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Recensione: “Cronache di Mondo9” (2015) di Dario Tonani

Valeria BarberaCronache di Mondo 9È un pianeta desertico, letale, una sconfinata distesa di sabbie velenose. Nel corso dell’evoluzione i suoi abitanti si sono applicati a una sola arte, la meccanica, rendendolo il regno delle macchine, del metallo e della ruggine. Eppure Mondo9 vive su una fiorente attività di commerci: titanici veicoli a ruote, grandi come bastimenti e governati da decine di uomini, solcano i deserti tra una città e l’altra. Perché c’è una guerra in corso: macchine contro macchine, metallo contro metallo. E mille pericoli attendono le loro prede acquattati sotto le dune: un misterioso morbo che trasforma la carne in ottone, fiori giganteschi che si nutrono di ruggine… Per la prima volta in un solo volume, il romanzo originario Mondo9e quello nuovo, Mechardionica, inedito in edizione cartacea. Con tutti i tasselli mancanti a completare uno dei cicli più avventurosi della fantascienza internazionale.

Titolo: Cronache di Mondo9 | Autore: Dario Tonani | Editore: Mondadori | Collana: Urania Millemondi n.72 | Pagine: 358 | Prezzo: Euro 7,90 | Prezzo versione ebook: Euro 4,99 | Anno di Pubblicazione: 2015 | Illustrazioni di Franco Brambilla

L’uscita del numero 72 di Urania Millemondi ha segnato un momento importante per la narrativa fantastica italiana. Per la prima volta, la Mondadori ha dedicato un intero volume della storica collana all’opera di un singolo autore nostrano, anziché ai soliti nomi esteri.

Ma, a pensarci bene, Dario Tonani è internazionale. Negli ultimi anni, scrivendo di sabbia, ruggine e olio di macchine, ha prima fatto capolino negli Stati Uniti, ricevendo i complimenti da Paul Di Filippo, e poi è sbarcato in Giappone, dove l’autorevole annuario Ga Yomitai ha inserito il suo Mondo9 tra i dieci migliori romanzi di fantascienza pubblicati nel Paese nel 2014.

Nella bella prefazione del curatore di Urania, Giuseppe Lippi, al Millemondi “made in Tonani”, si legge: “Grazie a lui nasce il primo ‘planetary romance’ del XXI secolo degno di questo nome.”

E pensare che era iniziato tutto per caso.

Illustrazione di Franco BrambillaSiamo nel 2008 quando Dario Tonani tira fuori dal cassetto un racconto che dormiva da anni: Cardanica. Ambientata su una nave a ruote che solca deserti velenosi, la storia compare sulla rivista Robot (Delos Books). Tempo dopo, si affaccia sul mercato digitale con la casa editrice 40k Books. L’allora direttore, Giuseppe Granieri, propone a Tonani di dare a quel seme uno sviluppo seriale in quattro episodi.

Gli ebook escono tra il 2010 e i primi mesi del 2012.

In seguito, con la Delos Books, l’autore riunisce la serie in un libro cartaceo, aggiungendo, tra un episodio e l’altro, del materiale inedito, gli interludi. Il senso dell’operazione, che prende il nome di “fix-up”, è di cucire le storie insieme, al fine di renderle parti e capitoli di un romanzo.

Nasce così il libro Mondo9, che vince il Premio Italia e il Premio Cassiopea. I riscontri portano Dario Tonani a pubblicare con la Delos Digital un secondo ciclo di cinque episodi,Mechardionica. L’ultimo passo è cosa nota: la Mondadori acquista i diritti di Mondo9 e Mechardionica e, dopo un secondo fix-up, escono nella collana Millemondi.

Ma cos’è Cronache di Mondo9?

Come suggerisce il titolo, è un vivido resoconto di ciò che significa vivere – e morire – su Mondo9, un pianeta ostile, dominato da una specie così aliena da risultare indecifrabile.

Analizziamo le due parti che compongono il libro.

Mondo9

Il carattere cronachistico delle storie risalta in questa prima metà. L’autore ci catapulta in allucinante giro turistico del pianeta, lungo sabbie velenose, dune cotte dal sole, intricate isole composte da carcasse di navi ammonticchiate.

Illustrazione di Franco BrambillaSu Mondo9 non si vive. Si sopravvive, come in un purgatorio. Ogni fazzoletto di terra si rivela ben presto un corridoio-limbo stretto fra il cielo soffocante e l’inferno. Un inferno tangibile, reale. Chiunque si avventuri tra le lande di Mondo9, senza le dovute precauzioni, rischia di contrarre il Morbo, una patologia che, in una sorta di trasmutazione alchemica, converte la carne in ottone trasformando gli infetti in luccicanti statue.

Il mezzo considerato più sicuro – meno pericoloso – per attraversare questo vasto e desolato mondo sono le gigantesche navi a ruote, leviatani di metallo che solcano le dune sbuffando vapore. Navi senzienti, dotate della capacità di soffrire, provare paura, dormire, e soprattutto dell’istinto di sopravvivenza, che si traduce in una logica utilitaristica; in pratica, un incubo.

Titaniche, efficienti, superbe, fracassone, figlie di una progettazione curata e ambiziosa, esse sono le vere autoctone del pianeta, meraviglie che l’autore talvolta paragona a cattedrali, talvolta a cetacei, goffi e ingombranti, oppure a demoni, sinistri e impietosi nel loro oscuro agire.

Nelle incarnazioni di pneumosnodo, nave e città su ruote, le macchine rubano la scena ai personaggi umani. Impossibile non restare colpiti dalle risate gracchianti di Cardanic, dai ridicoli borborigmi della Robredo, dai segreti nascosti nelle stive dell’Afritania, dai modi subdoli con cui raccattano gli sventurati lungo la strada e li incatenano a loro stesse. La rassegnazione che si respira su Mondo9 è ben rappresentata in varie forme e consistenze, dalle creature chiamate Interni – preziose per le navi – come dagli Esterni, così solidi, al confronto. Ma che siano o no vittime del Morbo, in questa parte delle Cronache gli esseri umani appaiono impotenti, meri osservatori; a condurre il gioco ci pensano le macchine, la specie dominante.

Ogni racconto è intenso, mozzafiato. L’autore mostra gli eventi sempre dal punto di vista degli umani, ma intervalla brani in terza persona con altri scritti in prima, sfruttando l’escamotage delle annotazioni sul diario personale o dei puri e semplici pensieri.

Così facendo, muove la telecamera fuori e dentro la testa del protagonista di turno offrendo ai lettori una partecipazione full immersion. La narrazione in terza persona, per lo più esterna, si concentra sulle azioni, sui panorami, sulle battaglie, sulla magnificenza delle navi. Il vocabolario è ricco; lo stile, sensoriale, muscolare e incisivo, proietta sulle pareti della nostra mente un film 3D, fatto di odori, suoni, visioni disturbanti ed epiche battaglie, mentre nelle metafore culinarie, tra “intingoli” di acidi e “tuorli” di sole, riecheggia la famelicità delle navi e del pianeta.

Nelle parentesi in prima persona, la scrittura si fa più intima, dimessa. Elegante e mai compiaciuta, esprime una romantica amarezza.

Crudo, a volte. Dario Tonani non esita a sporcarsi le mani col sangue e al contempo lo riveste di poesia, tramutandolo in “olio rosato”. Un lirismo malato, sudicio, delirante, intonato alle scoperte fatte dai protagonisti, ma che ne mitiga l’orrore, perché evoca stupore.

Il punto debole è che gli episodi sono autonomi, autoconclusivi; l’operazione di fix-up non sembra essere riuscita a collegarli.

Illustrazione di Franco Brambilla 2Eppure il fil rouge c’è: la Robredo è l’unico “personaggio” ricorrente di questo arco narrativo. L’autore ce la mostra nelle sue risate perverse, nella tensione alla sopravvivenza, nell’istinto materno, tratteggia la sua perentorietà, la combattività, la sua demoniaca alienità.

Mondo9 è la cronaca di trent’anni di vita della Robredo, la vera protagonista di questo arco narrativo.

Purtroppo, per quanto affascinante, il suo ruolo affiora con lentezza, fra le righe, mentre in primo piano scorrono i drammi dei personaggi umani, meteore che attraversano le pagine. Siamo di fronte a una serie di episodi che, singolarmente, suscitano un caleidoscopio di emozioni, ma che non illuminano a sufficienza la vera star, la Robredo, consentendole di attestarsi quale efficace collante. Per questa mancanza, e per il mistero che sempre circonda le navi, non tutti i lettori riusciranno a empatizzare con lei.

Mechardionica

Nella seconda metà delle Cronache, la musica cambia.

Quando Dario Tonani ha avviato la stesura degli episodi, era già previsto il futuro fix-up, perciò ha progettato un romanzo a puntate, al quale gli interludi aggiungono solo qualche elemento.

Le navi sono sempre elementi dell’ambiente, pachidermiche, baldanzose, insolenti, vigliacche, ma non oscurano gli umani. L’autore introduce nuovi personaggi, le cui vicende proseguono per l’intero ciclo. Fra questi, spiccano in particolare Naila, una ragazzina che ambisce a diventare comandante, e Asur, un mechardionico.

I mechardionici sono la novità più originale e sorprendente.

Il termine, una fusione tra “mechanic” (meccanico) e “cardio” (cuore), spiega che sono il risultato dell’unione tra l’uomo e il metallo.

Illustrazione di Franco Brambilla 3Cyborg? In un mondo in cui l’elettricità non si è mai davvero sviluppata, è impensabile che sotto la dura scorza celino circuiti elettronici o innesti vari.

Si tratta invece di una specie, una specie ibrida, l’anello di congiunzione tra le macchine e l’umanità, esemplari che, nonostante i limiti imposti dalla particolare situazione fisica, camminano e interagiscono con l’ambiente, nei creativi modi che la vita escogita per manifestarsi.

In loro convivono l’intelligenza del metallo e quella umana, emotivamente variegata.

L’organo del cuore, un tempo ritenuto sede dei sentimenti, è di fatto l’altro protagonista; silenzioso, tenero, bussola di un’umanità infettata dal metallo, che vaga sul pianeta come Diogene, alla ricerca di se stessa.

Se in Mondo9 il desiderio di ribellarsi al destino è solo sfiorato, in Mechardionica i protagonisti reclamano il diritto di decidere cosa essere e cosa fare della propria vita, e questa spinta li porterà a intraprendere un pericoloso viaggio, attraverso zone inedite del pianeta, affrontando cascate e vette stratosferiche, scoprendo navi ancora più perfezionate: Coriolano, Bastian, Yarissa, Miserable.

La narrazione, stavolta, avviene nella sola terza persona e privilegia le azioni dei personaggi, a scapito, però, del loro mondo interiore.

La mancanza di brani in prima persona si fa pertanto sentire. Ciò che davvero provano resta per lo più sommerso nella nitida cronaca degli eventi.

Lo stile è sempre tonaniano. Non c’è una frase che non sia descritta in modo meno che efficace.

“Nel cielo trapuntato di stelle un enorme grumo di nubi sfilacciate stava partorendo un aborto di luna grigia”.

L’autore mescola parole, concetti e suoni estraendone immagini innovative. Gli input visivi, auditivi e cenestesici non sono mai disseminati a caso, bensì cesellati in una scultura di sensazioni che rendono la sua scrittura cinematografica. Si legge e ci si ritrova nel film ad alta definizione, lo stesso film che ha ispirato le tavole di Franco Brambilla, colui che in questi anni ha contribuito molto al successo della saga, tirando giù le navi dall’Iperuranio e dando loro consistenza. Sua anche la splendida l’illustrazione di copertina di Cronache di Mondo9, sue quelle in bianco e nero delle macchine che spuntano fra le pagine del volume.

Altre immagini le regala Dario Tonani, con le parole.

Un elemento che ritorna spesso è l’uovo.

“Ogni nave è un gigantesco uovo che è bene non rompere mai”.

Gli umani temono le navi, eppure ne subiscono l’attrazione. Per un motivo o per un altro, vagano sul pianeta, incappano sempre in una di loro e finiscono per salirci.

L’autore descrive Mondo9 come un ambiente claustrofobico: il “cielo basso, da grattare con le unghie” talvolta è simile a una lastra di piombo fuso, talvolta a una cupola buia e impenetrabile. È come un guscio che racchiude le navi, le quali ospitano altre specie che a loro volta sfornano uova, oppure contengono qualcosa, in una struttura a matrioska.

Cos’è l’uovo, se non un bozzolo, un incubatore, l’accesso a un livello superiore?

Ogni specie tende spontaneamente a evolversi, e l’evoluzione non è mai una strada limpida, comoda e asfaltata; al contrario, è rischiosa, incerta, pretende sacrifici e modifiche anche radicali, quale può essere privarsi della zavorra per spiccare il volo.

Perfino le navi di Mondo9 si evolvono. Sono forme di vita, ne rispettano i crismi.

Illustrazione di Franco Brambilla 4Aliene, non soltanto perché originatesi su un pianeta sperduto in chissà quale galassia, ma perché la loro biologia e i percorsi dei loro ragionamenti sono ignoti.

Gracchiano, stridono, smozzicano frasi, ma sono sempre gli umani a dipingerle attingendo a elementi della nostra cultura: demoni.

Saranno davvero così cattive?

Quello che un essere umano definisce “sadismo”, dal loro punto di vista potrebbe essere “semplice efficienza meccanica”. In quest’ottica, il matrimonio tra la carne e il metallo, pur se appare orrendo, potrebbe essere solo un passo verso l’evoluzione. Quale specie prevarrà?

Una cosa è certa: la complessità di Cronache di Mondo9, allegoria fantastica pregna di spunti, rende l’opera di difficile catalogazione.

Dello steampunk accarezza l’estetica, ma sfogliando le pagine si incontrano passaggi horror, flora e fauna bizzarre, panorami stordenti, sequenze oniriche.

Come le macchine di Mondo9, Dario Tonani ha preso dai vari generi letterari ciò che serviva, impastandoli in un’opera ibrida e gettando il lettore fra le pagine senza fornirgli una mappa.

Nessuno sa come le navi siano divenute senzienti, come possano fondersi con altre specie.

L’autore accenna a processi chimico-fisici, a compatibilità fra i metalli, accosta il metallo al sangue e poi tace. Quel poco che apprendiamo sul passato delle macchine viaggia di bocca in bocca sotto forma di leggende, e tanto mistero può deludere chi cerca spiegazioni fantascientifiche nette e/o dettagliate.

Eppure, a mio avviso, Cronache di Mondo9 rientra nel genere, perché propone alcuni temi portanti della fantascienza, quali l’ibridazione tra l’uomo e la macchina, il potere occulto che svuota gli individui della loro essenza per asservirli, la guerra tra le macchine, nuovi stati di coscienza.

Ci sarà comunque tempo per riparlarne, perché, come anticipa Giuseppe Lippi nella prefazione al libro, Dario Tonani ha proseguito l’esplorazione di questo incredibile pianeta, rinvenendo altri tesori.

L’avventura mondonoviana non finisce qui.

Valeria Barbera

Dario TonaniL’AUTORE

Nato nel 1959, Dario Tonani è giornalista e vive in provincia di Milano. Ha pubblicato numerosi racconti e romanzi, segnalandosi come uno dei più interessanti autori degli anni Duemila. Finalista al premio Urania con il romanzo Infect@ (2007), ha gradualmente spostato il suo interesse verso una sf planetaria di ampio respiro.  (Biografia tratta da Cronache di Mondo9)