Recensione: COYOTE – Estrema frontiera (Coyote Frontier, 2005) di Allen Steele

Di Stefano Spatarouj2Coyote, luna abitabile del sistema che ruota attorno alla stella 47 Ursae Majoris, a 46 anni luce dal nostro Sole, nella costellazione dell’Orsa Maggiore. Sono passati due decenni da quando il satellite è riuscito a conquistare l’indipendenza dalla Terra. I suoi abitanti potrebbero essere finalmente liberi, ma i computer, gli aerei e le attrezzature mediche ormai sono obsoleti. Per sopravvivere la colonia ha ora bisogno di sostituirli, ma l’aiuto che sta per giungere dalla Terra potrebbe rivelarsi più pericoloso che benefico. La domanda che si profila deve arrivare in fretta, ne va del futuro di Coyote…

Titolo: Coyote – Estrema frontiera | Titolo originale: Coyote Frontier, 2015 | Autore: Allen Steele | Editore: Mondadori | Collana: Urania Jumbo #2 | Anno: 2018 (ed. or. 2005) | Pagine: 470 | EAN: | Prezzo di copertina: 9,90 €

In un futuro non eccessivamente lontano, in cui gli Stati Uniti hanno stabilito una pesante dittatura, la corsa alle stelle ha portato l’umanità a colonizzare Coyote, il satellite più grande del pianeta Orso, nel sistema 47 Usae Majoris. È l’astronave Alabama a trasportare il contingente terrestre su questo mondo abitabile, e ci riesce in più di duecento anni. Tuttavia l’impresa inizia subito con un problema: l’Alabama viene “rubata” dai dissidenti e in qualche modo sottratta all’autorità politica e Coyote diventa quindi il miraggio di una società davvero nuova e indipendente. Al risveglio dalla biostasi, l’equipaggio si trova di fronte ai murales di Leslie Gillis, un agente della dittatura risvegliatosi prima del tempo e che ha passato in solitudine il resto della sua vita, scrivendo e disegnando un vero e proprio poema epico.

Una volta giunti sulla luna del pianeta gioviano, per la popolazione sarà dura ambientarsi, costruire i villaggi e riconvertire le risorse di cui il pianeta alieno è pieno. L’autore ci fa seguire da vicino soprattutto le imprese di Carlos Montero, un adolescente figlio di uno dei dissidenti più importanti dell’equipaggio, e dei suoi coetanei che si avventurano nell’esplorazione di quel nuovo territorio. Non mancheranno i drammi e i colpi di scena, così come saranno approfondite le personalità dei vari personaggi fondamentali della saga. In Coyote Rising infatti l’autore riprende la narrazione dove l’aveva lasciata, con Carlos e la sua compagna Wendy più grandi, e riuniti in un gruppo ribelle nei confronti dei nuovi terrestri arrivati su Coyote. Sulla Terra infatti una dittatura ancor più spietata ha preso piede nei duecentotrent’anni di viaggio, e le tecnologie hanno permesso viaggi spaziali più veloci. I coloni originari del pianeta quindi si trovano a dover affrontare una minaccia che proviene paradossalmente da quello che era il loro futuro.

I primi due romanzi sono davvero molto intriganti nella loro trama, e lo stile di Steele ne permette una leggibilità fluida, aiutata anche dalla divisione interna snella e che dà conto delle mille sfaccettature della storia. I romanzi infatti sono dei fix-up di racconti (alcuni dei quali hanno vinto alcuni premi), e per questo motivo hanno questa struttura particolare.

Coyote – Estrema Frontiera non è da meno, sia come particolarità dei contenuti, che come efficacia della scrittura. Carlos, Wendy e Chris sono ormai grandi e sono le personalità politiche di Liberty, la più grande città di Coyote. Sul satellite si vive relativamente in pace, finché un’altra astronave giunge a rovinare il sonno al povero Montero. Questo nuovo equipaggio porta la notizia della volontà da parte della Terra di costruire ponti stellari. Questi permetterebbero il passaggio immediato degli esseri umani su Coyote, da un mondo originario ormai quasi completamente immerso a causa dello scioglimento dei ghiacciai.

Per qualche pagina il romanzo si perde nella questione dei chireep una specie indigena di Coyote, molto intelligente e, anche se allo stadio primitivo, dotata di capacità sociali. Questi animaletti rischiano l’estinzione a causa degli interessi dei disboscatori, e sarà la stessa figlia di Montero a lottare per i loro diritti. Tuttavia la questione viaggi spaziali torna alla ribalta. Wendy e Carlos arrivano sulla Terra e aprono trattati di scambi commerciali e immigrazione con i loro vecchio coinquilini.

“La Terra. Una biglia nel cosmo, a diverse centinaia di migliaia di chilometri di distanza: per un terzo coperta dalle tenebre, il resto inondata dal sole. Oceani blu, verdi continenti, bianche calotte polari, e tutto quanto mascherato qua e là da sottili nubi. Un mondo così familiare, eppure così alieno. Ce l’avevamo fatta. Avevamo lasciato casa, solo per raggiungere… casa.”

Ovviamente le cose non saranno semplici. Il romanzo da questo punto infatti diventa un intreccio di questioni politiche, facendo leva sulle difficoltà diplomatiche che i primi abitanti di Coyote dovranno affrontare dal momento in cui i terrestri arriveranno sul satellite. Un insieme di argomenti piuttosto attuali: immigrazione, convivenza civile dei popoli, sfruttamento delle risorse ambientali, catastrofi annunciate…

Concludendo, quindi, credo che siamo di fronte a uno dei più alti vertici della fantascienza contemporanea. Non a casa, sull’onda del successo della serie The Expanse, nel settembre 2016 è stata annunciata una serie TV ispirata alla trilogia di Coyote, anche se attualmente ancora non si hanno notizie certe.

Il volume è arricchito di due racconti finalisti al Premio Urania Short 2017: l’interessante vendetta di una donna deforme ambientato in una società ipertecnologica (Rumore vuoto, di Andrea Montalbò) e il particolare destino di una donna e del suo bambino dal sapore dolcemente escatologico (Madri, di Diego Matteucci).

Stefano Spataro

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