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FANTASMI SULLA LUNA (2019) di Paolo S. Cavazza

“Fantasmi sulla Luna: Interferenze” è un volume composto da due racconti autonclusivi. Nel primo il protagonista è un enigmatico alieno dalle caratteristiche quantomeno inattese. Il secondo racconto è una ghost story ambientata sulla Luna, una vicenda dove i fantasmi hanno ottimi motivi per esistere, sia pure in un ambiente tecnologico come una base lunare nel decennio 2070-2080.

Titolo: Fantasmi sulla Luna: interferenze | Autore: Paolo Stefano Cavazza | Giugno 2019 nella collana ALIA Arcipelago (CS_libri)

Chi lo conosce sa bene che Paolo Stefano Cavazza è un grande estimatore di Sir Arthur Charles Clarke, della cui opera è tra i maggiori esperti in Italia.
Ma anche chi non lo conosce avvertirà subito l’aleggiare fra le righe del grande scrittore britannico che, con una presenza garbata e discreta, è venuto a fargli compagnia mentre legge “Fantasmi sulla Luna” (tanto per restare in tema).
Il volume si compone di due racconti lunghi autoconclusivi, che descrivono le vicissitudini dello stesso gruppo di personaggi.

Narrate con una scrittura semplice e accurata, entrambe le storie si basano su un unico evento principale, intorno al quale ruotano le azioni, i dialoghi e i comportamenti dei protagonisti.
Cavazza, per certi aspetti, è un minimalista: non descrive mai i suoi personaggi, che tuttavia permette ogni tanto di intravvedere, così come non perde tempo a raccontare come sono fatti gli ambienti e i paesaggi nei quali si svolgono le vicende.
D’altra parte, chi non ha mai visto almeno una foto della Luna o una ipotetica base lunare in un telefilm? Meglio concentrare l’attenzione del lettore su altri aspetti, molto meno banali.
Paolo Cavazza conosce bene la Luna e infatti identifica con estrema precisione i luoghi nei quali si svolgono le vicende (al punto da spingere il lettore più curioso a consultare un atlante lunare), così come pone grande attenzione agli aspetti tecnologici e scientifici, che rende del tutto realistici e verosimili, abbinando alle doti di scrittore una notevole competenza tecnica.

Come per alcune opere di Clarke – una per tutte “Incontro con Rama” – la trama dei due racconti può essere descritta con pochissime parole. L’autore, infatti, non vuole attrarre il lettore con la complessità della storia, ma ricorrendo a qualcosa che sembra sempre più difficile da trovare nella fantascienza italiana di oggi: il sense of wonder, cioè quella sensazione di meraviglia che sorprende, emoziona e fa spiccare il volo sulle ali della fantasia.

Nel primo racconto, “Interferenze”, sulla Luna succede qualcosa di imprevisto e inspiegabile e qualcuno deve andare a vedere di cosa si tratta. Qualcuno che ne farebbe volentieri a meno, perché i personaggi di Cavazza non sono eroi, sono “impiegati” spaziali: donne e uomini che fanno i conti con i turni, i budget, gli errori umani, le gelosie, le gerarchie e i conflitti aziendali, oltre a doversi misurare con le proprie paure e con i mostri del passato che tutti, in un modo o nell’altro, ci portiamo dietro.
Normali essere umani, resi eccezionali solo dal contesto nel quale devono operare.
Tra navette spaziali e rover lunari, piccoli o grandi incidenti e ben costruiti dialoghi, l’autore guida il lettore verso il momento culminante, nel quale le emozioni dei protagonisti prendono il sopravvento su tutto, mandando al diavolo addestramento e razionalità.

Nel secondo racconto, “Il fantasma del mare Imbrium”, gli stessi personaggi devono misurarsi con uno strano e inquietante fenomeno, che rasenta l’esoterismo più classico: l’apparizione dei fantasmi.
Qui vedremo i protagonisti spaventati da qualcosa che non riescono a spiegare razionalmente, meravigliati dalle forme, a volte molto sensuali, che le apparizioni assumono e persino commossi da ciò che le apparizioni rappresentano.
In un crescendo emozionale, si scatenerà una lotta tra chi vuole spiegare il fenomeno, chi lo vuole solo eliminare e chi ne vorrebbe sfruttare le potenzialità commerciali.
La trasposizione dal castello stregato che sorge, isolato, nella nebbia della brughiera inglese, alla base infestata, immersa nel vuoto grigiore lunare, riesce particolarmente bene. In un’atmosfera densa di incredulità e paura, nella quale non mancano incidenti spettacolari e attacchi di panico, i protagonisti riescono a vincere il terrore che vorrebbe solo farli scappare e a trovare una via d’uscita, pur senza riuscire a spiegare tutto ciò che hanno visto e sperimentato.
D’altra parte si sa che “ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia” (A.C. Clarke).

Ezio Amadini