Musica e fantascienza: DAVID BOWIE e la sfera di cristallo

Articolo di Dan Cutaliu694Parlare dell’importanza artistica di David Bowie potrebbe sembrare scontato e prevedibile, soprattutto potrebbe essere molto difficile non cadere in semplici statistiche fatte di numeri e titoli, sterili analisi musicali o inutili paragoni che davanti a un elemento storico e fondamentale del pop e del rock come lui, non potrebbero stare in piedi. La sua produzione ha accompagnato gli ultimi, tumultuosi cinquant’anni di storia umana, dall’esplosione del movimento studentesco fino al declino dell’opulenta società occidentale, i cui aspetti sociali e psicologici Bowie ha cantato e narrato. D’altronde però come poter rendere omaggio a un artista di questo tipo che è tornato sul suo pianeta?

E qui la citazione a L’Uomo Che Cadde Sulla Terra è d’obbligo. Allora, diventa doveroso ricordare quanto sia stata gigantesca la sua caratura e quanto influente la sua musica nel precorrere i tempi e reinventare i generi.

18bDavid Jones si muove nella Londra di metà anni ’60 dello scorso secolo, quella swinging delle minigonne di Mary Quant, dei caschetti e le giacche alla coreana dei Beatles di Revolver. Dopo le prime esperienze con alcune band scolastiche e il bazzicare gli ambienti underground della capitale britannica, cambia il cognome in un meno anonimo Bowie e pubblica i suoi primi lavori discografici solisti, senza suscitare però un grande interesse. Nel 1969 comincia la sua scalata all’Olimpo che lo porterà tra i grandi della musica e, tempo dopo, del cinema.

Arriva il successo mondiale con la ballad Space Oddity, in occasione del primo allunaggio nella storia dell’uomo, anche se dietro la metafora spaziale il brano nasconde una forte denuncia contro l’alienazione della società contemporanea, di fronte alla quale è forse meglio isolarsi ed andare “alla deriva”. Quella stessa alienazione che il movimento studentesco internazionale di quegli anni denuncia come una delle conseguenze del boom economico e del consumismo.

david-bowie-aka-ziggy-stardust-wallpaperLa sfera di cristallo di Bowie comincia a funzionare e prevedere il futuro, allungando le mani nella fantascienza, in periodo di grazia con la propria new wave di scrittori e sceneggiatori britannici. L’artista londinese si reinventa periodicamente assumendo l’identità di svariati personaggi come l’alieno Ziggy Stardust con i suoi Ragni di Marte, e il colore diverso delle pupille dovuto a una zuffa in gioventù lo aiuta molto, e il Duca Bianco, personaggio altezzoso, nobile, elegante ma anche algido ed etereo che interpreta il funk di Young Americans, con al centro la denuncia del maccartismo e il tema dei diritti civili degli afroamericani, il krautrock di Station To Station e l’elettronica anticipatrice della new wave della trilogia berlinese Low, Heroes e Lodger, tra gli apici della sua creatività. Da eclettico e versatile artista quale è stato, antesignano e cavaliere della rappresentatività teatrale della musica, si è prestato in maniera calzante anche al cinema.

I personaggi che hanno preso vita con la sua fisicità androgina hanno rispecchiato i cambiamenti del tempo e della società. L’introspezione, l’alienazione nel vero senso della parola, incarnata da un extraterrestre che tenta d’integrarsi con l’Umanità ma non vi riesce e anzi viene braccato. Ovvero il capolavoro tratto dal romanzo di Walter Tevis citato prima, L’Uomo Che Cadde Sulla Terra (1976). E poi ancora la decadenza della condizione umana in Christiane F.: Noi I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino (1981), tanto chiacchierato all’epoca, in cui fa soltanto un cameo; le atrocità della Seconda Guerra Mondiale, l’omosessualità, ma anche la riconquista del rispetto per l’umanità in Furyo (1983); la commedia musicale di Absolute Beginners (1986); il fantasy di Labyrinth (1986); la provocazione in uno dei capolavori di Martin Scorsese, L’Ultima Tentazione di Cristo (1988) e il mistero nel film cinematografico prequel del serial TV Twin Peaks, Fuoco Cammina Con Me (1992).

Bowie in Twin Peaks, Fuoco Cammina Con Me (1992)

Senza contare una delle sue ultime magistrali apparizioni, in cui interpreta un inarrivabile Nikola Tesla in The Prestige (2006) di Christopher Nolan, ai limiti dello steampunk. David Bowie ha rappresentato la trama intima dell’arte britannica e mondiale, precursore di tutto o quasi. Il cerchio si è chiuso con l’uscita di Blackstar, l’ultimo album di una lunga carriera, proprio nel giorno del suo sessantanovesimo compleanno, l’8 Gennaio 2016. Un disco cupo ed etereo al tempo stesso, segnali inquietanti di un’inquietudine che possiede soltanto una persona che sa di doversene andare per sempre, soltanto lui sa dove. Due giorni dopo se ne è andato in gran silenzio così come roboante era arrivato alle masse e all’elite, portandosi via la personalissima sfera di cristallo sulla sua astronave. Alla famosissima domanda che Bowie poneva cantando la meravigliosa, romantica Life on Mars? nel 1971, ora possiamo rispondere: sì, c’è vita su Marte.

Dan Cutali

In collaborazione con Alberto Pantaloni

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