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Recensione: ARTEMIS, La prima città sulla Luna (Artemis, 2017) di Andy Weir

Ezio Amadini9788822710215_0_0_0_75Jazz Bashara è una criminale. O qualcosa di molto simile. La vita su Artemis – la prima città costruita sulla Luna – può essere davvero difficile a meno di non essere molto ricchi. Ma Jazz non ha un sostanzioso conto in banca e si deve barcamenare tra piccole truffe e affari di contrabbando, visto che con il suo stipendio ufficiale riesce a malapena a pagare l’affitto. Per di più, ha dei progetti ambiziosi e per realizzarli le serve del denaro. Un bel po’ di denaro. Così, quando le si presenta l’opportunità di mettere a segno un grosso colpo che le consentirebbe di sistemarsi una volta per tutte, Jazz, nonostante gli evidenti rischi, decide di non tirarsi indietro. La ricompensa è una cifra da capogiro, ma l’impresa si rivela più pericolosa del previsto e lei si ritrova invischiata in una spirale di intrighi e cospirazioni letali. E a quel punto la sua unica possibilità di salvezza sarà rischiare il tutto per tutto, ben sapendo che in gioco non ci sono solo i suoi sogni di riscatto, ma il destino stesso di Artemis… Dopo “L’uomo di Marte” Andy Weir ci regala un altro romanzo avvincente, di quelli da leggere tutto d’un fiato.

Titolo: Artemis, la prima città sulla Luna | Autore: Andy Weir | Titolo originale: Artemis, 2017 | Editore: Newton Compton | Pagine: 382 | Per tutte le edizioni del romanzo clicca QUI

Questa volta l’autore ha scelto un’ambientazione unica nel cui ambito si svolge l’intera vicenda: la nostra Luna e in particolare Artemis, la città lunare che i terrestri hanno costruito e popolato con ben 2000 coloni in un futuro relativamente prossimo.

All’inizio del libro sono presentate alcune mappe e disegni per consentire al lettore una più agevole comprensione dei luoghi e dei movimenti descritti nella vicenda.

Rispetto a “L’uomo di Marte”, Artemis contiene un numero nettamente inferiore di descrizioni tecniche, che tuttavia, pur essendo poco approfondite, sono sufficienti ad accendere la curiosità degli appassionati di tecnologia, al punto da spingerli a frequenti consultazioni sulla rete per verificare la realisticità di quanto illustrato (come è successo allo scrivente, per l’appunto).

9780553448122In questo secondo romanzo Weir ha reiterato la narrazione in prima persona, ma questa volta al femminile, dimostrando un notevole coraggio. La protagonista Jasmine, detta Jazz, risulta ben allineata allo stereotipo dell’eroina di questi ultimi anni: forte e determinata, ma fragile emotivamente; con un passato difficile e un pessimo rapporto col padre o un mentore di sesso maschile. Elementi ormai molto comuni nella narrativa recente e anche nella fantascienza nostrana. L’esperimento risulta riuscito e Jazz mantiene una sua credibile femminilità per tutto il romanzo, senza mai diventare la caricatura di una donna vista dall’uomo.

Altro elemento interessante che Weir introduce in Artemis, forse per accontentare quella parte di pubblico meno interessato alla tecnologia e più vicino alla cosiddetta fantascienza sociale, è una certa deriva cyberpunk: Artemis, contrariamente a quanto direbbe la logica, pur essendo una colonia lunare iper tecnologica con soli 2000 abitanti, vanta i suoi bravi bassifondi, regolarmente popolati da un buon numero di diseredati, che formano la classe dei paria lunari.

Classe alla quale appartiene la stessa Jazz, seppure più per scelta che per destino.

Weir dipinge un sottobosco di avventurieri poveri, furbi e spesso dediti ad affari illeciti, in una città dove tuttavia la criminalità è di fatto inesistente, dove non ci sono armi e dove un unico e muscoloso sceriffo mantiene l’ordine e amministra la giustizia a suon di cazzotti.

Ovviamente in Artemis, che campa soprattutto sul turismo di lusso, prospera una ricca classe dirigente e imprenditoriale che la fa da padrona, complice la sindaca, nonché fondatrice della colonia, il cui unico e vero interesse è la sopravvivenza stessa della città lunare.

In questo contesto sociale ed economico, che Weir descrive nelle sue linee essenziali, si sviluppa la vicenda vera e propria che vede Jazz protagonista assoluta dentro e fuori le sicure cupole di alluminio che formano la complessa città selenica.

La vicenda narrata non è particolarmente complessa o articolata, tuttavia è più che sufficiente per consentire all’autore di fare ciò che davvero gli riesce meglio: scaraventarci in un mondo ostile e trascinarci per tutta la durata della narrazione in rischiose attività sull’ostile suolo lunare, in rocambolesche fughe, drammatiche lotte per la sopravvivenza, sorprendenti soluzioni tecnologiche e frastornanti colpi di scena.

Sicuramente un romanzo da leggere per chi ama l’avventura spaziale e tutto campo.

Ezio Amadini