziani apparvero per la prima volta sulla Terra, e nessuno scoprirà mai perché se ne siano andati, altrettanto improvvisamente, dopo “appena” qualche mese di vittoriosa occupazione. L’unica certezza è che la vita sulla Terra, da quel momento in poi, non sarà mai più la stessa.

Mariateresa Botta

Fredric BrownL’AUTORE:

Fredric William Brown (Cincinnati, 29 ottobre 1906 – Tucson, 11 marzo 1972) è stato uno scrittore statunitense. È ricordato come il maestro del paradosso, autore di centinaia di straordinari racconti e decine di romanzi fantascientifici, gialli e polizieschi. Fra le sue opere vanno ricordate Il sangue nel vicolo (1945), Assurdo Universo (1948), Il vagabondo dello spazio (1957), Gli strani suicidi di Bartlesville (1961) e il suo racconto più famoso Sentinella (1954).