In libreria: BANDIERA BIANCA SU SAN PIETRO (2018) di Pierfrancesco Prosperi

In libreria71PR70RQ6 LFirenze, ai nostri giorni. Ma una Firenze diversa dalla nostra: è una città molto più grande e importante, ed è la capitale d’Italia, di quasi tutta l’Italia. In questa realtà alternativa, infatti, la presa di Porta Pia non c’è stata, lo Stato pontificio sopravvive e Roma non è mai diventata capitale. In questo scenario impossibile ma realistico si muove la storia del protagonista, Francesco, impiegato al Ministero fiorentino della Marina che, in mancanza di mare, si affaccia sull’Arno. Una storia che diventa rapidamente incubo quando, attraverso un libro in cui l’amico Guido, studioso di storia, immagina quella che è la nostra realtà, Francesco ha modo di gettare uno sguardo sul mondo, per lui sconosciuto e affascinante, di Roma capitale e di Firenze tornata città di provincia. E ha modo di rendersi conto che, per qualche oscura ragione, quel libro ha la capacità di influenzare gli avvenimenti. Francesco diverrà così il fulcro di un sommovimento epocale, al termine del quale nulla sarà più come prima.

Copertina flessibile: 196 pagine  | Editore: Watson  | Collana: Andromeda  | Collana a cura di Alessandro Iascy | ISBN-10: 8887224145  | ISBN-13: 978-8887224146 | Copertina di A.Colombo | Prezzo di copertina: 14€

Introduzione a cura di Alessandro Iascy:

Osservando in modo oggettivo la parabola di Pierfrancesco Prosperi, il termine che ricorre maggiormente è senz’altro tempo. Un po’ perché in Italia, tra gli autori viventi di letteratura fantastica, è colui che vanta una tra le carriere più estese. Un po’ perché, con il Tempo, Prosperi ha dialogato a lungo e in modo fecondo. In particolare ha frequentato l’ucronia, ossia il tempo che non c’è stato, la storia così come non si è verificata. Ma che sarebbe potuta essere. Per l’autore aretino, il tempo intride l’esistenza (anche quelle fittizie), sostenendola come un esoscheletro multiforme. Ci piace pensare a Prosperi che sogna molte versioni di questo esoscheletro a volte lucido a volte opaco, le osserva, forse parla con esse. Quando la struttura di base per una nuova creazione letteraria è pronta (l’ambientazione, che scaturisce da un’idea, da un’intuizione), egli definisce ciò che questo scheletro esteriore dovrà sostenere: la trama del racconto o del romanzo. I personaggi vengono da soli, ma spesso quelli che reggono la storia sono giovani uomini del tutto normali che devono affrontare situazioni anormali. E, proprio per questo, assumono caratteristiche ulteriori alla norma stessa. Perché l’ucronia insinua dubbi. Crea incertezze, porta a pensare, a immaginare. “E se?” si chiedeva l’autore, quando cominciava la propria carriera di fantascientista. “E se le cose fossero andate in un altro modo, in passato”? In questo caso lo scrittore costruisce bozze di passate realtà alternative, di storie possibili. Le guarda da lontano, le aggiusta, e spesso vede bene: crea nuove possibilità osservandole in prospettiva. Lo scrittore di ucronia non è un “semplice” autore di fantascienza, perché serve una profonda conoscenza della storia, serve la capacità di scivolare oltre l’ovvio del già avvenuto, serve la forza di immaginare la possibilità del potenziale. Che l’autore disegni degli schizzi preparatori della trama, sotto forma di immagini, prima o mentre sta disegnando il libro? Da un architetto, il lettore potrebbe aspettarselo. Uno scrittore, infatti, è prima di tutto costruttore di scene: non è certo facile individuare la zona adatta in cui disegnare il perimetro, la base che accoglierà, ad un grado inferiore – diremmo occulto – le fondamenta della vicenda. Sì, perché la zona che non si vede, in un’opera letteraria, è fatta della magmatica sequela di esperienze individuali che solo ad un osservatore grossolano sembreranno l’una slegata dalle altre.

Prosperi è uno scrittore, un certo senso, solitario: è uno scrittore di un’altra epoca, un gentiluomo d’altri tempi. Il libro che il lettore tiene tra le mani ne è la prova più evidente: una raffinata ucronia sul Risorgimento, sull’Unità d’Italia e sul difficile rapporto tra il tricolore e lo Stato Pontificio, tra i temi meno dibattuti della storia contemporanea perché dato per scontato. Ecco, Prosperi è un autore, nella sua schietta tolleranza, che nulla dà per scontato perché non teme di dire ciò che pensa, in modo limpido. Lo ha fatto con la nazi-fantascienza, con il ciclo dell’Italia islamica, lo fa oggi con una tematica che può essere trasversalmente fastidiosa, quella dell’identità religiosa del nostro popolo. Non è la prima volta, in realtà, che Prosperi parla della Roma “guelfa” (Vatikan e Undicimila settembre hanno come sfondo la Città del Vaticano), ma per la prima volta in modo retrospettivo.

La particolarità di Bandiera bianca su San Pietro, che di fatto è anche un thriller, è quella di essere un’ucronia al contrario: nella “realtà” della vicenda romanzesca, l’Italia e lo Stato Pontificio non si sono mai fusi in un’unica entità statale. Esistono comunque, nella Firenze a tutt’oggi capitale, degli uomini d’intelletto che cercano di guardare oltre, in quella dimensione che è l’infinità del potenziale. Uno di questi scrive un libro immaginando l’Italia che non c’è stata, generando conseguenze inaspettate…

Quid est veritas?

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