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Recensione: “Ballata per Lima” (1980) di Daniela Piegai

Ezio AmadiniBallata per LimaIn una sanguinosa “notte dei fuochi”, i seguaci del Regolamento vincono la loro battaglia. La sopravvivenza diventa una scommessa. A chiunque sarà proibito seguire i “segnali” che la natura offre da millenni alle creature viventi. Nascosta fra le Rock Mountains, la Macchina cancella i ricordi dalla mente degli uomini. I suoi guardiani robotici vengono sguinzagliati ovunque. Ma qualcuno sfugge al controllo. Un gruppo di ragazzini “disadattati”, per esempio, si rifugia tra i canneti di una palude. Qualcun altro, come l’Olandese, ribalta la propria “onorabilità”, e da Eroe degli Spazi si trasforma in pirata. Intanto, nel Cosmo, il pianeta Lima accoglie la policroma armata dei ribelli. Né bastano le astronavi governative per debellare i loro sogni. La vittoria spetta agli uomini che “cercano il luogo dove i miraggi si fanno realtà”.

Titolo: Ballata per Lima. Il pianeta del riscatto (1980) | Autrice: Daniela Piegai | Settembre 1980 | Collana Cosmo argento n°103 | Editrice Nord | Illustrazione di copertina: Germano Bonazzi | Pagine: 162 | Vincitore del Premio Italia 1981

E’ sufficiente leggere le prime pagine di questo romanzo per rendersi conto di trovarsi di fronte a un avvolgente storia di elevato valore estetico.

Quasi per incanto ci ritroviamo, di colpo, in una palude della bassa pianura padana in cui due ragazzini litigano, sullo sfondo di una caparbia natura che non rinuncia alla sua lenta e inesorabile evoluzione.

Accompagnati dai mille suoni e rumori di quell’ambiente, del quale vediamo ogni dettaglio, osserviamo, con grande curiosità, una tartaruga che, con innata sapienza, prepara la sua tana per l’imminente inverno, sulla base delle inequivocabili istruzioni che la natura fornisce a tutte le sue creature, tutte quelle che con essa hanno mantenuto l’ancestrale legame.

L’accurata e mai noiosa descrizione degli ambienti e dei loro dettagli ci accompagnerà durante l’appassionante lettura, permettendoci di vedere e sentire esattamente ciò che l’autrice descrive.

Non a caso Daniela Piegai è anche un’affermata pittrice, che sembra non resistere alla tentazione di usare il pennello mentre scrive.

Con uno stile elegante, ma al tempo stesso semplice ed immediato, il romanzo si sviluppa attraverso le vicende di quattro gruppi di personaggi, uniti in qualche modo dalle misteriose visioni profetiche di una strana veggente.

In un futuro lontano l’umanità, sempre più impaurita per la propria sopravvivenza e politicamente instabile, viene alla fine sottomessa ad un universale regime totalitario, il Nuovo Ordine, basato sul Regolamento (che il contenitore lo conservi). All’apice del regime ci sono i Reggitori e la loro segretissima Macchina, in grado di accrescere la propria conoscenza assorbendo le menti degli umani, fino a maturare la consapevolezza di essere diventata un’onnipotente divinità.

Gli esseri umani sono divisi in classi e qualsiasi forma di dissidenza è punita con l’esilio su mondi impossibili o con pesanti e distruttivi ricondizionamenti mentali.

In questo universo orwelliano non tutti hanno rinunciato al sogno della libertà, che, come un virus, riesce a minare col dubbio esistenziale anche alcuni tra i più granitici servitori del Regolamento.

Il sogno, espressione della fantasia lasciata libera e del desiderio di fuga da ogni schema di ordine precostituito, è il vero nemico della Macchina e, in qualche modo, anche il vero protagonista del romanzo.

Il sogno che trova asilo sul pianeta Lima, un mondo perduto e variopinto, in cui si rifugiano tutti coloro che non si identificano nel Regolamento e che, a volte, lo combattono.

Lima è un ibrido formato dall’isola della Tortuga e Woodstock, intricata città festosa e sfavillante, popolata da pirati, mercanti e da ogni sorta di dissidenti e avventurieri che hanno avuto il coraggio e la fortuna di sottrarsi al Nuovo Ordine del Regolamento ed alla sua ferrea morale.

Ma Lima è in pericolo, poiché la Macchina-Dio, il cui enorme potere è sempre più incontrastato, vorrà alla fine estendere il suoi robotici tentacoli fino a quell’ultimo baluardo di libertà, per soggiogarlo e ricondurlo nella perfetta morale del Regolamento, applicando nuove leggi e sanzioni e svuotando la mente degli oppositori.

In questo complesso quadro narrativo, arricchito da coinvolgenti descrizioni di esotici pianeti e fantasiose creature che li popolano, di strane razze aliene dotate di suggestivi poteri e di emozionanti avventure, agiscono alcuni personaggi psicologicamente ben delineati, tormentati da dubbi, dalla mancanza di riferimenti e dalla disperata ricerca di valori.

Personaggi che, guidati dai sottili fili del destino abilmente manovrati dai bastoncini della misteriosa sibilla, saranno in grado di sfuggire alla Macchina e assistere alla sua inevitabile sconfitta.

Così ci appassioniamo alle vicende del rigido ex Capitano Vantek di prima classe e della sua compagna Anna quarantotto barra dieci aggiunta di terza classe, del furbissimo Olandese, di Lino e di quel gruppo di ragazzini che, istintivamente, hanno scelto di sottrarsi al Nuovo Ordine e di sopravvivere, con grandissima difficoltà, nascosti nelle paludi del ravennate.

Bambini che vivono selvaggiamente in comunione con la natura, della quale sanno ascoltare la voce. Bambini che crescono e diventano adolescenti, che si scoprono, si amano e che temono per il loro futuro.

Adolescenti che, inconsapevoli rappresentanti di un nuovo stadio evolutivo della razza umana che la natura, nella sua infinita saggezza, ha reso immuni al devastante potere della Macchina, causeranno la fine ella Macchina stessa per il solo fatto di esistere.

Ezio Amadini

Daniela PiegaiL’AUTRICE

Daniela Piegai (11 gennaio 1943) è una scrittrice, pittrice e giornalista italiana. Nata e cresciuta in Toscana[2], è nota soprattutto come autrice di science fantasy. Ha vinto due premi Italia e un Premio Europa per la narrativa fantascientifica. Come giornalista ha scritto per numerosi giornali e riviste italiano, lavorando per Paese Sera e l’ANSA. Docente di comunicazione, vive a Cortona, in provincia di Arezzo, dove si dedica alla pittura e possiede una galleria d’arte.