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LUNEDÌ INIZIA SABATO (1964) di A. e B. Strugatskij

LUNEDÌ INIZIA SABATO di A. e B. StrugatskijUn giovane programmatore di Leningrado sta guidando attraverso le foreste della Carelia, nella Russia nord occidentale, per incontrarsi con alcuni amici: l’obiettivo è una vacanza nella natura. Lungo la via raccoglie un paio di autostoppisti locali. Ancora non sa che nella cittadina di Solovets, dove è diretto, accadono cose straordinarie. I due autostoppisti convincono Sasha a fermarsi e a lavorare con loro all’Istituto di ricerca Scientifica e Tecnologica per la Magia e la Stregoneria, dove incontrerà ogni genere di creatura fantastica e mitologica.

Pubblicato per la prima volta in Unione Sovietica nel 1964, Lunedì inizia sabato in patria è considerato il romanzo più popolare dei fratelli Strugatskij; poggia saldamente sulla tradizione nazional-popolare russa, ed è pervaso da un’aura fiabesca di schietto ottimismo e comicità.

Titolo: Lunedì inizia sabato. Favola per collaboratori scientifici di livello base | Titolo originale: Ponedel’nik načinaetsja v subbotu, 1964 | Autori: Arkadij e Boris Strugatskij | Nuova pubblicazione: 2019, nella collana ATTRAVèRSO (Ronzani editore)

Scienza, magia, satira politica e una quantità prodigiosa di fantasia e immaginazione, sono le componenti fondamentali di questo piacevolissimo romanzo, purtroppo poco noto in Italia.
Scritto nel 1964 dai fratelli Strugatskij – autori di Picnic sul ciglio della strada, uscito da Marcos y Marcos (conosciuto anche come Stalker), È difficile essere un Dio (Mondadori Urania 1989, Marcos y Marcos 2005) e Un miliardo di anni prima della fine del mondo – è apparso in Italia soltanto nel 2019 nella collana Attravèrso di Ronzani editore.

Protagonista e io narrante è Aleksandr Ivanovic Privalov, programmatore a Leningrado (ritornata San Pietroburgo negli anni ‘90) finito nella profonda campagna per un appuntamento con degli amici. È qui, nei dintorni di Volosets che incontra Roman e Volodia, due appartenenti al (per lui sconosciuto) «Centro di Ricerca» della zona. Una discreta offerta e Privalov accetta, giungendo ben presto a capire che il vero nome del Centro di Ricerca è «Istituto di ricerca Scientifica e Tecnologica per la Magia e la Stregoneria», un dato che potrebbe stupire chi non risulti imperturbabile come il nostro protagonista. Il suo rapporto con l’Istituto si apre quando si trova a riposare su un comodo divano presso una Babuska avida e scontrosa che vive in una «casetta su zampe di gallina» – trasparente riferimento alla fiaba di Baba Yaga – e si trova a discutere con un gatto di notevoli dimensioni, ovviamente cinico e sfottente. Il divano si rivelerà ben presto un «traslatore», proprietà di uno dei tanti ed enigmatici direttori di uno dei dipartimenti dell’Istituto, Vitka Korneev e sarà la fonte di innumerevoli equivoci.

Una volta divenuto responsabile dell’Aldan 3, il grande computer dell’Istituto, Privalov si trova utilizzato per ogni genere di incarico, a cominciare dal turno di sorveglianza dell’Istituto durante la notte di capodanno. È in questa occasione che il nostro protagonista ha l’occasione di incontrare negli innumerevoli piani dell’edificio – che visto dall’esterno sembra averne complessivamente solo due – tutti i possibili mostri della mitologia classica e moderna, dagli Ecantochiri – mostri dalle cinquanta teste e cento mani – ai diavoli di Maxwell ai Vampiri, ai tanti doppioni creati dai colleghi per i compiti ingrati o per potersi godere qualche ora di libertà, al berretto dell’invisibilità, ai folletti, alle danaidi e molti altri, che Privalov ha preso l’abitudine di trattare con l’abituale tiepida gentilezza e l’indifferenza burocratica tipica del personale dell’istituto. E i lettori, accompagnandolo nel suo interminabile giro di ispezione, ha modo di conoscere non solo i mostri ma anche buona parte degli altri direttori dei dipartimenti – tra gli altri, il Dipartimento di felicità lineare, quello di senso della vita, quello di magia nera e quello di previsioni e profezie – soggetti tutti, a loro modo, almeno singolari e inevitabilmente simili agli alti gradi del PCUS, sia pure sotto acido.

Ma il soggetto a suo modo più curioso per il protagonista è Janus Poluektovic, direttore dell’Istituto che appare normalmente in due forme, A-Janus, un banale amministratore e U-Janus, un «uomo di scienza straordinario». I due sé del medesimo personaggio hanno caratteri e modi diversi e Privalov, come gli altri membri dell’Istituto, deve imparare a distinguerli quanto prima.
Passata la notte di capodanno, con il rientro anticipato dei lavoratori, capi dipartimento compresi, secondo la norma che «Il sabato inizia lunedì», a Privalov accadono diverse altre curiose esperienze: l’incontro infausto con la creatura dell’eugenista Ambroise Vybegallo, il «modello di uomo gastricamente insoddisfatto», un viaggio nel futuro con la crononave di Louis Sedlovoj e il curioso pappagallino verde morto/vivo, l’unica creatura la cui esistenza può spiegare la compresenza di A- e U-Janus.

Rispondere alla domanda se Lunedì inizia sabato faccia parte o meno del genere fantascientifico, se si tratti di un fantasy o di un gotico/horror largamente fuori squadra o, più semplicemente di una lunga e complessa fiaba, peraltro priva di un vero finale, è semplicemente tempo perso. Si potrebbe rispondere che semplicemente non esiste categoria nella quale il romanzo possa rientrare. Per chi voglia avvicinarsi al testo degli Strugatskij si può sottolineare la sbalorditiva capacità d’invenzione dei due autori e insieme la loro capacità di porla a confronto con la realtà più banale e quotidiana, la fantasia che si ribella alla burocrazia – in primo luogo criptosovietica ma sostanzialmente universale – e i risultati straordinariamente comici che ne derivano.

Massimo Citi