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Film: METROPOLIS (メトロポリス Metoroporisu, 2001) diretto da Rintaro

Recensione di Mario Luca MorettimetropolisIl tiranno Duca Red vuole impossessarsi del potere nella futuribile città-stato Metropolis, sita in Crimea. Possiede una propria milizia personale, e vuole che l’essere da lui creato, Tima (riproduzione della figlia morta), possa dominare il mondo per lui, ma si tratta di un mondo oscuro, buio i cui schiavi, umani e robotici, giacciono come sepolti sotto una rutilante serie di costruzioni ultramoderne e lì lavorano per il piacere del loro dittatore. Ma due investigatori, l’anziano Ben e il giovane Kenichi, venuti dal Giappone per catturarlo, si oppongono ai suoi voleri, mentre tra Kenichi e Tima sboccia l’amore.

Scritto da Katsuhiro Otomo (l’autore di Akira e Steamboy) e diretto da Rintaro, Metropolis, uscito nel 2001, è tratto dal manga omonimo sceneggiato e disegnato da Osamu Tezuka, pubblicato nel 1949. L’spirazione all’omonimo classico di Fritz Lang è evidente, Tezuka però la liquidò così:

“Non avevo visto Metropolis all’epoca e nemmeno sapevo di che cosa si trattasse. Durante la guerra su una rivista di cinema avevo visto un solo fotogramma del film, quello della nascita della donna-robot. Me ne ricordai e questo mi diede un piccolo spunto. Inoltre mi piaceva il suono della parola ‘metropolis’, così usai quel titolo, ma a parte questo non c’è nessun collegamento con il film.”

Rintaro e Otomo invece mostrano di conoscere molto meglio il film di Lang, e ne ricalcano lo scenario urbano di stampo futurista. Ma anche riprendono il tema della “lotta di classe” fra i miseri abitanti del sottosuolo e i ricchi privilegiati della superficie. Non è l’unico punto in cui il film si discosta dal manga per ricalcare il Metropolis del 1926. Nel fumetto infatti l’essere artificiale, di nome Mitchi, è un androide capace di volare e di mutare sesso. Nell’anime Tima non vola ed è femminile, come il robot di Lang. La scena del risveglio di Tima, poi è un vero ricalco della nascita di Maria-robot.

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Il film di Rintaro riprende i tre personaggi umani principali del manga, sia nella caratterizzazione che nella grafica, a sua volta ispirata allo stile caricaturale dei “toons” americani.

Tecnicamente Rintaro e i suoi animatori usarono disegni tradizionali per il tratteggio dei personaggi, e tecniche digitali per le scenografie e i macchinari. “Usai un processo chiamato distacco,” spiega Rintaro, “dove creo immagini con l’animazione digitale, e poi dopo aver realizzato i disegni tradizionali, uso le tecniche di animazione tradizionali sulle immagini digitali. Fondamentalmente disegno a mano sopra le immagini digitali.”

Dal punto di vista stilistico Metropolis si allinea al nascente filone steampunk, miscelando tecnologie futuribili con arredi, vestiti e oggetti di uso quotidiano (telefoni, radioline) ripresi da varie epoche del ‘900. Ad aumentare il sapore vintage dell’operazione ci si mette anche la colonna sonora di Toshiyuki Honda, infarcita di brani swing.

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Il personaggio di Tima è quello più complesso e sfaccettato, pur essendo artificiale. Lontano da entrambe le sue fonte d’ispirazione, è visto come una bambina che cresce in fretta, alla ricerca di una sua identità, preda di emozioni e sentimenti (amore, legame filiale, senso d’identità, disillusione, vendetta) che affronta senza avere il tempo di esserne preparata, con comportamenti ora ingenui ora estremi.

Metropolis abbonda di riferimenti all’antica Mesopotamia. Il grattacielo di Red si chiama Ziggurat, la sua milizia prende il nome di Marduk, un’antica divinità mesopotamica, e più volte si nomina la Torre di Babele.

Una curiosità. Il film si chiude con la distruzione della città e di Tima, della quale Kenichi ritrova solo il cuore elettronico. L’edizione giapponese mostra dopo i titoli di testa l’immagine fissa di un negozio dall’insegna “Kenichi & Tima Company”, al cui interno vediamo quelli che potrebbero essere Kenichi adulto e una copia di Tima. Questo fotogramma è però assente in tuttele edizioni straniere.

Mario Luca Moretti