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Recensione: TRUE LEGENDS, reclutamento (2019) di Cristian Gaito, Sergio Mastrillo, Riccardo Vezza e Salvatore Vita

Calcio e fantascienza: I True Legends fanno goal

Dello sport in generale ne hanno scritto penne importanti, ma per il nostro argomento resteremo nell’ambito del calcio, uno sport di squadra che ha origini antiche e trova protogiocatori in Cina fin dal II e III secolo avanti Cristo, in Giappone mezzo millennio dopo. Ma ancora prima in Grecia, fin dal IV secolo avanti Cristo, e poi nella successiva epoca romana si gioca una sorta di calcio, e documentazione riferisce che nel medioevo italiano comincia a delinearsi un gioco che assomiglia a quello attuale. Portato dai romani nelle isole britanniche, lì incontra opposizione e addirittura si promulga il divieto tassativo di praticarlo fino a quando non viene sdoganato nel 1835 per diventare uno sport d’élite. È nelle università inglesi che vengono stilate le prime regole del gioco, e sempre in Inghilterra nascono la prima vera squadra di calcio e la prima associazione di football: il calcio diventa anche gioco della classe lavorativa e comincia a espandersi in tutta Europa e nelle zone influenzate dal dominio inglese, per poi riversarsi nell’intero globo terrestre. Il resto, complicanze comprese, è storia dei nostri giorni.

Di calcio in letteratura (e ci limiteremo al calcio descritto nell’opera di finzione, dimenticando trattati, testimonianze, saggi, manuali, articoli giornalistici e tutto ciò che non è frutto di immaginazione), c’è il caso interessante della lirica di Giacomo Leopardi, A un vincitore nel pallone, che va a costituire una sorta di prodromo a una vera e propria letteratura calcistica per come la conosciamo oggi. E sempre di “pallone con bracciale” ci parla anche Edmondo De Amicis in Gli azzurri e i rossi (1897). Anche i futuristi daranno il loro contributo, cito solo un esempio: le Danze sportive messe in scena dal Teatro della Pantomima Futurista a Torino il primo giugno 1928, nel corso del primo Festival futurista, declamate da Marinetti e interpretate dalla danzatrice Zdenka Podhajska su creazione coreografica di Enrico Prampolini, in cui tra le danze fu data Football (su musica di F.M. Hardil). Per non tacere di Italo Balbo, Vittorio Beonio Brocchieri, Mario Massai, Marco Ramperti, Orio Vergani.
La lista degli autori italiani illustri e moderni che si sono cimentati in questo binomio è vasta: si va da Umberto Saba a Eugenio Montale per restare nella poesia, da Achille Campanile a Gianni Rodari con i suoi racconti sportivi per ragazzi, Vittorio Sermonti, Leo Longanesi, Giovanni Arpino, Manlio Cancogni, Mario Tobino, Luciano Bianciardi, Pier Paolo Pasolini. Oltreconfine gli spagnoli Rafael Alberti, il premio Nobel Camilo José Cela e Manuel Vázquez Montalbán; l’austriaco Peter Hanke; i sudamericani Osvaldo Soriano, Jorge Amado, Antonio Skármeta e Mario Vargas Llosa.

Solo una minima parte di autori è stata citata perché, in verità, il nostro argomento è calcio e letteratura fantastica, nel particolare fantascientifica.
Tanto è stata produttiva la letteratura in generale sull’argomento, tanto è rara a trovarsi nella letteratura dell’Immaginario. A questo proposito Primo Levi, Clifford Simak, Poul Anderson, Robert Bloch, Mike Resnick, Ursula Le Guin, Ignacio de Loyola Brandao sono compendiati nel blog di Daniele Barbieri, nei cui commenti in calce vengono in luce anche due antologie contemporanee curate da Alberto Panicucci, Sognando Mondi Incantati (Nexus, 2006) e Schegge di Mondi Incantati (Nexus, 2007), in ognuna delle quali è presente un racconto fantascientifico dedicato all’argomento calcistico. C’è poi il racconto L’anima al diavolo di Donato Altomare, contenuto nell’antologia Crisis curata da Alberto Cola e Francesco Troccoli (Edizioni Della Vigna, 2013). È in un futuro 2037 l’ambientazione del romanzo Il paleocalcio (Urbone Publishing, 2013) di Enrico Unterholzner, in cui calcio, fantascienza e giallo sono protagonisti.

Una premessa veloce, arida e minima, ma sufficiente per rilevare quanto sia importante il riuscito contributo letterario dato al binomio calcio e fantascienza dal gruppo di autori denominato True Legends con la loro opera True Legends – Reclutamento, primo atto di una storia in tre volumi. Si tratta di un poderoso e avvincente romanzo di quasi cinquecento pagine pubblicato nel febbraio 2019 dall’editore Robin&Sons, in formato cartaceo e digitale. Nel momento in cui sto scrivendo è entrato nei finalisti del Premio Vegetti 2020.
Cristian Gaito, Sergio Mastrillo, Riccardo Vezza e Salvatore Vita sono gli autori e i costituenti di detto gruppo e, non ultimo, il bravo compositore Rocco Saviano, l’autore di suggestive tracce musicali che riflettono temi e ambientazioni della cosmologia leggendaria. Tutte le tracce sono disponibili sul blog degli autori a questo link:  https://www.truelegends.it/

http://roccosaviano.bandcamp.com/track/true-legends-colony

La prima obiezione da sfatare che mi si è presentata parlandone con alcuni in anteprima è “non mi interessa il calcio”. Non è necessario essere interessati al calcio o conoscere il gioco del calcio per apprezzare ed entusiasmarsi di Reclutamento. Io stessa non seguo questo sport, eppure, prima ancora di leggere il romanzo, il binomio mi aveva incuriosito per un motivo: ricordavo di una storia in cui le sorti del Pianeta, la politica, i movimenti collettivi, la guerra, venivano decisi attraverso una sorta di Olimpiade. Per esempio, chi vinceva la contesa sportiva vinceva la guerra con tutte le conseguenze del caso, mancanza di spargimento di sangue compresa. Per questo la ricordo come una storia “positiva”, virgolettato perché un mondo in cui si decidono le sorti attraverso l’agonismo sportivo non è affatto desiderabile, manca tragicamente dell’equilibrio che solo la saggezza di un supporto etico può dare. Ancora adesso non ricordo se abbia letto questa storia oppure sia l’embrione di un racconto che non ho mai scritto. Resta il fatto che in Reclutamento l’ambientazione è distopica e infatti procede sull’assunto appena descritto sopra, il calcio è l’unico sport consentito e chi menziona o pratica qualche altro sport è passibile di pesanti pene. Lo scenario si apre in un mondo futuro in cui gli esseri umani hanno colonizzato numerosi pianeti della Via Lattea e l’accaparramento alle risorse non si risolve più attraverso la guerra, ma con un campionato planetario chiamato “True Legends”, tenuto ogni quattro anni su un satellite artificiale. Il Network domina con pugno di ferro tutto e tutti e influenza mediaticamente le masse planetarie e, per quanto ci riguarda nel contesto narrativo, il controllo terrestre viene fatto attraverso la filiale locale del Network chiamata Fifa, che avremo modo di conoscere nei suoi meccanismi leggendo le vicende dei protagonisti ambientate sulla Terra. Resta da dire che la Terra, non solo non ha mai vinto i True Legends, ma non è mai arrivata alle selezioni finali, e questo ha determinato una sua posizione secondaria, negletta, impoverita e del tutto passiva al volere del Network. Oltre a rivelarsi un Pianeta non riconoscibile perché sconvolgimenti climatici di natura non ancora precisata ne hanno cambiato i connotati che conosciamo.

La struttura narrativa potrebbe indurre il lettore in qualche tentennamento o perplessità iniziali perché l’impressione a caldo è che tutto sembri un po’ slegato; infatti l’affresco legendario si snoda attraverso 23 capitoli, ognuno con un protagonista diverso, e da ogni capitolo affiorano quei nuovi particolari necessari a dare un senso al contesto generale, anzi, a costruirlo. Tentare di comprendere tutto e subito non è possibile, occorre seguire con pazienza ogni singola vicenda, lasciarsi andare alla narrazione, dare fiducia all’autore di turno che durante l’evoluzione del suo personaggio aggiunge un altro pezzo al mosaico, ogni volta rendendo evidenti punti oscuri del capitolo o dei capitoli precedenti, evidenziando un continuum omogeneo che sradica quel senso di slegato iniziale.
Un altro punto di perplessità o motivo di ansia potrebbero essere costituiti dalla numerosa folla di protagonisti – tutti ben caratterizzati e dalla volumetrica psicologia – che si affacciano man mano la narrazione prosegue, ma ogni autore, a ogni nuova svolta, ha saputo dare corpo a uno svolgimento che aiuta il lettore a ricordare, senza ricorrere ad antinarrative “spiegazioni”, quindi no, non è necessario munirsi di carta e penna e prendere appunti per tenere in memoria chi o che cosa. Leggere è sufficiente ed è l’unico criterio che occorre.

Ottima scrittura e una buona revisione (immagino degli stessi autori), i refusi sono rari considerata la monumentalità del testo. Unica perplessità imputabile all’editore: non capisco perché i vocativi spesso siano privi di virgola, anche se la norma la vuole, se non altro per non incorrere in malintesi inevitabili se la si omette. È strano come stia notando da più parti la sua omissione, e invece è necessaria: “Hai mangiato?” mi chiese. “Sì, ho mangiato Clara” le risposi (l’esempio è mio, non appartiene al romanzo, e nessuno vorrebbe mangiare Clara, però sembra così).

Il testo è costellato da un ricco programma di rimandi e citazioni, dirette o indirette, che traggono origine dalla letteratura, ma anche dal cinema e dalla musica, non ultimo il fumetto, e per chi li ama può essere stimolante approfondirne la ricerca e tramutare parte della lettura in un affascinante divertissement che non può che dare ancora più volume ai contenuti.
Perché i contenuti sono numerosi; la critica sociale sferzante e veridica; le tematiche, o sarebbe meglio dire le problematiche, illustrate attraverso una finzione talvolta ironica, talvolta nella sua più esacerbata crudezza, sono attuali. Senza mai scadere nella volgarità o nella violenza gratuita e spettacolare, proprio per questo più incisiva e plastica, anche grazie a un linguaggio asciutto ed essenziale che poco lascia a lirismi fini a se stessi o a iperboliche descrizioni che non faranno mai il contenuto.

Proprio quando l’appuntamento serale è diventato un momento a cui non si desidera mancare, il romanzo finisce. Reclutamento è infatti l’introduzione autoconclusiva a un progetto più ampio. Non ci si può ritenere insoddisfatti: si è letta una storia avvincente e ben scritta, si è entrati nel mondo legendario a buon diritto, se ne conoscono gli eroi, le virtù e le debolezze, i peccati e i meriti. La trama e l’ordito ci hanno catturato, si vorrà leggere ancora. Si attende con impazienza il prossimo atto.Elaborazione digitale di Enrico Vezza: Daniel Smiotinic, portiere

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