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Recensione: “Battaglia per l’eternità” (The Battle of Forever, 1971) di Alfred E. Van Vogt

Marco CasnaRecensione pubblicata anche su BIBLIOTECA GALATTICA

van vogt battaglia per l'eternitàNel remoto futuro, gli esseri umani si sono ritirati dalla scena dell’universo, lasciando la Terra agli animali — resi intelligenti da un prodigio d’ingegneria biologica — e rinunciando alla conquista dell’universo. Il mondo è retto da immensi computers, percorso da strade automatiche, trasformato in un giardino armonioso. Perché l’uomo si è ritirato, dopo avere raggiunto vette di sapienza incomparabili? La colpa di questa rinuncia è la sua filosofia: una filosofia basata sul rifiuto completo della violenza, sia per l’offesa che per la difesa. E quando il misterioso popolo che vive nel cuore della Via Lattea ha inviato un suo ultimatum alla Terra, l’umanità ha rinunciato alla lotta, ritirandosi nel mondo illusorio dei propri sogni. Ma la curiosità scientifica non ha limiti: e così Modyun, uno dei felici abitanti del futuro, viene trasformato di nuovo in un normale essere umano, e mandato sulla Terra in compagnia di Soodleel, la donna, per controllare la situazione del mondo. Nel corso di una notte, però, un misterioso attacco annienta il rifugio degli ultimi esseri umani, e Modyun diventa l’ultimo uomo… mentre Soodleel, rapita da enigmatici alieni, viene trasportata nelle profondità degli spazi. Ma perché gli animali della Terra vengono portati a bordo di giganteschi incrociatori da guerra, e lanciati verso i margini della galassia? Quale significato ha la spaventosa guerra che dilania un pianeta invaso? Chi sono i Nunuli, freddi e implacabili esecutori della volontà degli enigmatici padroni della Via Lattea? Modyun sa di avere tra le proprie mani la chiave della vittoria… ma la sua filosofia gli impone di non interferire, in nessun caso, negli eventi del mondo…

Titolo: Battaglia per l’eternità | Autore: Alfred E. Van Vogt | Titolo originale: The Battle of Forever, 1971 | Edizione italiana: Settembre 1971 COLLANA Slan. Il Meglio della Fantascienza 10, Libra Editrice | Traduzione di Ugo Malaguti | Per tutte le edizioni del romanzo clicca QUI

THBTTLFFRV1980Il romanzo è ambientato in un lontano futuro che vede la vita sulla Terra radicalmente cambiata. La popolazione umana è ridotta a circa un migliaio di esemplari e vive all’interno della Barriera, una piccola zona separata dal resto del pianeta.

Gli esseri umani hanno corpi piccolissimi, all’incirca delle dimensioni della testa, e trascorrono il loro tempo speculando e filosofeggiando. La loro intera esistenza, che si prolunga ora per diversi secoli, è basata su un pacifismo assoluto e una sorta di nichilismo che li porta ad accettare passivamente ogni evento, privando di significato tutto ciò che li circonda, compresa la loro stessa vita. Non mangiano, usano la fotosintesi, nè si muovono: per questo scopo utilizzano delle mantidi giganti intelligenti. Sono inoltre dotati degli straordinari poteri dell’indicazione, ottenuti tramite una manipolazione delle cellule neuronali, i quali sostanzialmente permettono di manipolare materia ed energia in immediato accordo con la propria volontà. Prima che l’uomo si ritirasse nella sua oasi protetta, egli ha donato l’intelligenza agli animali, i quali hanno assunto anche un aspetto umanoide, con un corpo bipede, e ai quali sono stati affidati diversi compiti. Una vastissima automazione sia per la produzione di cibo che per i trasporti o l’alloggio assicura comunque a tutti gli animali-uomo un’esistenza pacifica e tranquilla.

THBTTLFFRV1972Il protagonista dell’opera è Modyun, un essere umano che accetta di far parte di un esperimento, riacquistando un corpo umano originale e uscendo dalla Barriera, assieme ad un altro esemplare, una donna di nome Soodleel. La realtà che attende Modyun è però notevolmente diversa da quella che egli si aspetta e da ciò che l’uomo aveva programmato secoli prima. L’amara scoperta e il riacquisto del corpo umano originario con le sue emozioni faranno sì che Modyun modifichi radicalmente il modo di pensare e di agire che da secoli hanno permeato l’umanità. Il romanzo riesce a coniugare ottimamente interessanti spunti di riflessione e di analisi filosofica con una buona trama, arricchita da numerosi passaggi dal tono ironico se non paradossolare e che finiscono per avere un effetto al limite della comicità (soprattutto quando Modyun si scontra con la logica burocratica degli apparati e degli ordinamenti degli uomini-animali). La parte finale dell’opera non si svolge più sul pianeta Terra ed è forse la meno riuscita del romanzo quasi che l’autore si sia sentito obbligato ad inserire alcune scene di “contesto spaziale”.

Anche se il finale non è all’altezza delle premesse, che lasciavano presagire un vero e proprio capolavoro della fantascienza “umanistica”, l’opera rimane comunque una lettura che consigliamo caldamente in particolare agli amanti della fantascienza dai toni più riflessivi e filosofici.

Marco Casna

Van VogtL’AUTORE

Alfred Elton van Vogt (Winnipeg, 26 aprile 1912 – Los Angeles, 26 gennaio 2000) è stato uno scrittore statunitense di fantascienza. Fu uno degli autori più rappresentativi dell’Epoca d’oro della fantascienza.  Figlio di un commerciante di ascendenza olandese, nasce in Canada dove vive fino all’inizio degli anni quaranta, quando si trasferisce a Los Angeles prendendo la cittadinanza statunitense. Nonostante la sua accanita lettura di riviste di fantascienza, e in particolare di Amazing Stories, Van Vogt nel 1932 si avvicina all’attività di scrittore con racconti d’avventura e d’amore che vengono regolarmente pubblicati su True Story sotto pseudonimo. Realizza inoltre drammi radiofonici e solo nel 1939 debutta nel mondo della fantascienza con Il distruttore nero (Black Destroyer), apparso sul numero di luglio di Astounding Science-Fiction. Il racconto ebbe un tale successo da convincerlo a proseguire. La storia colpì Campbell tanto da spingerlo a dedicare la copertina del numero al racconto di Van Vogt, evento eccezionale per un autore esordiente. La pubblicazione di Black Destroyer è considerata l’inizio dell’Epoca d’oro della fantascienza, della quale Van Vogt fu uno degli autori più rappresentativi. Nel 1950 Black Destroyer, insieme agli altri tre racconti War of Nerves (1950), Discord in Scarlet (1939) e M 33 in Andromeda(1943), formò il romanzo The Voyage of the Space Beagle, noto in Italia con il titolo Crociera nell’infinito, una delle serie più acclamate della fantascienza dell’età d’oro. Questo romanzo, avente per oggetto l’esplorazione di pianeti e galassie, si ispirò alla famosa relazione Viaggio di un naturalista intorno al mondo che il naturalista Charles Darwin aveva pubblicato al ritorno del suo viaggio a bordo della Beagle. Su Astounding van Vogt continuò a pubblicare per anni. Anche Slan, il suo romanzo più celebre scritto di notte mentre lavorava al Dipartimento statunitense della difesa, uscì sulla stessa rivista nel 1940. Slan rappresentò un notevole arricchimento per la fantascienza di quegli anni e introdusse l’elemento dei superuomini, che costituì poi un importante filo conduttore di molte altre opere di Van Vogt. Dal 1941 decise di dedicarsi alla fantascienza a tempo pieno. Si dimise dal Dipartimento della difesa e iniziò con The Seesaw uno dei suoi cicli di maggior successo, quello dei Fabbricanti di armi (Le armi di IsherThe Weapon Shops of Isher, 1941-1949). Nel 1944 lesse Science and Sanity: an Introduction to Non-Aristotelian Systems and General Semantics del filosofo polacco Alfred Korzybski. Questo trattato proponeva il superamento della semantica tradizionale e auspicava un modo nuovo di espressione. Queste idee ebbero una larga eco presso molti scrittori dell’epoca e oltre, fra i quali anche Robert Heinlein e William Burroughs[1]. L’auspicio di Korzybski per l’adozione di una logica Non-aristotelica lo portò ad iniziare il Ciclo del Non-A (1945-1985), considerato il suo capolavoro. Nel 1950 apparve su Astounding l’articolo Dianetics: the Modern Science of Mental Health di L. Ron Hubbard, altro importante scrittore di fantascienza di quegli anni, che descriveva un metodo che avrebbe permesso di migliorare le facoltà mentali. Hubbard, che pubblicava sulla stessa rivista di Van Vogt, contattò lo scrittore e lo convinse ad entrare nella sua organizzazione. Sebbene van Vogt non sia poi entrato in Scientology, il notevole impegno profuso nel centro dianetico lo allontanò dalla fantascienza e richiese ingenti risorse fisiche ed economiche.[2] In questi anni escono per lo più adattamenti di suoi racconti scritti in precedenza, tra i quali I ribelli dei 50 soli (The Mixed Men, 1952), L’impero dell’atomo (Empire of the Atom, 1956), ispirato alle vicende e alla caduta dell’Impero romano d’Occidente, The Beast (1963) e soprattutto La guerra contro i Rull (The War Against the Rull, 1959), considerato come il suo miglior romanzo d’avventura spaziale. La stesura di opere originali in questo periodo si trascina per anni: dopo Il cervello trappola 1957, il successivo The Violent Man 1962, romanzomainstream, necessitò di quasi otto anni di ricerche. Van Vogt riprese a scrivere fantascienza solo nel 1963, soprattutto per l’interessamento e gli inviti di Frederik Pohl, allora direttore di Galaxy, non riuscendo però più a raggiungere i livelli degli anni precedenti. Le storie di questo secondo periodo dimostrano una maggiore coesione rispetto a quelle precedenti, ma non tengono più il passo con l’evoluzione della fantascienza, ormai molto diversa da quella degli anni quaranta. L’intento di Van Vogt infatti nei romanzi di questi anni rimane quello di sempre, divulgare metodi e scienze capaci di migliorare il comportamento dell’uomo. Infatti i nuovi romanzi degli anni sessanta e settanta si basano su scienze quali l’analisi transazionale (I figli del domani, 1970; L’astronave fantasma, 1974) o pseudoscienze quali l’effetto Kirlian (Colosso anarchico, 1977; Computerworld, 1983). Questa tematica però non trova più molto consenso tra il pubblico, e l’autore fatica a ritrovare la popolarità dei suoi romanzi giovanili. Le sue ultime opere sono accolte con commenti non molto positivi da parte della critica e dei lettori. Tuttavia di questo periodo si possono ricordare I polimorfi (1969), Diamondia (1972) e l’insolitamente lineare Computerworld. (Fonte della biografia Wikipedia)

Recensione originariamente pubblicata su BIBLIOTECA GALATTICA

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