Introduzioni Cosmo Oro: “Nell’oceano della notte” (In the Ocean of Night, 1976) di Gregory Benford

Sandro Pergamenoclip_image002Introduzione di Sandro Pergameno al romanzo NELL’OCEANO DELLA NOTTE (In the Ocean of Night, 1976) di Gregory Benford COSMO – CLASSICI DELLA FANTASCIENZA – Volume n.81 (Novembre 1986)

Fisico di professione (si è laureato all’università della California con una tesi sulla fisica dello stato solido, ed è poi rimasto a insegnare come professore associato e a fare ricerche sulla fisica del plasma e delle particelle, sull’astrofisica relativistica, sulle sorgenti radio extragalattiche e sulla teoria delle radiazioni pulsar), Gregory Benford non si inquadra certo nello stereotipo del comune scrittore di fantascienza che produce a ritmo forsennato romanzi e racconti di puro consumo per sfruttare il momento favorevole al genere. Pochi scienziati scrivono fantascienza, soprattutto pochi scienziati che esercitano effettivamente la professione, e di quei pochi non ne ricordo molti che abbiano curato in maniera particolare l’aspetto stilistico della loro produzione letteraria: Asimov e Clarice sono i primi che mi vengono alla mente (Asimov, tra l’altro, ha esercitato molto poco e si è dedicato ben presto all’attività narrativa e saggistica a tempo pieno), e nessuno dei due, pur essendo entrambi tra i maggiori scrittori della fantascienza di tutti i tempi, è mai stato un buon stilista.

Benford è una vera eccezione a questa regola; forse un capostipite, ma questo è presto ancora per dirlo. Benford è una bestia rara, uno scienziato che scrive fantascienza e che tiene moltissimo alla qualità letteraria delle sue opere, al punto di tornare addirittura a riscrivere i suoi primi romanzi (vedi Deeper than Darkness) che non lo soddisfacevano più.

BKTG19592«Ciò che mi ha interessato di più nell’ultimo decennio», ha dichiarato egli stesso in un ‘intervista abbastanza recente, «è stato imparare a scrivere bene, vale a dire crearmi uno stile. Non ho mai seguito un corso di letteratura inglese prima del liceo. Lessi tutto per conto mio prima dell’esame; molto Hawthorne e altri autori, di testa mia. Ma poi cominciai a domandare in giro alla gente: cosa dovrei leggere? Il mio vizio segreto è che non sono riuscito a leggere gran parte delle opere di fantascienza che vengono considerate come dei classici: trovo Edgar Rice Burroughs e E.E. Smith completamente illeggibili. Ed è così anche per la trilogia di Foundation di Asimov; non sono riuscito a leggerli nemmeno quando ero ragazzo. Non mi sembravano vere o reali. Io preferisco la letteratura più manierata stilisticamente, o racconti realistici; non amo le storie costruite soltanto su altre storie, scritte da gente che ha letto solo centinaia di numeri di «Astounding» e basta, senza una vera cultura letteraria. Trovo illeggibile gran parte della fantascienza. Riesco a finire molte più storie «mainstream» tra quelle che inizio a leggere di quanto non mi accada con quelle di fantascienza: se leggi i migliori romanzi di Faulkner hai molte più probabilità di leggere qualcosa di buono rispetto alla maggior parte delle opere di «science fiction» dei migliori autori del genere. Sospetto che il genere abbici degli standard qualitativi che oscillano troppo per motivi economici e non sono quindi sufficientemente alti. »

Dietro queste parole, in apparenza molto dure rispetto al mondo letterario fantascientifico ma purtroppo abbastanza rispondenti alla realtà, si trova tutta la filosofia letteraria di Benford. Attraverso un’opera di violenta automaturazione letteraria, di difficile lavoro su di sé Benford è riuscito nel difficile compito che si è prefisso: comporre intelligenti romanzi che siano basilarmente fantascienza ma che siano anche in grado di affascinare il lettore comune che non ha mai letto questo genere di narrativa. Poco per volta, con pazienza e coerenza, Benford si è costruito uno stile superbo, compiendo una magnifica sintesi tra le due parti della sua essenza, tra scrittore e scienziato: ora è uno scrittore completo, dotato di uno stile cristallino, che sa fondere l’aspetto scientifico più «hard» con un’attenta introspezione psicologica dei personaggi. Benford è forse l’unico che sia riuscito a colmare alla perfezione il «gap», l’abisso tra le Due Culture, quella umanistica e quella tecnologica.

NTHCNFNGHC1978Ecco dunque perché molti dei suoi racconti sono ambientati nel mondo della scienza, o hanno scienziati come protagonisti. A volte la scienza, sempre al centro delle sue vicende, è sul punto di escludere addirittura l’elemento fantastico: solo un’attenta lettura rivela che « White Creatures», un racconto apparso sull’antologia «New Dimensions 5», ha in realtà un’ambientazione futura, mentre un altro racconto, «Exposure», si limita quasi esclusivamente alle ipotesi speculative del monologo interno del narratore.

Ma soprattutto in Timescape, un magnifico romanzo vincitore del premio Nebula nel 1981, che Benford riesce a fare quello che solo C.P. Snow col suo The New Men era riuscito a fare prima: a unire il divario tra le due culture in un racconto appassionato e accorato delle umanissime vicende di un gruppo di scienziati al lavoro sul problema delle comunicazioni nel tempo fra futuro e passato per mezzo della fisica dei tachioni: un romanzo molto umano, che è al contempo una bellissima visione del mondo della fisica e soprattutto un ottimo romanzo con qualsiasi metro lo si voglia giudicare, sia fantascientifico che «mainstream». Se Timescape è un’opera fine e raffinata, ma forse troppo sofistica, troppo particolare e troppo poco «fantascientifica» per i gusti del grosso pubblico di questo genere (non per niente ha vinto il premio Nebula, consegnato da una giuria di scrittori e critici, mentre il premio Hugo è andato quell’anno a The Snow Queen di Joan Vinge), questo Nell’Oceano della notte (In the Ocean of Night) (assieme al suo seguito Across a Sea of Suns, che presto vi presenteremo su questa stessa collana) rimane a nostro avviso il punto più alto raggiunto da Benford nel campo della «science fiction» più tradizionale.

In the Ocean of Night (1977) è il quarto libro scritto da Benford, ed è qualitativamente molto superiore ai tre precedenti. In realtà i tre libri composti prima non forniscono delle credenziali eccezionali all’autore: il primo, Deeper than Darkness (1970, poi riscritto nel 1978 col titolo The Stars in shroud), era una space opera interessante ma abbastanza confusa e disunita; il secondo, The Jupiter Project (1975), era una debole imitazione dei juvenile di Heinlein; e il terzo, If The Stars are Gods (1977), era un falso romanzò, vale a dire una serie di racconti uniti da un tema conduttore composti assieme a Gordon Eklund, racconti piuttosto ambiziosi ma non troppo ben riusciti.

NTHCNFNGHT1985In the Ocean of Night invece rappresenta qualcosa di estremamente diverso: un balzo in avanti di anni-luce rispetto alla sua produzione precedente. Si tratta di un’opera profonda e accurata, matura e intelligente: stilisticamente raffinato, In the Ocean of Night riprende temi classici cari alla science fiction più «hard» e spunti sociali molto validi e attuali. Strutturalmente il romanzo presenta la stessa composizione episodica di If the Stars are Gods e ci mostra il suo protagonista alle prese con una serie di problemi che spaziano su un periodo di venti anni, dal 1999 al 2019. In questo libro però, a differenza del precedente, i vari problemi sono collegati tra loro in maniera molto convincente, dando un senso di legittimità alla loro fusione in un unico romanzo. Nigel Walmsley, il protagonista, è una figura molto ben dettagliata e sicura dal punto di vista psicologico, un uomo che risalta a forti tratti, come una personalità decisamente ben descritta; non il solito stereotipo dell’uomo coraggioso e intelligente che ci si può aspettare in libri di questo genere ma un essere umano vero, con speranze, paure, preoccupazioni, una vita sessuale completa e una vita alle spalle.

E anche il mondo in cui si muove è molto convincente: il ritratto sociale e tecnico di questo nostro pianeta alle soglie del nuovo secolo che Benford ci dà, con la sovrappopolazione e l’inquinamento che incombono come una micidiale spada di Damocle sulla testa dell’umanità, con i grossi trust commerciali che lottano per la spartizione del potere, con la NASA sempre più preda delle preoccupazioni del budget e della segretezza, con i capi in preda al terrore xenofobico e le grandi masse sempre più vittime dell’irrazionale, dell’isterismo collettivo, di nuovi culti religiosi, ci sembra molto vero e attuale, eccezionalmente ben estrapolato.

DNSLCNDLNT2001La multidimensionalità del libro, la molteplicità delle sue sfaccettature e delle sue chiavi di lettura, si vedono anche dalla sequenza iniziale, con questo enorme oggetto stellare che si avvicina alla Terra dall’esterno del sistema solare e ci ricorda un po’ Incontro con Rama di Clarke o Lucifer’s Hammer di Niven e Pournelle.

Si potrebbe dire che In the Ocean of Night è un libro di fantascienza «hard» alla Clarke, ma non sarebbe vero, o almeno non sarebbe una definizione completa. Si potrebbe dire che è un libro socialmente importante, un’opera di studio sociale e distopico sul tipo de I Reietti dell’altro pianeta della Ursula Le Guin, ma anche questo significherebbe considerare solo uno dei tanti aspetti che esso presenta. In realtà In the Ocean of Night è un’opera complessa, organica, strutturata in maniera perfetta, tecnologicamente accurata, psicologicamente profonda, letterariamente valida, che rappresenta una tra le espressioni più mature e compiute della fantascienza moderna: un vero capolavoro e un ideale punto di fusione tra la space opera degli anni trenta e quaranta e la raffinatezza stilistica della new wave degli anni sessanta.

Sandro Pergameno

 

 

 

 

 

 

benford_gregoryL’AUTORE

Gregory Albert Benford (Mobile, 30 gennaio 1941) è un autore di fantascienza e fisico statunitense. I suoi romanzi più conosciuti sono quelli appartenenti alla saga della Galassia Centrale. Nel ciclo si ipotizza una galassia in cui le forme di vita organiche sono in costante lotta con altre forme di vita di origine meccanica. Come fisico Benford lavora per la facoltà di fisica e astronomia dell’University of California, Irvine. (Biografia da Wikipedia)

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