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Recensione: “Etere” (以太 – Ether, 2012) di Zhang Ran

Recensione di Stefano SacchiniEtereIn un futuro prossimo distopico, un impiegato di mezza età – con un lavoro insignificante da dodici ore al giorno – scopre che il mondo sta diventando sempre più noioso, privo di discussioni interessanti, opinioni personali, e nessuna passione verso qualcosa che abbia un senso. Un giorno s’imbatte in una donna misteriosa, e partecipa alla riunione di un gruppo clandestino che pratica la “digito-comunicazione” come forme di protesta e ribellione contro il sistema. E qui, il protagonista – in mezzo ad argomenti scottanti e senza censura preventiva – trova il coraggio di affrontare le proprie debolezze e scoprire la verità della realtà che circonda lui, e tutti quanti noi.

Titolo: Etere | Titolo originale: 以太 – Ether, 2012 Autore: Zhang Ran | Editore: Mincione Editore | Collana Future Fiction volume 36 (6 luglio 2016) | Traduzione dall’inglese di Francesca Secci | Pubblicazione digitale | Prezzo ebook: 2,99€ | Pagine: 44 | Novella

Prima di iniziare ETERE di Zhang Ran mi aspettavo di leggere un racconto simile a quelli di altri autori cinesi, caratterizzato da elementi tipici della cultura confuciana. Ho scoperto invece uno scrittore, un informatico classe 1981, che, volutamente, ha internazionalizzato la propria storia, con personaggi e mondo circostante dalle caratteristiche più anglosassoni che estremo orientali. Un pizzico di “cinesità”, se proprio se ne vuole trovare, si avverte solo nell’immancabile solitudine che avvolge il protagonista, leitmotiv di tanta letteratura cinese degli ultimi decenni.

Un racconto scritto in prima persona che si svolge in un futuro forse prossimo e dal forte sapore distopico, dove la memoria dei guru dei nostri giorni, come Steve Jobs, è ancora forte. Un racconto dal ritmo lento ma tutt’altro che noioso. Un racconto dove il protagonista, un insignificante uomo di mezz’età, trascorre una vita priva di forti emozioni, lavorando appena dodici ore alla settimana in un impiego assolutamente inutile, fino all’incontro che ne sconvolgerà l’esistenza. Un racconto, soprattutto, sorprendente per il finale che, magistralmente, s’inserisce come ultimo e imprescindibile tassello in un puzzle altrimenti ricco di misteri e punti interrogativi.

Come in altri casi di lavori cinesi pubblicati nella collana digitale Future Fiction, l’edizione italiana è scorrevole grazie all’eccellente lavoro di traduzione dal cinese all’inglese eseguito dal duo Carmen Yiling Yan e Ken Liu.

Stefano Sacchini

Zhang RanL’AUTORE

Nato nel 1981 a Taiyuan, nella provincia di Shanxi, Zhang Ran si è laureato all’università Jiaotong di Pechino in Informatica nel 2004. Dopo un periodo nel settore dell’IT, è diventato giornalista per l’Economic Daily e il China Economic Net, durante il quale ha vinto il premio China News. Nel 2011, ha lasciato il lavoro da giornalista e si è trasferito nella Cina meridionale per diventare uno scrittore indipendente. Ha cominciato a pubblicare fantascienza nel 2012 e la sua storia d’esordio, “Etere”, si è aggiudicata il premio Yinhe (Galassia) e il premio Gold Xingyun (Nebula). Il suo romanzo, “Rising Wind City,” ha vinto il premio Yinhe e il premio Silver Xingyun.