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Recensione: “La Barriera di Santaroga” (The Santaroga Barrier, 1967) di Frank Herbert

Massimo LucianicoverLa tranquilla cittadina di Santaroga in California sembra vivere in un curioso isolamento, separata dal resto del mondo da una forza intangibile e misteriosa. I suoi abitanti non l’abbandonano che per brevi periodi, ma poi immancabilmente vi fanno ritorno, sfuggendo al contatto con gli estranei e mostrando un’aperta ostilità per qualunque cosa provenga dall’esterno. Semplici stranezze, se prese isolatamente, mentre qui invece si trovano concentrate tutte in un unico luogo. Che cosa succede dunque realmente a Santaroga? Gilbert Dasein, un giovane psicologo, viene inviato ad investigare nella cittadina e si addentra in un inquietante mistero: la popolazione di Santaroga è apparentemente sotto l’effetto di uno strano allucinogeno che altera lo stato di coscienza. Ma è solo il primo di una serie di interrogativi a cui Dasein non sa dare una risposta. Si tratta di una scelta deliberata dei cittadini o essi sono vittime di una suprema forma di controllo? Santaroga è forse ad un passo dalla realizzazione dell’utopia o si tratta invece del più demoniaco e terribile degli esperimenti? Che cos’è, insomma, la barriera di Santaroga? Ma a queste domande se ne aggiunge ora un’altra, che per Dasein è assai più drammatica: adesso che si è spinto nel cuore del mistero di Santaroga, potrà mai davvero uscirne? E come? Una lucida e avvincente esplorazione delle frontiere della mente, un’incisiva favola sociale che ricrea l’atmosfera agghiacciante di un altro capolavoro di Frank Herbert, L’alveare di Hellstrom.

Titolo: La Barriera di Santaroga | Titolo Originale: The Santaroga Barrier | Autore: Frank Herbert | Anno: 1967 | Editore: Editrice Nord | Collana: Cosmo Oro n°189 | Edizione Italiana: Maggio 1988 | Copertina: Giuseppe Mangoni | Pagine: 252 | Traduzione: Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli | Prezzo: 8.000 Lire

Il romanzo “La barriera di Santaroga” (“The Santaroga Barrier”) di Frank Herbert è stato pubblicato per la prima volta sulla rivista “Amazing Stories” tra l’ottobre 1967 e il febbraio 1968. È stato pubblicato per la prima volta come libro nel 1968.

Santaroga è una città della California molto autonoma i cui abitanti sembrano rifiutare influenze esterne. Molte aziende anche grosse hanno tentato di entrare nell’economia di Santaroga ma senza riuscire a vendere nulla. Alcuni esperti di marketing hanno provato a indagare sulla mentalità dei cittadini ma hanno avuto vari incidenti mortali.

The Santaroga BarrierGilbert Dasein è uno psicologo che è stato inviato a Santaroga per tentare una nuova ricerca di mercato. All’università aveva avuto una storia d’amore con Jenny, una ragazza della città, e riprendere i contatti con lei potrebbe aiutarlo a farsi accettare dagli abitanti. La loro storia era finita perché Jenny voleva tornare a Santaroga dopo la laurea e Gilbert non capiva la sua ossessione per la sua città natale. Lui nutre ancora dei sentimenti nei confronti della ragazza perciò le sue ragioni personali per andare a Santaroga si combinano perfettamente con quelle del suo lavoro.

Ben presto Gilbert Dasein si rende conto che nel cibo prodotto a Santaroga c’è un ingrediente particolare chiamato Jaspers che sembra essere una specie di droga con strani effetti sulla mente delle persone del posto. Jenny vuole riprendere la loro storia e gli chiede di diventare anche lui un cittadino di Santaroga ma cosa vuol dire esattamente?

Più Gilbert studia gli effetti dello Jaspers più si ritrova invischiato personalmente nella vita di Santaroga. In città infatti è impossibile fare un pasto che non contenga in qualche modo quell’ingrediente e gli effetti su di lui cominciano a farsi sentire. Come se non bastasse una parte di Santaroga continua però a considerarlo un estraneo e deve faticare ad evitare incidenti letali.

In “La barriera di Santaroga” Frank Herbert compie una delle sue esplorazioni nella mente umana. Le idee del romanzo sono vagamente ispirate a quelle del filosofo Martin Heidegger, in particolare del suo libro “Essere e tempo”, e dello psicologo Karl Jaspers. Il cognome del protagonista, Dasein, viene da un concetto di Heidegger mentre il nome della droga Jaspers è ovviamente il cognome dello psicologo.

Frank Herbert rielabora quelle idee a modo suo creando una comunità i cui abitanti assumono una droga che ha una profonda influenza sulla loro mente. Dato che lo Jaspers ha anche effetti positivi sulla salute è inevitabile il paragone con la celebre spezia del ciclo di Dune. In questo caso però la droga fa sì che gli abitanti di Santaroga, pur mantenendo una certa individualità, a livello inconscio formino quasi una gestalt.

Santaroga è divisa dal resto del mondo da una barriera che non è fisica bensì mentale perché l’assunzione dello Jaspers porta la popolazione locale a rifiutare gli stimoli e le pressioni che arrivano dall’esterno. Le aziende che cercano di investire a Santaroga falliscono perché la loro pubblicità non funziona sugli abitanti della città, che sono ben contenti di ciò che producono da sé e non avvertono i bisogni artificiali indotti dal consumismo.

Quella che messa in questi termini sembra un’oasi felice nasconde però un lato oscuro perché le minacce esterne vengono eliminate anche con la forza. Le persone che arrivano dall’esterno con delle mire su Santaroga tendono ad avere incidenti ma i cittadini non mostrano un’ostilità individuale: è infatti un impulso collettivo inconscio a spingere le singole persone a compiere atti ostili o comunque produrre gli elementi per creare vere e proprie trappole per gli stranieri ritenuti pericolosi.

Frank Herbert non si limita però a mettere in piedi una banale storia in cui gli eroi del caso cercano di porre fine ad una possibile minaccia che arrivi da Santaroga. Infatti Gilbert Dasein riceve il suo incarico da un gruppo di aziende che sono ostili a Santaroga non per motivi filantropici bensì perché vedono un mercato vergine che potrebbe portare loro molti soldi dal quale invece non ricavano un centesimo.

Nel corso della sua indagine Gilbert Dasein scopre che il giornale locale riporta le notizie dall’esterno in maniera decisamente non patriottica e che solo alcune persone alla volta guardano alla TV i canali che trasmettono dall’esterno per sapere cosa succede nel mondo. Gli abitanti di Santaroga infatti non vogliono essere contaminati da quella che considerano pura propaganda con la quale forze politiche ed economiche manipolano la gente.

In sostanza “La barriera di Santaroga” ci mostra una contrapposizione tra due tipi di società ognuna delle quali ha i suoi pregi e i suoi difetti. Non sembra che ci siano molte possibilità di collaborazione per cercare in qualche modo di completarsi a vicenda perché entrambe sembrano voler assimilare i loro membri perciò. Frank Herbert non è un autore che fornisce facili soluzioni a grossi problemi e in questo romanzo confeziona un finale ambiguo.

Nel 1985 è stato prodotto il film “The stuff – Il gelato che uccide” parzialmente ispirato a “La barriera di Santaroga”, tanto che vi è menzionato un agente dell’FBI di nome Frank Herbert.

“La barriera di Santaroga” non è perfetto: ad esempio non tutti i personaggi principali sono ben sviluppati ed in particolare Jenny è davvero monodimensionale. La trama scorre bene come è tipico dei romanzi dell’epoca di lunghezza limitata con un buon mix tra azione e introspezione però la fine è un viaggio interiore del protagonista che può non piacere a tutti. I romanzi imperfetti di Frank Herbert sono comunque decisamente superiori alla media e meritano di essere letti, soprattutto se vi piacciono le esplorazioni mentali.

Massimo Luciani

FRANK HERBERTL’AUTORE

Frank Patrick Herbert (Tacoma, 8 ottobre 1920 – Madison, 11 febbraio 1986) è stato un autore di fantascienza statunitense. Scrittore acclamato dalla critica, ha contemporaneamente riportato un successo di pubblico a livello mondiale. Rimane noto soprattutto per il suo romanzoDune e per i cinque successivi libri della serie: il ciclo di Dune affronta temi complessi cari allo scrittore come la sopravvivenza umana, l’evoluzione, l’ecologia e la commistione di religione, politica e potere.Dune vinse nel 1965 il Premio Nebula, a cui fece seguito il Premio Hugo nel 1966, cioè entrambi i massimi riconoscimenti nell’ambito fantascientifico. Da molti degli appassionati del genere è considerata l’opera migliore di fantascienza epica mai scritta e rimane certamente una delle più popolari.

Recensione di Massimo Luciani pubblicata originariamente sull’ottimo blog NetMassimo.com:

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