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Intervista a Dario Tonani

Cari lettori di Andromeda, vi proponiamo un’intervista con uno degli autori italiani di fantascienza più apprezzati dai lettori: Dario Tonani. Questa intervista è stata realizzata grazie alla collaborazione tra Andromeda e il blog di Nocturnia dell’amico Nick Parisi. Ringraziamo Nick e Dario per la disponibilità.

Ciao Dario, benvenuto su Andromeda (e anche su Nocturnia), grazie per aver accettato questa intervista. Come sai verterà principalmente sul ciclo di “Mondo9”, ti andrebbe di presentare il ciclo a chi nonlo avesse mai letto?

Grazie innanzitutto, è sempre un piacere tornare sulle pagine di AndromedaMondo9
Cominciamo col dire che è una saga, un progetto seriale che al momento si compone già di tre parti: “Mondo9” propriamente detto (pubblicato in prima battuta da Delos Books nel 2012); “Mechardionica” (che assieme a “Mondo9” è uscito nel 2015 nel primo Millemondi interamente dedicato a un autore italiano, “Cronache di Mondo9”) e “Naila di Mondo9”, approdato nel 2018 in Oscar Fantastica, sempre per Mondadori. Ci tengo molto a dire, che sono tre capitoli che per loro stessa natura (e struttura) possono essere comunque letti in modo indipendente l’uno dall’altro, specie l’ultimo che rispetto agli altri si configura come un vero e proprio romanzo che riprende, a distanza di trent’anni esatti, alcuni dei personaggi conosciuti nelle “Cronache”. Questo per ciò che concerne la struttura. Il tipo di setting e di storia è in realtà un patchwork di generi ibridati tra loro: fantascienza, planetary romance, steampunk, fantasy, un po’ di horror… si sono spese tante opinioni e parole sull’appartenenza del ciclo a un genere definito. In realtà, come sai, detesto le etichette, e preferisco la semplice definizione di “avventura”.

Influenze ed ispirazioni di “Mondo9”. Leggendo le varie opere si riscontrano diversi echi e numerosi “savours“: da Dune a Melville, dal distopico, al planetary romance fino al punk. Parliamo dunque delle influenze, putative o meno che siano.

Ben prima di arrivare a “Dune”, almeno temporalmente parlando, ci sono forti influenze con legrandi avventure marinaresche di Herman Melville, ma non solo. Lasciami citare Robert Louis StevensonJoseph ConradPatrick O’Brian. Il “ribaltamento” che fa approdare Mondo9 nei territori del capolavoro di Frank Herbert è stato sostituire il mare con la sabbia (ma non solo) e di conseguenza i vascelli protagonisti di tante battaglie e vicende piratesche con navi a ruote che si muovono con le medesime dinamiche delle sorelle, diciamo così, tradizionali. Sulle influenze punk non pochi lettori hanno simpaticamente giocato sul neologismo “Sandpunk”, che apprezzo molto e di cui mi approprio volentieri. Quindi “Avventura” e “Sandpunk”…

Una critica che ti è stata fatta in passato riguarda la costruzione dello scenario, il cosiddetto “worldbuilding“. Soprattutto all’inizio non sembravi molto intenzionato a fornire molte spiegazioni sul tuo mondo, cos’era: eri più interessato a creare brevi riusciti quadri singoli per poi collegarli tra loro oppure si è trattato di un’applicazione rigorosa del principio dello show, don’t tell?

Sono cresciuto con il “Show, don’t tell”, come credo la stragrande maggioranza degli autori; è stato un tormentone formativo tra i più tenaci e ripetuti, al pari con l’infodump e la eufonica, per intenderci. La realtà è che nelle mie storie non ho mai avvertito il bisogno di spiegare davvero il perché di un mondo o di certe invenzioni, diciamo così, letterarie. Non scrivo manuali d’istruzioni, il mio obiettivo è dare vita a vicende coerenti con se stesse che possano stare in piedi da sole, magari sostenute anche dal divertimento di chi legge. E – badate bene – non necessariamente plausibili. Credo che sia una profonda forma di rispetto nei confronti del lettore prenderlo per mano e guidarlo lungo un percorso di cui scopra le dinamiche poco a poco, secondo la propria sensibilità, e – perché no? – la propria personale interpretazione.  

A livello grafico un grande apporto alla serie è stato dato da Franco Brambilla, quanto ritieni abbiano influito le sue illustrazioni e le sue cover per il successo della serie? Se ti va raccontaci un poco delle vostre influenze reciproche.

Franco ha preso in simpatia Mondo9 innanzitutto come lettore. E in qualche modo lo ha “travolto” in quanto artista, al punto da indurlo a “salire a bordo” e a interpretare da par suo ciò che il testo gli comunicava. All’inizio me ne stupii molto io per primo e confesso di non avere mai avuto il coraggio di chiedergli di andare avanti con le sue meravigliose interpretazioni visive. Ha lavorato come un autentico Concept Artist con un regista e questo per me è stato un riconoscimento fantastico, insperato e forse anche inspiegabile. Devo moltissimo a lui per la visibilità che ha potuto godere il ciclo grazie alle sue creazioni. Col tempo, ovviamente, il rapporto tra noi si è fatto molto più stretto: il Millemondi Cronache di Mondo9” credo che sia il primo e unico illustrato nella storia della testata. E “Naila di Mondo9”, illustrato pure lui, è una rarità anche per gli Oscar Mondadori, segno che in fondo la sinergia tra illustratore e scrittore sono diventati un carattere distintivo della saga. Dico sempre che a Mecharatt, la grande megalopoli alle porte del deserto sconfinato di Mondo9, c’è una statua in suo onore; e Frank fa di secondo nome anche il Gran Maestro della Gilda dei CartografiHieronymus Frank Eisenach, autore della “Miscellanea enciclopedica di Mondo9” in calce al volume di “Naila”, proprio illustrata da Brambilla.

In tutto il ciclo di “Mondo9” ci sono tre temi fondamentali che ritornano storia dopo storia, per adesso vorrei affrontarne due: il primo è il rapporto “Uomo-Macchine“, il secondo è il tema della mutazione, della razza umana che cambia e si trasforma. Da cosa deriva l’interesse per questi due temi?

Il rapporto uomo-“altro” (quindi non solo macchina) ha improntato gran parte della mia produzione fantascientifica breve e lunga: pensiamo a cicli come quello dei +Toon (“Infect@” Toxic@, Urania n. 1521 1574), ma anche al dittico “L’algoritmo Bianco (Urania 1544) o alle storie della serie “W.A.R.” uscite per Delos Digital… Il passo successivo, in molti casi, è stato che l’ibridazione tra uomo e “altro” si è evoluto in un “altro 2” che pur non perdendo completamente le prerogative degli elementi originari ha fatto uno step evolutivo ulteriore, in alcune circostanze superiore ma non necessariamente migliore. Un esempio, i Mechardionici di Mondo9

Parliamo del tuo rapporto con i personaggi: all’ inizio gli esseri umani avevano una posizione più defilata, diciamo che non erano esattamente al gradino più alto della scala gerarchica ma le vere protagoniste della saga erano le navi, in particolare la “Robredo“. Poi piano i personaggi umani hanno conquistato sempre maggior spazio all’ interno della saga. I motivi di questa scelta? Inoltre ti chiedo se si è trattato di una scelta voluta e calcolata oppure se è arrivata un poco per volta.

Una delle prime verità scolpite nella pietra del ciclo di Mondo9 è che il metallo sta al vertice della catena alimentare (ed evolutiva) e la carne morbida alla base. Da questo è nato tutto; per mettere subito in chiaro l’assioma, io ho semplicemente deciso di partire dalla sommità della piramide e scendere poco alla volta, piano piano. E il ciclo ha cominciato a parlare di umani, comandanti e non, che prendendo coscienza del proprio status, hanno deciso di affrontare il proprio duro percorso
di “scalata” gerarchica e di affrancamento da un giogo. Da qui, GarrascoNailaSargànAsur

Il passo successivo è stata la creazione di Naila, che è diventata la vera protagonista della serie. La mia domanda è: cosa ti ha affascinato nel personaggio rispetto agli altri (penso ad Asur ad esempio)? Inoltre ti chiedo se si è trattato di una scelta voluta quella di aver dato un punto di vista femminile alla saga? Che sfide e stimoli ti ha portato come autore?

Non era la prima volta che sceglievo un personaggio femminile forte a cui dare le redini di una storia; lo avevo già fatto con Cora, la cacciatrice di cartoon, in “Toxic@”. Ma allora si trattava di una sorta di co-protagonista. Con Naila la vicenda è tutta nelle mani di una donna, almeno per quanto può esserlo la struttura corale di un romanzo con diversi punti di vista alternati. Era una scelta e un salto che volevo fare con tutto me stesso, cimentarmi con una figura che non rinunciasse alle proprie prerogative femminili pur in un contesto professionale difficile, maschile e maschilista come la Marineria di Mondo9. Permettimi di ribadire ancora una volta che il romanzo è un omaggio a tutte le donne che affrontano ogni giorno la propria crociata per far valere le proprie qualità e il proprio ruolo in ambienti professionali fortemente sessisti.

Naila è una figura a tutto tondo: ha responsabilità di comando, le sue decisioni influiscono sulla vita e sulla morte dei suoi compagni/sottoposti. Tuttavia resta un personaggio profondamente sensuale e che oltretutto si trova ad affrontare tutte le gioie e i dolori della gravidanza. Possiamo considerarla come una trasposizione in chiave fantascientifica delle difficoltà che le donne incontrano nella loro realtà quotidiana?

Certo, esattamente così, e grazie di averlo sottolineato. Volevo che Naila fosse una donna riconoscibile nella propria individualità, ma che in qualche modo le rappresentasse tutte, si facesse portavoce dei problemi di ciascuna, avesse sfaccettature che creassero empatia con madri, amanti, mogli, figlie, e soprattutto lavoratrici e professioniste. Non è stato facile, mi rendevo conto della sfida enorme, del rischio di cadere nei cliché di un femminismo di facciata. Dai feedback che mi sono arrivati proprio dalle lettrici credo di esserci in gran parte riuscito, e questa è una delle mie gioie più grandi. Posso raccontare anche un piccolo aneddoto; un paio di settimane prima che “Naila di Mondo9” andasse in stampa, un editor molto scrupoloso mi propose, proprio in virtù del fatto che un autore uomo aveva scritto di una protagonista femminile, di far leggere il testo a una editor donna perché trovasse eventuali incongruenze di genere soprattutto nel parlato e nel pensato.
C’erano alcuni aspetti nella vicenda fortemente di genere e potenzialmente a rischio – desiderio di maternità, gestazione, parto, anche il sesso dal punto di vista femminile – per cui era una precauzione doverosa. In cinque giorni, quella straordinaria amica e collega che risponde al nome di Nicoletta Vallorani lesse il testo già impaginato e pronto per lo stampatore e mi/ci disse “Tutto ok, promosso a pieni voti”. Un respiro di sollievo enorme e una splendida sensazione…

Veniamo anche al rapporto tra Naila e Asur, i due hanno praticamente passato la maggior parte delle fasi possibili che ci possono essere. C’ è tuttavia una cosa che mi sta colpendo: Asur in fondo sta affrontando un cammino opposto ma speculare rispetto a Naila,in pratica si sta umanizzando sempre di più. Parliamo del rapporto tra i due personaggi.

Senza ovviamente spoilerare più di tanto, Asur è un Mechardionico di lungo corso; dentro di lui sono passati cuori su cuori, il suo metallo è impregnato dei ricordi di mille vite. Questo ha finito per moltiplicare la sua umanità quantomeno a livello di coscienza, anche se il suo corpo è diventato “altro”. Naila si è innamorata di lui, della sua sensibilità, della sua capacità empatica: sì, il romanzo è anche la storia di un grande amore che travalica i confini dell’apparenza e delle convenzioni. Quanto a Naila, ha contratto il Morbo, quindi potenzialmente sta percorrendo verso il suo amato la strada inversa. E qui mi fermo.

Adesso affrontiamo il terzo tema ricorrente nel Ciclo (quello che avevo anticipato prima), un tema che sì diventa sempre più preponderante a partire da “Naila di Mondo9”: sbaglio nell’ affermare che in realtà potremmo prendere i vari personaggi e i loro legami e paragonarli a quelli di una “famiglia allargata” ? Una famiglia decisamente non convenzionale e atipica ma costituita da vari personaggi che alla fine decidono di rimanere insieme? In fondo l ‘unico vero legame di sangue è quello con la vita che sta crescendo nel grembo della protagonista… È una ricostruzione sbagliata la mia?

No, assolutamente, tutto giusto, se non in un piccolo particolare che lascio scoprire al lettore. Quello della famiglia allargata è senz’altro uno dei temi più forti del romanzo, e ti ringrazio di averlo colto e giustamente enfatizzato: una donna, un amore non convenzionale, un figlio in attesa (di chi sarà?), un ragazzino adottato strada facendo, un tutore come padre/patrigno, un equipaggio che è più di una squadra di sottoposti ma un’autentica “famiglia allargata”. Stare insieme è una scelta che si rinnova ogni giorno sulla base della stima e della fiducia reciproche; è un intrecciarsi di emozioni e di obiettivi condivisi, ma è anche è forse soprattutto un impegno che richiede di dare una gran parte di se stessi all’altro. Il tutto in un’avventura e in un contesto ambientale che rende i legami più saldi, più duraturi, più autentici perché dolorosamente in bilico.

Sforiamo abbondantemente dai conti mondonoviani e arrivo all’ultima domanda, l’undicesima: progetti e prospettive di ampliamento del ciclo?

Sono legato al e quindi la considerò la “9+2”. Però ti risponderò solo a metà. Non posso al momento dire altro, se non che Mondo9 è un progetto aperto. Della Russia credo che molti di voi sapranno già: la AST, la più grande case editrice russa, ha acquistato i diritti di traduzione sia di “Cronache di Mondo9” sia di “Naila di Mondo9”. What else? Grazie di cuore della chiacchierata,

Nick Andromeda. Stay tuned…

Nick Parisi