Intervista a CLAUDIO SECCI autore di RESET, l’alba dopo il lungo freddo

Claudio Secci1 – Ciao Claudio! innanzitutto benvenuto tra le pagine virtuali di Andromeda. Come prima cosa ti chiedo di presentarti ai nostri lettori. Chi sei e cosa fai nella vita?

Buongiorno Andromediani, è un piacere “atterrare” su questa piattaforma e ringrazio Alessandro per l’invito. Sono un autore di romanzi di Torino ma di professione informatico, da circa dieci anni scrivo e pubblico romanzi nuovi o presi dal cassetto. Fino ad ora ho seguito una metodologia di lavoro (letterario) che mi ha sempre portato a spaziare fra generi differenti alla ricerca continua di sfide di versatilità, anche se ultimamente ho deciso di dedicarmi soltanto più al genere thriller che è quello in cui mi sento più proiettato stilisticamente. Adoro viaggiare per il mondo assieme a mia moglie Francesca, alla scoperta di luoghi nuovi. Questa è stata fino ad oggi la chiave per le mie ispirazioni anche narrative.

2 – Quando hai iniziato a leggere fantascienza? Cosa ti affascina di più di questo genere letterario?

Come quasi tutti i lettori abituali o meno, alcuni libri di Dick e Asimov hanno accompagnato non soltanto la mia adolescenza ma anche il mio recente passato. Credo che sia molto difficile scrivere fantascienza entusiasmando, bisogna andare oltre le descrizioni di mondi diversi e spesso distopici e creare suspense, emozione, adrenalina, e non tutti ci riescono. Mi sono imbattuto nell’apocalittico perché come già rivelato in alcune interviste io non amo scrivere fantasy o comunque fantascienza pura, piuttosto mi focalizzo su avvenimenti possibilistici e verosimili nei quali il lettore possa maggiormente immedesimarsi. Reset, penso rispecchi perfettamente questo mio punto di vista.

3 – Quali sono i cinque romanzi di fantascienza che ti hanno maggiormente colpito e influenzato come autore?

Arthur Clarke: le guide del tramonto

Asimov: l’altra faccia della spirale

Philip Dick: labirinto di morte

Philip Dick: in terra ostile

Stephen King: l’uomo in fuga

Preciso comunque che, come detto più volte, a me non piace scrivere fantascienza pura anche se Reset, in qualche modo, ricade in questo filone. Considero comunque tutti questi colossi citati dei geni assoluti.

Reset4 – Parliamo di “Reset, l’alba dopo il lungo freddo”. Si tratta della tua ultima fatica editoriale pubblicata da Watson Editore. Parlaci di questo romanzo. Qual è la storia che racconta e quali messaggi intendi lanciare ai lettori.

Reset è il mio libro più completo, racchiude praticamente tutto ciò che rappresento come autore. All’interno spazia comportamento autobiografico, in cui puntualmente ho immaginato come avrei reagito davanti ad una situazione del genere. Come nei più banali degli incubi, Timothy Scott sarà chiunque leggerà il libro e di conseguenza, dovrà capire cosa può stimolarlo a non uccidersi e a trovare uno stimolo che gli dia la forza per andare avanti. Come ho già detto in più occasioni, parlare di apocalisse è direttamente proporzionale a quella che è la voglia di ognuno di noi che questo mondo cambi, che dia una possibilità a tutti livellando le opportunità. La chiave morale del libro che ho cercato di trasmettere, è la potenzialità di ognuno di noi in relazione al contesto in cui ci troviamo e viviamo. Quante persone perdono la voglia di vivere lasciando il proprio corpo, quando in molti di loro può nascondersi colui che può salvare l’umanità? Il paradosso vuole essere fondamentalmente questo. Non è semplice scrivere di fantascienza emozionando. Bisogna andare oltre le chilometriche descrizioni, bisogna anche generare avvenimenti che creino palpitazione nel lettore. Diversamente, resterà un genere di nicchia, solo per coloro che vogliono scoprire mondi distopici o comunque sistemi di vita molto diversi dal nostro, che però si fermano ad un documentario. Io non voglio questo, nelle mie storie si deve andare oltre l’informazione. Nelle mie storie il protagonista deve essere personificabile da qualsiasi lettore, e per farlo, non si deve fantasticare troppo, ma lavorare su tangibili e possibilistiche conseguenze di ciò che siamo adesso. In Reset c’è amore, passione, amicizia, horror, splatter, violenza, tradimenti, misericordia. In Reset si parte da una pre-apocalisse per andare oltre l’apocalisse e ricostruire il dopo. E’ la mia idea di una possibile fine del mondo. Spero inedita ma soprattutto che garbi nella credibilità di chi lo leggerà.

5 – Tre buoni motivi per cui i lettori dovrebbero leggere Reset

Reset non è ciò che sembra. Ho cercato di dare una morfologia al testo che non concedesse pause al lettore. Gli avvenimenti disposti sono altamente legati fra loro e concatenati, ed il protagonista non può mai permettersi delle vere pause riflessive: l’azione lo costringe a dover sempre superare una difficoltà, un ostacolo. Comprendere come sia possibile sopravvivere ad uno sbalzo termico di trenta gradi, senza luce, aria irrespirabile, impossibilità di coltivare e di bere acqua piovana perché acida, è la sfida di ogni minuto che passa del protagonista, e dovrà adeguarsi per molti mesi a questo stato esistenziale. Oltre quindi al personale gusto su stile e costruzione, le informazioni presenti nel testo inerenti le conseguenze di un terremoto di quattro minuti, i problemi di filtrazione dell’aria e quanto si possa sopravvivere con un filtro usurato di una maschera antigas, dovrebbero per lo meno incuriosire un po’ tutti. Spero che il messaggio soprattutto etico che si nasconde dietro al romanzo, arrivi ai più.

6 – Hai altri progetti in serbo per il futuro? Anticipaci qualcosa.

Sono impegnato sulla tournèe di “A Piedi Nudi”, sulla composizione di un libro con un’autrice che stimo molto, con la tournèe di “Reset” che mi accompagnerà fino al 2019, ma soprattutto con il nuovo Collettivo Artistico Scrittori Uniti che ho costituito con altri quattro stimatissimi autori. L’obiettivo è di permettere agli autori emergenti di partecipare a quante più fiere possibili e incontrare il proprio meritato pubblico. Per ora è tutto qui, anche se alcuni sanno che sto lavorando al sequel di “A Piedi Nudi”, a grandissima richiesta. Grazie per avermi invitato e un saluto a tutti gli amici di Andromeda.

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