Crea sito

I Classici della SF: VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA (Voyage au centre de la Terre, 1864) di Jules Verne

Antonio Ippolitos-l1600Come ho potuto parlare di “fantascienza sotterranea” senza citare il vero iniziatore?

Ho scoperto un romanzo godibilissimo anche per una persona della mia età ed epoca. Un romanzo ricco di suggestioni: dal misterioso manoscritto iniziale, da decifrare un po’ come nello “Scarabeo d’oro” di Poe; al lungo trekking attraverso i paesaggi di un’Islanda desolata; fino all’avventura sotterranea vera e propria. Un romanzo che appartiene a quella corrente di razionalismo venato di romanticismo, per cui la scienza, per quanto positivista, porta a scoprire una natura impressionante e sovrumana; e la “fantascienza” diventa (per fortuna) via via più “fanta” e meno “scienza”.

L’avventura sotterranea è inizialmente a base di alpinismo, speleologia, geologia: tutte discipline che in quegli anni stavano trovando il loro primo splendore.

C’è una vera e propria dichiarazione di “fascino per il sotterraneo”:

Mi svegliai, quindi, la domenica mattina senza l’abituale preoccupazione di una partenza immediata. E sebbene ciò avvenisse nel più profondo degli abissi, cionondimeno era gradevole. D’altronde, eravamo ormai adattati a questa esistenza da trogloditi. Non pensavo più al sole, alle stelle, alla luna, agli alberi, alle case, alle città, a tutte queste superfluità terrestri di cui l’essere sublunare si è fatto una necessità. Nella nostra quantità di fossili, ce ne infischiavamo di queste inutili meraviglie. (..)”.

Anche se..

Gli oggetti esterni hanno un’azione reale sul cervello. Chi si rinchiude tra quattro mura finisce per perdere la capacità di associare le idee e le parole. Quanti prigionieri in isolamento divenuti stupidi, se non folli, per la mancanza di esercizio delle facoltà intellettuali!”

Proseguendo, è la paleontologia realistica e fantastica a tenere il campo: questo romanzo apre la strada anche a tutti i “Mondi perduti”, da quello di Conan Doyle, ai vari Pellucidar e “Terra dimenticata dal tempo” di Burroughs, fino al Jurassic Park e “Mondo perduto” di Crichton. Sarà stata un’impressione personale, ma la traversata di un mare infestato da mostri antidiluviani a bordo di una fragile zattera mi ha ricordato persino “Incontro con Rama”, quando il Gossamer Albatross sorvola il mare anulare..

Impressiona vedere come nel 1864 fossero già così conosciute e descritte importanti specie di grandi rettili come ittiosauri, plesiosauri, pterodattili: l’Europa era in preda da decenni a una vera e propria passione per la paleontologia, che stava rivoluzionando la scienza; “L’origine della specie” di Darwin era stata pubblicata 5 anni prima (mancano all’appello i dinosauri veri e propri e la megafauna del Pleistocene, la cui scoperta sarebbe iniziata da lì a poco nelle Americhe; sono presenti i mammut, conosciuti da sempre dai nomadi siberiani). Divertente l’idea di un uomo primitivo gigante alto quasi quattro metri, istintivo nemico dell’uomo moderno!

imageÈ istruttivo leggere di tante teorie scientifiche che a noi sembrano bislacche, espresse allora con sicumera: il vuoto cosmico dalla temperatura non inferiore a -40 °C, l’interno della terra a 2 milioni di gradi secondo alcuni, secondo altri (tra cui apparentemente l’autore), viceversa, a una temperatura sopportabile perché “il riscaldamento terrestre proviene dall’esterno”; l’atmosfera compressa delle profondità sarebbe divenuta luminosa, provvedendo così all’illuminazione (ma senza distubare gli umani?)..

Questa rassegna di idee scientifiche oggi “da museo” è utile a rendere meno dogmatici i lettori, futuri scienziati: è l’importanza della storia della scienza. Veramente scientifico, e quindi rende il romanzo “fantascienza”, è l’atteggiamento sperimentale dei protagonisti. Come chiarisce il terribile zio scienziato al timido nipote suo pupillo:

“Davvero! Ecco un fatto che la scienza non ha sospettato”.

“La scienza, ragazzo mio, è fatta di errori, ma errori che è bene commettere, perché conducono via via alla verità”.

Peccato davvero che Verne, che scrisse un seguito del “Gordon Pym” di Poe, non ne abbia scritto uno per questo suo romanzo!

Antonio Ippolito

Di seguito alcune illustrazioni di Édouard Riou:

037

027

002