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Recensione: “Ancillary Justice – La vendetta di Breq” (Ancillary Justice, 2013) di Ann Leckie

Articolo di Alessandra CristalliniAncillary JusticeIn una galassia lontana lontana i Radch hanno conquistato pianeti e popoli, formando un gigantesco impero che ha portato la “civiltà” a quei mondi. Breq faceva parte del meccanismo dell’impero, e letteralmente: era l’IA di un’astronave. Poteva controllare vari ancillary – corpi immagazzinati e abitati dall’IA al momento del bisogno – allo stesso momento e gestire l’astronave del tipo Justice in cui si trovava. Ma ora è sola, ridotta al semplice corpo di un ancillary. Sono passati quasi vent’anni dall’ultima volta che è stata sé stessa al completo, anni trascorsi in varie avventure guidate dalll’obiettivo comune: portarla alla vendetta. Sul suo cammino incontra Seivarden, una persona che riconosce subito: era stata tra i suoi ufficiali quando Breq era ancora una nave, ma tutto ciò era avvenuto a bordo della Justice più di mille anni fa… mossa da un misto di pietà e curiosità, Breq salva Seivarden da morte certa. Seivarden finirà poi per seguire Breq nelle sue peripezie, anche dopo aver scoperto le sue intenzioni. Un obiettivo assurdo, folle, impossibile… eppure Breq è determinata a trovare ciò che le serve e mettere in atto il suo piano. Scopriamo perché Breq vuole ciò che vuole tramite alcuni capitoli alternati agli altri, ambientati nel passato.

Autore: Ann Leckie | Titolo: Ancillary Justice – La vendetta di Breq | Titolo originale: Ancillary Justice, 2013 \ Genere: fantascienza, elementi di space opera | Note: Primo libro della trilogia “Imperial Radch”. Vincitore dei seguenti premi: Hugo Award, Nebula Award, Arthur C. Clarke Award , British Science Fiction Association BSFA Award for Best Novel, Locus Award, Kitschies Golden Tentacle, Seiun Award | Edizione italiana: Fanucci Editore (2014) | Per tutte le edizioni del romanzo clicca QUI

Edizione tedesca - copertina di Billy NunezSo cosa vi state chiedendo, “Ma come, ci sono solo personaggi femminili in questo romanzo?” Ed è qui che viene il bello. Risposta breve: no. Risposta lunga: è una faccenda molto più complicata. Breq è pur sempre un’IA, un prodotto della cultura Radchaai: e i Radchaai non hanno distinzioni di genere di alcun tipo. Non fa parte della loro grammatica, né della loro tradizione; quando osserva le persone non Radchaai Breq fa sempre fatica a indovinare il loro genere, non riconosce gli elementi esteriori necessari. Ho usato pronomi femminili perché è ciò che Breq usa nella sua mente: anche se in alcuni punti della storia delle persone non Radchaai si riferiscono ad altri personaggi in termini maschili e femminili, tutti rimangono delle “lei” nella mente di Breq. Quest’esperimento semplice ma brillante permette al lettore/alla lettrice di immaginarsi i Radchaai come preferisce, almeno per quello che riguarda il genere. Perchè per il resto sappiamo parecchie cose: sappiamo cosa indossano, cosa bevono (spoiler: tè. Tonnellate di tè. I Radchaai sono l’Impero Britannico spaziale), sappiamo come trattano gli stranieri e come funziona la loro amministrazione. Sappiamo che la maggior parte di loro sono di carnagione scura, e scopriamo persino alcune loro canzoni, dato che Breq adora la musica.

Ma a parte le questioni di gender, la trama funziona? Sì. Non gli hanno scaraventato sopra tonnellate di premi per via del gender, anche se sicuramente ha fatto la sua parte, e per un buon motivo: la fantascienza dovrebbe portarci oltre ai limiti, inclusi quelli della nostra mente. Non abbiamo un’unica percezione del gender in tutto il pianeta, figurarsi una cultura distante millenni e anni luce dalla nostra che idee può avere.
No, ha avuto successo per via di un’ottima miscela di personaggi ( Breq è fantastica, così umana e così IA allo stesso tempo), universo dettagliato e motivazioni interessanti.

Edizione limitata di 500 copie della Subterranean Press - Copertina di  Lauren Saint-OngeUna volta abituati allo stile la trama vi avrà catturato, e non vorrete smettere di leggere. Pur avendo un finale, è palese che la storia di Breq non sia ancora finita, e posso capire che sia un deterrente per chi non ama libri non autoconclusivi.
Molti temi di Ancillary Justice sembrano usciti da una space opera classica: imperialismo, eroi, imperatori, tanti pianeti diversi, guerre, astronavi senzienti…ma è facile apprezzarlo anche se non si è abituati a questo sottogenere.

Ci sono riflessioni sulla natura del potere e su cosa significhi essere umano. C’è un intero universo con le sue religioni, culture, canzoni, popoli. Non mi sorprende che questa trilogia sia diventata tanto popolare su internet. Ho dato un – al voto perché c’è un dettaglio nel piano di Breq che avrei preferito veder gestito in maniera migliore, ma non rovina troppo il piacere della lettura.

Nota per i lettori italiani: vi imploro, non leggetelo in traduzione. Avete presente quando dicevo che tutti sono al femminile nella mente di Breq? Beh, nella traduzione italiana no. E “Ancillaries” è diventato “ancelle”. Dejah Thoris avrà anche delle ancelle, ma Breq proprio no.

Alessandra Cristallini

ann_leckie_london2014L’AUTRICE

Ann Leckie (Toledo, 2 marzo 1966) è una scrittrice statunitense di romanzi di fantascienza. Nata in Ohio ma cresciuta in Missouri è sempre stata appassionata di fantascienza fin da piccola, tuttavia i suoi primi tentativi di pubblicare racconti del genere non hanno avuto successo. Si è laureata in musica alla Washington University e terminata la scuola ha svolto vari lavori, tra cui cameriera e receptionist. Si è sposata con David Harre e ha dato alla luce due figli (nel 1996 e nel 2000), durante questo periodo ha svolto principalmente l’occupazione di casalinga. Annoiata dalla vita domestica ha iniziato a frequentare corsi e workshop di scrittura (avendo tra gli insegnanti anche Octavia Butler) riuscendo sporadicamente ad essere pubblicata a partire dal 2006 con alcuni racconti sulle riviste del settore. Nel 2013, dopo sei anni di lavorazione, ha pubblicato il suo romanzo di esordio dal titolo Ancillary Justice. Il romanzo ha avuto un grande successo ed ha fatto vincere all’autrice il Premio Hugo, il Premio Nebula, il BSFA Award e il Premio Arthur C. Clarke. Oltre a questi vinse anche il Premio Locus come esordiente. L’anno seguente ha pubblicato il seguito Ancillary Sword, vincendo nuovamente il BSFA Award e il Premio Locus (stavolta come miglior romanzo e non più come migliore opera di debutto) ed è stata finalista sia del Nebula che del Hugo, tuttavia è stata superata in entrambi i premi. Nel 2015 ha chiuso la trilogia con Ancillary Mercy. (Biografia tratta da Wikipedia)

Articolo pubblicato originariamente sul blog di Alessandra Cristallini Fragments of a hologram dystopia

https://fragmentsofahologramdystopia.wordpress.com/