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L’Ipertrofia dell’Immaginario, tra follia e ironia. Le logiche di trasformazione nelle opere di fantascienza

Luigi BonaroBenvenuto figliolo, benvenuto alla macchina.

Dove sei stato?

Va bene, sappiamo dove sei stato…

(Welcome to the machine, 1972, Roger Waters)

EyeSta iniziando l’Invasione delle Api Regine di Danis Sanders. Gli sbirri di una “town” americana indagano su una serie di morti sospette, otto uomini appartenenti a un ente governativo di ricerca scientifica sono schiattati, arresto cardiaco. Sembra che abbiano fatto troppa attività sessuale. Un agente dei servizi segreti, incaricato delle indagini, scopre che gli scienziati sono stati assassinati dagli esperimenti messi in atto dalla folle dottoressa Susan Harris che ha iniettato il veleno di api, sottoposte a una tempesta atomica, nel sangue di pupe sexy che le trasforma in mutanti assassine al momento dell’amplesso. Insomma, non mi voglio assolutamente perdere i letali insetti erotici dalle sexy sembianze. Purtroppo, su un altro canale c’è the Invasion of the Body Snatchers di Don Siegel, un classico del 1956. Il dottor Miles Bennel è allucinato, racconta al dottor Hill una strana storia. Santa Mira secondo lui è invasa da extraterrestri che clonano gli abitanti e li sostituiscono mentre dormono.

Queste creature replicano all’interno di enormi baccelli, questi grossi piselloni generano copie umane senza sentimenti che eliminano i propri originali. il vecchio dottor Miles prova a dare l’allarme ma lo prendono per matto. (Vorrei vedere). Insomma, Santa Mira è diventata una sorta di centro ortofrutticolo di baccelli con tanto di uomo del monte e quasi tutti gli abitanti sono stati clonati. Bennel tenta la fuga insieme alla fidanzata ma durante la fuga si addormenta e si trasforma anche lei.

Brian Froud - Spaced Out, 1977Diventa un replicante. Sconvolto, prova a mettere in guardia alcuni uomini del pericolo ma viene arrestato e portato all’ospedale dal dottor Hill, che lo giudica pazzo. Proprio al termine del racconto di Miles, in ospedale arriva un ferito coinvolto in un incidente stradale, era alla guida di un autocarro pieno di baccelli proveniente da Santa Mira. Il dottor Hill si rende conto che Bennel ha detto la verità e telefona per dare l’allarme generale.

Insomma, che mi vedo? Difficile scegliere tra l’erotismo futuribile e la critica claustrofobica al maccartismo. La situazione peggiora perché sta iniziando anche Squeeze, l’episodio 3 della prima stagione di XFiles, dannato Chris Carter! L’Agente FBI Tom Colton è preoccupato e descrive a Scully degli omicidi che crede siano stati commessi da un serial killer. Le vittime sono state tutte in stanze chiuse dall’interno. A ognuno di essi è stato asportato il fegato.

Malgrado il disagio di Colton, lo “spettrale” Mulder viene coinvolto nel caso. Mulder trova strane impronte digitali nell’ufficio altamente sorvegliato dove un uomo d’affari, George Usher, è stato assassinato. Mulder collega le impronte ad alcuni casi simili che sembrano accadere negli Stati uniti ogni trenta anni, almeno dal 1903. Ogni volta, a tutte e cinque le vittime viene asportato il fegato.

Mulder sospetta che Tooms sia il killer. Usando un computer, manipola l’immagine delle impronte digitali di Tooms, allungandole. Le confronta con le impronte del 1933 e corrispondono. Tooms attacca ed uccide un’altra vittima protetta da un sistema di sicurezza e scompare. Scully e Mulder scoprono l’appartamento in cui viveva Tooms e la giovane Danah rintraccia Frank Briggs, lo sceriffo che indagò sui cinque omicidi del 1933. Briggs le descrive di come aveva indagato sugli omicidi, e di come non fosse mai stato in grado di provare che Tooms fosse l’assassino. Gli agenti individuano un edificio abbandonato che una volta era la residenza di Tooms. All’interno trovano una piccola stanza in cui sono conservati i “trofei” prelevati da Tooms dalle scene dei delitti attraverso tutto il secolo. Mulder ipotizza che Tooms possa nascondere una mutazione genetica grazie alla quale riesce a ibernarsi per interi decenni e provvedere al suo sostentamento mangiando fegati umani. Scully organizza dei turni di sorveglianza per l’edificio abbandonato, ma Colton richiama gli agenti assegnati a quel compito senza informare Mulder che arriva all’edificio e, non trovando gli agenti di copertura, si reca all’interno. Trova così la collana di Scully sfilata da Tooms in mezzo agli altri trofei.

Jacques Wyrs - FloatingMulder corre all’appartamento di Scully e la trova mentre lotta con il mutante. Mulder prende la pistola e, con l’aiuto di Scully, riesce ad ammanettarlo. Eugene Victor Tooms viene così arrestato e portato in prigione, dove inizia a costruire una nuova “tana” con dei vecchi giornali. Insomma, non posso perdere proprio Eugene Victor Tooms che si trasforma e passa nel condotto di areazione… Bastardi, ma la tv on demand non la fanno per i vecchi B-movies?

Insomma, mi sudano le mani, non riesco a decidere, il telecomando sguiscia dalle mani come un capitone impazzito, finisce sotto il divano, sbatte, cambia canale da solo, compare la De Filippi, sono fottuto, una nuova puntata di Amici ha preso il controllo dello schermo. Impreco mentre visualizzo un Dalek che neutralizza i ballerini “della prova Danza”, la mia voce diventa stridula mentre urlo STERMINARE! Mi butto per terra, protendo la mano sotto il divano, artiglio il pavimento per cercare la sensazione tattile della plastica al posto della fredda piastrella. Cazzo, sono disperato, mi si è incastrata la schiena. Passano dieci minuti… Recupero il telecomando con il sottofondo di Sere Nere, c’è “la prova CANTO alla TV”.

Finalmente, provo a cambiare canale e… cazzo il telecomando si è sfondato! Non cambia più. Mi sento depresso, mi sposto claudicando verso il mobile dei medicinali, prendo la valeriana. Decido di rinunciare al B-Sci-Fi, la Tv non si spegne, stacco la spina. Metto su Staring At The Moon degli Ozric Tentacles, contrasto così la voce della De Filippi che continua anche a televisione spenta, proviene infatti dal muro del vicino. Aumento il potenziometro del volume quasi a palla.

Inizio a sentirmi in pace, a sognare i miei mondi sconosciuti, mi metto a cercare un libro. Ne prendo uno a occhi chiusi, è Mondo9, lo apro a caso…

“L’esistenza sopra il metallo era grama e pericolosa, e il Morbo che trasformava la carne nuda in ottone un nemico subdolo e implacabile. Garrasco esitò. Rallentò il passo. Sentì battere sotto i piedi. Dapprima cercò di ignorare i colpi, ma poi si chinò e rispose a palmo aperto. Creatura soffriva la sete e voleva sapere che gusto avesse un sorso generoso di pioggia”

Decido di cambiare, apro Perdido Street Station…

“Vide scatti rubati da dietro a dei muri e vertiginose vedute aeree. Un lento caleidoscopio di mutazioni e violenza, guerre meschine combattute da mostruosità incono-scibili su una terra di nessuno fatta di scorie instabili e architetture da incubo. (…)

Anthony Roberts - The Simultaneous Man, 1973«C’erano venti miliziani, Sacramundi, l’eliotipista, e tre scienziati ricercatori, più un paio di ingegneri rimasti a bordo dell’aeronave per tutto il tempo. Da Suroch uscirono sette uomini della milizia, Sacramundi e una chimica. Alcuni mostravano i segni della Coppia. Durante il viaggio di ritorno a New Crobuzon un miliziano morì. Un altro aveva tentacoli spinosi al posto degli occhi, e ogni notte il corpo della scienziata perdeva qualche pezzo. Niente sangue né dolore, solo… buchi uniformi nell’addome, in un braccio o in qualche altra parte. Si uccise”. (…)

Mi cade il libro dalle mani, mi rendo conto che questa sera si trasformano tutti e anche io ho fatto la fine di Gregor Samsa, sono diventato piccolo e metallico, mi sono trasformato in un orrido e gigantesco insetto artificiale.

Che strano però, mi chiedo dove siano finite tutte quelle astronavi terrestri, finemente illustrate sulle riviste pulp, navi spaziali volte all’esplorazione dell’alterità, luogo di osservazione umana, roccaforti del pregiudizio antropocentrico. Insomma, ho ragione di credere che la science fiction, dal romanzo della “Luna” (Dalla Terra alla Luna di Verne), di strada ne abbia fatta parecchia, spingendosi sempre più vicino a una realtà altra, aliena, fino a divenirne parte. È possibile che l’uomo, di fatto, già un mutante a livello biologico, sia andato a trasformare progressivamente anche la sua identità psichica? Una cosa è certa, l’uomo si è trasformato e la fiction riguardante la fantascienza è mutata con lui. Ma vediamo cosa si spesso si trova nei nuovi romanzi di Sci-fi. Provo a buttare giù qualche tema ma ce ne sono molti altri. Dunque, palingenesi dolorosa, mutazione, corpo, inteso come uno dei tanti device, la mente gestita come una software application. Cosa oggi è davvero distintivo dell’identità, se non il corpo, l’unico appiglio rimasto all’individuo. E quanto è vera quest’ultima affermazione?

La logica di trasformazione che permea il nostro tessuto sociale sta eliminando o ha già eliminato anche quest’ultima barriera, il corpo. Un ricordo del grande maestro Caronia mi riporta alla mente un suo brano relativo al tema dei Simulacri di P.K.Dick:

Peter Haars, 1970sIn un romanzo che, come pochi altri di Dick, è centrato sul potere dei media non solo di diffondere efficaci normative sociali e quindi contribuire a costruire il comportamento dei singoli, ma addirittura di plasmare la percezione della realtà, è significativo che l’intreccio si addensi attorno al personaggio di Nicole, la cui funzione di first lady non può non ricordare, negli anni in cui fu scritto il romanzo, la figura di Jacqueline Kennedy. Ma la singolare scena “interno/esterno” è collegata a temi caratteristici della fantascienza americana (e dell’immaginario più in generale) degli anni Cinquanta e Sessanta: l’androide, il robot umanoide, creatura artificiale che ha l’aspetto e il comportamento di un uomo, ed è quindi indistinguibile a prima vista da quest’ultimo; la manipolazione che il potere (soprattutto economico) fa delle menti e dei corpi; la minaccia all’identità personale proveniente da un’invasione. E in molti di questi testi la messa a nudo del corpo, lo scambio fra interno ed esterno, ritorna come figura caratteristica, come tema sotterraneo o innesco del meccanismo narrativo.

In questo senso l’uomo si configura come un essere in continuo scambio/mutazione tra l’interno (la coscienza) e l’esterno (il mondo), si modifica in modo impercettibile ma efficace, ai confini tra la malattia mentale e la sua cura. È una trasformazione sociale, necessaria ma dolorosa, un mutuo scambio di rappresentazioni mentali che il mondo gli impone. Così com’è vero il contrario, l’uomo attraverso le sue griglie interpretative piega il mondo ai suoi criteri e lo modifica. Così continua Caronia parlando dei Simulacri e della Mostra delle Atrocità del vecchio Ballard:

“È fin troppo evidente che Dick e Ballard vogliono costruire una metafora, (…) (ma non è questo uno dei procedimenti tipici della fantascienza?) (…) E ci dicono che questo rapporto di scambio si sta inceppando, che c’è forse un processo di ingolfamento, che di questa ipertrofia dell’immaginario non sono responsabili loro, scrittori fantastici, ma una realtà i cui criteri di definizione e di costruzione stanno cambiando, forse troppo velocemente”.

L’Ipertrofia dell’immaginario è l’elemento cardine della mutazione prima sociale e poi fisica.

Caronia inoltre introduce il concetto e l’immagine del varco, tematica a cui l’abile Abrams di Fringe ha attinto a piene mani:

Peter Haars“il “varco” tra l’immagine e la realtà rischia di farsi troppo ampio. Questo varco aumenta, proprio fra gli anni Cinquanta e Sessanta, in relazione all’estendersi planetario di un “sistema dei media”, al sovraccarico di informazioni, al presentarsi in primo piano insomma di tutti quegli elementi immateriali di relazione fra uomo e mondo che, sempre presenti nella storia dell’umanità, erano rimasti però, nelle civiltà precedenti, celati dal peso delle tecnologie materiali nelle quali prendevano corpo”.

La sci-fi altro non ha fatto che rappresentare questo processo di trasformazione. Caronia a proposito aggiunge:

L’uomo moderno, dice McLuhan, vive “col cervello fuori dalla testa e i nervi fuori dalla pelle”. La proposta settecentesca di Lamettrie di omologare (andando oltre Cartesio) non solo il corpo dell’uomo, ma l’uomo in quanto tale, a una macchina, si rivela inadeguata non per troppa radicalità, ma al contrario per troppa timidezza. È naturalmente troppo ingenua e riduttiva dato lo stato attuale della tecnologia (per non parlare di quella settecentesca), ma soprattutto non dice nulla sugli impalpabili, immateriali legami comunicativi che legano l’uomo ai suoi simili e alla pelle artificiale (un po’ cablata un po’ eterea) che oggi ricopre il pianeta. E infatti l’immagine dell’“uomo-macchina” non può tornare oggi se non nella forma metaforica e orrorifica in cui è stata resa visibile da Cronenberg in Videodrome, con l’uomo trasformato in un videoregistratore vivente, con l’interno del suo corpo che si apre ad accogliere la cassetta, o la pistola, e col riemergere di questi oggetti ritrasformati, riplasmati, nuovi feti della “nuova carne”: e con il corrispettivo di quel corpo, l’oggetto inanimato, la cassetta sempre, o il televisore, che si animano, pulsano, parlano e irradiano attorno a sé un campo insieme attrattivo e repulsivo, oltre l’erotismo, come è già il corpo scomposto e macchinizzato della pornografia.

Digital BrainQuesta crisi radicale del tradizionale e rassicurante paradigma di distinzione fra l’interno e l’esterno ha generato, negli ultimi quarant’anni, incubi inediti anche nella più estrema radicalità libertina e nei romanzi sociali più lucidi dell’età moderna. Sono gli incubi del Pasto nudo di Burroughs e dei romanzi di Philip K. Dick, le “icone neuroniche sulle autostrade spinali” in cui si svolgono gli itinerari iterativi dei personaggi di La mostra delle atrocità e di Crash di James Ballard, i bagni di sangue dei romanzi di Skipp e Spector, il perverso e doloroso matrimonio tra la carne e il metallo nel film Tetsuo di Shinya Tsukamoto.

(…) La fragile interiorità dell’uomo occidentale si è spezzata. Essa morirà definitivamente (per rinascere forse come interiorità di un nuovo complesso uomo/macchina) con la disseminazione del corpo operata dalle realtà virtuali.

Insomma, domani mattina quando vi sveglierete, sarete diversi, vi sentirete come trasformati, ricchi di nuove energie, proverete nuova forza negli arti e una particolare capacità di calcolo e visualizzazione della realtà. Insomma, sarete cambiati.

Nessuna paura, è solo il nuovo che avanza, welcome to the machine, dunque.

  Luigi Bonaro